Sandwich di Polipo torchiato in pastella di farina di Ceci con farcitura di Spinaci al frescolatte podolico e Pomodoro al condimento semplice Chef Filippo Cogliandro

SandwichpiccolaSandwich di Polipo torchiato in pastella di farina di Ceci con farcitura di Spinaci al frescolatte podolico e Pomodoro al condimento semplice Filippo Cogliandro

Si cucina con le mani ma si pensa con il cuore

Nel cuore di Filippo Cogliandro c’è la sua terra e il suo obiettivo e’ quello di contribuire a dare alla Calabria un’identità gastronomica ben definita, attraverso la valorizzazione delle realtà locali, creando profonde sinergie fra i prodotti del suo territorio, i produttori di vino e naturalmente l’agricoltura.

Crediti ph: Stefano Mileto

Ingredienti
1 Polpo verace da 1 Kg circa
300 gr di Spinaci foglia larga
2  pomodori a grappolo
50 gr di fresco latte
Farina di Ceci
Acqua gassata
olio extravergine di Oliva Aspromontano
sale e pepe q.b.

Preparazione
Preparazione del Polpo torchiato
Cuocete il Polpo in forno a vapore a 100° per 40 minuti. A cottura ultimata eliminate la pelle in eccesso.
Pressate il polipo in un torchio di acciaio inox e fate riposare, avendo cura di stringere sempre più il torchio per 24 ore, in frigorifero.
Ricavate 8 fette di Polpo torchiato dello spessore di 5 mm.
Tenete in fresco.
Tagliate a spicchio i pomodori a grappolo; aggiungete sale e olio evo.
Ammorbidite gli Spinaci in padella con un filo di olio e un pizzico di sale, aggiungete il frescolatte e mescolate.Preparate una pastella con acqua gassata e farina di Ceci dove
immergere le fette di Polipo torchiato e friggete in olio caldo
Presentazione
Posizionare al centro del piatto la prima fetta di polipo torchiato, a seguire gli spinaci cremosi, alcuni spicchi di pomodoro e coprire con la seconda fetta di polipo.
Servite immediatamente.

Petto di anatra alla Caterina de’ Medici Michela Bottasso Executive chef Ristorante Biagio Pignatta – Villa Artimino

Anatra-all'arancia-ristorante-Biagio-PignattaPetto di anatra alla Caterina de’ Medici
Ricetta d’autore di Michela Bottasso
Executive chef Ristorante Biagio Pignatta – Villa Artimino

Ricetta per 8 persone
Ingredienti
8 petti di anatra
1\2 cipolla bianche
1 rametto di timo
5 arance
1 bicchiere di brandy
200 gr. fondo di vitello
50 gr. di burro
Olio d’oliva q.b
Sale e pepe q.b.

Preparazione
Cuocete i petti d’anatra in una padella calda, salateli e sistemateli in una placca da forno. Sgrassate la padella e sfumate con il brandy e aggiungete il succo d’arancia – riducete e della metà e aggiungete il fondo di vitello, riportate a bollore e montate con il burro. Terminate la cottura dell’ anatra  in forno

Mousse au Chocolat Blanc al Bergamotto Reggino Chef Filippo Cogliandro

Foto-Profiteroles-Bergamotto(2)Mousse au Chocolat Blanc al Bergamotto Reggino Chef Filippo Cogliandro

Ingredienti per 6 persone
300 gr di cioccolato bianco di prima
20 gr di succo di Bergamotto Reggino
1 cucchiaio di miele di acacia
6 uova fresche
10 gr di burro

Preparazione
Spezzettate il cioccolato in un recipiente che metterete a bagnomaria in acqua
calda e lasciatelo sciogliere senza fretta con la noce di burro.
Separate gli albumi dal tuorlo e montateli a neve con il succo di Bergamotto
Reggino.
Aggiungete due tuorli d’uovo e il cucchiaio di miele di acacia al cioccolato
sciolto e mescolate energicamente. Aggiungete il composto all’albume montato
e con una frusta amalgamate bene evitando che si formino grumi.
Versate la mousse in coppette e lasciate riposare in frigorifero per qualche ora
prima di servirla.

