Ascoltare la fragranza del cioccolato ….

Manuela BottassoAscoltare la fragranza del cioccolato ….

Pura Delizia Cioccolato Artigianale alla Chaine Francigena Toscana

Dolce, amaro, nero come la notte, bianco come il vestito di una sposa, un sapore fragrante, una tentazione maliziosa e sensuale……va in scena Pura Delizia Cioccolato Artigianale ad Artimino “La Chaîne Toscana Francigena”, in un evento che abbina la cucina italiana con l’arte, lo spettacolo e il fashion, un evento organizzato dal neonato Bailliage “Chaîne Toscana Francigena”, un appuntamento per introdurre la missione del Bailliage per coniugare e unire il buono e il bello delle eccellenze del made in Italy e tutto quello che il mondo ci invidia: the extraordinary Italian style, il cibo, l’arte e la moda, mondi e modi del vivere quotidiano.

Pura Delizia Cioccolato Artigianale, ascoltare la fragranza del cioccolato….

Giovanna Elettra LivreriE fra queste, in una notte di stelle, aleggia fra le volte del Castello di Artimino una domanda…..quale è il segreto del cioccolato? La sua dolcezza amara è una tentazione, maliziosa e sensuale, ma rimane il mistero di un gusto prelibato, eccellente e straordinario che stuzzicando le papille gustative riesce a risvegliare tutti i sensi. Una magnifica tentazione alla quale è difficile resistere, il viaggio di un attimo, nel quale diventa fondamentale riuscire a comunicare il sapore, i profumi, le suggestioni, persino i valori veicolati del prodotto che si sta gustando, anche attraverso l’immagine, unico mezzo la vista.

Il Presidente del nuovo Club della “Chaine des Roitisseur” l’Avvocato Giovanna Elettra Livreri, direttore generale della camera estera CC-ICRD (Italia Caraibi e America Latina), parla dell’evento ad Artimino come una sintonia – “accordo di toni” dal greco – tra l’arte, la moda, lo spettacolo e il food, dove spicca il sapore del cioccolato…….come ci dice, che sa di casa, profuma di terra, l’odore di casa mia, dove rinasco mille volte ogni volta che torno a casa, sapori che fanno parte della vita, che mi accompagnano in ogni evento cadenzando i momenti, fanno ridere la mia anima, mi accompagnano fra la gente.

piccolaCome tiene ad affermare l’Avvocato Livreri….

Questa edizione della Chaine che io presiedo è una nuova poesia e sinergia di immagini e gusto. Ma anche un nuovo stile di vita. Se si parla di benessere in rapporto al cibo, si può e si deve parlare di benessere rispetto alla moda. Come il cibo interroga il corpo, il territorio, la natura e il paesaggio, altrettanto lo fa la moda e soprattutto gli abiti che scegliamo e indossiamo per le nostre interazioni sociali.
Il cibo è anche gioco e creatività, performance, gesto e teatralità proprio come la moda, anche se le loro esecuzioni sono espresse in maniere diverse.
La Chaine Francigena Toscana deve trasmettere la passione e la qualità che ci sono dietro le mani dell’artigiano che lavora la moda e dello chef, mostrare l’abilità e le loro storie, il primo attore che sono le mani, e poi l’estro, gli accostamenti di colori, tessuti, e poi i sapori, la cultura visiva del cibo, ma ad ampio respiro, far riflettere chi osserva, farlo immedesimare in una condivisione creativa, ribaltare la forma di nutrimento in un riflesso per gli occhi, per parlare di una cultura del cibo di ampio respiro, sperimentazione e contaminazione fra linguaggi ed esperienze diverse.

La Chaine Toscana Francigena è grata a tutti Partners e gli Sponsor che hanno aderito all’Evento CHAINE ROUGE 2017 DEL 9 DICEMBRE 2017 della Chaine Toscana Francigena
GRATI A:
CHAINE DES ROTISSEURS D’ITALIE
AMITES SANS FRONTIERES MONACO – FIRENZE
PURA DELIZIA CIOCCOLATO ARTIGIANALE
TENUTA DI ARTIMINO
AVARO FIGLIO STILISTA
PRESS E COMUNICAZIONE “LE SALON DE LA MODE” – Gabriella Chiarappa
LONVILLE 1873 OROLOGI
FABI SHOES
BERG TU DIVA GIOELLI
EDOARDO TRANCHESE – I TRANCHESE FOTOGRAFI

Enoarte tra le colline del Chianti

23659330_1871455062882762_1835606550984412436_nEnoarte tra le colline del Chianti

Il Castello del Nero a Tavarnelle Val di Pesa

Elisabetta Rogai e la sua EnoArte, un magico incontro fra una artista, un vino e il Castello del Nero per un viaggio ininterrotto alla ricerca del bello.
Il suo immaginario è l’espressione del suo subconscio e rispecchiano il fascino che l’artista subisce dal mondo naturale, prende vita attraverso figure di donne, cavalli, aquile, elementi reali che assumono forme di creature surreali morbide e allungate, sospese nel tempo oppure alla ricerca della terra, cariche di colori cangianti dalle infinite sfumature, come quelle del vino, che richiamano i fenomeni naturali. Un abbinamento perfetto, armonioso, quello delle opere della Rogai, fatte con la tecnica 20476387_1758145247547078_6576941247712486147_nEnoArte, il vino al posto del colore a olio, che ben si sposano allo splendido albergo immerso nel verde del Chianti, incastonato nella quiete musicale del paesaggio. Le opere sono esposte su cavalletti nella imponente hall dell’Albergo e nelle suite a piano terra, appese sulle pareti a facciavista delle sale e la performance live effettuata con il vino prodotto dal Castello del Nero nella cantina in pietra che fa parte della struttura originaria del XII secolo dove spiccano centinaia di etichette, per una carta dei vini riconosciuta da Wine Spectator come una fra le più importanti al mondo.
Se la passione ridefinisce i sogni, quella dei proprietari del Castello del Nero ha saputo ridare anima, fascinazione, eleganza e incredibile bellezza a questo straordinario luogo, un antico maniero a Tavarnelle Val di Pesa circondato da trecento ettari di terreni coltivati a ulivi e vigneti, un percorso iniziato con un attento restauro e lentamente, con molto impegno, gusto, con la sensibilità emotiva per carpire il mistero che suggella lo spirito del luogo e del paesaggio, la proprietà ha saputo coniugare lo stile della Toscana con la gioia dell’estetica, come creatura viva e pulsante, il piacere del bien vivre e il savoir faire e dell’accoglienza aggiungendo anche una modernissima e attrezzata Spa ai servizi offerti, un mondo di coccole esclusive.
484537_400637499964533_1017960737_nL’artista Elisabetta Rogai, con questa esposizione in una insolita e affascinante galleria d’arte, riafferma così la sua presenza nel Chianti dove risiede e dove ha sempre vissuto la sua famiglia, con questa sua personale che ha il vino come soggetto, il vino toscano che l’artista considera come il risultato di come la terra incontra la poesia, che è diventata una sua abituale espressione d’arte, lei domina il prodotto, lo usa, nel pieno rispetto della sua storia, per raccontare la terra, creare immagini ed emozioni, per far parlare i cavalli, il falco, l’aquila, i bambini, le sue donne, ebbre di vino, piene di fascino e sensualità, ruba i colori del suo immaginario fantastico adoperando il vino per farli vivere, sensibilizzando ed emozionando chi osserva, rendendo la location che l’ospita uno scrigno prezioso, fantastico, che sa di fiaba.

www.elisabettarogai.it
CASTELLO DEL NERO S.p.A.
www.castellodelnero.com
Strada Spicciano n. 7
50028 Tavarnelle Val di Pesa (FI) – ITALIA

Artimino e la Chaine Toscana Francgena una location da sogno che celebra il connubio tra food, fashion e arte e the extraordinary Italian style

Anatra-all'arancia-ristorante-Biagio-PignattaArtimino e la Chaine Toscana Francgena una location da sogno che celebra il connubio tra food, fashion e arte e the extraordinary Italian style

Va in scena ad Artimino “La Chaîne Toscana Francigena”, un evento che abbina la cucina italiana e il fashion ricordandoci che food e fashion sono due pilastri della cultura e dell’economia del Bel Paese, un evento organizzato dal neonato Bailliage “Chaîne Toscana Francigena”, vuole essere un appuntamento per introdurre la missione del Bailliage al Presidente Nazionale Chaine des Rotisseurs d’Italia, Dr Roberto Zanghi, per coniugare e unire il buono e il bello delle eccellenze del made in Italy e tutto quello che il mondo ci invidia: the extraordinary Italian style, due industrie culturali, il cibo e la moda, due mondi e modi del vivere quotidiano.

