Troppe zeta nel cognome: Mario Luzzatto Fegiz a Mangia come scrivi

Troppe zeta nel cognome: Mario Luzzatto Fegiz a Mangia come scrivi

Giovedì 23 febbraio al Ristorante Il Garibaldi di Cantù
CANTÙ (Como) – Come si fa a incontrare Mina senza farsi cacciare? O a restare calmi quando squilla il telefono e all’altro capo ci sono Bob Dylan o Vasco Rossi? Come nasce una canzone? E una recensione? Uno scoop? Cinquant’anni di (incredibile) carriera in un libro: “Troppe zeta nel cognome”. Cinquant’anni di carriera in una cena: è Mario Luzzatto Fegiz l’ospite d’onore dell’appuntamento di febbraio della stagione lombarda di Mangia come scrivi. Giovedì 23 febbraio, al Ristorante Il Garibaldi di Cantù (Como), il decano dei critici musicali italiani sarà il protagonista assoluto della cena che prende in prestito il titolo dal suo nuovo libro, appena uscito per Hoepli.

UN’AUTOBIOGRAFIA CON IL SAPORE DI UN ROMANZO
“E’ la storia di un uomo e della musica che ha, abbiamo attraversato. Un racconto, un romanzo”. Così scrive Ranieri Polese dell’amico e collega MLF nella presentazione del libro (la cui prefazione è firmata da Pippo Baudo e che Fegiz ha scritto con il regista teatrale Giulio Nannini). Mezzo secolo di musica, giornalismo e cultura vissuto fra Rai e Corriera della Sera, svelando retroscena e dettagli di star italiane e straniere: la rockstar dei critici musicali ripercorre la sua vita e vuota il sacco senza fare sconti a nessuno, soprattutto a se stesso. Tra vizi pubblici, come suggerisce il sottotitolo, e private virtù.

IL MENU
Gli chef del Garibaldi Alda Zambernardi e Marco Negri proporranno un menu con quattro piatti d’autore (dall’antipasto al dolce) e altrettanti vini prodotti dalle Cantine Pellegrino 1880 di Marsala, selezionati da Andrea Marelli. Per brindare al protagonista (che ha da poco festeggiato il 70° compleanno) è previsto, inoltre, un insolito mini aperitivo (accompagnato da scaglie di Parmigiano Reggiano 36 mesi “Solodibruna” dell’Azienda Agricola Sangonelli & Delbono) con bicchierino di Marsala Superiore Riserva “Oro” Pellegrino 1880. L’inizio della cena, condotta come sempre dal direttore artistico Gianluigi Negri, è fissato alle 20.30. Per informazioni sul ricchissimo menu e prenotazioni: 031 704915.

LA SERA SUCCESSIVA A PARMA E IL PROSSIMO MESE A CANTÙ
Venerdì 24 febbraio Mangia come scrivi sarà a Parma, alla Tenuta Santa Teresa, con la serata “Il banchetto di nozze e altri sapori” che avrà per protagonisti il vincitore del Campiello Carmine Abate e i critici letterari Elissa Piccinini e Camillo Bacchini. L’appuntamento del prossimo mese a Cantù è, invece, per giovedì 16 marzo: “Nebbie e delitti” è la cena che avrà come ospiti Valerio Varesi, Tiziano Marelli e lo scrittore francese Patrice Avella.

Pregusta il menu della serata
Troppe zeta nel cognome – Mario Luzzatto Fegiz
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Il Gourmettino a Firenze

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“Cento metri a perpendicolo sul mare”
dal meraviglioso mare della Puglia all’Arte di Firenze….
nasce l’osteria contemporanea
“Il Gourmettino”

Fuori tanta gente che passa, curiosa, mille botteghe, quasi una musica di sottofondo, siamo nel centro storico fiorentino, ma entrando lasci tutto, i rumori della strada si affievoliscono….. noti subito un giardino d’inverno pieno di colori e profumi, un maestoso arancio nel centro di una corte, insolita e preziosa nel pieno centro della città, un angolo di Puglia, incastonato nel pieno centro, una sorta di insolita gemma, dove Domenico Cilenti, lo chef venuto dalla Puglia….dal suo locale Porta di Basso a Peschici …..a cento metri a perpendicolo sul mare…. ha fissato la sua base fiorentina, un locale pieno di luce e di allegria, dove ti accolgono tanti ragazzi, belli e sorridenti, davanti alla cucina a vista, una scatola di cristallo dove nascono mille sapori, i 14718749_1529733727053075_5377079407276549576_ncolori di un muro fatto di mattonelle pugliesi, qui Domenico racconta la sua storia.
Il locale, magnifico nella sua rigorosa semplicità, unisce tutti gli elementi caratteristici della Puglia, il bancone all’ingresso ornato da una lastra di mattonelle di mille colori, parla della sua gente gentile, ma anche dei sapori e profumi antichi della sua terra, con la cucina, il vino, l’accoglienza discreta,
il locale è strutturato nei locali di una antica bottega fiorentina, per cui offre un ambiente raffinato, caldo, in un impatto di materiali fatti da pietra a vista, il color tortora mixato al grigio tenue, le volte a crociera, calde luci soffuse, tavoli di legno biondo con le gambe ottocentesche di ferro nero, una lunga panca in muratura piena di cuscini dai colori soft, una parete dove la sagoma del Duomo di Firenze è sottolineata da luci dando un tocco divertente alle rigorose volte a crociera, un sottofondo sound appena percepito…..e poi la gemma di verde che attira la vista, un arancio orgoglioso, piante, fiori, allegria. Ottimo e 14606385_1694804584173180_3303550916225312953_n (1)professionale il servizio, tutti pugliesi, giovanissimi e professionali, ed un’eccellente carta dei vini, calore dell’accoglienza in una location di grande raffinatezza.
E poi il “primo attore” Domenico Cilenti, la sua cucina parla della sua terra “a perpendicolo sul mare”, dove l’intensità e la varietà della tradizione del sud incontra la creatività con straordinarie materie prime del territorio, di terra e di mare, lo stile dell’osteria mixato alla contemporaneità, con piatti che richiamano alla mente sapori familiari, ancestrali, la burrata, il pallone di Gravina e il canestrato pugliese, la paparina con le olive, i lampascioni, la scapace, la giuncata, la stracciatella, e poi l’olio salentino……..una cucina basata nell’estro di questo giovane chef, già famoso, che merita grande attenzione, che scava nella memoria collettiva e ne tira fuori rivisitazioni ragionate, mai estreme, dove il richiamo alla tradizione casalinga si fa meno presente per lasciare spazio alla sua creatività esplosiva, il suo sapere modulare 14708129_1297108443641678_8265744103068311688_nl’arte sul filo sottile tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, tra la voglia di andare a ritrovare antichi sapori e il modo di prepararli con la cura di non snaturarli nel riproporli. La sua è una rivisitazione da grande chef, gentile, ragionata, creativa ma mai troppo estrema….oggi, con Domenico Cilenti, nasce un locale a perpendicolo su Firenze.
Il Gourmettino
via Palmieri 31R
50122, Firenze – Italy
T. +39 055 2001237
firenze@ilgourmettino.com
GIARDINO Interno

Ristorante l’accademia a Reggio Calabria 14 punti su La Guida de L’Espresso 2016

MALL2160 Ristorante l’accademia a Reggio Calabria  14 punti su La Guida de L’Espresso 2016

Filippo Cogliandro, chef e patron del Ristorante L’Accademia a Reggio Calabria: in questi giorni il suo ristorante ha avuto 14 punti sulla Guida de L’Espresso 2016.
Sembrano scale, infinite, interminabili, una montagna di scale che Filippo ha salito, dopo anni travagliati e dolorosi in cui un vago punteggio sulle guide prestigiose era un miraggio, nemmeno un sogno perché Filippo i sogni ha smesso di farli da tempo.
Oggi i 14 punti assegnati dalla Guida de L’Espresso 2016 all’Accademia, il locale di Filippo Cogliandro, si aggiungono alla nomina di Ambasciatore della Ristorazione Antiracket nel mondo e al secondo posto ottenuto nella sezione Ristoranti Gourmet, nell’ambito del Premio Nazionale “Ospitalità Italiana 2013”, ma sono emblematici perché vogliono significare tanto, sia per lui e la sua brigata che per la sua Calabria, bella da morire, anni di dolore senza piegarsi, il locale vuoto per la paura, e poi finalmente Don Ciotti, il Prefetto di Reggio, il Procuratore Capo De Raho, il Sindaco di Motta San Giovanni, Tano Grasso, il Comandante Ferdinando Mazzacuva, Claudio La Camera….la prima spiaggia di Libera, ma anche gente comune che gli si stringe attorno e lo guarda negli occhi.
Filippo i giornali non ha più tempo per leggerli, altri accadimenti, altro dolore a gente che ha solo il difetto di lavorare, Filippo tira avanti e finalmente ha smesso di salire scale, ha aperto un tempio gourmet, L’Accademia, a Reggio Calabria, è orgoglioso per la nomina di Ambasciatore della ristorazione antiracket nel mondo, e, ultimamente, anche i complimenti di Raffaele Cantone, che conosce bene la sua storia; Filippo, con il suo sous chef Giovanni Dascola e la brigata, crea, inventa, ricorda, grandi ceste di pesce appena pescato passano dalle sue mani, è un artigiano della creatività, i sapori si fondono con il suo cielo e il suo mare, lui si esprime con le mani, per creare, e con il cuore per raccontare la sua terra avendo capito che anche la cucina può testimoniare il suo attaccamento alla sua terra facendo apprezzare ai suoi clienti una buona cucina che viene anche dall’utilizzo dei prodotti del territorio.
Da oggi Filippo comincia un percorso, fuori Reggio Calabria, in giro per le città dove la legalità ha un ruolo fondamentale ma la sua cucina sarà il primo attore, parlando attraverso i suoi piatti.  Un grande concerto, come dice Filippo Cogliandro, fatto di profumi e sapori, musica e armonia, musica e suoni, musica e parole, perché….il silenzio uccide.

Scaloppa di Orata con cipolla rossa di tropea al greco calabresScaloppa di Orata con cipolla rossa di Tropea al greco calabreseRicetta d’autore di Filippo Cogliandro

Ingredienti
kg 1,2 per 4 filetti spinati e spellati di orata
4 code di gamberoni
cipolla rossa di Tropea
farina bianca
vino bianco
Olio extravergine d’oliva
Sale
Pepe

Preparazione
Panate leggermente i filetti di Orata nella farina.
In una padella antiaderente versate l’olio extravergine e la cipolla rossa di Tropea tagliata a julienne.
Dopo aver rosolato la cipolla ponete nella padella i filetti di orata ed i gamberoni e regolate di sale e pepe. Sfumate con il vino greco e cucinate per pochi minuti a fuoco basso.
Posizionate nel piatto i filetti ed adagiate sopra la coda di gamberone. Completate il piatto con i sughi di cottura ed un filo di olio extravergine.