 

Dall’alto del ristorante L’Accademia Filippo Cogliandro guarda la sua città ……incastonata come un gioiello nel cuore di Reggio Calabria, una antica dimora piena di storia e di storie, dall’atmosfera evocativa. dalle connotazioni distintive di un ristorante che celebra l’estro culinario del patron Filippo Cogliandro e la garbata attenzione del direttore di sala Francesco Rando. L’uno in cucina attorniato
dalla sua brigata fantastica di tutti i colori, l’altro in sala, per il rito della tavola facendo parlare da sé una materia prima di altissima qualità accompagnata da etichette di tutto rispetto.

www.laccademia.it

L’ACCADEMIA
Via Largo Colombo,6
Reggio Calabria
www.laccademia.it

Carpaccio di polpo con citronette e sedano croccante Chef Di Andrea Candito

2(1)Carpaccio di polpo con citronette e sedano croccante  Chef Di Andrea Candito

Ricetta d’autore Di Andrea Candito ‘  O Munaciello Firenze e Miami

Ingredienti
1 polpo 1000/2000
1 costa di sedano
Olio q.b.
Limone q.b.
Sale q.b
Pepe q.b.
Prezzemolo q.b.

Preparazione
Cuocete il polpo una quarantina di minuti, raffreddate e avvolgete in maniera ermetica in pellicola alimentare e lasciate in abbattitore per almeno 2 ore. Preparate la citronette con olio sale limone . Tagliate a strisce il sedano con un pelapatate e lasciate il acqua e ghiaccio per rendere croccante.
Una volta pronto il polpo tagliate all affettatrice con uno spessore di 1 cm posizionare le fette di polpo si un piatto piano condire con sale pepe prezzemolo e la citronette, formare un nido al centro con il sedano croccante e servire

‘O Munaciello Miami
6425 Biscayne Boulevard
Miami
‘O Munaciello Firenze
Firenze – Via Maffia, 31
Press: Cristina Vannuzzi

Spaghetti alla chitarra con asparagi e calamari Chef Andrea Candito‘O Munaciello Firenze

1Spaghetti alla chitarra con asparagi e calamari Chef  Andrea Candito‘O Munaciello Firenze

Ricetta d’autore Di Andrea Candito‘  O Munaciello Firenze e Miami
Ingredienti per 8 persone

Per la pasta
360 gr tuorlo d uovo
250 gr farina00
25 0gr farina di semola
Acqua q.b.

Per i sugo
2 mazzi asparagi
400 g Calamari puliti
3 scalogni
2 spicchi di aglio
Prezzemolo q.b.
Sale q.b.
Peperoncino q.b.
Pepe q.b.
Olio q.b.

Preparazione
Preparazione della pasta
Incorporare entrambe le farine al tuorlo aggiungendo l acqua a piccole dosi, impastate sino a che il composto non risulterà liscio, lasciate riposare nella pellicola alimentare per almeno un ora in frigo. Successivamente stendete la pasta di un altezza di mezzo centimetro e passate alla chitarra e lasciate seccare per qualche minuto.

Preparazione del sugo
In una casseruola mettere olio evo a scaldate, aggiungete uno spicchio d aglio e tre scalogni tritati fate rosolare e aggiungete gli asparagi tagliati a matita, lasciate cuocere una ventina di minuti aggiungendo brodo vegetale.
In una padella a parte rosolate uno spicchio d’ aglio del peperoncino e del prezzemolo nell’olio evo aggiungetevi i calamari tagliati a listarelle fate rosolare e sfumate con del vino bianco dopo di che aggiungeteli ai calamari e terminate la cottura.
Scaldate dell’ acqua salata, calate gli spaghetti alla chitarra una volta venuti a galla terminate la cottura nel sugo di asparagi e calamari.

Impiattatela facendo un nido e decorate con un pomodorino confit

‘O Munaciello Miami
6425 Biscayne Boulevard
Miami
O Munaciello Firenze e Miami
Firenze – Via Maffia, 31
Press: Cristina Vannuzzi

Riso selvatico sgombro e cipolla. Alexia

Riso selvatico sgombro e cipolla. Alexia
Ingredienti
250 gr di riso selvatico (integrale, nero e rosso)
1 scatole di sgombro
due cipolle bionde
vino bianco
sale
pepe
peperoncino

Preparazione
Cuocete il riso per 45 minuti preparate gli sgombri, tagliare le cipolle o anche scalogni a fette non troppo sottili, fate rosolare con vino bianco, no oil, finché diventano molto tenere, aggiungete almeno tre scatole di sgombri al naturale (ovviamente di ottima qualità) e sgranate con una forchetta, aggiungete acqua di cottura del riso sale pepe e peperroncino far saltare e un filo di olio a crudo!

Muffin di primavera alle fragole – Ufficio stampa ORO Saiwa

Muffin di primavera alle fragole - Ufficio stampa ORO Saiwa

Muffin di primavera alle fragole – Ufficio stampa ORO Saiwa

Muffin di primavera alle fragole – Ufficio stampa ORO Saiwa

La parte della decorazione è ideale da fare con i vostri bambini che si divertiranno a infilare ORO Saiwa e fragole sui muffin per creare i loro dolcetti personalizzati.