Confrérie de la Chaîne des Rôtisseurs, La Confraternita della Chaine è una società gastronomica internazionale fondata a Parigi nel 1248 e rifondata successivamente nel 1950, una realtà che opera per la diffusione della cultura della gastronomia promuovendo i valori gastronomici e l’essenza stessa della Confrèrie, il piacere della tavola e il valore dell’amicizia.
Il nuovo Club della “Chaine des Roitisseurs ” vede in prima linea il Presidente Giovanna Elettra Livreri, avvocato e direttore generale della prestigiosa camera estera CC-ICRD (Italia Caraibi e America Latina), come organizzazione e direzione artistica Cristina Vittoria Egger Charge des Missions e “Gran Dama della Real Casa Savoia” e la madrina del neonato Bailliage Anna Accalai, designer e Charge des Missions D’Italie, tutto per garantire un incontro esclusivo dove gastronomia, moda, arte e cultura sono mixati alla perfezione. E in questo evento vengono abbinati elementi come vivere, mangiare e vestirsi per abitare il mondo, si codificano i linguaggi e i comportamenti, si costruisce l’identità, non solo personale ma anche collettiva, dunque la maniera di mangiare e di vestire contraddistingue le immagini e identità di popoli e nazioni ma anche le industrie, l’economia e il lavoro.
E Artimino si propone come poesia e sinergia di immagini e gusto con una cena placee creata da Michela Bottasso la professionista che vive in armonia il suo essere chef in simbiosi con la natura la circonda usando la sua cucina come strumento di arte, due mondi e modi del vivere quotidiano. Michela Bottasso è la chef del “Biagio Pignatta” il Ristorante del complesso di Artimino dove la natura stessa contraddistingue le immagini, e, seguendo la filosofia green, usa e cucina le verdure in un terreno attiguo di 5mila mq, creando una cucina semplice ma non banale. Per lei la cucina interroga il territorio, la natura e il paesaggio, e nelle sue mani la sua cucina diventa anche gioco e creatività, performance, gesto e teatralità proprio come l’arte.

ARTIMINO
9 dicembre 2017 ore 20,00
Viale Papa Giovanni XXIII,1
59015 Artimino Prato (PO)
www.artimino.it

A Napoli l’Archivio Storico riscopre la cucina borbonica

CHEF ROBERTO LEPREA Napoli l’Archivio Storico riscopre la cucina borbonica
Il premium bar di via Scarlatti 30 inaugura le nuove cucine con un menù che ricorda i fasti dei borboni

Onde nasce il sapor delle vivande?
“Chi sa l’indole, e la natura dell’uomo, con difficoltà, può
definire onde nasce il sapor delle vivande.
Tutto può accadere, e da tutto ciò può
derivare, ma il più delle volte il sapor delle vivande nasce dalla facoltà naturale.
Per intender questa, che io intendo verità, bisogna permettere che il corpo umano
secondo sentimento e la struttura si avvicini a diverse
sensazioni ed emozioni a capir che una vivanda sia eccellente per il suo gusto”.
“Il Cuoco Galante – Corrado ed. del 1793”

L’Archivio Storico, locale di via Scarlatti (zona Vomero) che dal 2013 caratterizza le serate dei napoletani abbinando ad ottimi vini e cocktail iniziative culturali ed eventi di spessore, non è più soltanto un premium bar ma diventa a tutti gli effetti un ristorante: nelle sue nuove cucine vengono preparati piatti raffinati recuperati dai ricettari pastiera fotodell’epoca dei Borbone – scritti dai Monzù (così un tempo venivano definiti i grandi cuochi provenienti da Parigi per rendere gourmet la cucina popolare partenopea) – e che oggi vengono preparati – e reinterpretati – dallo chef Roberto Lepre coadiuvato da una brigata d’eccezione.
Un esempio è la Parmigiana di melanzane, la cui prima testimonianza storica è contenuta nel “Cuoco Galante” (1733) di Vincenzo Corrado (cuoco al servizio delle più importanti famiglie aristocratiche della Napoli del ‘700) – che secondo il ricettario veniva preparata con le melanzane o le zucchine fritte nello strutto e poi condite con parmigiano e burro, e infine ripassate in forno – nelle cucine dell’Archivio si trasforma in “Melanzane alla parmigiana in vasocottura”.
Il Gattò, sformato di patate che fu introdotto nel Regno delle Due Sicilie grazie ai cuochi francesi chiamati nel Reame di Napoli dalla regina Maria Carolina in occasione delle proprie nozze (1768), diventa “Aria di patata al pepe sichuan, fonduta di Provolone del Monaco, croccante di salame e briciole di pane raffermo”. I “uermiculi aglio e uoglie” (ovvero gli “spaghetti aglio e olio), la cui ricetta fu descritta nel trattato “Cucina Teorico Pratica” di Ippolito Cavalcanti (1837), appellati anche come “Vermicelli alla Borbonica” perché furono il piatto d’eccellenza per l’utilizzo della forchetta a quattro rebbi inventata dal ciambellano di Ferdinando IV di Borbone per raccogliere e gustare la pasta “aglio e uoglie”, sono reinterpretati da Roberto Lepre come “Spaghetti aglio, olio e peperoncino, battuto di dentice al limone e clorofilla di prezzemolo a velo”. Ancora, i Polipetti alla Luciana, un piatto di origini antichissime, così chiamato perché una volta i polpi erano pescati dai pescatori del Borgo Marinari di Santa Lucia e cucinati seguendo un procedimento molto particolare (ovvero venivano tagliati a pezzi grossolani e cotti lentamente nel loro liquido in una casseruola di terracotta, senza mai aggiungere acqua né aprire il coperchio), nel menù dell’Archivio si trasformano in “Moscardini alla Luciana, cracker croccante del suo nero su spuma di ceci di Cicerale”.
Tra le proposte del ristorante non potevano ovviamente mancare altri piatti cult della cucina napoletana, come la genovese, il sartù, il soffritto e tanti altri.
Un viaggio nella storia della cucina napoletana in cui il babà è protagonista indiscusso: il dolce che – non tutti sanno – affonda le sue radici in Polonia (il “babka ponczowa” era un dessert a lievitazione naturale), poi importato in Francia dallo zar polacco Stanislao Lesczynski lì in esilio – fu reinterpretato dai pasticceri parigini ed oggi presentato ai “commensali” dell’Archivio Storico in una nuova versione – arricchita con crema alla vaniglia bourbon e amarena – che prende il nome di “Lazzarone” (così come veniva appellato il re Ferdinando IV).
“L’Archivio Storico è un omaggio alla gloria della Napoli che fu – spiega Luca Iannuzzi, patron dell’Archivio Storico e Cavaliere di Merito del Sacro Militare ordine costantiniano di San Giorgio di Napoli -. Le cinque sale principali sono dedicate ai cinque Re delle Due Sicilie (Carlo, Ferdinando, Francesco I, Ferdinando II e Francesco II) e alle rispettive Regine. Ci sono immagini che rappresentano i momenti salienti della vita del Regno e una serie di ‘punti di vista’ (culturali, storici, antropologici e ora anche gastronomici) omessi dalla storiografia negli ultimi 150 anni”.

Archivio Storico
via Alessandro Scarlatti, 30 – Napoli
www.archiviostorico.com
FB: @archiviostoriconapoli
IG: Archivio Storico Napoli
Crediti ph: Foto Paola Tufo

Paccheri ripieni di ragù genovese con provolone del monaco su crema di cavolo nero.

paccheriPaccheri ripieni di ragù genovese con provolone del monaco su crema di cavolo nero. Chef del ristorante O Munaciello Miami 

Ingredienti
6 paccheri di numero
100 g di ragù genovese
80 g besciamella
Parmigiano q.b.
Provene del monaco q.b.
Sale q.b.
Pepe q.b.
50 g di crema di cavolo nero

Ingredienti per 1 kg di crema di cavolo nero:
800 g di cavolo nero
200 g di patate lesse
1 acciuga
1 porro
1 spicchio d aglio
Olio q.b.
Sale q.b.
Pepe q.b.
Acqua di cottura del cavolo q.b.

