I prodotti alimentari di alta qualità della Valle della Loira patrimonio di tutta l’umanità

Rillettes_Tours_5781_M-PerreauI prodotti alimentari di alta qualità della Valle della Loira patrimonio di tutta l’umanità

Tra patrimonio gastronomico storico e innovazione, i grandi chef di oggi difendono una cucina capace di valorizzare i prodotti locali e di stagione, nel totale rispetto dei ritmi della natura
La gastronomia regionale della Valle della Loira è arcinota, per quei pochi che non la conoscono diremo che essa fa onore ai prodotti del Giardino di Francia (come comunemente è nota la Loira), alla ricchezza dei prodotti, dei suoi orti, all’autenticità dei suoi fiumi, delle foreste e dei paesaggi eccezionali della Valle della Loira, del Berry, del Perche o della Turenna. Da poco sono terminati i festeggiamenti per i venti anni di iscrizione nel Patrimonio dell’Umanità, dal 2000 la Valle della Loira fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco come “paesaggio culturale”, l’attrattiva maggiore è costituita naturalmente dai castelli, 21 capolavori, che propongono animazioni speciali. Il patrimonio enogastronomico storico ha contribuito a questo importante riconoscimento, nonché l’innovazione, i grandi chef di oggi difendono una cucina capace di valorizzare i prodotti locali e di stagione, nel totale rispetto dei ritmi della natura. Nel 2020 in Francia si sono celebrati i 10 anni del “pasto gourmet dei francesi” classificato come patrimonio immateriale dell’Unesco. La sua iscrizione nella lista è stata promossa dall’Istituto Europeo di Storia e delle culture dell’alimentazione di Tours (IEHCA). In occasione di questo decimo anniversario, la regione ha accettato di buon grado di rappresentare la gastronomia francese nei 5 continenti e ha partecipato al progetto “Goût de France/Good France”. Tante le eccellenze della regione presentate per l’occasione da chef, produttori, viticoltori ma anche grazie ai suoi paesaggi dei Castelli della Loira e ai suoi giardini e parchi.
Fra i piatti più popolari della regione vi sono le fritture. La frittura si degusta spesso in estate con un buon bicchiere di vino bianco fresco. Una cucina locale semplice e succulenta! Le fritture sono spesso preparante anche nei pressi degli stagni, in particolar modo nella Brenne.
Per degustarle un luogo conviviale dove poter assaggiare tartine e carpe fritte è La Maison du Parc. Per scoprire il pesce della Loira in una veste diversa, i pescatori del luogo preparano delle terrine tutte aromatizzate e tutte diverse.
Nel Medioevo, ero possibile che i vini della Loira, trasportati in barca via fiume, non sopportassero molto bene il viaggio. Questi vini spunti o acerbi dal sapore acetoso venivano utilizzati
dai produttori di aceto, che specialmente nella città di Orléans ne ricavavano salse e mostarda fin dal 1394. L’aceto dei 300 produttori di Orléans era importato nei Paesi Bassi, in America e perfino in India! Purtroppo lo sviluppo industriale ebbe la meglio sui produttori artigianali di Orléans e, due secoli più tardi, ne rimase uno soltanto: la Maison Martin Pouret, che dal 1797 porta avanti la tradizione.
Il Centro Valle della Loira non è soltanto il giardino di Francia, ma è anche il suo orto:
asparagi, funghi, mele, pere, fragole, ciliegie, zucche, porri, piselli e ancora tanti altri prodotti tipici sono in vendita sulle bancarelle dei mercati. I funghi champignon vengono coltivati durante tutto l’anno in antiche cave di tufo, oggi utilizzate come cantine, dove vi sono le condizioni ideali per la loro coltivazione: buio, umidità e ventilazione. Nelle foreste vengono raccolti in autunno i funghi selvatici. L’ ortaggio principe della Valle della Loira è l’asparago. La raccolta inizia a fine aprile fino al mese di giugno, principalmente in Sologne, viene consumato caldo o freddo (dopo cottura al vapore o in acqua bollente) accompagnato da una semplice salsina all’aceto o alla panna.
La valerianella nantese è una verdura conosciutissima in Valle della Loira. Ha persino un’indicazione geografica protetta: il bacino dell’estuario della Loira.
Tante altre verdure crescono rigogliose sui territori della Valle della Loira: tra le quali in particolare porri, ravanelli, cipolle, lattughe, barbabietole, cetrioli o rape.
Oltre alle verdure, la regione produce anche moltissima frutta. Prima di tutto mele e pere, ne esistono vari tipi, dalle più acidule alle più dolci, tra le quali le rinomate pere Passe-Crassane e le pere Williams. In Turenna è possibile assaggiare un caratteristico dolce realizzato a base di pere o mele “tapées”. Le mele o le pere vengono schiacciate con una mazzuola, vengono poi infornate in un forno di tufo per essere poi conservate per lunghi mesi. Per degustarle basterà intingerle nel vino, una delizia ! La fragola Mara des bois, dal gusto inimitabile, fu creata nel 1991 in Sologne. Si tratta di una saporita fragolina con la sua profumatissima polpa, fa parte delle fragole più gustose esistenti sul mercato. Le piccole lenticchie Verdi del Berry possono essere cucinate dolci o salate e consumate anche fredde, hanno un caratteristico sapore dolce che ricorda la castagna. Nel 1996 la Lenticchia Verde del Berry è stato il primo legume secco ad aver ottenuto l’etichetta Label Rouge. Forse i prodotti conosciuti proprio da tutti, grazie anche alla facilità del trasporto servendosi della catena del freddo, sono i formaggi di capra della Valle della Loira. Che siano consumati freschi o stagionati, tra di essi, il famosissimo Sainte-Maure-de-Tou- raine, un tronchetto che si presenta con la cannuccia di segale che lo ricopre e ancora il Crottin di Chavignol, il Selles-sur-Cher, il Pouligny-Saint-Pierre o la pyramide di Valençay.
Altra specialità della Valle della Loira sono i fouées e le fouaces, sono delle focacce cotte nel forno a legna in genere ripiene di rillettes (una specie di paté), formaggio di capra o fagioli bianchi, oppure aromatizzate con miele, spezie e noci.
Se non si soffre di claustrofobia in Turquant si può trascorrere una notte in una grotta di lusso dotata di ogni comodità, un soggiorno certamente insolito per concludere un viaggio che non si dimenticherà facilmente.