Filippo Cogliandro chef
L’Accademia Gourmet
Via Largo Cristoforo Colombo 6
89125 Reggio Calabria
Press Cristina Vannuzzi
L’Accademia Ristorante Gourmet
Via Largo Cristoforo Colombo, 6,
Reggio Calabria RC, Italia

Da Bule al Bargino

1024px-BarginoDa Bule al Bargino
Un puledrino, svelto e agile, scattante, una massa di riccioli neri, gli occhi a scoprire il mondo, troppo grande per uno scricciolo d’uomo, in paese lo chiamavano Bule, la sua allegria contagiosa e il suo muoversi rapido, un puledrino di razza che correva da una parte all’altra , tra le stradine strette e i casolari, la sua grande libertà era il mare di verde che circonda Bargino, il paesino delizioso vicino a Firenze, nel cuore del Chianti Classico.
E il nome Bule è rimasto, il cavallino dalla criniera al vento corre sempre, impaziente, cresciuto in famiglia, tra profumi e sapori di un tempo, mantenendo lo spirito di vivere in una atmosfera semplice, di campagna come si dice con rimpianto, conoscere il profumo del pane, i sapori indimenticabili delle marmellate fatte in casa, il latte…il caffellatte di una volta,  imparare i ritmi delle stagioni, il blog blog della pentola di coccio dei fagioli che sobbolle lenta, in un angolo del camino, tutto scandito dalle risate infantili del giovane puledrino; ormai in paese tutti lo chiamano Bule, persino la moglie Sara, ed il ragazzo cresce….e, nel 1996,  nasce “Da Bule”, creato da Daniele Cestelli – il suo vero nome – appena maggiorenne e la sua nonna Gina.
All’ingresso ti accoglie una montagna di legna, ciocchi di olivo tagliato che anticipa grigliate e un forno capace, e poi una grande sala, tavoli in legno, tovaglie a quadretti bianchi e rossi, è già il passaporto per l’allegria, la cucina a vista dove si celebrano ogni giorno le storie di un tempo, le ricette antiche, semplici, della nonna Gina, il ricordo dei piatti, riportati sulla tavola, giorno dopo giorno, per fare riaffiorare i sapori di un tempo.
Oggi Daniele Cestelli, ormai Bule, è un bel giovane, e ha sempre la testa piena di riccioli neri, quasi una criniera, è coadiuvato dalla moglie Sara, in sala accolgono come si fa in campagna, va incontro al cliente con un sorriso per tutti, un discorso ininterrotto fra paesani, ci si conosce tutti e i fatti di uno sono fatti di tutti, la sua cucina non è innovazione ma ricordo, non è ricerca ma nostalgia, non studia piatti nuovi, ricette che sorprendono ma cerca di recuperare i sapori antichi, la semplicità che diventa stile ed eleganza, fatta da pecorini e  salumi della zona, offre i fegatelli con i fagioli al fiasco, il baccalà con le cipolle, esalta la sua carne alla brace, con la bistecca alla fiorentina, la rosticciana, la scamerita, le salsiccie e i fegatelli di maiale, e per i buongustai ancora piccione, galletto, agnello, le schidionate di arrosti, il peposo, che nasce poco lontano, all’Impruneta, creato dai fornacini impegnati alla copertura del tetto del Duomo di Firenze con i coppi di cotto, usa la carne della zona, e poi la bontà dei dolci fatti in casa, gusti completamente diversi da quelli acquistati, dove ritrovi il lievito, la cannella, le uova razzolate poco più in là ed ecco i tiramisù, le crostate, la crema pasticcera, i biscottini tuffati nel passito…e Bule compie il miracolo, ti riporta ad essere bambino, e, attraverso il cibo, magicamente, riaffiorano i ricordi e le nostalgie di mondi perduti.
Forse ripensa alle sue corse, da ragazzino, dove tutto era più facile, abbandonarsi in un mare verde d’erba e di campi dei dolci panorami toscani, l’argento degli olivi, la nonna Gina, il calore unico e importante per un bambino di crescere con un nonno, a Bargino, il  piccolo borgo ai piedi del Castello di Bibbione da una parte e il Castello di Pergolato dall’altra, i giochi dei ragazzi sul fiume Pesa e le gare a chi pescava il pesce più grosso nel lago del Mulinvecchio, vicino al cipresso secolare che domina l’incrocio al centro del paese.
Corri Bule, puledrino pieno di sogni….la nonna Gina sarebbe fiera.
Press: Cristina Vannuzzi Landini

TRATTORIA RISTORANTE DA BULE snc –
Str. reg. Cassia 90/I – 50026 – Bargino – San Casciano In Val Di Pesa (FI)
Tel: 055 8249489 | Cell: 338 1940183 |
E-mail: trattoriabule@gmail.com – info@trattoriadabule.it

Mangia come scrivi e i menu afrodisiaci

Mangia come scrivi e i menu afrodisiaci
I menu afrodisiaci(tra ricette impudiche e doppi piatti dolci/piccanti, invitanti anche per chi non potrà esserci) ed i programmi fino a dicembre di entrambe le stagioni.

– Giovedì 24 settembre a Cantù (Como), al Ristorante Il Garibaldi alle 20.30, la serata “Un Po di Eros al Lago – Anteprima” avrà come protagonisti gli scrittori Olympia Fox, Ashara Amati, Michele Cogni e l’editore Massimo Casarini. INFO: 031 704915

– Venerdì 25 settembre a Parma, all’Antica Tenuta Santa Teresa alle 21, la serata “Un Po di Eros 5 – Anteprima”, avrà come protagoniste le scrittrici Sara Bilotti, Charlotte Lays, Liviana Rose e l’editore Massimo Casarini. INFO: 0521 462578.

Ristorante Il Garibaldi
Piazza Garibaldi, 13
Cantù (Como)
www.ilgaribaldi.it
Tel. 031 704915

GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE – ORE 20.30

“Un Po di Eros al Lago 2 – Anteprima”
(Cena Afrodisiaca con prelibatezze liberamente ispirate a “La cucina impudica – Ricette segrete
di una donna di mondo rivelate a chi intenda diventarlo”, con prefazione di Luigi Veronelli)

Menu

Un caloroso Benvenuto con le Bollicine dell’amore
Pecorino Spumante Brut

Antipasto
La Libido si veste di giallorosa
Code di Gamberi con Pisellini allo Zenzero
Vino
Passerina Marche Igt

Primo
Un suadente Abbraccio
Mutini alla moda di Bayonne
Vino
Rosso Piceno Doc

Secondo
Un po’ di Trasgressione
Quaglia della vendemmia con Purè di Zucca al Rosmarino
Vino
Rosso Piceno Superiore

Dolce
Niente Sesso, siamo inglesi (non vale per gli italiani):
Delizia britannica

Vini
Durante la cena verranno serviti quattro grandi vini delle Marche, prodotti dall’Azienda Agrivinicola Cherri di Acquaviva Picena (www.vinicherri.it) e selezionati da Vineggiando di Cantù

Costo della cena: 35 euro
Prenotazioni: Tel. 031 704915 oppure ilgaribaldicantu@libero.it  oppure info@mangiacomescrivi.it

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Antica Tenuta Santa Teresa
Strada Beneceto, 26
Parma
www.anticatenutasantateresa.it
Tel. 0521 462578

VENERDÌ 25 SETTEMBRE – ORE 21

“Un Po di Eros 5 – Anteprima”
(in collaborazione con il sito Eroxè: www.eroxe.it)

Menu Afrodisiaco

Aperitivo
Il Cocktail dell’Amore accompagnato da audace Finger Food

Antipasto “dolce”
La sinuosa Spalla Cotta di San Secondo in un tenero abbraccio con Cipolle dolci su letto di morbido pane fatto in casa
Antipasto piccante
La Mezzaluna ripiena che induce in “Tentazione” con la ‘Nduja

Primo “dolce”
Le Delizie di Giuseppina Bonaparte alla Rapa Rossa con Verdure di stagione croccanti
Primo piccante
I Panciotti al colore della Passione con polvere di Peperoncino

Secondo “dolce”
Gli imprevedibili Dardi di Cupido (Carrè di Agnello) con la Salsa del desiderio
Secondo piccante
Gli ardenti Saltimbocca di Pollo alle Spezie di Afrodite

Dolce
La Bavarese al Cioccolato Bianco con romantica Crema allo Zafferano

Vini
Durante la cena verranno serviti quattro vini selezionati da “Il Bere Alto” di Claudio Ricci

Costo della cena: 35 euro
Prenotazioni: Giampaolo Tel. 0521 462578, info@anticatenutasantateresa.it oppure info@mangiacomescrivi.it

Gianluigi Negri
347 6961251
www.mangiacomescrivi.it
www.mangiacinema.it

Tumiturbi

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A Firenze le nuove emozioni di Alberto Bernardoni
In effetti, Alberto Bernardoni, dovunque vada e si metta ai fornelli, suscita curiosità e la gente capisce il suo vero talento, sia in Italia che negli Usa, dovunque Alberto fa fare alle persone un vero e proprio viaggio tra vini e sapori del territorio toscano, i sapori provenienti dalla nostra bella Italia.
I suoi piatti racchiudono infatti il sole del Mediterraneo, così come l’aroma della terra e l’effervescenza delle acque, sia lacustri che marine. Il tutto unito ed esaltato dall’ormai capacità e sicurezza tecnica, al fine far fare al palato un percorso gustativo dovuto all’eccellenza. Ogni sua portata, ogni piatto, ogni fantasia culinaria rappresenta, quindi, un piccolo capolavoro, perché si tratta di talento, o arte, quella di Bernardoni, vagabondo di lusso, per lui è adatta la canzone di Gianna Nannini, “Ragazzo ……non pianti mai bandiera” , sempre in giro per il mondo, pieno di riconoscimenti ricevuti nel corso della sua lunga carriera.
Infatti, parte da Firenze, ragazzo, a partire dagli anni ’80, quando giovanissimo si è trovato con tutta la sua famiglia alla guida di un ristorante considerato tra i tre migliori di Firenze, Ganino, dove ha letteralmente fatto scuola, proponendo una visione avanguardistica, tanto nella preparazione quanto nella presentazione dei suoi piatti, inserendosi così tra la schiera di coraggiosi innovatori che ha aperto le porte alla concezione di cucina come arte, e tutto, su tavole francescane, carta gialla, piatti contadini e tanta simpatia!!!!!
Sempre in Toscana, la sua terra d’origine, gestisce poi “Il Bambino”, il “Parione”, il “Moscacieca”, inaugura “il Francescano”, dove ha continuato per anni a stupire con le sue sperimentazioni, abbinando l’innovazione e la fantasia con i grandi classici della cucina nostrana, con una particolare attenzione verso la selezione delle materie prime, i prodotti e gli ingredienti tipici del suo territorio.
Da circa sei mesi il grande passo, nella strada più amata dai fiorentini, Via dei Georgofili, zona Via Por Santa Maria, Uffizi, inaugura, con il valido aiuto della compagna Carlotta e la sua mamma Stefania (la sua quasi suocera) apre “TuMiTurbi”, enoteca con cucina, tutta un armonia di colore e sapori, pomodori e trecce d’aglio attaccate ai ferri, ceste di funghi, fiori, salse e marmellate, una corte piena di fiori, piante e candele, che si fa portavoce di un genere di cucina che definisce del territorio, ossia focalizzata sul prodotto fiorentino e toscano ,e sicuramente vincente su ogni genere di contaminazione o moda internazionale.
Un piatto, secondo Bernardoni, deve quindi suscitare emozioni, mangiandolo: i suoi piatti racchiudono infatti il sole del Mediterraneo, l’aroma della terra e i profumi dei suoi prodotti, ogni sua portata rappresenta, quindi, un piccolo capolavoro.

