martedì, 24 aprile 2012
Francesco Bellei un Lambrusco da Re! - Il lambruscologo
Il Vinitaly per me rappresenta un’occasione per salutare amici produttori di Lambrusco, è come teletrasportarmi in pochi secondi da una cantina all’altra.
Non mancano prodotti degni di suscitare in me grande interesse, eccellenze, novità, stravaganze ma le vere sorprese quest’anno sono state proprio le certezze assodate, a volte date per scontate che ritornano prepotentemente a stupirmi di nuovo come d’incanto. Mi riferisco al Lambrusco di Sorbara Metodo Classico Extra Cuvee Brut Francesco Bellei, un’opera d’arte enologica.
E’ l’ora di svelare un grande segreto: “ Molti tra i più interessanti Metodi Classici sono prodotti nelle terre del Sorbara ”. Peccato che nessuno riveli questo segreto nelle varie bibbie enogastronomiche: ” tu chiamala se vuoi … disinformazione”.
Bomporto in provincia di Modena, non è la glam Franciacorta o il tradizionale Trento D.O.C. ma il lambrusco non prende lezioni di spumantizzazione da nessuno, tanto meno la Cantina Francesco Bellei, la rifermentazione in bottiglia siamo noi, il metodo classico ci si cuce addosso come un abito da sera di seta color rubino.
La storica Cantina Francesco Bellei è condotta dal 2005 da Sandro Cavicchioli grande enologo e dai suoi fratelli Claudio e Federica.
Il termine Metodo Classico è sinonimo di spumante, ma definirlo Champagne, gli conferirebbe quel tocco di dignità che merita, visto che di spumanti osceni sono pieni i supermercati, spesso ricordano quelle bottiglie che si vincono al luna Park.
Le grandi Cantine di lambrusco dovrebbero fare a gara per produrre il Metodo Classico migliore. Certo si tratta di un sistema di vinificazione che allunga i tempi, e i lieviti oltre al vino fanno lievitare anche il prezzo della bottiglia, ovviamente non sono i lieviti, ma è il procedimento a essere più costoso e complesso; però l’immagine del lambrusco e del territorio ne guadagnerebbe molto e, cosa non trascurabile, l’utilizzatore finale ne godrebbe non poco.
Il discorso sulla qualità del prodotto che alcune cantine hanno sposato da alcuni decenni e che negli ultimi anni si sta espandendo a macchia di lambrusco, progredirebbe esponenzialmente, solo con la qualità si vince e si convince.
10:12 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
venerdì, 23 marzo 2012
Pere al lambrusco - Paride Rabitti Il Lambruscologo
Ricetta semplice, procedimento per nulla impegnativo per un risultato mirabile.
Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere e al "lambruscologo" non far sapere quanto sono buone le pere al lambrusco.
Dolce, gradevole, leggero, questo piatto inaspettato arricchisce il menù dando un tocco di originalità.
Servite come antipasto insieme a scaglie di parmigiano reggiano oppure impiattate con carne bianca o bolliti come si usa fare con la mostarda o per accompagnare il tagliere dei formaggi a fine pasto o perché no, come un leggero e sfizioso dessert.
Accompagnante le pere col lambrusco usato per la cottura, per questa ricetta io ho scelto il Lambrusco di Modena DOC L'Albone un vino col 70% di uva Salamino e il 30 % di Sorbara molto profumato e fruttato, morbido di un bel rosso rubino carico con riflessi violacei.
Ingredienti
4 Pere Abate non troppo mature
1/2 l di Lambrusco Salamino di Santa Croce
150 gr di Zucchero
1 stecca di cannella di 1 cm.
un chiodo di garofano.
08:40 Scritto da: eleoma in Dolci e dessert, Frutta, La Rubrica del Lambruscologo, Le vostre ricette, Ricette facili, Ricette vegetariane: latto-ovo veganismo, Ricette vegetariane: latto-veganismo, Ricette vegetariane: veganismo, Ricette veloci | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ricette pere, pere ricette, ricette, ricetta, ricette di cucina | OKNOtizie |
Facebook
mercoledì, 08 febbraio 2012
Calice Riedel Lambrusco, creato ad hoc per le DOC Modenesi - Paride Rabitti Il Lambruscologo
Georg Riedel, l'uomo che ha coniato il motto: "E' il contenuto che determina la forma ovvero, a ogni vino, il suo calice". Come un sarto ha confezionato l'abito che meglio valorizza il Lambrusco, cucendo su misura al vino rosso italiano più venduto nel mondo, in esclusiva per il Consorzio del Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi, il calice Lambrusco. Un elegante calice da degustazione affusolato, dalla forma a tulipano, amata da sommelier e degustatori, perché ne esalta le caratteristiche organolettiche.
Peculiarità di questo calice è lo stelo sottile di colore rosso rubino, lo stesso del vino, tanto che quando è versato, diventa un tutt'uno col bicchiere, il vino prosegue virtualmente nello stelo e diventa solido. Un'altra caratteristica è il logo del Consorzio del Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi serigrafato sul piede del calice, che riproduce il rosone del Duomo romanico di Modena.
Come per tutti i calici Riedel, anche "Lambrusco" non nasce a tavolino, né al computer, ma è stato pensato e studiato in sinergia tra esperti lambruschisti, nasi e palati fini, enologi e produttori sotto l'attenta regia di Georg Riedel in persona, proprietario della cristalleria austriaca leader nel mondo nei bicchieri da vino, arrivata con lui all'undicesima generazione.