Ingredienti per ragù genovese
Per 1 chilo di ragù genovese:
1 kg di muscolo di manzo
500 g rammo cipolle bionde
100 g carota
100 g sedano
Sale e pepe q,b.
Foglia di alloro

Preparazione
Preparazione del cavolo
Sbollentate il cavolo in acqua calda e freddate in acqua e ghiaccio,soffriggete il porro con olio aglio acciuga, mixate il tutto con il cavolo e la patata lessa salate pepate e passate.
Preparazione del ragù
Tagliate il sedano e la carota a dadini di un centimetro circa e faterosolare in una casseruola, aggiungete la cipolla tagliata a julienne e fate appassire infine l all’oro e il muscolo tagliato a coltello in pezzi di circa 2 cm lasciate cuocere a fuoco lento per circa tre ore se è necessario aggiungete brodo vegetale per terminare la cottura.
Procedimento paccheri
Precuocete i paccheri in acqua salata per circa 12 minuti e lasciat freddare.
Preparate il ripieno con 100 g di ragù genovese, 50 g di besciamella parmigiano e provolone.
Riempite i paccheri e ricopriteli con la restante besciamella passate in forno a 250 g per circa dieci minuti.
Impiattamento. Disponete a specchio la crema di cavolo su un piatto piano e adagatevi il pacchero gratinato sopra guarnire con un rametto di timo.

O Munaciello Miami
6425 Biscayne Boulevard
Miami
‘O Munaciello Firenze
Firenze – Via Maffia, 31
Press: Cristina Vannuzzi

A Miami Mo Facimm e Tarantell!!

21731182_349705355483470_8531527921320603057_nA Miami Mo Facimm e Tarantell!!
Da Firenze e Napoli
‘O Munaciello

“La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto” come diceva Einstein, ma qui abbiamo la fantasia, la commedia dell’arte, i bassi spagnoli, un munaciello dispettoso, un indimenticabile Maradona……mentre da lontano ci coglie la nostalgia per Napul’è del rimpianto Pino Daniele siamo travolti dai colori, i sapori, gli odori, è la bella Napoli che ci accoglie, la sua tavola campana orgogliosa delle sue radici, ricche ed inesauribili, il Munaciello, il genius loci che ti guida per le stradine dei bassi spagnoli, guardando in alto, verso il sole, per guardare le distese dei lenzuoli tesi che volano come farfalle, dove tutto è ridere accompagnato da tamburelli e nacchere, in un crescendo fatto di ritmi travolgenti……..“mo facimm e tarantell!”.

Qui siamo a Napoli, in realtà a Miami, al 6425 di Biscayne Boulevard Corner con la 65th Street, anche il nome ‘O Munaciello, il piccolo monaco citato nell’800 da Matilde Serao, mostra un legame ad una terra con tutti i suoi colori e la gioia di vivere, schidionate di ferro che reggono corone di aglio, peperoncini e pomodorini piemolo, le profumate mele 21192474_343815119405827_8946479154828241293_nAnnurca, i limoni di Amalfi e Sorrento, i prodotti provenienti dai terreni sotto il Vesuvio, ceste di frutta, il juke box, carrettini pieni di fiori e quello delle granite al limone, il locale è un piacevole caos organizzato, mostra la gerarchia di squadra, la fretta calma, la consapevolezza incosciente, l’ emozione di fare sempre le stesse cose, tutti i giorni, in maniera differente….tovaglie con i numeri della tombola stampati, un album fotografico di un quartiere spagnolo per la carica seduttiva di un vero e proprio palcoscenico napoletano, ti aspetti da un momento all’altro di vedere apparire Totò, nel cinquantenario della sua scomparsa, aspettiamo di scorgere la sua malafemmena.

Prosegue a Miami l’enorme successo dei sapori napoletani portati da Firenze e da Napoli del ‘O Munaciello, dove il primo attore è la pizza nera di Carmine Candito, il talentuoso pizzaiolo che dirige la brigata davanti al suo magnifico forno a legna e incanta i tanti turisti che passano le vacanze negli USA.
Negli ultimi giorni si registra la partecipazione di Valentina e Carmine ad un contest della camera di commercio italiana a Miami tra le 5 migliori pizzerie della città e ‘O Munaciello ha vinto come pizza più innovativa, data da una giuria di esperti del settore.
Valentina, Leonardo e Carmine, un viaggio nella storia della migliore cucina del mondo, sapori, profumi e colori, e la pizza più buona di Napoli, prima a Firenze in Santo Spirito ed infine a Miami, dove le sue pizze ridono, sono opere d’arte, hanno i colori della natura che circonda Napoli, con la Campania sullo sfondo.

‘O Munaciello Miami
6425 Biscayne Boulevard
Miami
‘O Munaciello Firenze
Firenze – Via Maffia, 31
Press: Cristina Vannuzzi

I cavalli di Elisabetta Rogai Performance live con la tecnica EnoArte

22886133_10203715814572014_3910151055674690653_nI cavalli di Elisabetta Rogai  Performance live con la tecnica EnoArte

Ognuno ha una favola dentro che non riesce a leggere da solo.
Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti.
(Pablo Neruda)

Un gioco, quello dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai, un messaggio ironico, sorprendente, fatto nel modo più semplice, quello di dipingere un cavallo con EnoArte, la sua tecnica unica di dipingere con il vino al posto dei colori, rubare i colori del vino alla natura fissandoli sulla tela per fermare un attimo di riflessione di uomini e animali, sovvertendo le regole, lascia il colore, come un ricordo indelebile, al tempo, dando modo al vino…di invecchiare.
Crea un collage, Elisabetta Rogai, fatto di pensieri creati con arte, ma anche sapori, profumi, perché il suo dipinto profuma di vino, ha il cuore e l’anima del vino che usa per le sue opere che hanno il potere di sospendere il tempo, rendere immortale un’espressione, un modo di porsi, un soffio di vento, il battito di un respiro sospeso costruisce un volto, un muso di cavallo, il volo di un’aquila, un corpo, una donna bellissima, la sua spalla, le mani, un ricciolo ribelle, tutto avvolto da una interpretazione leggiadra dell’arte.
Cavalli, la criniera spazzata dal vento, le narici vibranti, i nervi e la pelle, il coraggio e la forza di una creatura fremente nell’impeto della corsa, ma è solo un istante rivelato, quello che serve all’artista per rubare l’anima al soggetto, sia uomo o donna, un 22852116_10215212327568107_353228783202187923_nbambino o un cavallo ricordo di un lontano Palio di Siena, lasciando libera la parte definita anima, lo svela mostrandolo al mondo, le narici, il muso, le zampe, oggi a Firenze, ospite nell’ex Palazzo del Banco di Roma, nella sua performance live il primo attore è un cavallo bellissimo, il vino usato è quello di Giordano Vini, il dipinto per Var Group Spa del Gruppo SeSa Spa di Empoli, il gruppo leader in Italia nella distribuzione di soluzioni IT per le imprese.
L’artista Elisabetta Rogai racconta un viaggio con la proiezione nei tempi dello stupore ma anche della gioia, l’artista ne ruba i sogni, ferma istanti di sguardi, di “incontri”, le sue non sono illusioni ma suggestioni…..la pazza corsa di un cavallo, il mistero della direzione del suo correre, la costruzione di un mondo come realmente è visto dall’artista tra realtà, sogno e fantasia, mondi e modi del vivere quotidiani per abitare il mondo, codificando linguaggi e comportamenti, costruendo una identità, dunque producendo non solo immagini simboliche e desiderabili ma svelando principalmente la sua realtà di artista.
EnoArte di Elisabetta Rogai, artista fiorentina.
www.elisabettarogai.in
press: Cristina Vannuzzi

A Roma il Ristorante Mansio, località Torrino Mezzocammino chef Andrea Becattini, Bartender Jmmy Andrea Montanari – detto Jimmy il druido.