Foto:
Vista aerea del castello di Chambord con mongolfiere – Copyright : L-de-Serres – autore Marc Ginot

Les Rillettes de Tours (specialità di salumi) – Copyright : Mperreau

Per maggiori informazioni:

www.valledellaloira-francia.it/
https://www.youtube.com/watch?v=3iVtzZU2a44&ab_channel=Centre-ValdeLoireTourisme

Dr. Harry di Prisco
Giornalista
Via F. Petrarca, 101/B
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La Fabbri 1905 e Herbamelle siglano un accordo di co-marketing

HerbamelleLa Fabbri 1905 e Herbamelle siglano un accordo di co-marketing

Nuovi Mondi da Esplorare ! una antica ricetta erboristica tramanda il potere benefico delle caramelle “Herbamelle” Sapori naturali, semplici e gustosi

La Fabbri 1905 è nota a tutti come l’ Azienda dell’Amarena, specialmente adesso che si avvicina la festa di San Giuseppe nessuno si farà mancare la classica zeppola guarnita con la succulenta amarena al centro. L’azienda ha siglato un accordo di collaborazione internazionale che vedrà Fabbri 1905 impegnata in esclusiva nella distribuzione delle caramelle Herbamelle, a partire da quelle all’Amarena Fabbri e alla Menta Fabbri lanciate ad aprile 2020 come primo risultato dell’accordo di co-marketing tra le due aziende avviato nel 2019.
L’accordo tra le due aziende dolciarie puntava alla realizzazione di prodotti di altissima qualità sfruttando la sinergia tra l’esperienza nel mondo caramelle di Herbamelle – l’azienda fondata nel 2015 da Andrea Ambrosoli, della storica dinastia di industriali dolciari il cui nome è strettamente legato alla lavorazione del miele, e dal socio Alessandro Scalone – e la tradizione centenaria di Fabbri 1905 nella realizzazione di prodotti quali l’Amarena Fabbri e la Menta Fabbri, molto apprezzati dai consumatori e dai professionisti dell’Ho.Re.Ca..
Il nuovo accordo per l’export appena concluso riguarderà innanzi tutto i mercati europei, in primis Danimarca, Francia, Polonia, Germania, e i mercati nordamericani, USA e Canada.
La collaborazione tra i due marchi cresce sulla scorta del successo nella GDO e nel normal trade dolciario italiano che ha arriso alle due creazioni Herbamelle Amarena Fabbri ed Herbamelle Menta Fabbri: la prima, dal morbido cuore di Amarena Fabbri in cui la dolcezza si sposa con il leggero acidulo del frutto creando un’armonia di sapori. La seconda, che imprigiona tutto il sapore della migliore menta del Piemonte, da sempre scelta da Fabbri 1905 per i suoi sciroppi, creando un prodotto fresco e dalla piacevolezza inattesa.
Due creazioni sorprendenti premiate con il QUALITY AWARD 2020 e a settembre al Cibus Connect di Parma riconosciute quale MIGLIOR PROGETTO CO-MARKETING Dolciario 2019.
Herbamelle, fondata nel 2015 da Andrea Ambrosoli, della storica dinastia di industriali dolciari noti per il Miele e le caramelle al miele, e il socio Alessandro Scalone, marketing manager di alto profilo, coniuga la migliore tradizione dolciaria italiana con caramelle di altissima qualità, gluten e lactose free, e unico marchio in Europa di caramelle integrali. Da antiche ricette erboristiche e dai migliori ingredienti biologici nascono le Herbamelle che avvolgono la sana dolcezza del miele millefiori, la piacevolezza della frutta e delle piante officinali, per esaltarne tutto il sapore. Attenti alla ricerca del gusto ma anche alla forma, Herbamelle ha brevettato l’iconica forma vaso con l’originale sistema di apertura e chiusura che permette di contenere le caramelle all’interno della confezione. Il marchio, distribuito anche all’estero, ha vinto nel 2018 e nel 2019 il prestigioso premio Quality Award.
Dr. Harry di Prisco
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Alla scoperta a Nantes di Sua Maestà Muscadet Un vino che può far concorrenza ai più prestigiosi Cru francesi

in bici per i vigneti di NantesAlla scoperta a Nantes di Sua Maestà Muscadet  Un vino che può far concorrenza ai più prestigiosi Cru francesi

Vicino all’oceano il vigneto si estende dalle rive della Loira a nord della Vandea con 11.500 ettari, il vigneto di Nantes è il più grande orto vinicolo della Valle della Loira