Così nacque il Calice Lambrusco Riedel nel 2006, lungo la direttrice che porta in Europa, l'autostrada del Brennero A22 o strada europea E45, che una volta entrati in Austria è chiamata Brenner Autobahn A13, da Modena a Kufstein 60 km a nord di Innsbruck dopo due anni di degustazioni collegiali, prototipi, aggiustamenti vari, finché non fu eletto il manufatto migliore.
Il colore dello stelo ricorda molto il Lambrusco di Sorbara vinificato in purezza che grazie alla buona acidità, alla frizzantezza e alla modesta tannicità, lo rendono un'eccellenza degna di un calice Pret a porter.
20:19 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Parlando di cibo e gastronomia ...segnaliamo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
Il Lambrusco dona una Scintilla d'Amore a San Valentino - Lambruscologo Paride Rabitti
A San Valentino il 14 Febbraio ricorre la festa degli innamorati di tutto il mondo, per alcuni un'occasione per commercializzare i sentimenti di coppia per altri un modo per festeggiare l'amore per la propria donna o il proprio uomo.
Quale modo migliore per onorare questa ricorrenza e festeggiare il proprio amore con una cena a lume di candela accompagnando la tavola con una romantica Scintilla d'Amore?
Scintilla d'Amore, un romantico Lambrusco di Sorbara prodotto della Cantina Casolari di Rami di Ravarino (Modena), dalle interessanti peculiarità, dal nome afrodisiaco e dall'etichetta accattivante.
Questo è il tipico Lambrusco di Sorbara dolce ossia amabile, probabilmente il genere di Lambrusco maggiormente conosciuto all'estero, spesso osteggiato dai lambruschisti puristi i quali decantano il fatto che il lambrusco deve essere degustato rigorosamente secco.
Tuttavia il Lambrusco Scintilla d'Amore non è per niente sdolcinato e stomachevole, questo vino è "off-dry" ossia leggermente dolce in esso lo zucchero residuo è appena percettibile.
L'Uvaggio usato per questo vino è: lambrusco di Sorbara con un taglio di lambrusco salamino al 30% circa.
Una volta versato nel calice si presenta di un colore rosso rubino scuro con riflessi porpora, schiuma vivace.
Al naso prevale il sentore di frutta matura a bacca rossa come lampone e mora con un sentore di aceto balsamico.
In bocca è armonico, fruttato con sapore di frutti di bosco e note balsamiche, tannicità bassa, acidità morbida, nel finale lascia quella sensazione di vino genuino fatto in casa.
Vino a basso contenuto alcolico non supera il 10% da servire a una temperatura di circa dodici gradi centigradi, il prezzo in cantina si avvicina ai tre euro a bottiglia.
Come abbinamento gastronomico consiglio un menù tipo: antipasto di scaglie di Parmigiano reggiano e cubetti di mortadella Bologna, per primo tagliatelle con il ragù di prosciutto crudo, come secondo un'arista di maiale al forno con prugne per contorno patate al forno e insalata condita con Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e in fine come dessert pasticceria secca.
19:20 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
venerdì, 23 dicembre 2011
Gelatina al lambrusco Paride Rabitti Il Lambruscologo
La prima cosa che colpisce osservando la gelatina di Lambrusco, è il meraviglioso colore rosso rubino brillante, il vino è diventato solido e si può mangiare, accompagnandolo magari col medesimo vino, una sorta di mangia-bevi, in questo caso la parola " enogastronomia" assume un significato onomatopeico.
Una confettura dal bellissimo aspetto da ostentare durante i pranzi festivi, ottima apripista con aperitivi e antipasti.
Pensando ad abbinamenti culinari i primi sposalizi che vengono in mente, sono: con ricotta, burrata, formaggi a pasta molle o col re dei formaggi; il Parmigiano Reggiano stagionato dodici mesi.
Viene anche in mente l'abbinamento con dolci di pasticceria secca quali amaretti di Modena o tortelli di pastafrolla al forno o fritti, o magari il contrasto dolce salato spalmato su un rombo di gnocco fritto.
Le sperimentazioni sono lasciate alla fantasia e al piacere del palato, salumi, pane, bolliti o semplicemente da sola.
Quale lambrusco scegliere per la preparazione della gelatina?
Un famoso proverbio latino recita: "De gustibus non est disputandum", ossia i gusti non si discutono, e parlando di Lambrusco non c'è che l'imbarazzo della scelta, quello che si otterrà sarà un vino portato allo stato solido, dove sono riportate le sensazioni aromatiche del vino di partenza.
Io personalmente prenderei un Lambrusco di Sorbara secco, prodotto col metodo Martinotti-Charmat, che permette di ottenere un lambrusco più dolce e profumato, dalle caratteristiche note fruttate.
Mi sono subito venuti in mente tre vini che corrispondono a queste caratteristiche, il Vigna del Cristo della Cantina Cavicchioli, il Vecchia Modena Premium della Cantina Chiarli e Leclisse della Cantina Paltrinieri, tre must indiscussi anche se potrei citarne molti altri.
Vini che mantengono ben definiti profumi di sottobosco, fragola, viola e rosa, dal sapore di frutta rossa.
La gelatina può avere la consistenza più classica, ossia quella morbida spalmabile ma anche la forma e la consistenza di un bonbon più solido e gommoso, ottimo per accompagnare un bicchiere di vino prima del pasto, un aperitivo al quadrato.