L’INTERVISTA AD ALBERTO BERNARDONI:
Come hai iniziato a fare lo chef? Diciamo a fare il Ristoratore
Io mi sono fatto da solo. Ho cominciato giovanissimo, con tutta la famiglia, da Ganino, in quei giorni il locale più IN di firenze, venivano tutti, i giocatori della Fiore, Giancarlo Antognoni, i più importanti imprenditori di firenze, Prato, Santa Croce, amici indimenticabili che, molti, non ci sono più…..ho abituato il cliente vip a mangiare sulla tavola senza tovaglia, sulla carta gialla, fette alte 3 dita di mortadella, tartufi a kili…….e da Ganino è iniziato il mio primo viaggio. E poi, volendo realizzare un sogno, non mi sono mai più fermato.

Quali ‘ingredienti’ ti hanno permesso di farcela?
Dedizione, sacrifico, sregolatezza, passione, emotività. Ma non sono ancora all’apice, io, nel mio lavoro, metto il cuore, la mente e la creatività.

Qual è la caratteristica principale del tuo carattere?

La  passione e la cura in quello che faccio.

Il  tuo piatto preferito?

Lascio dirlo agli altri, ma, dato che sono fiorentino, tutti i piatti tipici, la pappa al pomodoro, la ribollita, il peposo, gli ossi buchi, il tiramisù….
l’ingrediente che usi di più in cucina?

Tutti quelli che trovo la mattina quando vado ai mercati a fare la spesa, sono loro che determinano la mia cucina!

Quando non sei ai fornelli qual è la tua attività preferita?
Stare a casa con la mia Carlotta e poi, in ferie, viaggiare e conoscere altri paesi, altre cucine, altre usanze.

Il tuo rapporto con l’arte e la tua forma d’arte preferita?

Ho la fortuna di avere una amica particolare, l’artista fiorentina Elisabetta Rogai, l’artista che ha inventato EnoArte, dipingere con il vino, che quest’anno è stata prescelta, a livello internazionale, dalla giunta Comunale di Siena per dipingere, anche con il vino del territorio senese, il Drappellone dell’Assunta del Palio di Siena. Mi ha promesso una sua opera dipinta al vino che farà bella mostra a Tu Mi Turbi.

Se fossi un quadro o un’opera d’arte quale saresti?

Una natura morta di Arcimboldo
Se fossi un film…?

Colazione da Tiffany con l’indimenticabile Audrey Kepburn
Tu fossi una canzone?
La vita è bella, dal film di Benigni
Qual è lo chef che ammiri di più?
Siro Maccioni, un vanto dell’Italia
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Che “Tu Mi Turbi”, la mia ultima creatura, come l’abbiamo chiamata, enoteca con cucina, sia finalmente il mio punto di arrivo e di partenza insieme a Carlotta e Stefania
Hai mai usato la cucina come arma di seduzione?
Sicuramente, la cucina è un discorso aperto fra il cliente e me, è convincere, sedurre, fare compagnia, dare ricordi, emozioni, è seduzione!
Il tuo motto?
Come diceva Rossella O’Hara, domani è un altro giorno…..

Uffico stampa: Cristina Vannuzzi
Tumiturbi
Ristorante/bar
Trattoria

Via Lambertesca 22 r
50123 Florence Via Lambertesca 22 r
Tel: 055219162

L’Agriturismo Il Cielo di Strela si presenta

ilcielodistrelaL’azienda nasce nel 2012, con un nome che lascia trasparire il concetto che sta alla base di questa scelta: Azienda agricola Ritorno al futuro. La struttura dell’agriturismo è invece nuovissima, inaugurata nell’aprile 2014.
Siamo un’azienda agricola biologica certificata e le strutture sono costruite in bioarchitettura (legno).
Per noi questo “folle volo”, significa riscoprire il valore delle cose, riappropriarsi del rapporto Madre Terra-Uomo, riassaporare il gusto di dissodare, seminare, coltivare ed infine raccogliere i frutti che Lei ti può dare. Significa uscire dal vortice che un sistema sociale in crisi ci vorrebbe imporre, condividere con i nostri cari ed i nostri amici il frutto del lavoro e di una fatica che ha ritmi e gesti antichi.
La nostra scelta è quella di assecondare la Natura, rispettarne i ritmi, aiutarla a darci i suoi frutti migliori, le carni più buone e più sane.
Siamo biologici, prima per scelta etica che produttiva.
Siamo viticoltori, perché il vino è, insieme all’olio ed al pane, il simbolo del lavoro dell’uomo in campagna.
mariniSiamo allevatori, perché abbiamo conosciuto sapori e profumi che oggi si credono scomparsi, ma che, in realtà, sono solo appannati da materie prime banali, standardizzate verso il basso e lavorate senza cura e passione.
Siamo ristoratori, perché abbiamo il gusto ed il piacere di ospitare e far assaporare piatti preparati con passione, rispetto per i sapori genuini e cura nella scelta delle materie prime
E facciamo tutto con curiosità ed umiltà.
Ma soprattutto siamo al servizio di una Natura che nessuno, neppure il miglior chimico, agronomo o tecnologo alimentare, può superare né migliorare.
Il nostro agriturismo punta molto sulla cucina: io sono cuoco diplomato alla scuola di cucina Alma ( http://www.alma.scuolacucina.it/ ), e gran parte dei prodotti che utilizzo provengono dalla mia azienda agricola. Quello che non ho, lo acquisto da aziende partner in valle o da piccoli produttori che ho selezionato personalmente.
Punto molto sulla riscoperta dei piatti della tradizione e del territorio emiliano-romagnolo e ligure. Sto riscoprendo alcuni piatti “dimenticati” ed uso la favolosa trota della Val Taro, allevata a Boschetto di Albareto.
Produco da anni apprezzatissimi salumi (salame, culatello, coppa).
Ho una cantina ben fornita: troverete sia i giovani e tipici vini del nostro territorio che i grandi classici della tradizione italiana (chianti toscani, nebbiolo e barbaresco del Piemonte, rossi siciliani e bianchi trentini), oltre ad un paio di champagne di piccoli produttori.
Siamo a metà strada tra i paesi di Borgo Val di Taro e Bedonia, che distano una decina di km entrambi.
In un’oretta si raggiunge Sestri Levante, perla del Tigullio.

Mario Marini

Agriturismo Il Cielo di Strela
Strada Costalta, 62
Strela di Compiano (Parma)
www.ilcielodistrela.it
Tel. 348 2885159

E’ il mare, il salmastro, la sabbia Ecco Acquasanta

_D8L227ridotto (1)E’ il mare, il salmastro, la sabbia Ecco Acquasanta

Versilia, la storia di una famiglia legata al mare

Mare azzurro, vele tese verso il sole, sabbie di velluto, leggero refolo di vento sotto gli ombrelli colorati, estate attesa tutto l’anno; un fazzoletto di spiaggia, lo sguardo verso le vette della Pania, il profilo severo della Dormiente, la vetta più altera delle Apuane,  poi i colori, la spiaggia, il mare, le bandiere che sventolano, colori spudorati, un trionfo di profumi: E’ Viareggio, un mondo tutto particolare,  dove la tenda si chiama capanno e  il villino si chiama bajadera, dove i ragazzi sono nati e cresciuti in un lembo di terra salmastra, nella darsena viareggina, con il sottofondo fragoroso del mare sovrapposto a quello del ritmico martello dei calafati impegnati a costruire le imbarcazioni più belle del mondo.
Proprio quelle grandi barche appoggiate magicamente nel canale, i crocchi dei pescatori  ingobbiti dal tempo che sistemano le reti corteggiati dal volo irregolare di gabbiani, striduli e allegri, barche che sono da sempre la cartolina di Viareggio, da ammirare con gioia ogni giorno, ragazzi che scappano, soprattutto in inverno, sulla spiaggia deserta per trovare pezzi di legno arrivati chissà da dove, proprio per sognare…….un paese dove gli abitanti si chiamano “logali” e ci si chiama con un suono dolce e cantilenante…..delafia…..gente che vive sul mare, le lunghe serate d’ inverno segnate dai venti forti delle Libecciate e del Tramontano, e lontano, sul molo, la luce intermittente del faro che illumina velieri che raccontavano fughe e viaggi, romanzi d’ amore e  d’avventura, vele imponenti, fragili come farfalle, storie di marinai, storie di uomini.

A Viareggio paese, pieno centro, un affresco di Annigoni che ti accoglie, fatto di scampi, triglie, granseole, scorfani e gallinelle, è il mare guizzante, vivo, e il salmastro sul fondo, dove nascono e crescono i viareggini, e oggi è il ristorante Acquasalata, la storia di una famiglia, persone assolutamente normali, ma non banali, piene di passioni per la loro terra, Viareggio, la Versilia, una grande cultura e talento inedito per la tavola, le vele, sogni legati al mare,  una vita cadenzata dal movimento delle onde, inesorabile, dolce, ripetuto, senza tempo. Una famiglia che si riunisce, alla solita tavola, la mamma Giovanna, una grande cuoca, la brigata formata dalla figlia Laura, anche lei cuoca, la nuora Paola e il figlio Davide all’accoglienza, lo chef Michel Marcucci, il maitre Luigi Menichini.
Il timone della famiglia è retto da Giovanna, grande donna e grande cuoca, unica,  radicata ai sapori e ai prodotti della sua Versilia, pesce appena pescato, che ogni giorno fa rivivere la poesia sfiorita della pesca lungo la costa della Versilia, attività nobile e fiera di un passato neppure troppo lontano.

Il mare, come sosteneva il grande scrittore/marinaio Joseph Conrad, è un’ esperienza che mette alla prova tutti i sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto…….per Davide e per i viareggini va inserito anche il gusto nell’assunto conradiano: un ragazzo cresciuto sul mare, amante del mare così tanto da essere pescatore, nato e cresciuto in un lembo di terra incastonata tra il mare azzurro della Versilia e la durezza delle Apuane, il profumo del salmastro che si confonde al Libeccio, ragazzi che alla fine dell’estete, finalmente, si riappropriano del loro elemento, il mare, per uscire con il “pattino” attrezzato alla pesca, buttare le reti al tramonto e andarle a ritirare alle prime luci dell’alba, piene di pesce, guizzante, vivo,  nella profondità del blu, gli stridi rauchi di gabbiani, con la luce che penetra nell’acqua, sotto il  cielo invernale livido di pioggia, per ripetere all’infinito la storia di un rapporto intenso dell’uomo con il mare, sempre in bilico tra attese e incontri.