La Francia è confinata ed è stata costretta a fermarsi «Ed è proprio in questo momento che dobbiamo preparare nuove idee di comportamento» questo quanto ha affermato Frédéric Meyer,
il direttore di Atout France per l’Italia, l’Agenzia per lo sviluppo turistico della Francia.
Ora che la primavera è alle porte è bello sognare un viaggio a Nantes, città verde e sostenibile, regno del Muscadet, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, vino bianco per eccellenza, presente nei menù dei più grandi ristoranti internazionali che viene esportato in più di 93 paesi. Il celebre vino viene prodotto su di una superfice di 8.000 ettari e in più di 450 tenute nell’estrema parte occidentale dei vigneti della Valle della Loire, terza grande regione vitivinicola francese DOC (Denominazione di Origine Controllata). Il vitigno del Muscadet è antico e la sua origine si perde nella notte dei tempi, potrebbe essere apparso fin dal XVI secolo sulle sponde della Loira, la presenza nelle abbazie della regione testimonia legami tra la Valle della Loire e la Borgogna.
Un percorso turistico consentirà di andare alla scoperta del Muscadet nei luoghi d’origine, si potrà far tappa nelle cantine e ristoranti immersi nelle vigne per gustare i prodotti tipici accompagnati da questo vino. Il termine Muscadet deriva dal suo sapore “muschiato” poiché viene vinificato “sulle fecce” , un metodo particolare di affinamento dopo la fermentazione, il vino viene lasciato riposare sulle proprie fecce fino al momento in cui viene messo in bottiglia. La definizione “su lieviti”, che segna l’identità della denominazione, indica che il vino al momento della vinificazione è stato in contatto per sei mesi con i depositi naturali di lievito. Sono proprio questi lieviti carichi di sali minerali che gli conferiscono il suo aspetto perlato e fruttato. Conosciuto inizialmente come un vino novello, la maggior parte dei viticultori producono oggi dei Muscadet da selezione che sorprendono i conoscitori. Il Muscadet è stato da sempre l’accompagnamento ideale da degustare con le ostriche, da qualche anno ormai ha innalzato le sue soglie di qualità. Nel 2011 l’INAO (Istituto Nazionale dell’Origine e della Qualità) ha riconosciuto i tre primi cru comunali: Gorges, Clisson e Le Pallet. Nel 2019 si sono aggiunti: Monnières Saint-Fiacre, Goulaine, Château-Thébaud e Mouzillon-Tillières. Quattro altri sono in attesa: Champtoceaux, la Haye Fouassière, Vallet e Côtes de Grandlieu. Tra breve questa serie costituirà il team degli 11.
Vini di corpo, con freschezza e vivacità, bouquet di fiori bianchi e dalle note burrate. Sono a pieno diritto dei grandi vini locali tipici da conservare ma che possono anche essere gustati dopo due anni di vinificazione. Perfetti per un turismo slow gli itinerari fra i vigneti, verso Clisson e i vigneti del Muscadet. Un nuovo percorso ciclabile di 10 chilometri da Nantes a Vertou è la prima tappa del “Viaggio nei Vigneti”, un itinerario stradale di 100 chilometri attraverso le vigne, lungo le rive dei fiumi Sèvre e Maine. Questo è solo uno dei motivi per programmare già da ora un viaggio a Nantes da fare in seguito, una città che ha tanto da offrire, una città sostenibile e creativa con un variegato percorso culturale e innovativo.

Per maggiori informazioni:
www.nantes-tourisme.com – www.levoyageanantes.fr

Dr. Harry di Prisco
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Nasce il bollino Vero Italiano, Vero Campano e Vero Casertana per i prosciutti crudi nostrani

Prosciutto Crudo Marchio VeroNasce il bollino Vero Italiano, Vero Campano e Vero Casertana per i prosciutti crudi nostrani

I consumatori possono ora pretendere il meglio del “made in Campania”
Carni scelte italiane e Campane, tanta esperienza e … aria di Parma !

Il Patto di Langhirano arriva alla sua parte più interessante. In questi giorni iniziano ad arrivare sulle tavole degli italiani i primi prosciutti prodotti secondo le indicazioni stabilite dall’accordo sottoscritto nel marzo del 2019 fra le aziende partner del progetto, unite dal comune denominatore di voler proporre al consumatore finale un prodotto di altissima qualità: Alimentale, Prosciuttificio Tanara e Perol Carni.
Vede così la luce un triplete di prodotti destinati a cambiare le abitudini di acquisto di quanti sono stanchi di accontentarsi dei soliti sapori e pretendono il meglio: Vero Italiano, Vero Campano e Vero Casertana, individuati dal bollino Vero Filiera Sostenibile.
Pronti per la degustazione i prosciutti crudi figli della sperimentazione avviata dalle linee guida messe in campo dagli ideatori del bollino Vero Filiera Sostenibile: Giuseppe Di Bernardo e il professore Vincenzo Peretti e raccolte, appunto nel marzo del 2019, dall’imprenditore Paolo Tanara, proprietario di uno dei più importanti prosciuttifici italiani.
Mai in regione Campania si era acceso un faro così importante sul prosciutto crudo. La selezione delle carni “made in Campania” è affidata alla Perol di Alvignano, quelle nazionali allo stesso Tanara che ha messo a disposizione anche i decenni di esperienza maturati nel settore nella capitale italiana del crudo: Langhirano.
Facilmente individuabili i cinque criteri di garanzia dei prodotti:
– Selezione dei suini e attento controllo del processo di lavorazione delle carni per permettere una lunga stagionatura;
– Cosce di suini 100% Italia (Vero Italiano), 100% Campania (Vero Campano) e 100% suino di razza Casertana (Vero Casertana);
– Poco sale e stagionatura accurata, di oltre 16 mesi;
– Salatura fatta a mano con sale marino naturale;
– Stagionatura all’aria pura e frizzante dell’Appennino Tosco-Emiliano che circonda Langhirano.
La città di Langhirano, in provincia di Parma, è ben nota in campo gastronomico per la produzione del celeberrimo Prosciutto di Parma. Ecco perché ci si aspetta anche dal “Prosciutto Vero Italiano”, dal “Prosciutto Vero Campano” e dal “Prosciutto Vero Casertana” la stessa dolcezza e lo stesso sapore che i sapienti accorgimenti di salatura e stagionatura conferiscono allo stesso, sposandolo al meglio con gli aromi provenienti dalle zone di allevamento e dalla scelta delle razze dei suini impiegati per il processo. Il resto lo fanno le condizioni climatiche uniche e l’aria fresca della valle che assiste il paziente processo della stagionatura.
I consumatori potranno facilmente identificarli nella selva di cosce che si trovano sui banconi proprio grazie alle diciture “Vero Italiano”, “ Vero Campano” e “Vero Casertana”.
Il bollino Vero è applicabile a tutti gli alimenti che superano uno specifico test di controllo e di qualità, coordinato da esperti di Genenvet, laboratorio di Genetica Veterinaria del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che stabilisce l’idoneità ad ottenere un’apposita attestazione di conformità che consente il successivo rilascio del sigillo.
«Per ottenere il bollino Vero – spiegano gli ideatori Peretti e Di Bernardo – è importante che l’intera materia prima sia di provenienza nazionale o regionale (se tutela e valorizza la biodiversità zootecnica), che il metodo di lavorazione sia artigianale e che garantisca la sostenibilità di filiera. Verificato ciò, si procede all’inserimento dell’azienda nella famiglia Vero e al rilascio del bollino. Nel caso del prosciutto crudo è prevista la marchiatura a fuoco direttamente sul prodotto».
I primi ad accoglierli sono stati proprio i “Dottori della Carne” della Perol che commentano: «Crediamo – sottolineano Alberto Rossetti e Massimiliano Peretti – in un prodotto originale, tradizionale e autentico che deriva da un suino campano o dal suino di razza Casertana, allevato ed alimentato secondo quella tradizione che ha fatto grande i prodotti dell’agroalimentare della Campania. A questo poi si aggiunge l’antica esperienza di stagionatura e affinamento (minimo 16 mesi) presso la cantina Tanara a Langhirano in Emilia Romagna, che completa quella che possiamo considerare una vera e propria opera d’arte».