Ingredienti
Una bottiglia di Lambrusco di Sorbara secco
350 gr di zucchero
due bustine di fruttapec 3:1 oppure 2:1
una stecca di cannella di un cm. circa
un chiodo di garofano
50 gr di limone (solo se si usa fruttapec 2:1).
08:49 Scritto da: eleoma in Conserve, Dolci al cucchiaio, Dolci e dessert, La Rubrica del Lambruscologo, Marmellate e confetture, Ricette facili, Ricette vegetariane: latto-ovo veganismo, Ricette vegetariane: latto-veganismo, Ricette vegetariane: veganismo, Ricette veloci | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
giovedì, 01 dicembre 2011
E quindi uscimmo a riveder le stelle - Paride Rabitti Il Lambruscologo
16 Novembre 2011 in questa notte di nebbia, a Modena brilla una stella in più e proprio in via Stella 22, all'Osteria Francescana.
Nel firmamento della Guida Michelin, Massimo Bottura vanta il primato di aver conquistato per primo in Emilia Romagna le prestigiose Tre Stelle.
Grande evento e grandissimo risultato che tutti attendevano tenendo le dita incrociate.
Sondando il terreno tra addetti ai lavori dell'enogastronomia e giornalisti, non appariva un grande ottimismo sul risultato, altri non si volevano sbilanciare per scaramanzia ma quando la notizia ha iniziato a diffondersi, in primis sul web, il coro dei social network e blog è esploso come un inno alla gioia e tra i vari commenti, oltre ai doverosi complimenti e congratulazioni, spiccava un liberatorio: Era ora!!!
Massimo Bottura un amico, un maestro, un genio, un artista, uomo di grande cultura intelligenza e simpatia, tutte queste doti messe al servizio della cucina.
Negli ultimi anni Massimo ci ha abituato e reso partecipi dei suoi grandi risultati premi da ogni parte del mondo e per la prima volta, un profeta comincia a fare breccia in patria e ricevere quella giusta considerazione anche dalla propria città. Modena strana e nebbiosa, Piccola città bastardo posto cantava Francesco Guccini.
18:15 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
ALF: il nuovo Graal per santi bevitori di Lambrusco - Paride Rabitti Il Lambruscologo
ALF è un nome originale che potrebbe ricordare una di quelle sigle americane, anzi U.S.A., del tipo F.B.I., U.F.O., una sigla che, in effetti, esiste, in America ALF sta per Alien Life Form ossia, forma di vita aliena ma è proprio l'ideatore di ALF, l'artista Fabrizio Loschi a riportarmi con i piedi per terra e a ricordarmi dopo di questo divagare che si tratta di un bicchiere.
Fabrizio racconta una storia ancestrale di quando bambino, presumibilmente negli anni 70, viveva in quel mondo semplice e povero dell'Italia di allora e per rendere l'idea della situazione in cui si trovava, cita L'albero degli zoccoli capolavoro di Ermanno Olmi, film che narra delle famiglie contadine che vivono in cascine in pianura ai primi del 900 sopravvivendo con quello che i campi e gli animali offrivano loro e comprare un paio di scarpe diventa un problema. Chi ha vissuto l'infanzia negli anni 70 come me e Fabrizio, sa che erano tempi in cui il consumismo non era entrato ancora nella mentalità e nei costumi delle famiglie, alcune parole erano pressoché inesistenti come, stress, usa e getta, shopping.
18:11 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
lunedì, 07 novembre 2011
Lambrusco Vecchia Modena Chiarli, per Bacco che Premium! Paride Rabitti il Lambruscologo
Il Lambrusco di Sorbara Vecchia Modena Premium della Cantina Chiarli, sale sulla vetta del monte Olimpo e riceve il Premio dei Premi, aggiudicandosi, con l'uscita della Guida Vini del Gambero Rosso, il Tre bicchieri massimo punteggio assegnato ai vini eccellenti.
La guida Vini d'Italia è considerata una delle più autorevoli guide del vino, da ventiquattro anni analizza e recensisce oltre 20.000 vini, a ciascuno attribuisce un punteggio espresso in bicchieri, da un minimo uno a un massimo di tre.
08:27 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
mercoledì, 05 ottobre 2011
Lambrusco di Sorbara “Leclisse” conquista i “Tre Bicchieri” Paride Rabitti Il Lambruscologo
La”Guida Vini d’Italia”del Gambero Rosso giunta alla ventiquattresima edizione, analizza e recensisce oltre 20.000 vini, a ciascuno attribuisce un punteggio espresso in bicchieri, da un minimo di uno a un massimo di tre.
Nell'edizione 2011, solo 402 vini si sono aggiudicati il massimo riconoscimento dei tre bicchieri.
Per un produttore di vino, vincere questo premio è un po’ come per un attore ricevere il premio Oscar o per uno scienziato il premio Nobel.
Alberto Paltrinieri assieme alla moglie Barbara gestisce la Cantina a livello famigliare, in questi anni si è visto consegnare diversi riconoscimenti e premi per i propri prodotti di grande qualità.
Quello che considerano il premio più importante, sta nel testare quotidianamente la soddisfazione della gente che consuma il loro vino e nel vederla tornare ogni anno in cantina con lo stesso entusiasmo per il loro Lambrusco di Sorbara.
Come un cantante considera un premio, essere apprezzato dal pubblico e vendere molti dischi, ancor più soddisfazione arriva se anche la critica apprezza, non disdegnando un premio importante come vincere il Festival di San Remo.