Storie, profumi, sapori incancellabili, che oggi Giovanna  ripropone: grande talento, materia prima e la volontà di valorizzare i prodotti del territorio, nella cucina che la vede regina incontrastata:
il successo di un talento per niente scontato, il paradigma di una cucina semplice, figlia della memoria, i prodotti al centro del piatto, segnati con eleganza da tocchi d’inventiva, una cucina eccezionale di cui Acquasalata è padrone, una base di cucina classica con la sorpresa di piccole variabili geniali per sapori inattesi: il polpo viareggino con le patate, gli spaghetti con i paraculi, piccolissimi moscardini appena nati, le alici appena pescate, crude con la cipolla fresca, l’impepata di cozze, il risotto agli scampi, gli spaghetti alla trabaccolara, la frittura inimitabile di un pesce di paranza appena pescato, gli inediti occhioni e i sugarelli, considerati a torto “pesce povero”, la pasta fatta in casa, i dolci, vere emozioni, dalle ricette di casa, custodite, tramandate e  rigorosamente segrete.
E poi una grande cantina, di cui si occupa Davide, sommelier, con un debole per il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, di cui ho una verticale invidiabile dal 1979 al 2002

Questa cucina è la testimonianza di come la cucina, interpretata con fantasia, possa trasformare i piatti della tradizione in momenti di emozioni e che la cucina stessa, come l’arte, sia la cultura di un popolo e di come un talento innato possa emergere in autonomia, al di là di Guide e  stampa di settore, a volte penalizzanti.
Una passione, quella della cucina viareggina, tra le barche dondolanti nel porto, i verdi della Pineta e poi  il mare aperto e sconfinato, le ricette di casa, per un mix di sensazioni, scuola di vita e atmosfere, una filosofia di vita forgiata dalla famiglia, un talento innato per trasformare antichi sapori in nuove e voluttuose emozioni.

Ristorante Acquasalata
Via Antonio Fratti 62/66
55049 Viareggio (Lu)
Tel. 0584 581991
www.acquasalataristorante.it

Press: Cristina Vannuzzi Landini

La locanda di Fabio Cambi

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La locanda di Fabio Cambi

Avere cura dell’ospite vuol dire avere le stelle nel cuore
Firenze è bellissima  ma i fiorentini non perdono tempo a dirlo, fanno finta che non gl’importi, che non si sappia, Firenze non ha tempo per guardarsi allo specchio, muta e si trasforma, ma è nella sua camaleontica natura, basta qualche chilometro e ci si trova in collina, terrazze a strapiombo su tanta bellezza, e la natura che qui certo non è matrigna, piena di colori, di cipressi, di tetti rossi.
Firenze non indugia su se stessa, non si guarda, ma conferma la sua vocazione di città d’arte e di turismo ed è piena di volti, di storie di vita che vogliono dire soprattutto ospitalità. In questa città la cucina è fatta da personaggi che sono veri talenti, da generazioni, giovani, pazzoidi, geniali e sperimentatori, ma anche legati alle tradizioni, innovatori, provocatori, la filosofia dell’ospitalità, che a Firenze è il vero lusso, ovvero la semplicità, senza ricorrere a effetti speciali che ormai appaiono vuoti, privi di contenuti, dove si riscoprono gli ingredienti, si valorizzano le materie prime, perchè qui cuochi si diventa cercando e sperimentando, frugando nella memoria alla ricerca di sapori e saperi, accorgendosi di cosa si ha ‘sotto il naso’, usando con intelligenza le risorse, senza mai abdicare alla qualità delle materie prime, che è poi la qualità della vita.
Un isola, Corso Italia al 19 rosso, un oasi di silenzio, vicino quello che fu il Teatro fabioComunale, una piazza verde come uno smeraldo, palazzi severi, austeri, grande signorilità, classe, le famiglie dei fiorentini “bene”, si apre una new entry nell’universo della ristorazione fiorentina, la boutique del gusto “La locanda di Fabio Cambi”, qui il sapore è un percorso poliedrico che si alimenta di tutti i nostri sensi, si dice che bendandosi gli occhi la nostra concentrazione aumenti, che la ricezione delle papille si acutizzi, la sensibilità alle sfumature si accentui… può darsi, ma noi crediamo che la “percezione estetica del gusto” sia un’esperienza completa, un viaggio attraverso un equilibrio tra creatività, sostanza e immagine. E i cinque sensi sono tutti perfettamente accordati, perché anche la vista gode di un armonia di colori, interni sobri, arredi discreti, colori pastello, atmosfera evocativa privilegiando i beige e i marroni, in terra il caldo teack dal colore brunito tendente al nero, un grande albero spicca nel centro della sala, tra foglie e fiori d’anturium, mille candele chef leonardo Scuriattipalpitanti che creano sottintesi angoli di complicità.
Un incontro sorprendente con il proprietario, Fabio Cambi, un pilastro della ristorazione fiorentina dal 1950, partito dall’Oltrarno da una fiaschetteria – L’Antico Ristoro del Cambi – presta la sua professionalità ad una nuova avventura con competenza, coadiuvato dalla moglie e dalla bella figlia Elisa in sala, executive chef Leonardo Scuriatti: in sala si vive un singolare racconto dove il “primo attore” di questo viaggio del gusto è sicuramente la bistecca, di scottone femmine, regale, calda, quasi sensuale nella sua prepotenza, appena posata sul vassoio, unica…… “la fiorentina”!

Fabio Cambi e lo chef Lorenzo Scuriatti ci portano per mano in un locale bellissimo, incastonato come un gioiello nel cuore di Firenze, ad un passo dal polmone verde del Parco delle Cascine, i cui tratti distintivi abbinano l’estro culinario del patron Cambi e la garbata attenzione dello chef Scuriatti. L’uno in cucina, l’altro in sala, officiano il rito della tavola facendo parlare da sé una materia prima di altissima qualità accompagnata da etichette di tutto rispetto. Lorenzo Scuriatti, scuola di Leonardo Romanelli, insegnante, in ambito food un mito del giornalismo e della critica, lo chef fiorentino ha un’appartenenza gastronomica ampia, frutto delle molteplici esperienze che lo hanno visto tra celebri fornelli 11203086_1396234977368047_1961878715242671897_ndella Toscana: un apprendistato gastronomico completato da una bella vena creativa, elementi che oggi gli permettono di raccontare storie di gusto con rara delicatezza, capacità in grado di accostare armonicamente nel piatto gli ingredienti più diversi in intrecci inconsueti. La sua base ispiratrice è la Toscana, declinata in una miriade di sapori.
E nasce un magico fil rouge tra il locale odierno di Fabio Cambi e la toscana dell’800, il patron ha l’abilità, come un inatteso giocoliere, di portarci come flash back in un mondo fatto di vecchie ricette di casa, chiacchere davanti al fuoco scoppiettante, lucide pentole di rame dove profumi antichi “cantano” in una lenta cottura, dove collane d’aglio e prosciutti del Casentino sono attaccati a vecchi schidioni di ferro, il rosso fuoco delle collane di pomodorini, gli odori dell’orto, da cui si intravedono i cancelli ornati dal glicine….tutto questo è Toscana, Firenze, cucina semplice ma gourmet, ricette tramandate con arte.

Press: Cristina Vannuzzi Landini
Alla Locanda di Fabio Cambi
Corso Italia, 35 – tel 055/288771
50123 Firenze
www.locandadifabiocambi.it

Antichi sapori di un tempo…c’era una volta…..i castelli di Romeo e Giulietta

asparagi e uovaAntichi sapori di un tempo…c’era una volta…..i castelli di Romeo e Giulietta

Un viaggio nel verde delle colline del veneto, tra le testimonianze del Palladio, la terra e il vino, gli antichi sapori della cucina storica di Amedeo Sandri e Maurizio Falloppi e la triste favola di Romeo e Giulietta: siamo a Montecchio Maggiore ai Castelli di Bellaguardia e della Villa conosciuti anche come i castelli di Giulietta e Romeo, sfortunati e appassionati amanti la cui leggenda fu narrata dal conte Luigi Da Porto e successivamente ripresa da William Shakespeare.
Le torri del Castello di Romeo a Montecchio Maggiore (1)Acquistati nel 1742 dal Comune di Montecchio Maggiore dopo vari interventi di restauro oggi il Castello di Giulietta è un ristorante con una splendida terrazza da cui si gode un panorama unico sulle verdi colline intorno dove Amedeo Sandri è indiscusso regista in cucina. Insieme a Maurizio Falloppi, sommelier, ormai da diversi anni, scrivono a quattro mani…….di cibo e di vino, LA CUCINA STORICA DI AMEDEO SANDRI E MAURIZIO FALLOPPI, testimoni storici della ricerca di vecchie ricette tramandate, di gusto e di ricordi, ricette che oggi sono reinterpretate e riproposte, e che fanno parte del nostro patrimonio culturale; ma non è solo letteratura, la loro, ma ricerca, studio, andare su e giù per casolari e osterie, monti e colline, offrendo successivamente nei loro scritti una preziosa testimonianza, lo studio di ricette, dato che ambedue si sentono legati ai valori della tradizione del buon cibo e del buon bere del territorio veneto e vicentino, ricette antiche, sicuramente tramandata da qualcuno e, successivamente, interpretate e rivisitate: questo per proseguire la mission IMG_2405che anima chi ama il buon cibo, raccontare come il fascino della cucina sta nella capacità di incontrare sensibilità nuove senza per questo stravolgere le basi storiche di prodotti e piatti del nostro Paese e la nostalgia dei ricordi legata al sapere, profumi e sapori.

Entrambi valdagnesi, chef e sommelier, insieme per fare “quattro chiacchere sulla cucina vicentina” come scrivono, per ritrovare i sapori antichi per una preziosa testimonianza di cucina storica: la cucina vicentina è composta di piatti semplici, di tradizione contadina, che seguono l’andamento delle stagioni e dei relativi prodotti che si raccoglievano nei prati e nei boschi e ogni piatto è legato ad una parte del territorio e le preparazioni si basano ancora oggi sui prodotti tipici: i bisi di Lumignano (frazione di Longare), gli asparagi bianchi di Bassano, i torresani di Breganze, i formaggi di Asiago, le ciliegie di Marostica, il riso di Grumolo delle Abbadesse, la patata di Rotzo e il sedano di Rubbio (frazione di Conco), i tartufi a Nanto, il broccolo fiolaro di Creazzo, la mostarda di Montecchio Maggiore, la sopressa di Valli del Pasubio, gli gnocchi con la fioreta di Recoaro Terme e poi, il piatto più tipico, il baccalà alla vicentina.
La cucina è una delle espressioni più profonde della cultura di un Paese: è il frutto della storia e della vita dei suoi abitanti, diversa da regione a regione, da città a città, da villaggio a villaggio. La cucina racconta chi siamo, riscopre le nostre radici, si evolve con noi, ci rappresenta al di là dei confini. È cultura attiva, frutto della tradizione, per questo, da salvaguardare e da tramandare con l’insieme di usi e costumi, di stili di vita, di consuetudini e di tradizioni degli uomini. E’ una forma di civiltà quella di riscoprire sapori perduti, per ritrovare l’insieme dei valori che anche attraverso la tavola un popolo si tramanda, rinnovandoli continuamente, e che ne costituiscono l’identità culturale.
……la musica, la cultura, l’arte, la cucina sono l’anima di un popolo….