H di P

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Non si può essere più golosi di Golocious !

golotegliaNon si può essere più golosi di Golocious !

Golocious inaugura “Pizza in teglia” al Vomero in Via Cimarosa, il quinto locale in un anno

In una Napoli che resta “arancione” in attesa del Natale, c’è Golocious che inaugura il suo quinto locale in poco meno di un anno. È “Pizza in teglia”, format che va ad affiancarsi agli altri due napoletani che sono “Burger&Wine” e “Pizza & Cucina”, tutti al Vomero in via Cimarosa a distanza di qualche centinaio di metri, oltre a quelli aperti a Sorrento e Roma. La nuova creatura di Vincenzo Falcone e Gian Andrea Squadrilli oltre ad offrire tranci golosi offre dalle 7 del mattino anche prodotti per la prima colazione.
e6afa009-de03-4165-8f63-4d840c3319b2L’obiettivo come sempre è quello di far godere occhi, palato e stomaco. Grande cura dell’impasto a 48 ore di lievitazione con utilizzo della biga per un blend di farine tipo 0 (30%) e tipo 1 (70%). «Diversamente dalle farine bianche 00 e 0 – spiegano Falcone e Squadrilli – il tipo 1 di farina è meno raffinata in quanto contiene un maggior quantitativo di crusca e di germe di grano che, essendo ricchi di fibre, sali minerali e vitamine, ne incrementano notevolmente il valore nutritivo e la digeribilità. I benefici della farina Tipo 1 sono molteplici. La fibra alimentare in essa contenuta ha, infatti, effetti di tipo funzionale e metabolico in quanto aiuta a mantenere una corretta funzionalità intestinale, a diminuire il colesterolo e a ridurre il glucosio nel sangue».

C’è l’imbarazzo della scelta in un menù che segue rigorosamente la stagionalità dei prodotti. Ecco la Queen of Pistacchio (Mortadella Igp bolognese, pesto di pistacchio, provola dei Monti, dadini di patate al forno), la Dabol Friariello (crema di friarielli e friarielli croccanti, provola dei Monti, salsiccia di suino), la Crispy (stick di patate dolci americane fritte, salsiccia di suino, provola dei Monti e salsa crispy), la Rotolo (crocchè panato al panko, crema di noci, provola dei Monti, bacon croccante e dadini di patate al forno). E poi tutte le classiche come Margherita, Marinara, Cosacca e quelle che strizzano l’occhio a Nerano e Amatriciana. Non potevano mancare le fritture come il crocchettone panko, i paccheroni ripieni di ricotta, le frittatine al ragù e al pistacchio. Per concludere il pasto i tiramisù a nutella o pistacchio e la crostata con crema al limone e fragoline.

E nel primo giorno di apertura segnano subito il sold out con oltre 600 tranci sfornati a pranzo e messi in bella mostra su un bacone coloratissimo. “La perseveranza paga SEMPRE! Grazie sempre dell’immenso supporto che ci date, vi voglio bene!” così sui social i due giovani food influencer.