Come non complimentarsi con questa piccola grande Cantina, per un premio così importante che paragonata a grandi gruppi vinicoli, viene da pensare alla vittoria di Davide contro Golia.
Leclisse senza apostrofo, è sinonimo di Lambrusco di grande qualità e di Sorbara in purezza.
Il Lambrusco di Sorbara Leclisse è una di quelle bottiglie che si tengono in cantina per le grandi occasioni, anche se volendo, si trova sempre la scusa per aprirne una.
19:23 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
venerdì, 30 settembre 2011
Pignoletto di Modena Ancestrale Brut di Francesco Bellei - Paride Rabitti il Lambruscologo
Ancestrale è una parola “altisonante”, ha un suono un po’ magico, che ci fa fermare a riflettere.
Letteralmente ancestrale significa antico, atavico, primordiale, primitivo, ma se troviamo questa parola scritta su una bottiglia di vino, significa: il modo in cui spumantizzavano i nostri nonni, ossia il metodo classico.
La presa di spuma tradizionale, con rifermentazione in bottiglia, a mio avviso dona al vino maggiore carattere e franchezza.
Un vino torbido che mantiene la sua anima e allo stesso tempo il corpo, dove il “fitto” cioè il sedimento che si deposita sul fondo dovuto alla fermentazione dei lieviti, non è considerato un difetto ma una peculiarità, che conferisce al vino uno spessore tattile, quello che io amo definire: “Il boccone del prete”.
Quando il vino comincia a intorbidirsi maggiormente aumentando la consistenza e il sapore, inizio a percepire che mi sto avvicinando alla fine della bottiglia.
Quando mi trovo in un ristorante dove la bottiglia non è lasciata al tavolo, perché il vino è servito da un cameriere col compito di controllare che il bicchiere non rimanga mai vuoto, e mi è servito il “boccone del prete”, avverto che è giunta l’ora di ordinarne un'altra bottiglia.
Ho scoperto il Pignoletto Ancestrale per caso, anzi per sbaglio. Mi trovavo al ristorante “La Lumira” di Castelfranco Emilia (Modena), patria dei tortellini, forse per un compromesso storico-campanilistico alla continua guerra tra modenesi e bolognesi sulla paternità di questa squisita minestra perché Castelfranco si trova a metà strada sulla via Emilia.
Supportato da antichi testi come La Secchia Rapita, poema eroicomico di Alessandro Tassoni, scritto nei primi del 1600, ambientato nel 1325 durante una battaglia tra modenesi e bolognesi, i quali prima fecero irruzione nel territorio modenese, ma poi furono respinti e inseguiti fino alla loro città dai modenesi che fecero proprio il famoso trofeo di guerra, in altre parole una Secchia di legno presa a un pozzo ove si erano fermati per dissetarsi.
La leggenda ancestrale narra dell’oste di Castelfranco che, spiando una cliente della locanda dal buco della serratura, né volle riprodurre l’ombelico creando così la forma del tortellino.
Una spiegazione più logica e meno leggendaria vuole che, i cuochi di corte della famiglia estense, per non gettare via gli avanzi dei banchetti, sempre a base di carne e selvaggina, la riutilizzassero per il ripieno di questa minestra.
Oggi la ricetta è stata depositata alla camera di commercio, anche se, ogni famiglia né possiede una con le proprie piccole o grandi differenze.
Per l'appunto, mi trovavo alla locanda di Castelfranco, non quella dell’oste guardone, almeno credo, e ordinai per antipasto: guanciale croccante all’Aceto Balsamico tradizionale di Modena Extra Vecchio, naturalmente tortellini tradizionali di Castelfranco col ripieno di lombo di maiale, mortadella, prosciutto crudo, Parmigiano Reggiano, noce moscata, tutto crudo, fatto poi cuocere all’interno della pasta nel grasso brodo di cappone, che gli dona un sapore inconfondibile, ed a seguire coniglio con polenta fritta, e semifreddo all’amaretto di Modena per dolce.
Dopo aver letto alla carta dei vini, ordinai “stranamente” un Lambrusco e precisamente Lambrusco di Sorbara Francesco Bellei Ancestrale.
Arrivò il cameriere, aprì la bottiglia, annusò il tappo e versò un goccio nel bicchiere per farmi assaporare se il vino fosse di mio gradimento, qui venne il bello, il lambrusco era bianco, dopo aver guardato meglio l’etichetta, mi accorsi che non era nemmeno lambrusco.
Mi era stato servito per errore il Pignoletto Ancestrale di Francesco Bellei al posto del lambrusco di Sorbara Ancestrale di Francesco Bellei da me ordinato. Per qualche istante rimasi seccato del disguido, il cameriere riconoscendo l’errore si predispose subito a rimediare, ma la mia curiosità era tale, che accettai ben volentieri lo scambio di Ancestrale.
In effetti, era da qualche tempo che volevo assaggiare quel pignoletto e così colsi la palla al balzo, mai errore fu più propizio per il mio palato, senza naturalmente togliere nulla al lambrusco ma solo alla mia curiosità.
Ad essere sincero sono poche le bottiglie che mi lasciano impressionato, quest’anno si possono contare sulle dita di una mano, e il pignoletto ancestrale è stato il terzo vino a colpirmi così e resta ad oggi la penultima bottiglia.