Castello di Giulietta - particolare della TorreRicetta antica rivisitata tratte da
Abbecedario di cucina veneta
di Amedeo Sandri e Maurizio Falloppi

Asparagi e uova
Non bisogna dimenticare che da metà marzo fino a tutto maggio gli asparagi freschi assumono il ruolo di protagonisti della tavola. Lessarli all’impiedi con acqua salata che arrivi sotto le punte dei turioni, solo sotto forma di vapore, quindi stenderli ad asciugare per fare smaltire i bollenti spiriti su un telo di lino. Servirli ancora accaldati accompagnandoli con mezze uova bazzotte (rassodate per circa 6 minuti in modo che il tuorlo rimanga morbido e cremoso), olio extravergine d’oliva, ottimo aceto di vino bianco, sale e pepe di mulinello, lasciando a ciascun commensale il compito di formare sul piatto la propria salsa nella quale intingere gli asparagi lessati.
Vino consigliato: Durello Brut

Friulano è Chic – Hotel Bernini Bristol

tt_870x350-870x350Friulano è Chic – Hotel Bernini Bristol

21 aprile 2015

“Friulano è chic” va in scena questa sera anche al luxury Hotel Bernini Bristol, situato nel cuore di Roma, di fronte a Piazza Barberini e vicino alla Fontana di Trevi, e recentemente ristrutturato.

Ancora una volta un contesto esclusivo e d’eccezione ospita una cena a base di specialità del territorio accompagnate da vini friulani.

Antipasto in abbinamento al nostro Friulano, dessert servito con lo Spumante rosato Osè.

 

INFO

Hotel Bernini Bristol

Piazza Barberini, 23

Roma

www.berninibristol.com

T: 06.488931
Azienda agricola Tomasella
di Tomasella Luigi & C.
Via Rigole, 103
Loc. Portobuffolè
31040 Mansuè (TV)

“Da Rino” – Bacedasco Basso (PC) – Consigliata da Eleonora

“Da Rino” – Bacedasco Basso (PC) – Consigliata da Eleonora

Bacedasco Basso (PC)
Telefono 0523/895149

Eleonora ce la presenta così:

“Da Rino” è una trattoria dove potrete gustare i piatti della cucina tipica piacentina, ammirando direttamente le colline piacentine dalla veranda interna o sul terrazzo fuori all’aperto.
Inziate antipastando con dell’ottima torta fritta accompagnata da ottimi salumi spalla cotta, culatello, prosciutto crudo, salame passate poi ai primi con un “tris di primi”  e qua la scelta su fa dura tra tortelli alle erbette, tortelli di zucca, tortelli al parmigiano oppure tagliatelle al ragù di cinghiale o ai tipici  “Pisarei e fasò” approdate nei secondi tra cui stracotto d’asino o di cighiale accompagnati con polenta e finite con i dolci della casa, ottime le crostate.
I dolci, i tortelli, la pasta sono rigorosamente fatti in casa, “Da Rino” si è fermato il tempo ai sapori di una volta.

Andateci mangerete bene spenderete poco e starete meglio, se poi ci andate d’estate prendere anche un po’ di fresco.

La cucina è sempre aperta, i gestori disponibili e gentili .

Nei dintorni potete visitare:    Castell’Arquato un bellissimo borgo medievale e città d’arte. Bellissimo il castello con il fossato.

  •     Vigoleno è un piccolo, ma incantevole borgo fortificato, al cui interno il bellissimo castello.

 

  •  Proseguendo sulla strada sconfinate il provincia di Parma e visitate la fortezza di Bardi arroccata su uno sperone, la vista lascia senza fiato.

I tre castelli  rientrano nel tour de “I castelli del ducato di Parma e Piacenza”

Dall’Albania a Firenze…….da Valona a La Cantina del Francescano….. Arjan Marina

1(1)Dall’Albania a Firenze…….da Valona a La Cantina del Francescano….. Arjan Marina

Dietro il mondo dell’immigrazione c’è anche un altro mondo, fatto di sogni, di determinazione, di legalità e correttezza, passione e sacrificio, forse la strada più lunga, scadenzata da anni di duro lavoro dopo studio, esperienze e apprendimento, ed è quello di Arjan Marina, albanese, occhi e capelli neri, sorriso contagioso in una montagna di simpatia, parla con semplicità della sua sfida, che ha come obiettivo finale la sua grande passione per la cucina, italiana, che ha appreso nel suo peregrinare, giorno dopo giorno, in un ambiente raffinato ed elegante di un palazzo d’epoca del centro storico fiorentino.

Pizzaiolo creativo di grande talento tenta anche una cucina semplice e al tempo stesso nuova: padrone assoluto dell’uso del forno a legna,  si destreggia tra sapori e aromi senza perdere di vista l’impatto visivo. Accanto al maestoso camino, tra le mura s croce Danteristrutturate di un antico palazzo, non c’è spazio per una cucina banale, il livello d’attenzione è tenuto alto dalle sue performance, regalando piacevoli sensazioni con l’uso del forno a legna e l’accostamento di ingredienti sanno appagare gusto, olfatto e vista, riuscendo a sorprendere gli ospiti, dietro ogni piatto c’è un lavoro che dimostra non solo il talento di un giovane, ma anche la sua ricerca del dettaglio che non si limita al sapore della ricetta ma che varca i confini per creare emozioni dove l’effetto sorpresa è garantito.

Arjan Marina, da dietro il suo maestoso forno a legna dove si inventa piatti, dalla pizza agli arrosti, ci racconta il suo lungo viaggio, da Valona nel sud dell’Albania, all’Italia, al ricongiungimento a Bari con la sua famiglia, un viaggio fatto di ricerca, di sapori, di scoperta……
Dall’Albania ho raggiunto la mia famiglia a Bari, e prima ho girato tanto per il mio lavoro, ma anche per la passione del viaggio, della scoperta, mai per fare il turista. E tutto questo ovviamente me lo porto dietro, le mie peregrinazioni fanno parte del mio bagaglio culturale, 3nei miei spostamenti cerco di capire perché certi popoli, certi gruppi, certe etnie si sono formate su una base alimentare diversa dalla nostra.
Arrivato in Italia ho fatto mille lavori, ma quello che mi ha fatto innamorare del cibo italiano è stato lavorare in un forno, come panettiere……il forno a legna, per me, è un modo diverso di gestire e esaltare i sapori, trattare il cibo in maniera diversa, semplice e genuina, quello del pane fresco è un profumo che ti rimane, unico, una fragranza che ti emoziona e ti porta verso ricordi d’infanzia. E oggi sono italiano, nel modo di vivere e nel cuore, mi arricchisce ogni giorno di più vivere in questa splendida città dove anche il cibo e la tavola parlano di cultura, rappresentando l’identità del luogo e della gente.

Crediti fotografici: Fabrizio Gaeta

aristaArista al forno a legno
Alla miniera di Arjan Marina

Tutto il cibo cotto nel forno a legna ha un sapore e una fragranza particolare,  molto superiore alla cottura sul fuoco normale.

Ingredienti
un pezzo consistente di lombata con l’osso minimo 1 kg
aglio
rosmarino
qualche chiodo di garofano
sale
pepe
olio

Preparazione
Si prende un pezzo consistente di lombata con l’osso, minimo 1 kg, steccandolo con aglio, rosmarino e qualche chiodo di garofano.
Si condisce con sale e pepe e si mette in una teglia unta un poco con olio, da passare nel forno per un paio d’ore.
Il sugo che si forma durante la cottura è eccellente per rosolarci delle patate, che vengono messe nella teglia successivamente e, oltre alle patate, a parte, io inserisco nel sugo di cottura anche della verdura, in particolare rape e cavolo nero.
L’arista è ottima anche mangiata fredda, per cui vi conviene adoperare un grosso pezzo e continuare a gustarla per qualche pasto.

LA CANTINA de Il Francescano
Largo Bargellini
50122 Firenze
Telefono 055/241605
Mail: info@ilfrancescano.com

Moreno morello da striscia la notizia …… al francescano

Moreno morello da striscia la notizia …… al francescano

Pappa al pomodoro e fiorentina
Anche Morello si inchina ai sapori de Il Francescano

Anche se vengono da lontano ma cascano tutti qui…..vip, attori, politici, sportivi e calciatori, opinion leader di passaggio da Firenze, il passaparola del mangiar bene li porta tutti nella splendida Santa Croce,  alla Pizzicheria e Canova dei Vini, antica insegna riportata alla luce, alla Trattoria Il Francescano di oggi.
E’ la professionalità di Alberto Bernardoni e Leonardo Scuriatti, mixata ai sapori fiorentini e toscani dei piatti, alla cortesia del personale, all’ottimo vino toscano per una visita che ha fatto “gente” in tutta Piazza Santa Croce, gremita di cinesi e giapponesi, stupiti dalla gente accalcata per vedere Moreno Morello, l’inviato Mediaset, emblematicamente vestito di bianco, come fosse un “giustiziere” del bene e del giusto, arrivato direttamente da Striscia La Notizia…..
Morello, paziente e sorridente, si è concesso alla simpatia del locale, dei passanti, della gente accorsa a vederlo, non prima di avere degustato i piatti che hanno reso unico il Francescano nel mondo fiorentino della ristorazione, la pappa al pomodoro e la mitica “fiorentina”, il tutto innaffiato da un ottimo Tignanello 2010 di Antinori.
Incuriosita da tanta ressa, allegra e vociante, passava una donnina e si è sentita dire……” badalo di Striscia……bello com’è…. e un se la tira punto!!!!!!”

Suggerito da Cristina

A Lazzaro in Calabria sventola sulla spiaggia de l’Accademia la Bandiera Libera

1(1)A Lazzaro in Calabria sventola sulla spiaggia de l’Accademia la Bandiera Libera

Da sabato 7 giugno sventola sulla spiaggia de l’Accademia a Lazzaro, in Calabria,  la bandiera di Libera, l’associazione guidata da Don Luigi Ciotti.

Conferma del riscatto, sia morale che sociale, in una spiaggia, che da oggi, è ancora più….. libera, per un messaggio di legalità per la denuncia del proprietario de l’Accademia, lo chef Lazzarese Filippo Cogliandro, che ha detto no all’oppressione della n’drangheta  denunciando i suoi estortori e diventando un punto di riferimento della lotta alla criminalità organizzata e alle sue vessazioni al tessuto socio-economico di Reggio Calabria.

Oggi Lazzaro vive in l’atmosfera di un territorio rinnovato che tenta di progredire, liberandosi dalle prigioni che derivano dalla cultura della sopraffazione e dell’illegalità, un paese in crescita che difende la dignità, creando movimento e occupazione, perché sia di esempio alle nuove generazioni e perché……..il silenzio uccide.

