Papero in umido – Loretta Cafissi Fabbri

“Questo sugo è adatto a condire, ogni tipo di pasta, però per me ,la più adatta è la pasta fresca tipo tagliatelle.
Questa piatto era tradizione prepararlo in occasione della vendemmia, o della  battitura del grano, visto che ogni contadino, non faceva mancare, nel suo cortile, questo animale, quando, la femmina era adulta e faceva le uova, venivano fatte covare, per preparare, gli animali per l’anno successivo. Ricordo che per i contadini il periodo della vendemmia e quello della battitura, dopo tante fatiche, era il momento di guadagnare ed essere ripagati delle fatiche di tutto l’anno. Grano, granturco, e saggina dopo essere stati tagliati nei campi, con la falce e fatti seccare a fastelli  (perchè, allora non c’erano le macchine come adesso) venivano trasportati nell’aia con le mucche che trainavano il barroccio ,il grano veniva battuto con una macchina che veniva trasportata con un trattore (dal suo proprietario, che lavorava spesso per conto terzi ) il seme, veniva messo nelle balle di stoffa, una parte veniva venduto,  una parte lo facevano macinare  e con la farina ottenuta, facevano il pane per tutto l’anno, mentre la saggina e il granoturco, dopo la battitura, una parte veniva venduto e una parte  veniva macinato e lasciato per sfamare le mucche e gli animali da cortile. In questi eventi i contadini si aiutavano l’uno con l’altro, si formavano gruppetti per andare ad aiutare gli altri e la sera veniva offerta la cena, ognuno finito il lavoro, andava a casa sua a lavarsi e cambiarsi e poi ritornavano e veniva fatta una grande tavolata, diversamente in occasione della vendemmia, veniva portato il pranzo nei campi ai contadini, per non far perdere loro tempo e i tegami del cibo, ricordo che venivano avvolti in grandi teli a quadri blù, poi l’uva veniva portata a casa con un tino, sul barroccio trainato, da 2 mucche bianche e poi veniva pigiata l‘uva con i piedi e versata nei tini grandi della cantina accanto a casa. Nei giorni successivii sentivamo il profumo del vino che bolliva ,e dopo qualche giorno veniva pressato con lo strettoio che divideva il vino, dalla vinaccia.  Il vino veniva messo in grandi botti di legno chiuse a maturare e la vinaccia veniva venduta a una distilleria per fare la grappa.  Proprio come la tradizione voleva  e la sera cena in  casa tutti stanchi ma molto soddisfatti e tutti amici senza invidie e rancori si mangiava Il papero in umido  ” Loretta

Ingredienti
1 papero  
1carota
1 costa di sedano
1 cucchiaio  di concentrato di pomodoro
un ciuffetto di prezzemolo
3 spicchi di aglio
1 cipolla
500 gr di passata di pomodoro
1 kg di magro macinato di vitello
1 bicchiere di vino rosso
sale
pepe
olio extravergine di oliva

Preparazione
Fate un battuto con tutti gli odori, prima lavati e asciugati, in un tegame mettete olio q.b., scaldate e mettere il battuto, quando è rosolato, mettete il papero a pezzi (anche questo prima lavato e asciugato bene, altrimenti, non rosola) e il macinato salate, pepate, e rosolate.Quando, è ben rosolato il tutto, versate il vino, e fatelo evaporare a fuoco vivo unite la passata di pomodoro, e un cucchiaio di concentrato di pomodoro. Allungate con del brodo di carne.
A questo punto, abbassate la fiamma e fate cuocere per circa 2 ore, girando spesso
Comunque il tempo di cottura, varia dall’età del papero, in base la carne risulta a essa è più o meno duro


Papero in umido – Loretta Cafissi Fabbriultima modifica: 2010-06-19T10:08:55+00:00da eleoma
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