Il Pignoletto è tra i vini bianchi più amati dagli Emiliani, l’alternativa per eccellenza al “Vino Nostrum” Lambrusco, anch’esso frizzante e secco.
Il Pignoletto Ancestrale ha un bel colore giallo paglierino chiaro, con un finissimo perlage, un intrigante effluvio di profumi di erbe di campo e di fieno con un accenno di mandorla. Al palato è molto franco, secco, pulito, lascia in bocca una piacevolissima sensazione di mineralità.
20:14 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
martedì, 06 settembre 2011
Sorbetto al lambrusco Paride Rabitti Il Lambruscologo
Il Lambrusco è forse l'unico vino rosso, che può permettersi il lusso di essere servito freddo.
La bassa presenza di tannino, la buona acidità e la frizzantezza, in particolar modo nel Lambrusco di Sorbara, lo rende gradevole anche freddo, tra i dieci e i quattordici gradi, temperatura molto gradevole soprattutto durante il periodo estivo.
Vini fermi più tannici come il Sangiovese o il Barbera, cui la bassa temperatura fa aumentare la percezione tannica, peggiorano enormemente, perché mentre il sorso di vino scorre sulla lingua, si “aggrappa con le unghie” annappandola.
La bevanda dissetante per eccellenza ai tempi della civiltà contadina era acqua e vino, o in alternativa ghiaccio e vino.
Sembra che in questo periodo i gelati al gusto di vino siano una vera moda, anche se alcune ricette sono vecchie di secoli.
Non mancano novità come il gelato al gusto di Parmigiano Reggiano o il gelato alla crema con Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, che ho assaggiato all’Osteria la Fefa di Finale Emilia, della grandissima Chef Giovanna Guidetti.
Una simpatica proposta non solo estiva ma adattissima a qualsiasi periodo dell’anno, è senz’altro il sorbetto al lambrusco, come quello che ho testato in prima persona durante una serata estiva, dove mi trovavo ospite alla Cantina Paltrinieri di Sorbara.
La Cantina Paltrinieri si trova nel cuore di Sorbara e del Sorbara, cioè in via del Cristo, dove sorge la vigna del Cristo, uno storico vigneto che dona uva considerata da molti la migliore per realizzare Lambrusco di Sorbara di altissima qualità.
Da questa “Mitica” vigna nasce il Lambrusco considerato, l’eccellenza del Sorbara, da decenni oramai è prodotto lambrusco in purezza sia dalla Cantina Paltrinieri sia dalla Cantina Cavicchioli, con la quale confina e condivide la vigna, i primi, producono il pregiato e pluripremiato: “Leclisse” selezione della già ottima etichetta bianca chiamata anche Sant’Agata, sempre vinificato in purezza cioè da solo uva si lambrusco di Sorbara, negli ultimi anni vinifica anche una versione ancestrale, cioè con metodo Classico, il “Radice” seguendo l’antico metodo della fermentazione in bottiglia che dona al vino quel gusto più asprigno, del lambrusco di un tempo.
La Cantina Cavicchioli vinifica il lambrusco Vigna del Cristo, un vero cult per i Sorbaristi, il vino più quotato dalle guide dell’A.I.S. dell’Emilia Romagna.
15:46 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
giovedì, 25 agosto 2011
Spumante Pruno Nero Extra Dry Cleto Chiarli - Paride Rabitti Il Lambruscologo
Pruno Nero Lambrusco di Modena D.O.C. Spumante Extra Dry, la Champagne della via Emilia si mette l’abito da sera che più nero non si può.
Conoscevo il Pruno Nero nella versione classica e ne apprezzavo la consistenza, l’equilibrio e l’integrità ma quando l’amico Anselmo Chiarli mi ha proposto un assaggio della versione spumantizzata, già dalla luce che brillava nei suoi occhi presagivo qualcosa di fuori dal comune.
Infatti, è stata una vera sorpresa, sono rimasto subito impressionato dal colore scuro che questa versione spumantizzata manteneva intatto non tradendo se stesso mostrandosi in una versione più modaiola magari in un colore rosato.
E’ come fare il bagno al mare a mezzanotte, conosci la spiaggia e il mare ma i tuoi sensi sono smarriti al buio come in un paesaggio irreale che di giorno non esiste.
Una bottiglia elegante, luccicante che si presenta come un vino da grandi occasioni, la meraviglia però non posso negarlo è stata al momento in cui mi è stato versato nel bicchiere questo fiume di vino nero, ma allo stesso tempo così spumante. Subito, ho alzato il calice per la curiosità di poter scrutare in controluce qualche segreto come poter accendere un fiammifero in fondo al mare.
Questo vino così nero non lasciava intravvedere i suoi segreti, anche se il fine perlage che affiorava in superficie lasciava intendere la finezza dalla spumantizzazione come il rumore delle onde ti fa intuire il mare anche al buio.
Vitigno: Lambrusco Grasparossa di Castelvetro.
Pigiatura tradizionale delle migliori uve selezionate da vigneti di proprietà con macerazione quarantotto ore a 15°C.
18:10 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
mercoledì, 13 luglio 2011
Confraternita del gnocco d'oro- Paride Rabitti - Il Lambruscologo
Perché in Emilia Il gnocco fritto ancora detta legge in cucina?
Cosa s’intende esattamente per gnocco fritto?
Perché a Modena ci si ostina a chiamarlo con l'articolo sbagliato?
Possibile che lo Chef numero uno al mondo Massimo Bottura, proponga un piatto tanto semplice e povero accostandolo alla Champagne Marie Noelle Ledru?