L'Accademia sul mareLa Spiaggia apre dal 7 giugno e la Bandiera di Libera inizierà a sventolare accarezzata dal vento di scirocco ……e torneranno le grida e le risate, il canto e la musica, i balli e suoni, giovani e vecchi, insieme, per un coro di voci, per rompere il silenzio……perché, come dice Filippo Cogliandro….il silenzio uccide!!!!
Ma Filippo Cogliandro non è più solo, ha tutto il mondo intorno, sia di persone che la comunicazione, ha ianugurato la serie degli eventi di PanoramaItalia, per festeggiare i 25 anni del settimanale Panorama e, per l’inaugurazione della Spiaggia Libera è circondato da amici….con la presenza delle più alte cariche dello Stato, sia locali che nazionali, il Patrocinio dell’Osservatorio contro la ‘Ndrangheta e il suo Presidente Attilio Tucci, il Prefetto di RC e il Procuratore Capo di RC Federico Alfiero de Raho ed infine don Luigi Ciotti, sempre presente con Filippo, influendo enormemente con il suo Patrocinio dell’Associazione  Libera.
L’ACCADEMIA RISTORANTE GOURMET
DI COGLIANDRO FILIPPO
Lungomare Cicerone – Lazzaro,
8989065 MOTTA SAN GIOVANNI (RC)
tel.: 0965714132

Nella foto allegata: Lo Chef Filippo Cogliandro abbraccia don Ciotti in occasione della nascita di Reggio Libera Reggio

Suggerito da Cristina

Trattoria il Frascescano suggerita da Cristina

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In Piazza Santa Croce a Firenze

…….oggi Canova chiamasi il luogo dove si vende il vino a minuto…e poi si stribuiva la mattina, a cenno della campana grossa dè Priori, a più chiese e canove per tutta città…… Da L’Accademia della Crusca

E’ il centro di Firenze, quello che è sulle cartoline che vanno per il mondo, quello che il mondo ci invidia, la Firenze scanzonata, quella di Pratolini e della Viaccia, quella dei “bischeri”, dei barrocci e dei vinai, dei panini con la trippa calda mangiata in piedi nelle piazze, la vecchia Firenze, amata o criticata, la “c” perduta per la strada, ma piena di cultura e ironia, dal dileggio facile per tutti, dai fiorentini personaggi buffi, irriverenti e ironici, dalla fede senza se e senza ma nella Fiore, passione che li vede tutti essere CT, dal lunedì al lunedì dopo….praticamente sempre!
Siamo nel “cuore” della città, dei vicoli pieni di colore e cultura, delle botteghe degli artigiani che stanno via via diminuendo fino a sparire, dei maestri d’arte, delle lavorazioni sapienti della pelle ma soprattutto un bagno di storia, dove butti lo sguardo e scorgi un rosone, un traforo, un ricciolo, un putto e ancora ricordi della vita dell’Ottocento, la Firenze popolare che sembra cristallizzata e ancora rivivere nelle botteghe dei vinaini, con la gente seduta “a strasciconi” sulle scale di qualche Chiesa, un tocco irriverente a contrasto della severità del luogo, l’acciottolato delle stradine, dove sembra ancora di sentire i ferri dei cavalli, dei barrocci, e le popolane e i ragazzotti del quartiere che bociano, i rumori, le grida, l’atmosfera “fatata” di luoghi particolari e unici…e poi i “detti”, i vecchi detti che appartengono alla cultura popolana fiorentina, che sono oramai patrimonio dei vecchi……
La Trattoria Il Francescano, l’antica insegna riportata di recente a vista – Pizzicheria e Canova di Vini – ne testimonia l’origine di vinaio, la mescita del vino, il gottino, come si chiama qui a Firenze, il tipico locale storico fatto dal bancone di marmo, il vinaino, la mescita, il pilastro della vita quotidiana della calcio storico fiorentino 2Firenze che fu. Lunga storia quella de Il Francescano: negli anni Settanta-Ottanta, sotto la guida di Alberto Bernardoni, divenne ritrovo abituale di celebrità dello spettacolo, abituali frequentatori di Santa Croce per via del vicinissimo e importante Teatro Verdi: in quel periodo era quasi scontato avere come vicini di tavola, magari a notte fatta, Gino Bramieri, Vittorio Gassman o un’ancor giovanissimo Roberto Benigni.
Oggi, dopo tanto girovagare per il mondo e la nostalgia per il suo ritorno, la “creatura” di Bernardoni, come lo definisce il suo “primo amore”, la Trattoria Il Francescano sotto l’attenta regia del giovane imprenditore Leonardo Scuriatti e Alberto Bernardoni stesso, risplende di nuova luce, glamour, notorietà, frequentazioni vippaiole, sapori e profumi toscani: la tavola, una tavolozza di gusto, fantasia e leggerezza, una manciata di eccentrica eleganza, lampadari d’antiquariato e stampe d’epoca, tavoli in marmo e sedie impagliate, lastre pentole ramedi marmo alle pareti, specchiere e mobili in legno e su tutto schidioni di ferro sospesi dal soffitto con lunghe collane d’aglio attaccate, grappoli di pomodori pachini dal rosso sfolgorante e spudorato, burrate in bella mostra, opulente e accattivanti…….e poi la trippa, il cervello e gli schienali, la pappa al pomodoro….che fa diventà belli, come si dice ai bambini di qui, la ribollita còll’olio bono, il peposo, la schiacciata coll’uva…e in questa magnificenza di sapori, anche l’occhio vuole la sua parte e dai vetri si scorge, come vicino di casa….la grandezza rinascimentale della Basilica di Santa Croce, bella da sindrome di Stendhal, piena di luci e di candori marmorei, con la statua di Dante meditativo, su una Piazza Santa Croce fatta ancora di giochi di ragazzi, di piccioni, di panchine in pietra, di colori e poi, nel mese di giugno, le grida e la tradizione del Calcio Storico Fiorentino….questa è la Firenze dei fiorentini, beceri e arguti, gnoranti ma colti bottegai, quelli che prendono in giro il mondo ma che non tollerano chi critica la…Viola!!!!!!….quella, launsitocca!!!!!!!

foto peposoTrattoria Il Francescano
Ricetta d’autore
Il Peposo….nato all’Impruneta
dai tempi del Brunelleschi
…..alle nostre tavole

L’Impruneta, paesino attaccato a Firenze, pieno di luce, di olivi e di verde, è famoso per la produzione del cotto, una terracotta toscana, rossiccia, famosa in tutto il mondo, cha ha lastricato mille e mille palazzi, chiese, piazzali; in questo luogo dalla terra rossa è legata la nascita di un piatto della tradizione toscana: il peposo

Il peposo è un piatto a base di carne, cotta …in forno a fuoco moderato (proprio come si fa per la terracotta) con pochi condimenti ed un quantitativo a dir poco generoso di pepe, da cui deriva il nome. Il peposo è, quindi, la tipica esemplificazione della cucina toscana: ingredienti ottimi, cotture semplici, condimenti giusti per esaltare e non coprire il gusto di questa cucina che potrebbe sembrare essenziale ma che invece è ricca e ricercata nella scelta delle materie prime e nel totale rispetto della loro natura nel cucinarli
Ma anche la terracotta ha avuto un ruolo nella creazione di questo semplice e gustosissimo piatto; infatti, sono stati proprio i fornacini (gli addetti alla cottura dei mattoni nelle fornaci) che hanno creato il peposo: in un angolo della fornace, là dove non avrebbe dato fastidio al loro lavoro, mettevano un tegame di coccio con tutti gli ingredienti affogati nel vino; dopo circa cinque ore il piatto era pronto.
Ma la creazione di questo piatto è legata, tra la storia e la leggenda, anche alla costruzione della cupola della Cattedrale di Santa Maria in Fiore, il Duomo di Firenze: si narra infatti che, al tempo del Brunelleschi, i fornacini addetti alla cottura dei mattoni facessero largo uso di questa pietanza.
Evidentemente il pasto, il pepe ed il vino contribuirono ad ottimizzare il lavoro degli operai esaltando la bellezza dell’opera del Brunelleschi…

Il piatto, come già sottolineato, è semplice, il gusto è fortissimo. Gli ingredienti pochissimi e del territorio, scelti con cura: la carne è del muscolo, normalmente utilizzato per lo spezzatino, meglio se spezzatino di chianina; il vino è quello del territorio, un Chianti che con la sua struttura supporta ed esalta la carne che, cuocendo immersa nel vino, ne assorbe l’aroma e diviene morbida, mentre il vino al contempo smorza il gusto forte della carne. Aglio, pepe e aromi, a completare, devono ovviamente essere di qualità

La chianina non ha bisogno di grandi presentazioni: si tratta di un bovino di taglia molto grande tipico della Val di Chiana che dà carni ottime, molto magre e saporite (è la razza da cui si ricava il taglio della bistecca alla fiorentina).

Infine il Chianti, il vino che più rappresenta la Toscana.
Il Chianti D.O.C.G. è prodotto nei territori delle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena, territori che si presentano con caratteristiche colline a grandi terrazze con vallate attraversate da fiumi, quindi un prodotto del territorio che sposa bene il peposo non solo durante la cottura ma anche come accompagnamento in tavola

La lista degli ingredienti è essenziale, pochi i prodotti, semplicissimo il metodo di cottura, eppure il peposo ha diverse versioni, un gioco di aromi e spezie, la quantità del pepe, il vino, sono tante le versioni, da paese a paese…..

Ricetta d’autore de
IL FRANCESCANO

Ingredienti (per 4 persone)

1 kg di muscolo di chianina
1 litro di Chianti rosso
1 cucchiaio di pepe nero macinato
5 spicchi d’aglio (vestito…come si dice a Firenze)
8 fette di pane toscano
un mazzetto di salvia e rosmarino
sale qb
Preparazione:
Disporre il muscolo tagliato a dadi non troppo piccoli in una pentola di coccio, aggiungere gli spicchi d’aglio senza levare la camicia, il sale, il mazzetto di odori e il pepe. Coprire con il vino e far cuocere a calore moderato, in forno (circa 150°C) o sul fornello, fino a che la carne non risulti estremamente morbida, avendo cura di coprire il recipiente.
Occorreranno almeno 4 ore di cottura lenta, a fuoco basso.
Tostare le fette di pane, in forno o sulla griglia, disporle in un piatto e versarci sopra il peposo.
Servire ben caldo
e….buon appetito!!!!!!