Ingredienti (per 6 muffin):
ingredienti secchi
160 gr di farina 00 + 1 cucchiaio
2 cucchiaini di lievito per dolci
95 gr di zucchero
5 biscotti ORO Saiwa sbriciolati
Ingredienti liquidi
130 gr di yogurt bianco dolce
30 gr di olio di riso
2 uova
Per decorare
2 fragole
4 ORO Saiwa
1 tazzina di latte
Fragole
125 gr

Preparazione
Mescolate in una ciotola gli ingredienti secchi, ovvero farina, lievito, zucchero e ORO Saiwa sbriciolati.
In un’altra ciotola sbattete le uova e mescolate con lo yogurt e l’olio.
Aggiungete questo composto a quello degli ingredienti secchi.
Separate gli ingredienti liquidi dai secchi, questo è il classico procedimento dei muffin perché abbiano quella consistenza particolare che li differenzia
dalle normali tortine.
Mescolate approssimativamente: non importa se ci saranno residui di farina perché in cottura si amalgamerà il tutto.
Infine, aggiungete all’impasto le fragole tagliate a tocchetti, precedentemente passate in un cucchiaio di farina. Il passaggio nella farina garantisce che le fragole non affondino in cottura.
Riempite 6 pirottini da muffin a ¾ di altezza.
A questo punto passate alla decorazione: dividete le fragole rimaste a spicchi e mettetene un pezzo sulla superficie di ogni muffin.
Tagliate i biscotti in pezzi, intingeteli nel latte e infilateli nei muffin, facendoattenzione a far fuoriuscire la parte frastagliata del biscotto che darà un tocco di originalità ai vostri muffin.
Infornate a 200 gradi per 18 minuti. Passati i primi 5 minuti appoggiate sui muffin della carta di alluminio in modo che i biscotti non brucino.
Le ricette sono visionabili sul blog di Marta Tovaglieri:
www.streghettaincucina.com

Burson-Marsteller
Francesca Mioni
francesca.mioni@bm.com

Biscotti alla Salvia – Osteria del Mare

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Biscotti alla Salvia – Osteria del Mare

Ingredienti
500 gr di farina
1 bustina lievito per torte salate
1 bicchiere latte
1 mazzetto salvia
150 gr di burro
1 cucchiaino di sale

Preparazione
In una terrina unite alla farina il lievito, il sale, le foglioline di salvia ben tritate e il burro fuso, poi versate poco per volta il latte. Amalgamate con cura il composto, quindi tirate una sfoglia dello spessore di 1 cm circa e con uno stampino rotondo (o un bicchiere) tagliate tanti biscotti che disporrete su una teglia imburrata.
Fate cuocere in forno già caldo per una decina di minuti circa. Sono ottimi come antipasto.

Osteria del Mare
Lungomare della Repubblica, 12
Riccione

 

Pollo al sesamo e miele Marialaura

Pollo al sesamo e miele Marialaura
Ingredienti
800gr di petto di pollo a dadini grandi
1 cipolla
olio evo
80 gr di burro
4 cucchiai di miele
4 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiaini di semi di sesamo
2 cucchiai di farina

Preparazione
In una padella ampia far scaldate olio,burro e cipolla tritata finemente.fatela ammorbidire ma non colorate ed aggiungetevi i bocconcini di pollo. Fateli rosolare a fiamma vivace e non appena prendono colore coprite,abbassate la fiamma e fateli cuocere quasi completamente. Aggiungete il miele e la salsa di soia e fate insaporire tutto.addensate il fondo di cottura con un po’ di farina setacciata per creare la salsina di accompagnamento del polloninfine aggiungete i semi di sesamo e servite caldo.

Biscottini alle noci

Biscottini alle noci

Ingredienti
300 gr di farina
200 gr di noci (già sgusciate)
120 gr di burro
100 gr di miele
100 gr di zucchero
1 uovo
1 bustina di vanillina
1 fialetta di aroma al rum
1 pizzico di sale

Preparazione
Preriscaldate il forno a 180° C.
Setacciate la farina.
Tritate le noci.
Sciogliete il burro a temperatura ambiente.
In una terrina unite farina, sale, zucchero, burro, noci, miele, aroma, vanillina e uovo ed impastate fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Utilizzando delle formine realizzate i biscotti alti 2 cm.
Preparate la teglia come da vostra abitudine imburrandola o infarinandola o foderandola con carta forno.
Mettete i biscotti nella teglia ad una certa distanza l’uno dall’altro.
Mettete la teglia in forno ad un’altezza intermedia.
Cuocete a 180° C per 20 minuti.