Oggi esiste un testo "sacro" che risponde a tutte queste domande, è stata presentata una guida gastronomica a cura di Luca Bonacini con foto di Luigi Ottani edita da Edizioni Artestampa intitolato: "La Confraternita del Gnocco d’Oro".
Una guida per chi è curioso di conoscere dove poter assaggiare il migliore gnocco fritto di tutta Modena e provincia.
Una passeggiata virtuale in centro storico nei caffè sotto i portici, nei bar nella bassa dove la fumana si leva dalla campagna, fino agli empori dei paesini dell'Appennino.
Modena si aggiudica ad honorem il titolo di "Patria" del gnocco fritto, quest’appetitoso impasto per tutte quelle persone che come me amano iniziare la giornata con una colazione salata.
Tradizione vuole che si cominci la giornata facendo colazione col gnocco del giorno prima inzuppato nel caffelatte.
Assieme al Resto Del Carlino la guida ha promosso un concorso per premiare il bar o l'esercizio che prepara il miglior gnocco fritto.
La giuria composta di quindici cavalieri esperti gastronomi che girovagando per tutta la provincia è andata a giudicare il migliore gnocco fritto, tra uno spuntino con un buon bicchiere di Lambrusco (il patrio rinfresco, come amava definirlo Antonio Delfini) e un aperitivo geminiano con qualche fetta di buon prosciutto di Modena D.O.P., o di ciccioli montanari (quelli bassi) tagliati a fette spesse e irregolari avvolto da una coppia fumante di gnocco fritto.
La regola grammaticale vuole che le parole che iniziano con una consonante come la parola “gnocco” sia preceduta dall'articolo lo "Ma io modenese volgare" come cantava Francesco Guccini mi ostino a dire: "Il gnocco fritto", facendo storcere il naso agli accademici.
Esiste una spiegazione logica che riabilita la mia ignorante ostinazione: il gnocco fritto è una pietanza a strettissimo legame col territorio che nasce in un tempo in cui la quasi totalità della gente parlava solo il dialetto e nello “slang”modenese esiste solo l'articolo "il" in forma dialettale "al", al gnòc frét (il gnocco fritto) il nome nasce da un’italianizzazione del vernacolo quindi è tradotto con l'unico articolo di cui la "lingua" modenese è provvista.
17:55 Scritto da: eleoma in Antipasti di carne e salumi, Antipasti di formaggio, Antipasti vari, La Rubrica del Lambruscologo, Le vostre ricette, Pane,pizza,focacce,grissini..., Ricette emiliane, Ricette facili, Ricette veloci, Secondi piatti, Stuzzicherie tartine, voulevant ... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
martedì, 31 maggio 2011
Da 150 anni l'Italia brinda col Lambrusco Chiarli - Paride Rabitti Il Lambruscologo
2011 anno di festeggiamenti e celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, che nacque nel 1861 dopo la seconda guerra d'indipendenza del 1859, che vide fronteggiarsi l'esercito franco-piemontese contro quello austriaco.
Nel mondo del vino si è festeggiato un altro importante anniversario, quello della Cantina “Chiarli 1860”, fondata a Modena nel 1860 da Cleto Chiarli, mentre si festeggiava l'unità d'Italia nel 1861, non saranno mancati i brindisi col Lambrusco Chiarli.
Fino al 1860 Cleto e Lucia Chiarli gestivano nel centro di Modena la “Trattoria dell’Artigliere”, producendo in proprio il Lambrusco per gli avventori del locale, i "soldati di Chiarli", così erano chiamati i clienti della sua osteria, e chi beveva di più aumentava di grado.
Durante la prima guerra mondiale, a Modena circolava addirittura questa battuta: “Se mettono in linea il reggimento di Chiarli, si vince la guerra in tre giornate”, facendo intuire che i clienti di Cleto Chiarli ormai avevano raggiunto un numero considerevole.
13:36 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Lo sai che ...., Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
mercoledì, 27 aprile 2011
Cantina della volta : la svolta del Lambrusco Paride Rabitti Il Lambruscologo
Bomporto, la cui etimologia significa buon porto, terra di vigne di Lambrusco di Sorbara, prima che si diffondessero strade, autostrade e tangenziali, il trasporto terrestre era destinato a somari, cavalli, scariolanti e birocciai, quindi la via migliore per trasportare le merci era quella fluviale, attraverso fiumi, canali e darsene, nasce all'interno della città di Modena il canale Naviglio, che sfocia nel fiume Panaro all'altezza di Bomporto.
Il territorio modenese era ben fornito di queste vie, a testimonianza rimangono molte strade dai nomi come: Canal Chiaro, Canal Grande, Canalino, Canaletto che tradiscono la loro origine in un passato non molto lontano.
Strade d'acqua, che resero Modena quasi una seconda Venezia, un po' come lo era Milano con i suoi navigli che furono utilizzati per trasportare le pietre del duomo, come fu anche per il Duomo di Modena nel 1099.
La struttura della Cantina della volta della famiglia Bellei risale 1920. Ubicata sull'argine del Naviglio di Bomporto, nella zona vicino alla Darsena, nel luogo in cui le barche dovevano fare ”la volta” del loro percorso per riprendere la navigazione in senso contrario verso la città di Modena.
Le attività agricole e commerciali delle zone di campagna sorgevano in prossimità delle vie navigabili, per rendere più agevoli gli scambi con la
città.