Trattoria Il Francescano
Largo Bargellini
50122 Firenze
Telefono 055/241605
Mail: info@ilfrancescano.com

Cristina

Ristorante Pizzeria Il Cipiglio

cipiglioRistorante Pizzeria Il Cipiglio

Chi entra in Toscana si accorge subito di entrare in un paese dove ognuno è contadino.
Ed esser contadino da noi non vuol dire soltanto saper vangare, zappare, arare, seminare, potare, mietere, vendemmiare: vuol dire sopra tutto saper mescolare le zolle alle nuvole …”
Curzio Malaparte

Siamo ad un passo dal centro storico di Firenze, nella periferia borghese della città, fatta da bellissimi ed eleganti palazzoni primi ‘900, le botteghe ancora piene di gente, non soppiantate dai supermercati, dove ci si conosce tutti e la quotidianità degli incontri riesce a farti compagnia, quasi come un cane fedele al suo vecchio padrone, e, nella zona, c’è ancora un cinemino della Parrocchia vicina; il locale è situato in una piazza fuori dai viali, fuori dal traffico, quasi un oasi perfetta, una grande porta che si apre su un locale fatto di gente, flash spudorato di colore alle pareti e quadri appesi fatti con il vino….tecnica unica e originale dell’artista Elisabetta Rogai, e poi, all’ora di pranzo, improvvisamente scoppia la vita, i saluti, le risate, i commenti, le pause dal lavoro, gruppi di giovani sorridenti che vanno e vengono, professionisti e impiegati di studi professionali della zona, a volte si vede Irene Grandi, quando ritorna nella “sua” Firenze,  il pr di grido di Firenze, il “bello e impossibile” Stefano Bosia, giornalisti, e poi le chiacchiere e i sorrisi, il tempo di dare un occhiata al giornale, i commenti sulla Fiore….nato da una proposta intelligente di 5 soci, impegnati in ambiti diversi e gestito da Bernardo Rogai, socio e amministratore, un gigante di simpatia, un inguaribile romantico, dolce e passionale.
Difficile non volergli bene, impossibile non stimarlo, alla fine del pranzo e della cena sono sempre moltissime le cose positive da ricordare. Il suo sogno è realizzare il locale su cui investire i suoi progetti, sogni….. ma reali, la sua esperienza e la sua creatività, i suoi ricordi fanciulli, il porto sicuro della famiglia…..

Il locale infatti prevede 2 proposte diverse, il pranzo del giorno, chiamiamolo “da lavoro”, rapido ma senza togliere niente al gusto e alla qualità, gustoso, eccellente, fatto di piatti toscani, tipici, ricette e sapori di casa, e poi la sera, la cena e la pizzeria: ed ecco una cucina senza moda, senza personaggi, senza vanità, la moda del momento di chef sempre alla ribalta, ma una cucina curata, ricercata, con proposte di pesce freschissimo, polpo, vongole, spada, branzini, l’impepata di cozze e poi la pappa al pomodoro, la ribollita, le lasagne al forno con il ragù…come va fatto…..lo stinco, la tagliata, la carne migliore di Firenze e ancora……la pizza e i covaccini, oltre al pane fatto in casa su forno a legna, e poi i dolci “fatti in casa”….proposte, ricordi, calore di casa, ricette segrete e ormai dimenticate, le famiglie raccolte intorno al tavolo……
Poi, nella stagione estiva, il locale presenta un delizioso dehor, una terrazza antistante l’ingresso, per i primi tepori primaverili, per riparare i clienti dal refolo di vento che serpeggia veloce nella piazza, cene romantiche, tavolate di ragazzi festosi e ridenti.

Come dice Bernardo Rogai: Raccomando al mio cuoco i  piatti della tradizione, piatti che, ricordo, cucinava la mia nonna, e che sono sempre attuali.
Quello che mi sono posto per Il Cipiglio era di usare tutto il know how appreso per il mondo, dare un imprinting al locale, scoprire prodotti giornalieri, ritrovare i sapori di una volta, la pasta fatta in casa, le ricette della tradizione che sono la storia della nostra terra. Un posto particolare al nostro olio e al vino, alla magia e all’emozione che si prova davanti ad un piatto o ad un bicchiere di vino, alle emozioni che mettono in moto i cinque sensi che mettono in moto un “ricordo”   mentale che fa poi parte di noi stessi.

Bel locale, questo Ristorante Il Cipiglio, e bel personaggio il suo conproprietario e gestore: qui il progresso e le divagazioni gastronomiche si sono fermate per lasciare il posto al linguaggio di una sana  e autentica cucina di casa.
E come dico sempre, bisogna lasciare sempre le porta aperte alla speranza, perché le persone piene di risorse vanno sostenute e incoraggiate…sono il futuro e la forza motrice di questo nostro bel paese!

polpoPolpo in coccio con olive taggiasche  Ricetta d’autore de Il Cipiglio

Ingredienti per 3 persone
1 polpo di circa 600 gr
olive taggiasche
7-8 pomodori ciliegini o similari
olio d’oliva
sale
origano fresco
timo fresco

Preparazione

Fate cuocere il polpo nell’olio d’oliva, da quando bolle circa 35 minuti, tagliato a tocchetti , aggiungendo le erbe aromatiche lavate e tritate, le olive, i pomodori tagliati a pezzetti, il sale.
Fare cuocere, mescolando bene e servitelo in un coccio dell’Impruneta, mettendo sul fondo 2 fette di pane di campagna, abbrustolito, leggermente agliato.

RISTORANTE IL CIPIGLIO
Via Raffaello Lambruschini 15R
Firenze
www.cipiglio.it

Suggerito da Cristina

Piatti musicali e bicchieri tintinnanti: calici pop-rock a Mangia come scrivi

dizionario-pop-rock-2014Piatti musicali e bicchieri tintinnanti: calici pop-rock a Mangia come scrivi
Giovedì 20 febbraio ospiti della rassegna gastronomica e letteraria al Ristorante Il Garibaldi i critici musicali Enzo Gentile e Alberto Tonti

CANTU’ (Como) – Quelli che non guardano Sanremo. Quelli che lo “recuperano” il giorno dopo sui giornali e nei tg. Quelli che amano la cucina, la musica, le buone compagnie. Quelli che non sono “rock” o “lenti”, ma che quest’anno hanno scelto di essere “pop-rock”.
E’ all’insegna della musica (e del buon vino) l’appuntamento di febbraio della stagione lombarda di Mangia come scrivi.
GIOVEDI’ 20 FEBBRAIO, alle 20.30, al Ristorante Il Garibaldi (piazza Garibaldi, 13) di Cantù (Como) si terrà la serata “Calici Pop-Rock”, con ospiti Enzo Gentile e Alberto Tonti, gli autori del “Dizionario Pop-Rock 2014” (Zanichelli) che ha consacrato in copertina Jovanotti come artista dell’anno.

Per omaggiare i protagonisti, gli chef del Garibaldi (che hanno appena vinto la seconda edizione del Festival della Cazoeula) hanno ideato un ricco menu con una doppia versione di ogni piatto, che verrà introdotta da un brano musicale scelto dagli stessi Gentile e Tonti: ai commensali verranno così servite quattro portate, dall’antipasto al dolce, ognuna proposta sia in versione “pop” che in versione “rock”. I vini, selezionati da Claudio Ricci de “Il Bere Alto”, saranno quelli delle Langhe e del Roero prodotti dall’Azienda agricola Pelissero (http://pelissero.com/) di Treiso (Cuneo) e dalla Cantina Giovanni Almondo (www.giovannialmondo.com) di Montà d’Alba (Cuneo). La cena-spettacolo (info e prenotazioni allo 031 704915) sarà condotta come sempre dal patron di Mangia come scrivi – il giornalista Gianluigi Negri – e terminerà entro la mezzanotte. Il pubblico avrà la possibilità di acquistare i dizionari e farseli dedicare dagli autori. Inoltre alla serata parteciperà, come guest star, un importante protagonista della canzone italiana.

Nel monumentale “Dizionario del Pop-Rock 2014” (con prefazione di Carlo Verdone), Gentile e Tonti hanno “schedato” 33.000 dischi dal vinile all’mp3 e 2.200 artisti.

Gentile ha scritto per “Il Mattino”, “Jam”, “La Repubblica”, “La Stampa”, “Rolling Stone”, “Rockstar”. Come autore e conduttore radiofonico ha lavorato a  Radio Popolare, Rai, Radio 24. Per la tv ha scritto e realizzato programmi per Italia 1 e RaiSat. Tra i suoi libri (oltre 20) “Legata ad un granello di sabbia” (Melampo) e “A day in the life” (Editori Riuniti). È docente di Storia del pop e del rock nel Master in Comunicazione all’Università Cattolica di Milano.
Tonti (critico musicale per “La Stampa”, “L’Unità”, “Jam”, “D-La Repubblica delle Donne”, “A-Anna”, “Grazia”) come autore e conduttore radiofonico ha lavorato a Radio Popolare, alla Rai e a Radio 24. E’ stato consulente di “Quelli della notte” di Arbore e direttore dei programmi di Videomusic. Tra i suoi libri, “Ballarono una sola estate. 70 meteore della canzone italiana anni Sessanta” (Rizzoli). Con Andrea Kerbaker ha scritto “Let it Beatles” (2012, Skira).

Il successivo Mangia come scrivi in Brianza si terrà giovedì 13 marzo. Protagonisti della serata “Peccati di gola” (in collaborazione con Azienda agraria sperimentale Stuard di Parma, Pepper Parma e il sito Eroxè) saranno Dante Bernamonti (Faber), Michele Cogni, Rosalba Scaglioni, Massimo Casarini.
“Calici Pop-Rock”

Menu

Antipasto Pop
Culaccia del Salumificio Rossi di Sanguinaro (Parma)
Antipasto Rock
Rosa di Culaccia (del Salumificio Rossi) con Mousse di Ricotta al Cognac e Miele, spolverata con Semi di Papavero

Primo Pop
Gnocchi di Patate al Sugo di Pomodoro
Primo Rock
Gnocchi di Patate impastati con Culatello Dop di Zibello al Burro Fuso e Salvia

Secondo Pop
Coniglio alla Livornese con Olive Taggiasche e Patate di Vigolo Vattaro (Trento)
Secondo Rock
Coniglio Reale disossato con Farcia al Parmigiano Reggiano e Pinoli, accompagnato con Olive Taggiasche

Dolce Pop
Strudel di Mele
Dolce Rock
Semifreddo alla Cannella con dadolata di Mele, Uvetta e Pinoli, caramellati all’Aquavitae “Gravenstein Barrique” della Distilleria Psenner

Vini
Durante la cena verranno serviti alcuni vini delle Langhe e del Roero, prodotti dall’Azienda Agricola Vitivinicola Pelissero (http://pelissero.com/)  di Treiso (Cuneo) e dalla Cantina Giovanni Almondo (www.giovannialmondo.com) di Montà d’Alba (Cuneo), selezionati da “Il Bere Alto” di Claudio Ricci

Costo della cena: 35 euro
Prenotazioni: Tel. 031 704915 oppure ilgaribaldicantu@libero.it  oppure info@mangiacomescrivi.it

L’Accademia Ristorante Gourmet di Filippo Cogliandro – Cristina

filippo cogliandro executive chef.jpgLa passione per la buona cucina di Filippo Cogliandro, un uomo vero del sud, un uomo della Calabria, un uomo libero……..
Un ristorante, un lembo di spiaggia in riva al mare che ti cattura i sensi per la bellezza sconfinata fatta di natura, di mare, sabbia,  ritmi cadenzati  che seguono le onde e poi il vento e il mare in tempesta, ugualmente bello e affascinante; e poi un uomo, gentile e affabile, sorridente, legato alla sua terra e alla sua famiglia, a tutto quello che ha creato con il suo lavoro, al rimpianto per il padre Demetrio Cogliandro, grande uomo ed  esempio per lui L'Accademia sul mare.jpge i suoi fratelli.
Sembra impossibile che un posto così meraviglioso, una location così prestigiosa per la cucina e l’accoglienza abbia subito un terremoto, il dolore acuto di una ingiustizia, di prepotenza e sopraffazione, un evento che ha sconvolto la vita di Filippo Cogliandro, questo uomo gentile, ma giusto,  che ha trovato nella sua forza d’animo il coraggio di ribellarsi alla richiesta del pizzo, il denominatore comune che lega i componenti della n’andrangheta calabrese, ai continui soprusi, alle richieste più estorsive.
laccademia_2001.jpgFilippo ci racconta la sua storia, del suo ristorante L’Accademia, la spiaggia dell’Accademia a Lazzaro, il suo paese, di un gioiello creato dal nulla, con il suo lavoro e quello dei suoi collaboratori, una storia bella ed esaltante, perché fatta di uomini, di sogni realizzati e poi di scelte difficili, di amici scomparsi per paura, di solitudine, inesplicabile e dura da sopportare, i rifiuti che sono lame d’acciaio; e poi la vicinanza di Don Ciotti, un fratello,  la spiaggia Libera, Libero Grassi, il Sindaco di Motta Paolo Laganà, il Prefetto Francesco Musolino, ……..e improvvisamente tanti, tanti volti sorridenti, mani che lo cercano, applaudono, lo carezzano………. e Filippo non è  più solo.

Filippo raccontami la storia affascinante della  “nascita” dell’Accademia Ristorante Gourmet
Affascinante storia, quella del Ristorante L’Accademia Ristorante Gourmet……L’ACCADEMIA RISTORANTE GOURMET nasce nel 1995, per onorare un personaggio vissuto a Lazzaro negli anni settanta, pittore di corte di Re Baldovino del Belgio, Jim Jansen.
E’ proprio a Lazzaro che Jim s’innamora dell’atmosfera del posto, dei colori forti dei paesaggi che richiamano le tecniche della scuola fiamminga e decide, essendo architetto, di farsi costruire una villetta immergendola nel verde con un ambiente semplice e raffinato, luogo dove sorgeva in precedenza L’Accademia.
Negli anni ’70, Jim Jansen apre la sua “Accademia di pittura” ma in un paese come Lazzaro, all’epoca povero culturalmente ed economicamente, la sua scuola ha poca fortuna e la difficoltà di poter trasmettere l’arte a qualcun altro fa scattare in Jim Jansen una produzione esagerata di opere d’arte che mi coinvolgono a tal punto tanto da spingermi a cercare di diventare pittore, artista e chef.

Praticamente ti sei scoperto chef dopo aver capito che non eri un artista
Ma l’estro e la capacità di Filippo dovevano trovare il loro giusto habitat: il nostro manager non riesce ad esprimere creatività sui quadri e involontariamente, preparando delle piccole cenette per gli amici, inserendo estro e fantasia, si scopre artista della cucina. Da qui l’idea del ristorante e la scelta del nome: Jansen faceva arte con le sue opere e  Filippo con i suoi piatti.
Il tempo ha completato “l’opera”: corsi di cucina con i più grandi maestri della ristorazione, spesso in giro alla ricerca del gusto e della creatività.
E la brigata e i tuoi collaboratori?
Dal gennaio del 2004, L’Accademia si trasferisce nell’antico “Palazzo della Castelluccia”, palazzo nobiliare di fine 800. La cantina dei vini con enoteca per degustazione vini, è curata personalmente dal maitre di sala Demetrio Albano e il mio sous chef è Giovanni Dascola.
Libera, la bandiera dell’associazione antimafia creata da Don Ciotti per La spiaggia Libera, da quest’anno….
Libera, la bandiera dell’associazione antimafia creata da Don Ciotti, quest’anno sarà la prima a sventolare sulla spiaggia antistante il ristorante dell’Accademia e la spiaggia sarà piena di grida di bambini, di gioco, di ragazzi felici, aperitivi e musica live, di amore giovane e di ragazzi calabresi liberi sulla spiaggia Libera, come tutte le spiagge del mondo.
Oggi chi arriva a  Lazzaro vive in un’atmosfera di un territorio rinnovato che tenta di progredire, liberandosi dalle prigioni che derivano dalla cultura della sopraffazione, della prevaricazione e dell’illegalità. Oggi Lazzaro è un Paese in crescita che fa dell’accoglienza e della promozione delle sue bellezze naturali, architettoniche e, non per ultime, culinarie elementi di identità culturale, creando movimento e occupazione.

Chi ti è stato vicino?
Il mio è stato un messaggio di legalità, e quindi di speranza per chi vuole combattere in una terra sempre più oppressa dai criminali. Ho avuto vicino la mia famiglia, i fratelli, e poi si è creato un rapporto fraterno con Don Ciotti, ma anche la gente, oltre alle autorità, e tutti mi avvicinavano e mi dicevano, sommessamente,….bravo.

Filippo, dopo tanto dolore, che cosa è per te la tua terra????
Il paesaggio è già un buongiorno di allegria, è una esplosione di colore, che inebria da quando ci si alza la mattina, dovunque il profumo del mare, il mio mare che mi riempie lo sguardo e mi scalda il cuore, il mio mare che si ritrova nei miei piatti, e i profumi…..il cibo parla della mia terra e mi piace pensare che possa raccontare di me attraverso i miei piatti; niente è gratuito e la “valigia del mio viaggio”, se così si può chiamare, è piena di sapore della mia terra, di ricordi e profumi, ma anche di sacrificio, ricerca, studio, esperienza, il ricordo del mio babbo, un faro nella mia vita, e poi il lavoro di equipe con i miei collaboratori, il mio prezioso sous chef Giovanni Dascola, le radici della mia terra sono il fil rouge che mi lega alla vita, le antiche ricette e tradizioni della Calabria, che diventano ogni giorno un rito, un arte che rivaluta i gusti semplici, passioni senza confini e senza tempo.
E tutto questo dolore, gioia, sacrificio ed entusiasmo è da preservare, difendere, tutti insieme, con grande forza, i valori e la  dignità, perché sia di esempio alle nuove generazioni e perché….il silenzio uccide.
 

L’ACCADEMIA RISTORANTE GOURMET
 DI COGLIANDRO FILIPPO
Lungomare Cicerone – Lazzaro,
8989065 MOTTA SAN GIOVANNI (RC)
tel.: 0965714132 

Storie di terre e di persone c’è un unità tutta da amare – Cristina

RAVIOLI SOLIVE.jpgFelice chi lancia i pensieri come allodole in libero volo
verso i cieli nel mattino!”
(Baudelaire)

Luoghi, storie, emozioni che si ricorrono senza fine, che si ripetono nei secoli, basta andarle a conoscere.

Il periodo che stiamo vivendo non è semplice, sia per i modi che per l’economia del Paese, tutto è difficile e le persone sono in grande difficoltà, modificando abitudini e modi di vivere.

Ma esiste ancora un Italia nascosta, fatta di persone serie, piene di valori e tradizioni, culture tramandate, buona educazione: incontro la quinta generazione della Famiglia patriarcale Bariselli  e già dal primo approccio si indovina una elegante educazione, un aprirsi alle persone che è la caratteristica di una educazione ricevuta in casa, educazione semplice, fatta di esempi e di valori.

La serata è bella, l’ambiente è l’Antico Uliveto di Serravezza, il regno incontrastato di Cristina e Massimo, pieno di verde, il gatto rosso e le papere sciolte in giardino, candele e lanterne di ferro, atmosfere sospese tra gli ulivi quercetani di Cristina, che conserva la specie e un fascino tutto particolare di questo posto, una campagna tra i monti e il mare, un intreccio di suggestioni e di atmosfere, di accoglienza e di profumi e sapori delle cose buone di una volta;  e poi Gian Mario e Monica, i Bariselli, e la produzione Solive della Franciacorta, gli abbinamenti sensoriali dello chef Nicola Dati, ma, principalmente, una realtà che ti fa rendere conto che il mondo è pieno di cose meravigliose e che, dagli incontri, è sempre di più quello che ricevi in cambio, e non è soltanto il vino, ma l’aspetto più affascinante e incredibile di un incontro è quello di scoprire di persona che esiste un’Italia fatta di generazioni che si tramandano i segreti della terra, di stare tutti intorno ad un tavolo, a pranzo e a cena, momenti patriarcali e unici per ritrovarsi e guardarsi negli occhi, i vecchi con i giovani, i segreti di una cultura aziendale, artigianale, che viene dallo stretto legame con il territorio, la riscoperta continua e antica di essere italiano, l’appartenenza, la passione, la storia comune, l’eredità storica della vigna. 

E la vita cadenzata, quasi noiosa, della campagna, il lento ripetersi delle stagioni, le consuetudini, il ritrovare la Famiglia in una ricetta antica e tramandata, e poi il fascino della Franciacorta, l’antico cascinale, i vitigni storici, le tradizioni contadine,l’agriturismo di oggi che viene dalla cultura dell’accoglienza di ieri, in una natura dolce e incontaminata, fiera dei suoi pioppi e olivi, nei flash spudorati di rose di tutti i colori a delimitare i filari delle viti, per far conoscere con orgoglio la nostra terra, e lo sguardo che spazia tutt’intorno per poi perdersi fino al lago d’Iseo….questa è l’Italia che amiamo.

La Cantina Solive, situata nel comune di Erbusco, è consociata dal 1996 al “Consorzio Vini Franciacorta“.
Dalla sua suggestiva posizione, che domina i vigneti della collina Bellavista, si abbraccia l’intera Franciacorta fino al lago d’Iseo. Qui arrivano i raccolti dai vigneti in proprietà, dislocati per oltre 30 ettari nelle tenute in Torbiato, Adro e Corte Franca. La struttura della cantina si sviluppa su 4 piani per una superficie coperta di 2800 mq.
Oltre alla Cantina Solive, l’allevamento del bestiame, un romantico agriturismo gestito dalle signore di casa Bariselli, la produzione di prodotti tipici locale e il Museo Contadino, in un rustico immerso tra i vigneti, ai margini dell’ampia corte a giardino dell’Agriturismo, il piccolo museo contadino, la collezione di famiglia, raccolta negli anni con amorevole cura, annovera innumerevoli attrezzi e macchinari agricoli d’epoca. Fra i vari pezzi oggi introvabili, campeggia su tutti il “Locomobile”, il primo motore Landini.

Una serata all’insegna dell’accoglienza toscana di Cristina e  Massimo  dell’Antico Uliveto che sposano la cultura vinicola della famiglia patriarcale Bariselli, che, dal 1898,  esprime la passione per la sua magnifica terra, la Franciacorta, nella produzione del suo vino.

I 4 Franciacorta presentati all’Antico Uliveto

Franciacorta Brut docg                                       
Franciacorta Brut docg Satèn
Franciacorta Brut docg Rosé
Franciacorta Brut docg Pas Dosé
 
Ristorante L’antico Uliveto
Via Martiri di Sant’Anna, 76
Pozzi di Serravezza – Lucca
www.antico-uliveto.it

Solive
Cantine e Agriturismo in Franciacorta
Via Bellavista
25030 Erbusco – Italy
www.solive.it