Varianti a piacimento

Aumentate o diminuite a seconda dei gusti la quantità di noci.

Merluzzo in umido – Cristina

Merluzzo in umido – Cristina

Ingredienti
1 kg di merluzzo
0,750 litri di salsa di pomodoro
300 gr.olive nere snocciolate
1 cipolla
1 spicchio d’aglio
olio extravergine d’oliva
sale
prezzemolo

Preparazione
Mettete a bagno il merluzzo per circa 24 ore cambiando più volte l’acqua;sgocciolatelo e tagliatelo in pezzi piuttosto grandi.
Insaporite l’olio con l’aglio schiacciato, che poi andrete a togliere.
Fate appassire la cipolla tagliata a velo, aggiungete la salsa, le olive e, dopo qualche minuto, il merluzzo; chiudere con il coperchio  e cuocete a fuoco moderato per altri quindici minuti.
Togliete il coperchio aggiustate di sale e lasciate ridurre il sugo, per cinque minuti.
Guarnite con il prezzemolo e servite ben caldo.
Potete accompagnare il piatto con dei crostini o con la polenta.

“Per gentile concessione di Capitan Uncino” – Cristina

Alla scoperta dei tesori di Dubrovnik e Korčula

Dubrovnik la cucina a base di pesceAlla scoperta dei tesori di Dubrovnik e Korčula
Un viaggio esperienziale in Croazia per conoscere i monumenti e i centri storici immersi in una natura rigogliosa