Cantina della volta nasce per volontà di un gruppo di amici appassionati di vino che hanno chiesto a Christian Bellei di condividere un progetto il cui contenuto primario è che lui continui a fare il vino "a modo suo", cioè mettendo a frutto tutte le abilità e conoscenze enologiche acquisite con la pratica negli anni.
06:48 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
sabato, 16 aprile 2011
Christian Bellei, il mago della spumantizzazione del lambrusco Paride Rabitti Il Lambruscologo
Ho incontrato Christian Bellei al Vinitaly la più importante fiera del vino italiano che si svolge a Verona, Lunedì 11 Aprile un giorno che ricorderò per tutta la vita.
Speravo di poter incontrare Christian perchè per i suoi tanti impegni, ancora non ne avevo avuta l'occasione.
Sono stato ricevuto come si accoglie un amico che non si vede da qualche tempo, quasi come uno di famiglia e abbiamo parlato a lungo della nostra passione comune per il Lambrusco e del suo sogno che è diventato realtà.
Nel 1986 al termine degli studi in agraria, ha iniziato a muovere i primi passi nell’azienda vinicola di famiglia, la Francesco Bellei a Bomporto (MO).
Cresciuto in cantina come un giovane di bottega, ha seguito tutte le attività richieste dalla vinificazione, da buon apprendista ha appreso tutti i segreti dal padre Giuseppe, facendo propria una visione a tutto tondo della gestione della cantina, dalla vendemmia alla pigiatura, alla vinificazione e in fine la scelta delle bottiglie dei sugheri migliori per l'imbottigliamento, fino alla vendita.
16:20 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
giovedì, 31 marzo 2011
Lambrusco “ l'Albone ” Viva la rivelazione Paride Rabitti Il Lambruscolo
Lambrusco di Modena D.O.P. l’Albone, una delle vere rivelazioni nel panorama delle cantine e dei lambruschi di qualità.
Prodotto dall’Azienda Agricola Podere Il Saliceto, a Campogalliano (Modena), una piccola grande realtà che con passione e umiltà ma soprattutto professionalità, ha creato vini che danno prestigio al lambrusco.
Di Gian Paolo Isabella, una vera forza della natura che assieme al suo socio- cognato Marcello, ha creato questo mix perfetto di uvaggio Lambrusco, con un’importante base di Salamino al 70% e Sorbara per il restante trenta.
La raccolta delle uve avviene manualmente, le bucce sono eliminate dopo quattro giorni, si filtra il mosto e s’inocula con lieviti selezionati, la fermentazione avviene in autoclave a temperatura controllata. Il nome del vino deriva dalla zona di produzione, dove è situato il vigneto ed è anche il nome della strada che costeggia l’argine del fiume che scorre a Campogalliano.
Zona anche caratterizzata da stupendi laghetti che oltre a fare la felicità di canoisti e pescatori, contribuisce a mantenere un clima più mite che giova alla vigna.
Ora stappiamo la “boccia” e leviamo i calici, vediamo così un bicchiere di vino rosso rubino scuro, con riflessi violacei, spuma rosa generosa.
Al naso si avvertono subito fragranze di frutti rossi, di mora, marasca, rosa e sentori di viola.
All’assaggio è deciso, vinoso, morbido con una discreta acidità, fruttato con un piacevolissimo sentore di marasca sotto spirito, fresco, di giusto equilibrio, tannini percettibili, mineralità con retrogusto amarognolo, di grande beva.
Abbinamento: Somara e polenta, servire a quattordici gradi.
Mi auguro personalmente che questa bottiglia di vino sia proposta dalla ristorazione che spesso latita nella proposizione di Lambruschi e soprattutto in quella di salamino.
Questo vino ha un solo “difetto”: è molto beverino o di grande beva che dir si voglia ma parlando come si beve: “va giù che sembra acqua”, se non fosse per i suoi 12,53% di tasso alcolometrico, non male per un lambrusco!
L’Albone la nuova onda del Lambrusco o per meglio dire, la nuova alba.
Paride Rabitti Il Lambruscolo
14:10 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
domenica, 20 marzo 2011
Somara e Polenta Osteria la Piola Paride Rabitti il Lambruscolo
Concorso: ” La Nouvelle Vague del Lambrusco”, la ricetta ad hoc per l’”Albone”.
Podere il Saliceto di Campogalliano in provincia di Modena, è il piccolo grande mondo di Gian Paolo e Marcello che in poco meno di quattro ettari riescono a creare a vini di grandissima personalità come l’”Albone” un Lambrusco di Modena DOC, frizzante, secco, prodotto con uve Lambrusco Salamino al 70% e Sorbara al 30%, vendemmiate manualmente ed è l’anima del loro territorio, una sfida ai luoghi comuni.
Parte il concorso che fa incontrare gli eterni promessi sposi: “ Cucina e Cantina” alla ricerca del piatto più adatto al vino di cui lo stesso “Albone” diventa parte del cucinato.
La tradizione scende in tavola proponendo Somara e Polenta, tipico piatto povero delle osterie Modenesi e non solo, specie in quelle dei birocciai dove era impensabile mangiare cavallo perché più che animale era considerato compagno di lavoro.
Ricetta offerta con orgoglio da Claudio Camola che con il supporto in cucina della moglie gestisce da parecchi anni L’osteria La Piola delle Ortiche a Modena, sulla riva del fiume Secchia, all'interno di una vecchia stazione di posta, di cui è stata recuperata l'insegna, ed è uno dei locali storici della città.