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I Volontari “Acqui” del 17° RAV di Capua in prima linea per un atto d’amore

un momento della donazioneI Volontari “Acqui” del 17° RAV di Capua in prima linea per un atto d’amore
Conclusa la campagna di donazione di sangue ed emoderivati da parte dell’Esercito Italiano

Persone che amano la propria vita pensando spesso a quella degli altri
L’Esercito sempre in prima linea per la collettività

Nei giorni scorsi si è conclusa la campagna di donazione di sangue ed emoderivati da parte dell’Esercito Italiano svoltasi all’interno della caserma “O. SALOMONE” di Capua, sede del 17°Reggimento Addestramento Volontari “Acqui”, un antichissimo Reparto di Fanteria, fondato nel 1703, che svolge da oltre un ventennio le funzioni di Reparto Addestrativo Volontari, deputato alla “formazione di base” dei giovani soldati, volta principalmente a potenziarne l’addestramento fisico e ad alimentarne l’etica e la cultura militare.
L’iniziativa è nata dall’appello del Dr Michele Franco Presidente dell’ADMO Campania (Associazione Donatori di Midollo Osseo) e dalla Dott.ssa Angela Iacono, Presidente nazionale della Fondazione Italiana “LEONARDO GIAMBRONE” per la guarigione dalla Talassemia, con la collaborazione del Centro di Immunoematologia e medicina trasfusionale dell’Ospedale “Cardarelli” di Napoli. La Fondazione Italiana “Leonardo Giambrone” per la Guarigione dalla Talassemia e Drepanocitosi nasce il 19 giugno 1992 per volontà di tutta l’utenza talassemica italiana per reperire fondi per i progetti di ricerca tendenti ad identificare e sperimentare i mezzi di cura definitivi delle talassemie. Si tratta di un gruppo di malattie ereditarie caratterizzate da un difetto genetico di sintesi dell’emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi del sangue, diffuse in tutto il mondo, specialmente nei Paesi dell’area del Mediterraneo, ma anche il Medio Oriente e nel Sudest asiatico. In Africa ogni anno nascono 120 mila bambini affetti da varie forme di anemia.
In Italia è particolarmente diffusa in alcune regioni quali il Piemonte, la Calabria, la Sicilia, la Puglia e la Sardegna; i malati sono circa 9000 solo nel Delta Padano, nel Sud, in Sicilia e in Sardegna. Nel mondo i portatori sani di anemia mediterranea sono oltre 300 milioni, di questi 93 milioni sono bambini.
Al termine delle due giornate di donazione di sangue i responsabili delle associazioni hanno voluto ringraziare personalmente i militari del 17° RAV per la numerosa partecipazione e la solidarietà espressa, che ha permesso la raccolta di 123 sacche di sangue, indispensabili per la sopravvivenza, il trattamento e la profilassi delle patologie a carico del midollo osseo e della Talassemia.
Il Comandante del 17° RAV, Colonnello Francesco Maione, si è detto fiero dell’iniziativa, «perché è possibile servire il Paese anche con una semplice donazione, soprattutto in un momento di particolare difficoltà nazionale» e che conferma come si possa fare “di più insieme” per la collettività. Una scelta per gli altri e una scelta per se stessi, un piccolo gesto, il regalo più grande, specialmente in questo momento in cui tutti gli ospedali sono sotto stress.
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Pasquale Gazzillo del Vittoria Different di Casoria bartender di (Master) Class della squadra Fabbri 1905

Pasquale GazzilloPasquale Gazzillo del Vittoria Different di Casoria bartender di (Master) Class della squadra Fabbri 1905

La formazione carta vincente per la ripresa
I progetti di formazione di settore serviranno ad anticipare la ripresa

Dalla “Didattica a Distanza” alla “Didattica a Domicilio” su misura

Come si può formare un vero professionista pasticciere? Questa la domanda che si sono posti nell’azienda Fabbri 1905, la risposta è ovvia: la formazione. L’esperienza di chi da oltre un secolo produce e lavora ingredienti naturali, la conoscenza e la qualità produttiva di chi fornisce oltre 2.000 referenze a migliaia di gelatieri, pasticceri e bartender nel mondo. Fabbri Master Class è stata pensata per poter trasmettere tante sfumature di un mestiere bello e gratificante come quello del gelatiere, del pasticcere e del bartender. Ora la “Didattica a Distanza” si è trasformata in “Didattica a Domicilio”: DAD. L’iniziativa di Fabbri 1905 trasforma la sua formazione in Master Class “a domicilio” su misura del cliente. Il progetto Master Class “a casa tua” è partito ad ottobre 2020 e sono stati già realizzati 40 corsi in tutta Italia. Dalla Sardegna Fabbri Master Classalla Lombardia, dal Veneto all’Emilia, dal Lazio alla Campania. Gli insegnanti – Brand Ambassador Fabbri – coinvolti, tutti professionisti di alto profilo, hanno formato i colleghi sulle nuove tecniche e tendenze del mondo del dolce e del bere, come ad esempio: la pasticceria sottozero, le proposte invernali per il gelato, le monoporzioni, ma anche la caffetteria “miscelata”.
Se non è possibile andare a scuola allora è la scuola che viene da te: perché la formazione, specialmente in un momento di crisi, è l’arma più potente per immaginare una nuova ripartenza. Questa la filosofia di Fabbri 1905, che in tempo di distanziamento sociale e saracinesche abbassate ha deciso di avviare Master Class “a domicilio” per i professionisti del fuori casa, una delle categorie più colpite dall’emergenza.
Una visione che l’azienda bolognese porta avanti da vent’anni, quando per prima in Italia ha avviato una vera e propria scuola professionale per aiutare bartender, pasticceri e gelatieri ad acquisire nuovi strumenti e individuare le nuove tendenze del mercato. Un servizio che in tempo di Covid si trasforma ed evolve: non solo lezioni a domicilio, ma anche realizzate sulle esigenze del singolo professionista, sempre garantendo in maniera rigorosa il rispetto delle normative e della sicurezza.
Sulla caffetteria “miscelata” si è specializzato Pasquale Gazzillo, bartender del Vittoria Different di Casoria, cittadina dell’hinterland napoletano dove l’emergenza sanitaria non frena il suo entusiasmo: «usciremo dalla pandemia più forti di prima e capaci di offrire al cliente qualcosa in più», ha riferito Gazzillo. Del resto è questa la filosofia del suo bar, che vuole essere “Different” non solo nel nome: «il locale è nato distinguendosi dalla concorrenza grazie al suo laboratorio di pasticceria interno e al bistrot, che offre una scelta di vini e bollicine di alto livello. L’angolo cocktail era però un po’ trascurato». Poi l’incontro, in piena pandemia, tra il titolare del bar e Pasquale e la scelta di rendere “Different” anche il night bar, investendo in questo periodo in cui pochi imprenditori se la sentono di rischiare. Così entrano in menù i cocktail “giocosi”, con un’anima, che stupiscono e dialogano con il cliente. «Mi hanno insegnato che prima si beve con gli occhi e poi si deve cercare di comunicare, di lasciare un’emozione» asserisce saggiamente Gazzillo.
Un percorso di crescita che si interrompe quasi sul nascere: salgono i contagi e si deve chiudere alle ore 18, che per un cocktail bar equivale a non aprire affatto. «Un duro colpo che però, grazie all’incontro con Fabbri, può trasformarsi in una nuova opportunità». Pasquale, da 3 anni affezionato cliente dell’azienda bolognese, ho cambiato 15 bar «ma mai sognerei di cambiare fornitore» dice aprendo le porte del bancone al pluripremiato Brand Ambassador Vittorio Agosti, maestro della caffetteria italiana, che ha dichiarato: «Abbiamo scelto una Master Class incentrata sulla caffetteria per coinvolgere e formare quasi tutto il personale del bar. Il risultato è stato entusiasmante: il nostro cliente scoprirà presto che il caffè non è solo espresso. Può essere un cocktail, un ingrediente versatile con cui giocare con consistenze, colori e aromi capaci di stupire anche i più scettici».