Dubrovnik, una suggestiva cittadina del sud della Croazia, è situata tra il Mar Adriatico e le Alpi Dinariche, è una destinazione a prezzi abbordabili facilmente raggiungibile ed è fra le mete più amate e visitate di tutta la regione.
La città è un’inestimabile perla della costa adriatica meridionale, con le sue bellezze naturali che tolgono il fiato, il suo clima perfetto, la sua ricca eredità culturale ed un’offerta turistica variegata. Nella città vecchia è stata girata la serie TV “Il Trono di Spade”, sono in molti a venire alla ricerca dei luoghi in cui sono stati ambientati gli episodi della serie.
«I turisti Italiani sono al settimo posto dopo gli Inglesi – riferisce Sandra Milovcevic, capo del dipartimento comunicazione dell’ufficio turistico di Dubrovnik – durante tutto l’anno Korčula (2)l’aeroporto della città croata è collegato con voli diretti da Roma. Varie compagnie di navigazione portano da noi fino a 4.000 croceristi al giorno, i turisti scendono dalla navi, vedono velocemente la città e poi vanno via».
Dubrovnik fu fondata nel 615 d.C. dagli abitanti di Epidauro che erano stati costretti ad abbandonare la città a seguito dell’invasione degli Avari che devastavano le città dalmate. Originariamente fondata su un’isola rocciosa, fu poi collegata alla terraferma mediante interramento di un sottile braccio di mare. Il luogo da loro scelto, noto in epoca romana come Ragusium, fu questa isola dell’Adriatico. La città, che formalmente era sottoposta all’imperatore di Bisanzio, fu una delle maggiori e prospere repubbliche marinare, ancor oggi i monumenti storici di Ragusa testimoniano gli antichi splendori. Dal 1205 al 1358 fu assoggettata da Venezia, come si può vedere dall’architettura dei palazzi.
A contribuire al successo di questa destinazione vi è il clima mite tutto l’anno, sia in autunno che in inverno. Proprio nel periodo invernale è consigliabile visitare la città per poter ammirare tutte le attrazioni senza stressarsi a causa della grande affluenza turistica dei mesi estivi e senza fare file per accedere ai monumenti.
Korčula la cattedrale di San MarcoIl principale motivo che invoglia a visitare Dubrovnik (Ragusa nella nostra lingua) è l’inserimento dal 1979 della città nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, per la sua storia e per i suoi monumenti, come la cinta muraria che con le sue torri è l’emblema della città. Il nome croato deriva dalla foresta di querce che ricoprivano un tempo la montagna. Il corso principale risalente all’XI secolo, “Stradun” il cui vero nome è “Placa”, è lastricato con pietra calcarea che brilla come acqua al sole e attraversa il centro storico pedonale in particolar modo affascinante.
Lo Stradun non è solo la via più amata e suggestiva ma anche un punto di incontro per turisti ed abitanti. Celebre anche come “la perla dell’Adriatico”, Dubrovnik è riuscita a conservare le proprie chiese gotiche, rinascimentali e barocche e tanti conventi, palazzi e fontane tra le quali ve n’è una che parla italiano: la fontana di Onofrio che è stata costruita dall’architetto campano Onofrio della Cava, il quale riuscì a portare l’acqua in città da una sorgente distante dodici chilometri.
Korčula la rivieraIn inverno restano aperti quindici alberghi, dei cinquanta presenti in città di cui quindici a cinque stelle, per ogni richiesta dei turisti. Vi sono poi appartamenti privati con prezzi a partire da quaranta euro al giorno, per gli alberghi il costo è da settanta euro per la camera per due persone compresa la colazione. Se si vuole spendere poco e gustare la vera cucina dalmata si può scegliere di andare in una “konoba”, simile alle locande italiane, dove si spendono in media settanta euro per un pranzo per due. Qui il tempo scorre più lentamente, la gente del posto che gestisce il locale con la propria famiglia prepara i piatti con le ricette dei cibi delle nonne.
Dopo aver visitato le mura sarà suggestivo prendere la funivia che in soli quattro minuti conduce alle due terrazze panoramiche a 418 metri sul monte San Sergio; se rimane tempo una visita all’isola di Lokrum, distante solo 15 minuti dal porto di Dubrovnik, sarà l’occasione per fare una passeggiata nella piccola riserva naturale insieme ai pavoni e ai conigli che qui circolano liberi nei vialetti. L’isola ha tutta l’aria di essere un universo a se, un piccolo mondo parallelo protetto.
Indimenticabile sarà anche visitare Korčula, dove sembra sia nato Marco Polo. Essa sorge su un’isola a 135 chilometri da Dubrovnik raggiungibile in auto con autista dall’aeroporto di Dubrovnik, oppure con un traghetto da Ancona, poi un catamarano da Spalato a Vela Luca, a 47 chilometri da Korčula. L’isola con i suoi 3.400 abitanti è la più popolata dopo Krk. Una lussureggiante vegetazione ricopre il 60% del territorio rendendo quest’isola un vero paradiso ecologico.
Hana Turudić, direttrice dell’Ufficio del Turismo di Korčula fa presente che «gli Italiani che sono arrivati lo scorso anno sono stati 2.693, trascorrendo 14.395 notti, con una media di quattro notti e un incremento dell’8%. I turisti trovano che i prezzi sull’isola non sono cari, dieci anni fa erano certo più bassi, ora sono lievitati ma la qualità dei servizi è di molto aumentata».
le colombelle di PasquaPer le previsioni meteo non occorre internet né la TV: gli abitanti guardano la bandiera se sventola a nord indicando la bora che dicono essere “una donna che pulisce tutto”.
Al centro storico di Korčula si accede mediante una porta che immette in una piazzetta su cui insiste la chiesetta di San Michele con il suo architrave sul quale è collocata una piccola statua del Santo, copia di quella trafugata nello scorso secolo. Le caratteristiche stradine della cittadina con scalini, grazie alla loro forma a lisca di pesce, consentono il libero flusso d’aria ed allo stesso tempo proteggono la città dai venti forti. Nell’isola la religione cattolica è molto sentita e in preparazione della domenica delle Palme si apprestano delle piccole colombe di legno con la parte interna di un ramo di fico. Le colombelle verranno poi poste su di un ramo di ulivo che verrà benedetto a Pasqua. Per la festa di Santa Lucia, il 13 dicembre, i bambini ricevono doni in una calza, come da noi in occasione della Befana, cantando la filastrocca: “Santa Lucia mamma mia porta bomboni in calza mia se la mamma non mi mette restano vuote le calzette con la borsa del papà Santa Lucia porterà!”. La Santa gira di casa in casa consegnando i doni ai bimbi buoni, con un carretto trainato dall’asinello. Santa Lucia viene festeggiata a Korčula nella chiesa fondata nel 1301 della confraternita di Tutti i Santi, il cui attiguo museo contiene antiche icone nonché un dipinto dell’ultima cena, sicuramente attribuibile ad un pittore locale per la presenza sulla tavola di frittelle croate.
Si può prendere poi un Taxi del mare, una barca di colore giallo, per farsi condurre in uno dei venti isolotti disabitati vicini alla costa e trascorrere un giorno fra mare e cielo. Come resistere al fascino di questi luoghi quando le parole non bastano ? Non vi è altro sistema che andare di persona per immergersi nella storia e nella natura rigogliosa.
Harry di Prisco

Strozzapreti prosciutto e gorgonzola

Strozzapreti prosciutto e gorgonzola

Ingredienti
500 gr di strozzapreti
100 gr di gorgonzola
100 gr di prosciutto
3 cucchiai di panna
burro
sale
pepe

Preparazione
Cuocete gli strozzapreti in abbondante acqua salata, attenzione alle dosi del sale, il gorgonzola è già un po’salato, il sale va regolato anche in base al tipo di gorgonzola che utilizzerete (gorgonzola dolce o piccante).
Tagliate il gorgonzola a pezzi e scioglietelo, a fiamma bassa, in una padella antiaderente, dopo qualche minuto aggiungete la panna ed amalgate il tutto fino ad ottenere un composto abbastanza denso.
Tagliate il prosciutto.
Scolate gli strozzapreti qualche minuto prima e saltateli in padella con la noce moscata, il gorgonzola ed il prosciutto .

Varianti a piacimento

Sostituite gli strozzapreti con altri tipi di pasta fresca (trofie, bigoli, orecchiette…) .
Incrementate o diminuite a piacimento la dose di panna.
Aggiungete una noce di burro prima di servire.
Sostituite la panna con il mascarpone.
Aggiungete parmigiano.
Sostituite il pepe con la noce moscata.

 

Pollo al forno gratinato

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Ingredienti
300 gr di #pollo a pezzi ali o cosce
#aromi
#vino 
#salecervia
#pangrattato

Preparazione
Mettete il pollo a marinare nel vino e negli aromi qualche ora (anche dalla sera prima)
Togliete il pollo dalla marinatura
Passate i pezzi di pollo nel pangrattato aromatizzato con le spezie che più vi piacciono
Mettete il pollo in teglia vaporizzate con olio e cuocete fino a cottura ultimata
Semplice e piace anche ai bambini

Per le altre ricette visitate il blog

 — con Eleonora Magnani e Ricette di casa

Mouse di Mandorle – Ufficio stampa Kanzi Italia

Ricetta di Philip Hafner, tratta dal libro “Le mele nella Cucina delle Dolomiti – 75 gustose ricette”, editrice Athesia

Ingredienti
50 gr mandorle in scaglie
150 gr cioccolato bianco
2 tuorli d’uovo
1 foglio di gelatina
1 goccio di amaretto
200 ml di panna montata
Per guarnire
12 lamponi
12 mirtilli

Preparazione
Abbrustolite le mandorle in scaglie in una padella.
Fate sciogliere il cioccolato e mescolarlo ai tuorli.
Mettete in ammollo la gelatina in acqua fredda per 20 minuti, strizzatela bene e fatela sciogliere con l’amaretto a bagnomaria.
Mescolate la gelatina ai tuorli e al cioccolato.
Aggiungete le mandorle in scaglie, quindi unite delicatamente la panna montata. Mettete in fresco.

Ufficio stampa Kanzi Italia

c/o Fruitecom srl
Via Provinciale Vignola-Sassuolo 315/3
41057 Spilamberto (MO) – Italy
T: +39 059 7863894 F: +39 059 7863889

Girolomoni ricorda il Natale contadino

Zuppa di ceci_GirolomoniLa vigilia di Natale un tempo veniva festeggiata con cibi poveri consumati davanti al camino. Il pastificio bio
di Isola del Piano riscopre le antiche tradizioni delle campagne marchigiane, fra sapori autentici e
convivialità.
“Suppa sai cec” e “Stucfiss in salmì”: erano questi alcuni dei piatti tipici della vigilia di Natale secondo la
tradizione marchigiana di metà Novecento. Piatti semplici e poveri, anche se ricchi di sapore. A riscoprirli è il
pastificio biologico Girolomoni di Isola del Piano, che da sempre si è fatto promotore della cultura contadina
e dei suoi valori.
È stata Maria Girolomoni, Presidente della Fondazione Girolomoni, a parlare con le nonne e le zie
novantenni del paese, per farsi raccontare le vecchie ricette, che appaiono ai nostri occhi di una semplicità
disarmante, ancora di più se paragonate al tripudio culinario della Vigilia ai giorni nostri. È vero che ancora
oggi si mangia di magro, ma le nostre opulente tavole sono imbandite fino a scoppiare di ogni leccornia.
Nella prima metà del secolo scorso invece le famiglie contadine erano molto povere: da mettere in tavola
non c’era gran che, ma quando la famiglia intera si riuniva davanti al grande camino era un momento di
gioia.