Quest’osteria ha una storia antica alle spalle, è, infatti, una delle due ultime osterie di Modena, degne di questo nome, oltre a mantenere le antiche tradizioni delle vecchie osterie di una volta, dove il "vero" oste si siede ai tavoli e intrattiene gli ospiti raccontando storie e storiacce degli antichi costumi modenesi, questo locale è anche famoso per un personaggio che l’ha frequentato per tutta la vita, Enzo Ferrari.
Lo racconta Claudio, come diceva l'ingegner Enzo "Un tempo a Modena in ogni strada c’era un'osteria e un solo ricovero in Sant’Agostino, adesso sono sparite le osterie e in ogni strada c’è un ricovero, pardon, un residence per anziani"."c'lè tot un'etra cosa" (che è tutta un’altra cosa). Bel progres. Quando entrate nella Piola delle Ortiche dimenticate tutte le modernità e respirate l’aria delle antiche tradizioni, delle cose semplici e gustose di una volta, sedetevi ai tavoli di legno che emanano il vissuto delle serate in compagnia tra gli amici e lasciatevi trasportare dai racconti di Claudio, uno degli ultimi osti affabulatori, depositario e dispensatore di storie, e non vi resta che rilassarvi e portare a casa le autenticità del luogo.All’osteria La Piola delle Ortiche assaggerete piatti unici della tradizione antica modenese, non aspettatevi dunque di trovare panna e coca e altri intrugli complicati.
Qui troverete il cucinato del giorno sempre fresco, con materie prime di stagione tutte del territorio e che parlano da sé, la moglie dell’oste vi
preparerà i piatti antichi della cucina modenese, come la somara e polenta che gentilmente ha concesso la ricetta per partecipare al concorso.
Se vi viene voglia di assaggiare questo piatto della tradizione povera contadina modenese, andate in questo splendido angolo di paradiso, una cucina museo per amanti e puristi delle tradizioni, lo trovate a Modena zona fiera L'Osteria "La Piola" delle Ortiche poco distante dall'uscita del casello Modena Nord in Strada Viazza di Ramo (ex cave ramo) numero 248, aperto a mezzogiorno e la sera, chiuso per turno il lunedì e martedì, anche i prezzi sono di una volta (20 euro circa).Telefono 059 848052
La ricetta: "Somara e polenta" (Osteria la Piola).
Ingredienti
1 kg di polpa di somara la parte anteriore possibilmente il guanciale. (Ci racconta Camola che il guanciale era riservato al proprietario dell’animale che quando lo portava alla macellazione era la parte più prelibata che gli spettava come una specie di diritto medioevale).
2 cipollotti
4 carote
2 gambi di sedano
200 g di polpa di pomodoro
1 bottiglia di Lambrusco Albone
1 rametto di rosmarino
aglio
burro
lardo
sale q.b
Per la polenta
300 grammi di farina di mais
1 Litro di acqua.
1 bicchiere di Albone
Sale
08:41 Scritto da: eleoma in Asino e cavallo, Carne, La Rubrica del Lambruscologo, Le vostre ricette, Ricette emiliane, Ricette facili, Secondi piatti | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: ricette polenta, ricette, rcietta, cucina, lambrusco | OKNOtizie |
Facebook
sabato, 05 marzo 2011
Tendenza lambrusco - Paride Rabitti Il lambruscologo
Se oggi è considerato glam, abbinare Champagne e Mortadella, non c'è da stupirsi se la tendenza del momento è l’insolito abbinamento tra ostriche e lambrusco.
Qualche anno fa Luciano Ligabue con una visione rock dai sapori emiliani cantava: "Lambrusco e pop corn", creando un abbinamento “enogastronomico”azzardato tra il lambrusco, elevato a emblema della tradizione e della territorialità e i pop corn, a simbolo della moderna cultura americana che dal dopo guerra è avanzata inesorabilmente fino ai giorni nostri, tanto da far sembrare incredibilmente obsoleta la nostra civiltà contadina di pochi decenni fa.
Oggi nel terzo millennio il lambrusco ribalta questa immagine e s’innova ma restando fedele alla sua terra e alla sua gente.
Quando il rocker di Correggio indossò i panni del regista per la realizzazione del film: “Radio freccia”, per la parte del barman, pensò subito a Francesco Guccini, il quale accettò di recitare dietro il bancone a condizione che il suo compenso fosse estinto in vino.
20:49 Scritto da: eleoma in La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
venerdì, 04 marzo 2011
Concorso: La Nouvelle Vague del Lambrusco - Paride Rabitti Il Lambruscologo
Podere il Saliceto è il piccolo grande mondo di Gian Paolo e Marcello che, in poco meno di quattro ettari, riescono a dar vita a vini di grande personalità.
L’Albone, prodotto con uve lambrusco salamino e sorbara, è l’anima del loro territorio, una sfida ai luoghi comuni che Percorsi di Vino e Senza Panna vorrebbero farvi provare attraverso un goloso contest.
Di che si tratta? Semplice, ai primi venti food/wine blogger che aderiranno all’iniziativa verrà spedita una bottiglia di L’Albone che non aspetta altro di essere bevuta abbinandola ad una ricetta creata ad hoc per l’occasione.
18:32 Scritto da: eleoma in Concorsi di cucina, vini, La Rubrica del Lambruscologo, Vini, champagne, spumanti... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook