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Premiati i vincitori di Napoli Coffee Challenge

Napoli-Coffee-ChallengePremiati i vincitori di Napoli Coffee Challenge

La seconda edizione del 2021 coinvolgerà bar e caffetterie dell’intera provincia di Napoli

Martedì scorso 15 dicembre presso la Camera di Commercio di Napoli si è tenuta la premiazione dei vincitori di “Napoli Coffee Challenge”, il progetto ideato da Mauro Illiano, founder di Napoli Coffee Experience e Renato Rocco, direttore de La Buona Tavola Magazine per valorizzare una delle eccellenze di Napoli: il caffè.
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio da Comune di Napoli, Camera di Commercio di Napoli, AICAST, FIPE- Confcommercio e Confesercenti che hanno accolto con favore l’idea alla base del progetto: eleggere il migliore caffè di Napoli attraverso una scheda di degustazione appositamente creata e utilizzata per la valutazione da parte dei degustatori professionisti: Renato Rocco, Mauro Illiano e Maria Francesca Natale e dai giudici ospiti Paola Campana, Alessio Guido, Andrea Cremona e Fosca Tortorelli.
La cerimonia di premiazione è stata presentata dal padrone di casa Ciro Fiola che ha portato il saluto dell’Ente Camerale sottolineando l’importanza della formazione nel settore per la figura professionale del barista. A consegnare pergamene e targhe ai vincitori delle varie Municipalità e del podio la Consigliera con delega all’Autonomia per la Città e promotrice di “Scegli Napoli”, Flavia Sorrentino e l’Assessore al commercio del Comune di Napoli, Rosaria Galiero.

Soddisfatti per la riuscita della prima edizione della “Napoli Coffe Challenge” anche gli ideatori Renato Rocco e Mauro Illiano che hanno già dato appuntamento per la seconda edizione, che si terrà l’anno prossimo e che coinvolgerà questa volta bar e caffetterie dell’intera provincia di Napoli.

PODIO
1° classificato: Bar Mexico (Piazza Dante) – caffè Passalacqua
2° classificato: U Bar (Colli Aminei) – caffè Verré
3° classificato: Chalet Ciro 1952 (Stazione Centrale) – caffè Toraldo

PREMI SPECIALI

Miglior Servizio: Ke Kafé (Galleria Umberto I) – caffè Kremoso
Location più bella: Gran Caffè la Caffettiera (Piazza dei Martiri) – caffè Kimbo

CLASSIFICA DELLE MUNICIPALITÀ

Prima Municipalità: Gran Caffè La Caffettiera (Piazza dei Martiri)– caffè Kimbo
Seconda Municipalità: Bar Mexico (Piazza Dante) – caffè Passalacqua
Terza Municipalità: U Bar (Colli Aminei) – caffè Verré
Quarta Municipalità: Chalet Ciro 1952 (Stazione Centrale) – caffè Toraldo
Quinta Municipalità: Mexico Gran Caffè degli artisti (Via San Gennaro ad Antignano)– caffè Passalacqua
Sesta Municipalità: Bar Civico 910 (Via Argine) – caffè Lavazza
Settima Municipalità EX AEQUO: Gran Caffè Secondigliano (Via F.lli Rosselli)– Caffè Vergnano; Piccolo Chalet (Corso Secondigliano)– caffè Toraldo
Ottava Municipalità: Officina del Caffè (Via Santa Maria a Cubito) – caffè Kenon
Nona Municipalità: Caffè Liano (Via Cornelia dei Gracchi) – caffè Illy
Decima Municipalità: Bar San Domingo (Viale Campi Flegrei) – caffè Alcima

Dr. Harry di Prisco
Giornalista
Via F. Petrarca, 101/B
80122 NAPOLI
tel./fax: 0817690277
cell. 3355804462
email: harrydiprisco@libero.it

Sal De Riso presenta il suo panettone al Caffè Napoletano

testimonial-01Sal De Riso presenta il suo panettone al Caffè Napoletano

” E’ questo il mio mondo, la tavolozza dei sapori mediterranei che fa da bussola al mio quotidiano, nel rispetto della mia terra e di quello che generosamente dona” questa la filosofia del pasticciere Sal De Riso.
È il migliore panettone del 2019, quello di Sal De Riso, per Dissapore, tra i siti più cliccati dagli appassionati di cibo.
Per stilare la classifica dei 30 migliori panettoni artigianali, i redattori hanno assaggiato alla cieca campioni di panettoni eli hanno valutati utilizzando una scheda quali-quantitativa, contenente i descrittori utili per tracciare il profilo sensoriale dei panettoni.