C’era un gran movimènt: el nonn lucidèva le scarp vicin al camin, le donn curìven*
”, racconta nonna Vela a
Maria, con gli occhi che brillano. “
El camìn era pin de tighèm e no monèi en stavèm tla pèll
*
”, dice zia
Venusta, ricordando quando da bambini non stavano nella pelle in vista del Natale.
I piatti erano semplici, perché il cibo si basava sugli ingredienti provenienti dalla terra, come verdure, legumi
e cereali. La sera della Vigilia il primo piatto era la zuppa di ceci. Per prepararla, i legumi venivano tenuti in
acqua per circa 24 ore e poi cotti sul fuoco insieme a rosmarino e aglio. Come secondo, invece, il menù
prevedeva lo stoccafisso in salmì, accompagnato da peperoni e alici. “
Ai nostri tempi lo stoccafisso lo
lasciavamo per alcuni giorni nel fosso, per tenerlo a bagno
” – dice nonna Alma. Poi veniva lessato, scolato e
messo a scaglie in una pentola insieme a prezzemolo, il trito di acciughe, l’aglio, l’olio e i peperoni che erano
stati messi via d’estate sotto vinacce e acqua.
“Già nel secondo dopo guerra la dieta sarebbe cambiata molto, divenendo più ricca di zuccheri e grassi.
Nella prima metà del ‘900 invece nell’entroterra marchigiano i pasti delle feste erano molto semplici, la
gente era povera ma riusciva a gioire dei momenti trascorsi insieme –
racconta Maria Girolomoni, dopo aver
raccolto i ricordi di Lisa, nonna Alma, Vela, zia Venusta e Marina, le anziane signore di Isola del Piano
depositarie della cultura gastronomica di quei tempi. “
Mentre mi raccontavano dell’infanzia che avevano
trascorso, i loro occhi brillavano: la cena della Vigilia era gioiosa e autentica, perché preparata davanti al
camino insieme a tutta la famiglia”.
E a Natale, cosa mangiavano a nelle campagne marchigiane prima della guerra? Brodo di cappone con
passatelli o quadrellini, a seguire lesso o cacciagione, in genere tordi. Per concludere “el biscòttle sal vìn”, il
ciambellone da “pucciare” nel vino.
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GIROLOMONI
®
Federica Morselli
www.girolomoni.it
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Cell. 337 1212782 – greta.esposito@fruitecom.it


La cultura contadina è tanto importante per noi perché rappresenta le nostre radici ma anche perché rappresenta
valori come la sobrietà, la solidarietà, il valore dell’amicizia e della parola data
– prosegue Maria Girolomoni –
La gente
un tempo sapeva davvero condividere, se c’era un parente in difficoltà o un conoscente solo, erano i primi ad essere
invitati. Questo modo di sentire lo abbiamo respirato, fa parte del DNA ereditato, e queste meravigliose donne sono tra
le ultime testimonianze di una dignitosa civiltà, di cui noi speriamo di essere degni eredi. Ecco perché non me le sono
lasciata scappare: ho voluto raccogliere e scrivere le loro usanze da bambine. E quale occasione migliore del Natale per
ricordarle?”
È proprio ai sapori autentici e semplici di una volta, infatti, che si rifà la filosofia del pastificio Girolomoni:
oggi come un tempo, sulle colline marchigiane i soci della Cooperativa coltivano i legumi e i cereali
utilizzando il metodo biologico. Con i ceci di Girolomoni ad esempio possiamo provare a ricreare quei sapori
antichi, preparando la “Suppa sai cec”
raccontata da zia Vela. E chissà, magari vivere sulla nostra pelle un
po’ di quella gioia autentica.
Per ulteriori informazioni:
www.girolomoni.it
*C’era un gran movimento: il nonno lucidava le scarpe vicino al camino, le donne erano affaccendate. Il
camino era pieno di tegami e noi bambini non stavamo nella pelle dalla contentezza.
Gino Girolomoni Cooperativa Agricola
La storia della Gino Girolomoni Cooperativa Agricola
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inizia nel 1971, quando Gino Girolomoni, giovane sindaco del comune di Isola del Piano (PU),
cominciò a promuovere iniziative volte a valorizzare e sostenere l’antica civiltà contadina. Queste prime esperienze furono alla base della nascita, nel
1977, della Cooperativa Alce Nero, di cui verrà ceduto il marchio circa 25 anni dopo, diventando Montebello
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. In seguito alla scomparsa del suo
fondatore, avvenuta nel marzo del 2012, il marchio Montebello
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cede il passo al marchio Girolomoni
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. Con i suoi 300 agricoltori, cinquanta
dipendenti e con 12,5 milioni di fatturato (anno 2018), la cooperativa Gino Girolomoni ha contribuito in modo sostanziale allo sviluppo del biologico
in Italia e rappresenta, oggi, uno dei punti di riferimento più importanti del panorama del biologico del nostro Paese.
Fondazione Girolomoni
La Fondazione culturale che oggi prende il nome dal suo fondatore, Gino Girolomoni, è stata fondata nel 1996 con il nome di Fondazione Alce Nero.
Il suo scopo primario è la conservazione e l’archiviazione degli scritti, dei documenti e del patrimonio librario lasciati da Gino Girolomoni, nonché la
divulgazione del suo pensiero, la prosecuzione degli eventi culturali da lui avviati e la valorizzazione dei luoghi in cui la vita e il paesaggio agrario,
grazie a lui e alla moglie Tullia Romani, hanno ritrovato significato e potenzialità economiche. La Fondazione trova sede presso il Monastero di
Montebello, tra Urbino e Isola del Piano nella provincia di Pesaro-Urbino.

GIROLOMONI
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Federica Morselli
www.girolomoni.it
Cell. 335 5350533 –
Ufficio stampa c/o agenzia fruitecom
federica.morselli@fruitecom.it
T. 059 7863894
Greta Esposito
Cell. 337 1212782 – greta.esposito@fruitecom.it

Turismo dell’olio: finalmente tra le priorità del Governo

Turismo dell’olio: finalmente tra le priorità del Governo

Enrico Lupi Presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio commenta l’approvazione dell’emendamento alla Legge di Bilancio 2020, attraverso il quale si realizzerebbe la sostanziale equiparazione tra le attività di oleoturismo e quelle di enoturismo

“Il turismo dell’olio è finalmente tra le priorità del Governo”. Sono le parole con cui il Presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio Enrico Lupi commenta l’approvazione dell’emendamento alla Legge di Bilancio 2020, attraverso il quale si realizzerebbe la sostanziale equiparazione tra le attività di oleoturismo e quelle di enoturismo, permettendo ai produttori di olio di beneficiare degli stessi incentivi di cui beneficiano i produttori di vino.

Se la Legge di Bilancio 2020 – attualmente in discussione al Senato dovesse passare anche alla Camera dei Deputat entro il 31 dicembre, dal 1° gennaio 2020 le disposizioni relative all’attività di enoturismo sarebbero estese anche alle attività di oleoturismo.

“Da diversi anni la nostra Associazione è impegnata sul fronte della promozione del turismo dell’olio. I dati emersi dalla ricerca – condotta da Roberta Garibaldi Research Board World Food Travel Association e Board del Word Gastronomy Institute e da noi presentata in occasione dell’evento “Olio 2030” di celebrazione del 25esimo della nostra associazione – fotografano un interesse sempre crescente verso l esperienze turistiche legate al mondo dell’olio – spiega Enrico Lupi – La promozione del prodotto olio oggi passa necessariamente dalla scoperta del paesaggio e del territorio, dall’esperienza diretta dei luoghi e dei mestieri legati all’extravergine. Investire sul turismo dell’olio con tutto il suo patrimonio di civiltà millenaria, può contribuire al mantenimento di questa coltura che ha il problema di avere una bassa redditività a fronte di una varietà e qualità molto alta. Per i produttori delle Città dell’Olio l’approvazione delle disposizioni già in essere per l’enoturismo, rappresenta una grande opportunità, un incentivo concreto per strutturare un’offerta turistica integrata legata anche alle piccole produzioni”. Secondo la definizione contenuta nell’emendamento stesso, le attività di “oleoturismo” sono tutte quelle di conoscenza dell’olio d’oliva espletate nel luogo di produzione, e consistono: nelle visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione dell’ulivo; nella degustazione e nella commercializzazione delle produzioni aziendali dell’olio d’oliva, anche in abbinamento ad altri alimenti; in iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito dei luoghi di coltivazione e produzione. Entrando nel merito dell’emendamento, dal 1° gennaio 2020, le disposizioni di cui all’art. 1, commi da 502 a 505 della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio 2018) – relative all’attività di enoturismo si applicano anche alle attività di “oleoturismo”. La disciplina richiamata prevede, l’estensione ai produttori agricoli che svolgono attività di enoturismo della determinazione forfetaria del reddito imponibile, ai fini IRPEF, con un coefficiente di redditività del 25 per cento e, a talune condizioni, un regime forfettario dell’IVA.

Associazione nazionale Città dell’Olio

C/o Villa Parigini

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