22221912_1731997377102053_930214351443306569_nA Roma il Ristorante Mansio, località Torrino Mezzocammino, chef Andrea Becattini, Barten le persone e farle ritornare ad assaporare un cibo autentico e sano bisogna incontrare il mare, i suoi ritmi, ma anche i contadini, vignaioli, casari, gente autentica. Conoscere le loro storie, il loro lavoro, per poi raccontarlo con il cibo, uno strumento d’inclusione straordinaria.
Gli arredi del Ristorante Mansio, in località Torrino Mezzocammino, restaurati, sono quelli della antica stazione di posta, dove stazionavano dignitari e ufficiali dell’Urbe, oggi, per contrasto, nel nuovo concept della Famiglia Tornatora brilla, oltre allo chef Becattini, anche un’altra perla, Jimmy Andrea Montanari (detto Jimmy il druido), il barman estroso, quasi un funambolo, che gioca con i contrasti e le sue folli – apparenti – invenzioni, coccolando il cliente e creando un processo di fidelizzazione al locale che si incentiva e si rafforza attraverso la creazione di “piccole Mansio Experience by Jimmy”.

dentice marinato in rapa rossa con salsa di melograno e cavolo violaDentice marinato alla rapa rossa con cavolo viola agrodolce e melograno Andrea Becattini Chef Ristorante Mansio
Ricetta d’autore di Andrea Becattini Chef Ristorante Mansio

Ingredienti
800 gr di filetti di dentice abbattuti
500 ml estratto di raparossa
600 gr di cavolo viola
300 gr zucchero semolato
300 gr acqua
300 gr aceto di mele
300 gr rapa rossa
50 gr scalogno
pepe jaimacano
500 ml succo di melograno fresco
5g di agar(gelatificante)
1g sale
1 pz arancia

Preparazione
Mettete a marinare i filetti in buste sottovuoto con l estratto di rapa, il sale e la buccia di arancio, ponete  in frigo per 2 ore, dopodiche aprite,asciugate e conservate in frigo
Per il cavolo viola
Preparate uno sciroppo con lo zucchero l’ acqua e l ‘aceto, tagliate a julienne il cavolo, unte il cavolo e lo sciroppo sottovuotateli e cuocete a 70 gradi per 10 minuti e abbattere
Per il gel di melograno
Prendete 1/3 del succo e portate sul fuoco a 70 gradi insieme all’ agar, unite al resto e miscelate, abbattetelo e per finire frullate , filtrate in setaccio a maglia fine e mettete in sac a poche
Per la salsa di rapa
Cuocete le rape al vapore ,saltate in padella con un filo d ‘olio lo scalogno e il pepe, dopodichè frullate, filtrate e emulsionate con un filo di olio evo, facoltativo addensare con 1 g di xantano
Chips di rapa
Friggete qualche chips di rapa in olio di arachide a 180 gradi asciugate e salate

Presentazione
Tagliare il dentice a sashimi , disponete sul centro del piatto il cavolo viola posare il dentice sopra,impiattate una quenelle di purea di rapa vicino ,condire con qualche punta di gel di melograno infine decorare con le chips di rapa rossa, facoltativo decorare con un aria di rapa rossa con la lecitina di soia

RISTORANTE MANSIO
Via Rinaldo D’Ami 1/3
00127 Roma
Località Torrino Mezzocammino
06 5283 1598
Press: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Stefano Mileto

Dentice marinato alla rapa rossa con cavolo viola agrodolce e melograno Andrea Becattini Chef Ristorante Mansio

dentice marinato in rapa rossa con salsa di melograno e cavolo violaDentice marinato alla rapa rossa con cavolo viola agrodolce e melograno Andrea Becattini Chef Ristorante Mansio
Ricetta d’autore di Andrea Becattini Chef Ristorante Mansio

Ingredienti
800 gr di filetti di dentice abbattuti
500 ml estratto di raparossa
600 gr di cavolo viola
300 gr zucchero semolato
300 gr acqua
300 gr aceto di mele
300 gr rapa rossa
50 gr scalogno
pepe jaimacano
500 ml succo di melograno fresco
5g di agar(gelatificante)
1g sale
1 pz arancia

Preparazione
Mettete a marinare i filetti in buste sottovuoto con l estratto di rapa, il sale e la buccia di arancio, ponete  in frigo per 2 ore, dopodiche aprite,asciugate e conservate in frigo
Per il cavolo viola
Preparate uno sciroppo con lo zucchero l’ acqua e l ‘aceto, tagliate a julienne il cavolo, unte il cavolo e lo sciroppo sottovuotateli e cuocete a 70 gradi per 10 minuti e abbattere
Per il gel di melograno
Prendete 1/3 del succo e portate sul fuoco a 70 gradi insieme all’ agar, unite al resto e miscelate, abbattetelo e per finire frullate , filtrate in setaccio a maglia fine e mettete in sac a poche
Per la salsa di rapa
Cuocete le rape al vapore ,saltate in padella con un filo d ‘olio lo scalogno e il pepe, dopodichè frullate, filtrate e emulsionate con un filo di olio evo, facoltativo addensare con 1 g di xantano
Chips di rapa
Friggete qualche chips di rapa in olio di arachide a 180 gradi asciugate e salate

Presentazione
Tagliare il dentice a sashimi , disponete sul centro del piatto il cavolo viola posare il dentice sopra,impiattate una quenelle di purea di rapa vicino ,condire con qualche punta di gel di melograno infine decorare con le chips di rapa rossa, facoltativo decorare con un aria di rapa rossa con la lecitina di soia

RISTORANTE MANSIO
Via Rinaldo D’Ami 1/3
00127 Roma
Località Torrino Mezzocammino
06 5283 1598
Press: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Stefano Mileto

L’arte, il vino e gli orci di terracotta per un passato lungo 8 mila anni.

MITALMital Impruneta Azienda Agricola La Querce e EnoArte di Elisabetta Rogai

L’arte, il vino e gli orci di terracotta  per un passato lungo 8 mila anni.

Nell’occasione della V Edizione di Food&book, Mital e l’Azienda Agricola La Querce hanno voluto raccontare una storia che ha un passato lungo 8 mila anni……. terracotta e vino, presentando il vino toscano dell’Azienda Agricola La Querce fermentato e conservato in un orcio di terracotta di Mital dell’Impruneta, il paese della terracotta, il “paese dal colore rosso”, dove la storia legata agli orci e a Brunelleschi affonda le sue radici nel periodo Medievale, la “civiltà del cotto“ nata nel XI secolo, che racconta di questo affascinante mondo color rosso Bottiglia La Querce okbrunito, dove vivono ancora grazie alle poche fornaci rimaste, le attività delle famiglie patriarcali di una volta. Terracotta e Vino, la terra toscana, una terra eccellente e di altissima qualità, il Galestro Imprunetino. Quella del vino fermentato nella terracotta è un mercato di nicchia, ma si riscontra un grande interesse da parte di nomi importanti dell’enologia italiana e mondiale che porta a pensare ad un trend generale in ascesa
La terracotta dell’Impruneta ha caratteristiche ideali per la vinificazione e la maturazione del vino, fornisce inoltre un ottimo isolamento termico e quindi ha la capacità preservare il vino da pericolosi sbalzi di temperatura, mentre la sua porosità consente allo stesso di conservare una giusta ossigenazione e tutto ciò, poiché la terracotta è un materiale inerte, avviene senza trasmettere alcun tipo di sapore, cosa che invece non accade quando il vino è conservato nel legno. Altra caratteristica della terracotta è quella di conservare l’integrità dell’uva, il vino si presenta con un colore rosso porpora intenso, deciso e profondo, il profumo dona sensazioni di confettura di frutti rossi in primo piano accompagnate da note leggermente tostate, speziate e di pepe oltreché un sentore minerale dovuto alla terracotta. In bocca una certa morbidezza è resa vitale da una buona vena di freschezza e tannicità.
filippo cogliandro (2)E la storia affascinante si è presentata durante la Cena della Legalità, format oramai consolidato dallo Chef calabrese Filippo Cogliandro che della propria arte culinaria ha creato un pretesto per parlare della “sua” terra connessa alla legalità, presso il Grand Hotel Croce di Malta, a Montecatini. L’occasione propizia per “ gustare un territorio” e conoscerlo attraverso i prodotti, i sapori, i profumi ed i colori: nel rispetto delle sue origini e della passione di quello che oramai per Cogliandro è diventato un “rito” tout court. Come è noto, nei piatti di Filippo Cogliandro si ritrova tutto il gusto del territorio, che inizia dalle filierie “pulite” dell’agroalimentare, selezionando aziende virtuose a km O, i presidi Slow Food, le aziende che fanno capo a Goel Bio, cooperativa sociale agricola che raccoglie i produttori calabresi che si oppongono alla ‘ndrangheta. E anche per questa occasione sono state scelte materie prime e “legali” che continuano a supportare l’idealistico (e oramai concreto) progetto di Cogliandro, il quale ha già ottenuto significativi riconoscimenti tra cui il premio Paolo Borsellino 2016, contrastando – con la sua azione civile e sociale rivolta prevalentemente agli studenti – la ‘ndrangheta, dopo le numerose rogai cogliandro mariani ferrettiminacce subite.
Come preludio alla Cena della Legalità ha avuto luogo una eccezionale performance live dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai, che con la sua esclusiva tecnica di EnoArte, già da anni brevettata su materiali quali tela, jeans e marmo, ha dipinto con il Sangiovese dell’Azienda Agricola La Querce, interagendo con gli ospiti, una nuova creatura artistica ispirata alla Terra, dal titolo “Oltre le tenebre”. Il vino-pittura utilizzato è stato un toscano fermentato e conservato in un gigantesco orcio di terracotta di Mital dell’Impruneta, il paese della terracotta, che è stato appositamente collocato in sala per il processo di creazione dell’opera. Un particolare omaggio al “paese dal colore rosso”, dove la storia legata a orci e Brunelleschi affonda le sue radici nel periodo Medievale, ma è stato anche un momento unico e raro per vedere in azione le inesplorate interpolazioni tra arte e vino realizzate dall’originale artista che vive, tramite la sua fervida e virtuosa attività, una perfetta simbiosi con la natura.

www.elisabettarogai.it
www.laquerce.com
www.terrecottemital.it

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press: Cristina Vannuzzi

Baccalà in olio-cottura con asparagi e cedro semi-candito – Andrea Becattini Chef Ristorante Mansio

baccala con salsa di asparagi e cedro della sicilia canditoBaccalà in olio-cottura con asparagi e cedro semi-candito – Andrea Becattini Chef
Ricetta d’autore di Andrea Becattini
Chef Ristorante Mansio

Ingredienti
Per il Baccalà
1 kg baccalà dissalato
2 l olio di semi
200 ml olio extra vergine di oliva
2 pz aglio
3 gr rosmarino

Per la salsa asparagi
300 gr di asparagi
50 gr scalogno
3 gr pepe sechuan
sale

Per il cedro candito
500 gr cedro
200 gr zucchero semolato

maionese  baccalà
vedi procedimento

Preparazione
Porzionate il baccalà  e disponetelo in una teglia abbastanza alta e coprite con l di olio di semi e quello di oliva, inserite l aglio e il rosmarino e cuocete in forno preriscaldato a 70 gradi con 20 % di umidità per 15 minuti e abbattete

Per la salsa di asparagi
Pulite e tagliate a losanga gli asparagi e sbollentateli in acqua salata, saltateli in padella con un filo di olio,lo scalogno, il pepe di sechuan e cuoceteli aiutandoci con un po’ della loro acqua di cottura e infine frullate, filtrate e aggiustate la salsa con sale e emulsionatela con un filo di olio evo e facoltativo 1 g di xantano (addensante), mettete da parte qualche punta di asparago per la presentazione

Per il cedro
Ricavate dal cedro la buccia e il succo, tagliate la buccia a cubi di 1 cm, unite il succo allo zucchero portare a bollore inserite il cedro e fate raffreddare a temperatura ambiente

Per la maionese
Recuperate dal fondo della teglia di cottura le proteine gelatificate del  baccalà  ed emulsionatele con l olio di cottura del  baccalà inserendolo a filo fino a raggiungere una testura simile alla maionese classica

Presentazione
Disponete una quenelle di salsa al centro del piatto, impiattate il baccalà , le punte di asparagi e il cedro, condite con qualche fiocco di maionese, facoltativo decorate con una cialda di riso venere soffiata

Ristorante Mansio
Via Rinaldo D’Ami 1/3
00127 Roma
06 5283 1598

A Roma il ristorante Mansio

Bartender Jimmy Andrea Montanari (detto Jimmy il druido) (1)A Roma il ristorante Mansio

Stiamo attraversando un periodo storico che ci presenta il conto dell’ inadeguatezza spirituale e morale dell’essere umano degli ultimi secoli e il cibo, diventato banco di prova dei nostri tempi, è pronto a carpire “l’esprit du temps”, ricordando che il cibo è ciò che accade intorno a noi, interpretando ed elaborando “artisticamente” ricette e piatti, vere opere d’arte, che vengono dalla memoria, dalle scuole ma anche dalla casa e servono, non solo a sfamarci, ma ad esprimere ciò che siamo o che vorremmo essere – cibo come cultura e non solo nutrimento. E i giovani cuochi, gli chef, sono i primi attori di un sistema che deve aiutare a raggiungere lo scopo lasciando comunque spazio a ciò che si vuole esprimere, dove concetti e sentimenti da esprimere sono infiniti, ed in continua evoluzione, talvolta involuzione.
E Andrea Becattini del Ristorante Mansio del Gruppo Tornatora a Roma è uno di questi, giovane e talentuoso, romano de Roma, nato sul lungomare di Ostia, che impone un imprinting alla sua cucina dandogli la connotazione di una corrente di un nuovo rinascimento, tutta da vivere e da gustare, che si esprime attraverso il linguaggio gentile della natura, quasi un arte floreale, vere e proprie opere d’arte, cibi che si adagiano sui piatti assumendo colori vivi e spudorati, ricette che servono a far sognare, a far sì che baccala con salsa di asparagi e cedro della sicilia canditol’arte della cucina, che è dunque arte pura, sia un tramite catartico che assurga a diventare elemento di piacere, non certo un volo pindarico di un attimo, ma cercando di renderti migliore, apprezzando ciò che la natura ci mostra tutti i giorni e che a volte ignoriamo, la sua maestosa bellezza.
La mia è la passione di trasmettere attraverso la mia cucina, ci dice il giovane chef, sono nato sul mare e mi ritengo privilegiato, ma ho anche vissuto sempre il centro di Roma, due posti di grande bellezza, dove vivi la natura in pieno e ne rubi l’ispirazione, ma è bellissima anche la città piena di vita, suoni, rumore, gente, ho capito che per avvicinare le persone e farle ritornare ad assaporare un cibo autentico e sano bisogna incontrare il mare, i suoi ritmi, ma anche i contadini, vignaioli, casari, gente autentica. Conoscere le loro storie, il loro lavoro, per poi raccontarlo con il cibo, uno strumento d’inclusione straordinaria.
“La scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere umano che la scoperta di una nuova stella”. come diceva Anthelme Brillat-Savarin e, nel vivace calderone della contemporaneità, lo chef ha deciso di tuffare il suo estro in cerca di fragranze diverse, costruisce le sue opere d’arte riuscendo a comunicare il sapore, i profumi, le suggestioni, persino i valori veicolati da piatti e ingredienti, anche attraverso le immagini a cui si accede con un unico senso, la vista.
Emozioni e suggestioni di uno chef creativo…….Andrea Becattini ritrova Piazza di Spagna e le sue “notti romane” nella zuppa di cavolo viola, spuma di mandorle, quinoa soffiata e melograno, si sofferma nei vicoli chiassosi di Trastevere e nel glamour di Via PICCOLOGUANCIAVeneto nella guancia brasata con topinanbur e birra, si tuffa virtualmente nella fontana di Piazza Navona con un assoluto di anatra, castagne e ribes, ritrova nel suo mare di Ostia una ninna nanna cadenzata dal movimento delle onde creando un capolavoro nel tonno scottato con salsa di piselli, purea di carote e pompelmo, rivede le dolci spiagge con i suoi occhi di ragazzo nel dentice con melanzana, arancia e pinoli, ritrova il rapporto intenso dell’uomo con il mare, sempre in bilico tra attese e incontri, nel suo baccalà con salsa di asparagi e cedro della Sicilia candito.
Gli arredi del Ristorante Mansio, restaurati, sono quelli della antica stazione di posta, dove stazionavano dignitari e ufficiali dell’Urbe, oggi, per contrasto, nel nuovo concept della Famiglia Tornatora brilla, oltre allo chef Becattini, anche un’altra perla, Jimmy Andrea Montanari (detto Jimmy il druido), il barman estroso, quasi un funambolo, che gioca con i contrasti e le sue folli – apparenti – invenzioni, coccolando il cliente e creando un processo di fidelizzazione al locale che si incentiva e si rafforza attraverso la creazione di “piccole Mansio Experience by Jimmy”.
RISTORANTE MANSIO
Via Rinaldo D’Ami 1/3
00127 Roma
06 5283 1598
Press: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Stefano Mileto

Filetto di maiale in crosta di sesamo con coulis di Melograno e infuso di ginseng ribes e vanigliaDevis Pinto Chef Ristorante Cuore e Gusto

maiale in crostaFiletto di maiale in crosta di sesamo con coulis di Melograno e infuso di ginseng ribes e vaniglia

#DevisPinto #Chef #Ristorante #CuoreeGusto #ricettechef #maiale #ricettemaiale #food #ricettedicasa

Ricetta d’autore di Devis Pinto Chef Ristorante Cuore e Gusto

Ingredienti
4 filetti di maiale
Senape
Senape in grani
Sesamo bianco e sesamo nero
Burro
aglio
Rosmarino
Salvia
olio extra vergine di oliva
Sale Q.B.
Pepe rosa..
Pepe verde
Gomma santona
Prezzemolo riccio

Preparazione
Prendete i filetti di maiale conditeli con poca senape normale, un pizzico di sale, un pizzico di pepe… In una bowl fare la panatura con il sesamo inserendo il 60%nero e il 40% bianco, passate  i filetti e fate aderire bene la panatura.. In una pentola antiaderente scaldate l ’olio extra vergine di oliva insieme alle spezie, aggiungete il filetto di maiale e rosolate da ambo i lati, inserite una noce di burro fredda e nappate il  filetto di maiale Tolgliete dal fuoco lo adagiate su una griglia in forno con sotto una teglia e cuocete a 190 gradi per 10 minuti (per un filetto di medie dimensioni)… Per la coulis di melograno prendete il melograno lo sgranate lo passate nell’ estrattore, successivamente aggiungete un infuso i ginseng ribes e vaniglia lasciandolo insaporire per 2 ore in frigo… Successivamente  prendete  il tutto legandolo con gomma xantana  frullate il tutto con mini-pimmer a seconda della densità che si desidera avere… Per il gel di prezzemolo riccio prendete il  prezzemolo lo lavate e pulite poi lo sbiancate in abbondante acqua per circa 1 minuto importante non prolungare la cottura altrimenti si perde il colore, freddate immediatamente in acqua e ghiaccio per creare lo shock termico e far si che il bel colore verde rimanga… Inserite in un robot da cucina il prezzemolo, acqua gasata fredda e un pizzico di xantana frullate tutto al massimo e setacciate e lasciate riposare in frigo..

Per l’impiattamento prendete il  filetto di maiale, lo spaccate a metà per il senso obbligato e condite con un pizzico di pepe verde vanigliato, create un pressing di melograno e delle goccioline di prezzemolo adagiate sul piatto il nostro filetto…

Ristorante Cuore e Gusto
Via Codigoro 30 – 06/52378038
Roma, zona Vitinia
Testo: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Stefano Mileto
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O Munaciello I sapori di Napoli a Miami

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Prosegue a Miami l’enorme successo dei sapori napoletani portati da Firenze e da Napoli del ‘O Munaciello, dove il primo attore è la pizza nera di Carmine Candito, il talentuoso pizzaiolo che dirige la brigata davanti al suo magnifico forno a legna e incanta i tanti turisti che passano le vacanze negli USA.
‘O Munaciello, questo folletto che le credenze napoletane narrano “gobbo, paffuto e rubicondo, con bel pancione e gambe corte, veste da monaco ma monaco non è, in verità è un famoso sacripante, ladro, bricconcello, pizzicatore di sederi, terrore dei conventi di monache che molesta…indovina i numeri vincenti, vanitoso e tronfio nella sua indiscussa fama di incallito Don Giovanni si rimpinza di tutto”… Esageratamente “chiaccherone”, colorato, popolare ma al contempo “gagà”, ironico ed autoironico, “O’Munaciello” si staglia Al 6425 di Biscayne Boulevard Corner con la 65th Street a Miami come punto di ritrovo, in un locale pieno di colore vesuviano, dove, per un aperitivo o per un cocktail fino a tardi, si respirano forti gli odori di menta basilico, frutta fresca oltre al profumo di distillati di pizza neraqualità, proposti con cura dei particolari dagli altri 2 proprietari, Leonardo Scuriatti e Valentina Borgogni, in un contrasto volutamente esagerato, nel disordine voluto del coloratissimo “O’ Munaciello” il nuovo ristorante nel cuore di Miami, che narra la città del Vesuvio con le sue vecchie botteghe di artigiani e l’umanità che si respira, i panni stesi ad asciugare, pomodori, aglio e cipolle appesi alle pareti, statuine di San Gregorio Armeno. L’atmosfera è quella dei Quartieri Spagnoli di Napoli, ma siamo sul lungomare di Biscayne Boulevard di Miami, all’interno del locale si schiude uno spaccato di Napoli, con i suoi colori, le sue musiche e le sue credenze antiche tra il sacro e il profano. cucina ripropone piatti dalla più tipica tradizione campana con un menù che varia stagionalmente in base alla freschezza e alle tipicità dei prodotti, questi ultimi tutti provenienti direttamente da consorzi e botteghe della Costiera.
Nel menù paccheri al polpo, scialatielli allo scoglio, pastiera e babà fatti in casa, si cena con l’accompagnamento di musica dal vivo, rigorosamente partenopea. Intorno ci sono le statue fatte a mano dai maestri Sciuscià e Ferrigno, come “O Angelo” e il folletto “O Munaciello”, cornetti scacciaguai che scendono dal soffitto, grappoli di “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio” appesi al muro, libri che raccontano la storia napoletana sugli scaffali tra le bottiglie……. qui canta Napoli……
sederi, terrore dei conventi di monache che molesta…indovina i numeri vincenti, vanitoso e tronfio nella sua indiscussa fama diLA PIZZA NERA DI CARMINE CANDITO DA ‘O MUNACIELLO
Napoli, Firenze e Miami
Ingredienti:
Farina 00 miscelata con carbone vegetale,
acqua sale lievito,
impasto diretto lievitato 24 ore, farlo maturare per altre 24 ore.
‘O Munaciello Miami
6425 Biscayne Boulevard
Miami
‘O Munaciello Firenze
Firenze – Via Maffia, 31
Press: Cristina Vannuzzi

Filippo Cogliandro e la sua Calabria

22016577_10210090113314356_284436465_nFilippo Cogliandro e la sua Calabria
Palazzo Montecitorio 25 settembre 2017

Palazzo Montecitorio 25 settembre 2017….tantissimi sono i premi e le onoreficenze tributate a Filippo Cogliandro, dal Premio Paolo Borsellino per la sua azione civile e sociale, rivolta prevalentemente agli studenti, alla nomina di Ambasciatore della Ristorazione Antiracket nel mondo – nel 2012 ha creato il progetto de “Le Cene della Legalità” dove la sua cucina diventa pretesto per raccontare, parlare, ricordare la difficile realtà calabra, progetto che viene portato in Italia e all’estero con dedizione, disinteresse personale e altruismo, infatti il simbolo delle Cene è un polpo in un cucchiaio che simboleggia la volontà di come il cucchiaio – la cucina – sia la risposta alla mafia, diventando un messaggio di speranza per la Calabria.
Filippo Cogliandro è stato insignito anche del Melvin Jones Fellowship Award, massima onorificenza Lionistica, e oggi – 25 settembre 2017 – a Palazzo Montecitorio la consegna delle insegne del Collegium Cocorum da parte della FIC, Federazione Italiana Cuochi, un capitolo a parte, un prezioso riconoscimento al suo lavoro, dimostrando di meritare a pieno titolo il riconoscimento alla sua cucina che parla della Calabria.
La “sua” Regione vista dai suoi occhi, infatti Filippo è la Calabria, lo chef ci invita a gustare i suoi piatti che parlano del mare, della natura, a guardarla, a “vedere” un mondo deformato attraverso i sapori della sua cucina ma anche attraverso le suggestioni del cuore. Filippo Cogliandro definisce poesia la sua professione, obbligando noi osservatori dei suoi piatti ad un viaggio dentro di noi, dentro la sua umanità, i suoi sono sguardi posati su spiagge deserte, macchie di pioggia, passi cancellati dal vento, attimi di vita sospesa, il silenzio, le nuvole che si soffermano dai loro misteriosi viaggi, emozioni che ritroviamo in fondo all’anima di una Regione bellissima e affascinante, piena di sapori e colori, ma anche di speranza e di sorrisi, di gioia nei colori spudorati del suo mare, di ragazzi e di giovani aziende che vogliono crescere, un riconoscimento dunque alla sua cucina, che è un pretesto per narrare ai giovani e alle scuole la bellissima storia della sua Calabria.
La cerimonia ha avuto quest’anno il patrocinio della Camera dei Deputati e si è svolta alla presenza di esponenti delle istituzioni e personalità del giornalismo.
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press: Cristina Vannuzzi

Livecode Sicilia compie un anno: Cocktail party party per la presentazione di Sicileasy

PartyLivecode Sicilia compie un anno: Cocktail party party per la presentazione di Sicileasy

È facile essere felici in Sicilia, ma è un’operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana.
(Odissea siciliana – Francine Prose)
In poche righe è riassunto l’immenso concetto di “vita in Sicilia” ……perché la Sicilia bisogna viverla, e il magazine Livenet della Sicilia ne ha fatto il suo mondo , fatto di un lembo di spiaggia in riva al mare che ti cattura i sensi per la bellezza sconfinata, in un habitat fatto di natura, di mare, sabbia, ritmi cadenzati che seguono le onde e poi il vento e il mare in tempesta, ugualmente bello e affascinante.
Ciatu di lu me cori l’amuri miu si tu, il Magazine Livenet sembra cantare, mentre racconta la sua Sicilia, l’enogastronomia e l’artigianato, sole, come in un magnifico e immenso collage di Guttuso, una vucceria, fatta di bancherelle piene di frutta, porticcioli pieni di barche di legno dipinto, e poi la terra, le coffe fatte con la curina, i fichi d’india, il dialetto, i colori, macchie di verde, barche abbandonate, la gente, gli uomini, ritrovando le favole e le storie affascinanti di questa isola meravigliosa.
È passato un anno da quando l’agenzia di marketing digitale e web agency Livecode ha aperto la sua sede siciliana a Scicli (Ragusa). Per festeggiare il primo compleanno, Livecode spegnerà la candelina con un cocktail party ospitando gli imprenditori del Territorio. L’appuntamento è per il 22 settembre alle ore 18:00 a Scicli, per ulteriori informazioni e per la registrazione gratuita è sufficiente collegarsi al sito http://www.sicileasy.it e compilare il form presente nella pagina.
“Abbiamo deciso di investire in Sicilia – spiega Valerio Granato, CEO di Livecode e strategist dell’azienda – perché è un mercato digitale ancora tutto da esplorare e con enormi margini di crescita. Dopo 20 anni di attività in tutta Italia, con base a Napoli, avremmo potuto scegliere di aprire la nostra seconda sede a Milano o Roma, invece abbiamo puntato su Scicli e il Ragusano tutto. Questa terra offre spunti e argomenti straordinari, figli di tradizioni secolari in tantissimi settori, soprattutto l’enogastronomico e l’artigianale. Bisogna saperli raccontare con i nuovi strumenti digitali ed è per questo che in occasione del nostro primo compleanno siculo presenteremo anche la nostra nuova proposta di servizi digitali integrati per la promozione delle imprese del territorio”.
Infatti, in occasione del cocktail party Livecode presenterà Sicileasy, il nuovo pacchetto all-in-one a prezzi concorrenziali pensato appositamente per le piccole e medie imprese siciliane. Con una consulenza della durata minima di un anno ogni piccolo imprenditore potrà accedere a servizi di consulenza digitale e digital marketing: un sito, la gestione dei social etc.etc.
“Un modo – continua Granato – per avvicinare gli imprenditori della zona al mezzo digitale, che non è più un lusso ma un passaggio obbligatorio per stare sul mercato. Molto sinteticamente, quante volte ci è capitato di sentir parlare di un ristorante o un’attività e come prima cosa cercarla su Google o Facebook? Se non ci sei, non esisti: non conta quanto valga il tuo prodotto o la storia della tua azienda. In questo modo permettiamo anche ai meno avvezzi di fare il primo passo nel mondo del digital marketing e al contempo valorizzare il brand Ragusa, il brand Val di Noto e il brand Sicilia nel mondo”.

UFFICIO STAMPA LIVECODE

Enrico Parolisi
(+39)3489335799
enrico.parolisi@livecode.it

Gloria Esposito
(+39)3490810287
gloria.esposito@livecode.it

Il risotto tra sogno e realtà Devis Pinto Chef Ristorante Cuore e Gusto

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#DevisPinto #Chef #Ristorante #CuoreeGusto #riso #ricetteriso #ricettechef #food #ricettedicasa #risottoscampi

Ricetta d’autore di Devis Pinto Chef Ristorante Cuore e Gusto

Ingredienti
450 gr di scampi freschi
1 di Passata di pomodoro
Panna q.b.
Sedano
carote
cipolla
patata 
400 gr di riso
300 gr di Burro
75 gr di aceto di riso
75 gr di sakè
1 scalogno
sale q.b
olio extra vergine di oliva
pepe verde vanigliato
aglio
Prezzemolo

Preparazione
In una casseruola mettete olio extra vergine di oliva e 1 aglio in camicia che successivamente andrete a togliere, farete soffriggere gli scampi premendo la testa con il cucchiaio, una volta rosolati inserite la passata di pomodoro e cucinate a fiamma bassissima per 45/50 minuti… Lasciate freddare la salsa e successivamente prendete tutti gli scampi e privateli della testa e carapace, con la polpa la reinserite all’interno della passata di pomodoro aggiungete la panna a seconda del proprio gusto e portate il tutto a bollore e frullate il tutto… Con la testa create una bisque di scampo , e con il carapace fate una polvere di scampo che inserirete sul risotto…  Ora passiate ad un elemento chiave, il burro acido.. Prendete 300 gr di burro e tagliatelo a cubi regolari (importante che siano tutti della stessa misura) e li porgete in frigo, cosa importante devono essere freddissimi.. In un pentolino inserite lo scalogno  e il sakè e l’aceto di riso , portate il tutto sul fuoco e lasciate ridurre più della metà, una volta che si sarà ridotto insite una manciata dei cubi di burro fuori dal fuoco e lasciate sciogliere, successivamente riportate sul fuoco e con la stessa quantità messa precedentemente andate a sciogliere il restante sempre una dose per volta… Vedrete già che otterrete una salsa molto densa e bianca.
Terminato di sciogliere il burro passate in un colino mettendo il tutto a rapprendere in frigo tornerà la stessa consistenza del burro ma sarà acido….
In una casseruola inserite una noce di burro acido aggiungete il risotto, fatelo tostare iniziando la cottura con la sua stessa bisque fino a cottura…
Aggiungerete la sua crema ai 3/4 di cottura del risotto e – cosa importante – togliete il risotto due minuti prima della cottura ultimata lasciandolo riposare nella casseruola… Una volta riposato aggiungete un pizzico di sale, un goccio di olio extra vergine di oliva e burro  acido mantecando sino ad ottenere una consistenza molto morbida… Adagiatelo sul piatto piano battendo delicatamente per allargare il risotto, prendete due scampi privati del carapace, li scottate nella stessa bisque creando così una sorta di shabu-shabu di scampo e li adagiate sul risotto, spolverate con la polvere di scampo  e con l’aiuto della lecitina di soia create una spuma di prezzemolo che servirete sul risotto

Ristorante Cuore e Gusto
Via Codigoro 30 – 06/52378038
Roma, zona Vitinia
Testo: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Stefano Mileto
www.ilfotografodeglichef.it

Paccheri con pomodorini del Piennolo,olive di Gaeta e pesto

paccheri BASSAPaccheri con pomodorini del Piennolo,olive di Gaeta e pesto

Ricetta d’autore de ‘O Munaciello

#food #ricettechef #ricettedicasa #ricettepolpo #OMunaciello

Ingredienti
uno spicchio d’aglio
olio extra vergine di oliva
sale e zucchero q.b.
300 gr di pomodorini  freschi del Piennolo
200 gr di polpo precedentemente lessato
50 gr Olive di Gaeta
320 gr di Paccheri
pesto di basilico

Preparazione
Mettete in una padella calda l’olio extra vergine di oliva e l’aglio; saltate i pomodorini  del Piennolo con un pizzico di sale e zucchero quanto basta; una volta appassiti i pomodorini , aggiungete le olive di Gaeta e il polpo tagliato a tocchetti; intanto cuocete i paccheri in acqua salata.
Scolate la pasta al dente e terminare la cottura in padella, aggiungendo l’acqua di cottura del polpo . Infine mantecare fuori dal fuoco con il pesto di basilico.
Completare il piatto decorando con una foglia di basilico.

‘O Munaciello Miami
6425 Biscayne Boulevard
Miami
‘O Munaciello Firenze
Firenze – Via Maffia, 31

Press: Cristina Vannuzzi

L’arte di fare un pecorino, un pecorino d’arte Paolo Piacenti

san gimignano shopL’arte di fare un pecorino, un pecorino d’arte Paolo Piacenti

#food #ricettedicasa #arte #Paolo Piacenti  #Formed’ArteFormaggi

Se tra le vigne e le distese di verde del tratto Firenze-Siena si contano nomi importanti della ristorazione, favoriti da una tradizione gastronomica che in Toscana è storica, negli ultimi tempi sia l’Unesco che il turismo del vino hanno “scoperto” settori di nicchia, trasformandoli e aggiungendo una crescita in qualità.
Vini, insaccati, il formaggio, la tavola……un mondo variegato da mille proposte, allettante e pieno di fascino, che merita una nostra esplorazione alla ricerca di quelle cose curiose, storie, aneddoti, tecniche e abitudini che meritano la nostra attenzione.
Come l’arte, che chi produce può trovare nelle forme, nelle etichette, nel packaging, nei 11143254_10152678861946784_8553116377095941798_ncolori e nei sapori, l’arte si può trovare anche in un pecorino, secondo Paolo Piacenti, “affinatore”…. termine di uso esclusivo ai produttori di formaggio, che significa colui che aggiunge al prodotto un ingrediente che lo renderà unico e inconfondibile: per affinare il formaggio può servirsi di foglie di noce, cenere, vinacce, pomodoro; può affinare in barrique o utilizzare tanti altri ingredienti.
Forme d’Arte, nata negli anni ’70, è un vero e proprio laboratorio di affinamento dove ogni formaggio segue un preciso percorso, studiato nel dettaglio da Paolo Piacenti, il fondatore, che trasferisce nelle creazioni casearie sapori, delizie non solo per il palato ma anche per gli occhi, colori che incantano, profumi ed esperienze di vita, l’Arte per Piacenti è una componente della sua vita, una sensibilità particolare verso il bello in FORME D'ARTEquanto, cresciuto in una casa dove il padre viveva in un contesto d’arte circondandosi di artisti e scultori, ha avuto l’idea – innovativa – di farsi fare delle etichette dei suoi pecorini da artisti, toscani e non, ogni artista una tipologia diversa di formaggio.
Per il Pecorino a latte crudo della Garfagnana, per esempio, in cui si percepiscono tutte le essenze delle erbe pascolate, l’artista giapponese Masato Yoshioka ha realizzato Vento sulla spiaggia, una figura femminile con i capelli scomposti da una folata; il Pecorino a latte crudo di Volterra, invece, rappresenta la facciata della chiesa di Santa Chiara per opera del pittore Nico Paladini. Il Pecorino di Pienza stagionato è opera di Masato Yoshioka che sceglie per etichetta Una notte tranquilla: l’immagine di una donna sullo sfondo di un cielo notturno toscano. Sul Pecorino stagionato in grotta, stagionato su assi di castagno, si riconosce l’immagine di un villaggio bianco. È Sassi, un’etichetta disegnata sempre dal fiorentino Nico Paladini. E poi ancora, opere di Fabio Calvetti, Fabio Romiti, dell’artista americano Edwuard lucca via san PaolinoGiobbi e del fiorentino Giovanni Maranghi. Nove artisti hanno lavorato su circa quaranta prodotti differenti, ciascuno unico per sapore e immagini. Infine le etichette color vinaccia lieve, commissionate ad Elisabetta Rogai, l’artista che ha creato per Piacenti etichette dipinte con il vino con immagini di donne, ebbre di vino, passionali e sognanti, scapigliate e sensuali.
Dunque arte, declinata in mille modi, privilegiando le immagini femminili in quanto, come afferma Piacenti, “il tema ricorrente è sempre la donna in quanto, a differenza di altre regioni, in Toscana la prerogativa di fare il formaggio è stata, fin dal Medioevo, prettamente femminile. Erano le donne che si occupavano dei formaggi e i metodi di lavorazione si tramandavano di madre in figlia. Solo le donne possiedono la sensibilità giusta per capire quando lavorare la cagliata”
Paolo Piacenti ha dunque creato un prodotto unico, nato da una intuizione, di qualità ma anche una facile comunicazione, dare una veste colta ad un prodotto toscano, un prodotto della terra, dunque “artista del formaggio”, esperto selezionatore e affinatore appassionato della tradizione casearia toscana, uno che ha lungamente cercato, e ritrovato, i pastori che lavorano il latte come si faceva una volta, ottenendo formaggi di cui avevamo quasi persa ogni traccia.
Pittori toscani che hanno realizzato appositamente le etichette dei formaggi, rendendo così ogni “forma” unica ed inconfondibile, cibo, arte e bellezza medioevale tra le mura di antiche città toscane, San Gimignano e Lucca.

Forme d’Arte Formaggi
Di Paolo Piacenti
Via San Matteo – 53037 San Gimignano (SI)
Via San Paolino Lucca
Press: Cristina Vannuzzi

Le sfumature del calamaro – Devis Pinto Chef Ristorante Cuore e Gusto

calamaroLe sfumature del calamaro

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Ricetta d’autore di Devis Pinto Chef Ristorante Cuore e Gusto

Ingredienti
2 calamari di media grandezza
100 gr di ceci secchi
bisque di crostacei
rosmarino un ciuffo
1 scalogno
2 patate
5-6 pomodorini datterino
8 fettine finissime di guanciale
pepe verde vanigliato q.b.
sale q.b.
olio extra vergine di oliva

Preparazione
La prima cosa, vanno tenuti a mollo una nottata i ceci in acqua abbondante, successivamente scolateli ed in  una casseruola fate un soffritto con olio extra vergine di oliva, scalogno, pomodorini datterino, patate, un pizzico di peperoncino, rosmarino e far rosolate il tutto.
Inserire i ceci e fate soffriggere ulteriormente, aggiungete la bisque (gia precedentemente preparata, usate la bisque per far si che  la vellutata di ceci alla fine avrà già assimilato il sapore del mare e sposerà benissimo il calamaro ) e portate a cottura i ceci…
Inserite i ceci all’interno di un robot da cucina e frullare il tutto con bisque e olio extra vergine di oliva,  fino ad ottenere una vellutata liscia, tenete da parte qualche cece intero per decorazione.
Successivamente passare tutto allo chonoix e tenete da parte… Per l’olio al gambero rosso usate parte del carapace del crostaceo che solitamente viene gettata, inserite in un robot da cucina insieme ad un olio extra vergine di oliva  buono  portate il tutto a 55 gradi per 15 minuti, successivamente passate tutto sul passino a maglie strette e lasciate decantare senza toccare il composto, otterrete una quantità piccolissima ma quello sarà un olio essenziale al gambero rosso..
Prendete il calamaro  privandolo delle interiora, apritelo a metà, fate delle incisioni prima in verticale poi in obbligo per creare un reticolare a rombo che servirà a non far ripiegare su stesso il calamaro.. Tagliate il guanciale finissimo e mettetelo da parte… In un’ antiaderente scaldate l’olio extra vergine di oliva , quando sarà calda mettete il calamaro dalla parte dell’incisioni e scottatelo in entrambi i lati, cosa importante non prolungate cottura per evitare che possa rimanere duro… In un cappello del prete largo inserite sotto la vellutata di ceci sopra il calamaro  e nella stessa padella scottiate appena il guanciale in modo da farlo diventare trasparente e lo adagerete sul calamaro, mettete qualche cece intero sparso tra il calamaro e la vellutata, un pizzico di pepe verde un goccio di olio al calamaro, germogli di ravanello…

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Ristorante Cuore e Gusto
Via Codigoro 30 – 06/52378038
Roma, zona Vitinia
Testo: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Stefano Mileto
www.ilfotografodeglichef.it