È la new entry del ricco catalogo di specialità natalizie proposte da Sal De Riso, si tratta del Panettone al Caffè Napoletano.
Quella presentata per la festività 2020 è la versione numero 16 dei panettoni firmati dal Sal De Riso - Panettone 2020 Caffè napoletanovulcanico maestro pasticcere di Minori e si pone accanto, tra gli altri, al grande classico (e pluripremiato) il Milanese, farcito con bucce di arancia candita, uvetta sultanina australiana e cedro Diamante; agli intramontabili Panettone al Limoncello e al Mandorlato e, ancora, alle reinterpretazioni in chiave natalizie di alcune affermatissime specialità di De Riso, come il “Panettone Anna Ricotta e Pere” e il “CremDerì”.
Nel Panettone al Caffè Napoletano troviamo la consueta lievitazione condotta ad arte, con una farcitura di crema al caffè, arricchita con un liquore prodotto utilizzando sette spezie diverse, tra cui cannella, finocchietto, sandalo e cardamomo e una rifinitura con glassa e gocce di cioccolato fondente.
Tutti i panettoni firmati Sal De Riso sono presenti sullo shop online www.salderisoshop.com, dove è possibile acquistarli anche in eleganti coffret natalizi.
Naturalmente, le proposte artigianali di De Riso sono sempre disponibili in tutti i suoi punti vendita: prima fra tutte, la pasticceria Sal De Riso sul lungomare di Minori (089877941); la pasticceria Dolci Del Sole in via di S. Costanza 29/31 a Roma e il nuovissimo monomarca a Milano, nel bar Motta Milano 1928, nella centralissima Piazza del Duomo (con ingresso anche dalla Galleria Vittorio Emanuele II).
In Costa d’Amalfi tutto diventa simbolo: la terra ricca di agrumi, il mare con le più incredibili tonalità di blu e verde, le suggestive spiaggette, le piccole isole, gli agglomerati di casette bianche, rosa e gialle attorno a minuscoli porticcioli.

E’ dall’unicità di questi luoghi che Salvatore De Riso trae ispirazione per la propria “arte”. Piccola perla di questa costa è Minori, città natale di Salvatore De Riso. L’antica “Rheginna Minor” con la sue bellissime grotte dell’Annunziata, la Basilica e i resti straordinari della Villa Romana Marittima è stata meta di culture e civiltà diverse che vi hanno lasciato nel tempo tracce indelebili.
Tutto il mondo di Sal De Riso, la sua generosa Costiera Amalfitana, i suoi prodotti dorati dal sole e le persone speciali che lo circondano, raccontati in un nuovo sito ricco di contenuti, curiosità e novità. Un viaggio virtuale attraverso la storia di Salvatore e le sue creazioni per appagare amici, curiosi ed estimatori del “Pasticciere dell’anno 2010/2011”.

Dr. Harry di Prisco
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Natale si avvicina.. è il momento di pensare ai regali di Agrinsalento

wagrinsalento-prodottiNatale si avvicina.. è il momento di pensare ai regali di Agrinsalento

Il gusto del Salento per augurare tanta buona salute
Regali golosi da essere stati scelti anche per farne bomboniere ? Perché no, morbidi e gustosi paté di verdure, conserve di cime di rape già pronte con cui poter condire le mitiche orecchiette pugliesi, orecchiette tradizionali e innovative come quelle alla curcuma e poi… i vini, come il primitivo di Manduria, 3 cuori, sempre più apprezzato dai sommelier e dagli intenditori italiani e internazionali!
A Natale possiamo mandare un pensiero agli amici e ai parenti, rimanendo comodamente seduti nelle nostre case e con un semplice click.
Basta infatti aprire il sito www.agrinsalento.it per fare un tour enogastronomico tra le prelibatezze biologiche del Salento, scegliere che cosa mettere nel carrello e ordinare la spedizione che arriverà direttamente nelle case dei nostri amici e parenti vicini e lontani.
wagrinsalento-succodimelagranaCe n’è per tutti i gusti e tutte le tasche. Dalle verdure del Salento sott’olio, ai tarallini e alle salse di pomodoro, e quella deliziosa gialla fatta con i pomodorini invernali.
E che dire dei succhi di melagrana? Sono senz’acqua e senza zucchero, naturali al cento per cento e hanno un forte potere anticancerogeno. Il succo è pastorizzato ed è conservato in pratiche bottigliette di vetro mono-dose. Andrebbe bevuto almeno uno al giorno per trarne benefici e quando viene regalato, è un modo per augurare concretamente ai nostri parenti e amici TANTA, TANTA BUONA SALUTE, un bene così prezioso. Oggi più che mai.

Per ordinare guardare il seguente video tutorial:
https://www.facebook.com/620441691475750/videos/731658124106608
Un gita nei campi di melograno si può vedere con questo video:
https://www.facebook.com/620441691475750/videos/352798579393777
Per maggiori informazioni:
www.agrinsalento.it – tel. 0832 18 32 016

Dr. Harry di Prisco
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Mulino Caputo sostiene con entusiasmo la campagna nazionale “Ama l’Italia, mangia la pizza, sorridi alla vita”

20190627_202059_resizedMulino Caputo sostiene con entusiasmo la campagna nazionale “Ama l’Italia, mangia la pizza, sorridi alla vita”

La pizza un alimento sano e una delle punte di diamante del Made in Italy apprezzata in tutto il Mondo

Mulino Caputo sostiene con entusiasmo la campagna nazionale, patrocinata da puntoITALY, a favore della ristorazione del Bel Paese, con lo scopo di promuovere uno dei prodotti simbolo della nostra cucina: la pizza. “Per noi che facciamo parte di questo mondo, e sono quasi 100 anni che seguiamo la filiera dalla semina in campo alla molitura del grano, è un atto dovuto agli artigiani e ai consumatori di uno dei piatti semplici e buoni della nostra tradizione, quale è la pizza” ha dichiarato l’Amministratore Delegato Antimo Caputo, che ha aggiunto: “L’eccellenza delle nostre farine è sempre stato un vero e proprio credo, messo in pratica attraverso la ricerca di qualità e genuinità. Una alta qualità degli ingredienti significa alta qualità dei prodotti finiti perché, come sosteniamo da sempre, se una pizza nasce buona, arriva buona. La pizza è un alimento sano, completo e di grande convivialità, rappresenta un valore aggiunto nelle nostre abitudini alimentari. Senza dimenticare che si tratta di una delle punte di diamante del Made in Italy, apprezzata in tutto il Mondo.”
Il claim della campagna fa riferimento, in maniera incisiva, al forte potenziale identitario ed “euforizzante” della pizza: “Ama l’Italia, mangia la pizza, sorridi alla vita”.

Dr. Harry di Prisco
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Il Danubio compie un secolo ma non li dimostra !

foto danubioIl Danubio compie un secolo ma non li dimostra !

l Mulino Caputo a difesa delle tradizioni partenopee lancia un contest per la propria ricetta del Danubio
Parte da Napoli, e non poteva essere altrimenti, la celebrazione della ricorrenza di un dolce-rustico che compie 100 anni. L’idea è di Antimo Caputo, Ad del noto mulino di Napoli: «Abbiamo ideato un contest rivolto a chi ama cucinare e preparare bontà. Noi del Mulino Caputo siamo molto attenti alle nostre tradizioni e al lavoro degli artigiani che, da sempre, hanno profuso energie e idee per creare prodotti tipici. Quella del Danubio è la rivisitazione di una specialità d’oltralpe, diventata squisitamente napoletana e da qui diffusa in tutt’Italia, grazie alla tipica esuberanza della creatività partenopea» ha dichiarato Antimo Caputo. Quest’anno si è deciso di ricordare tutti assieme il Danubio, perché vantare cent’anni ininterrotti di apprezzamenti non è da tutti. Dolce o salato, il Danubio a Napoli è un’istituzione: non c’è festa, rinfresco o buffet che non lo preveda. Per celebrare il centenario, Mulino Caputo lancia un social contest rivolto a quanti siano appassionati di impasti, lievitazioni e arte bianca. Un contest ma anche un riconoscimento a quel pasticcere, Giovanni Scaturchio, calabrese di nascita, napoletano di adozione, che sposò una signora nativa di Salisburgo. Fu proprio lei a portare in dote la ricetta di un dolce boemo: il Buchteln, molto diffuso nella cucina austriaca e in quella ungherese. Così, quando Scaturchio aprì la sua pasticceria a Napoli nel 1920, lanciò le “Brioscine del Danubio”, con il tempo chiamate solo “Danubio”.
La storia della cucina napoletana è ricca di revisioni, riletture e reinterpretazioni di ricette arrivate, nel tempo, da tutte le parti del mondo. E il Danubio non fa eccezione: in città, accanto alla versione dolce, si sono imposti ripieni rustici, che prevedono la presenza di formaggio, salame e prosciutto, e che riscuotono grande apprezzamento.
Voi quale preferite? Quella dolce o quella salata? E qual è la vostra ricetta? Per partecipare al contest basterà pubblicare una foto della vostra versione del Danubio, degli ingredienti utilizzati e la relativa ricetta utilizzando l’hashtag #danubio100 e #mulinocaputo. Fino al 20 novembre sarete in primo piano sui canali social del Mulino di Napoli.

Dr. Harry di Prisco
Giornalista-GIST Gruppo Italiano Stampa Turistica
Ispettore On. Ministero dei Beni
e delle Attività Culturali e del Turismo
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San Francesco Caracciolo patrono dei cuochi traccia il percorso fra cultura e gastronomia

Montebello_buonanotte_contemporanea_2San Francesco Caracciolo patrono dei cuochi traccia il percorso fra cultura e gastronomia
Successo del press tour tra Abruzzo e Molise per presentare la prima tappa del Cammino di San Francesco Caracciolo

Nella primavera del 1608, San Francesco Caracciolo (fondatore dell’Ordine dei Chierici Regolari Minori – caracciolini) nato a Villa Santa Maria (Chieti) insieme al fratello Antonio, religioso teatino, si recò al Santuario di Loreto, nelle Marche, per pregare la Madonna cui era particolarmente devoto. Da qui egli ripartì per il ritorno a casa, passando per l’Abruzzo a salutare i suoi parenti e per il Molise, dove una piccola comunità di padri filippini in Agnone aveva fatto richiesta di essere ammessa nell’Ordine caracciolino. Ma ivi giunto alla fine di maggio, egli fu colto da febbre e mori il 4 giugno in odore di santità. Il suo corpo fu riportato dai confratelli a Napoli, culla dell’Ordine, mentre il cuore venne conservato in Agnone. Per la riconosciuta professionalità nell’arte culinaria dei cuochi di Villa Santa Maria, le cui origini si fanno risalire alla famiglia Caracciolo, dal 1996 San Francesco Caracciolo è patrono dei cuochi.
Oggi, il progetto “Cammino di San Francesco Caracciolo” – legandosi al fiorire del “Cammini d’Europa” e dei “Parchi e siti culturali ecclesiastici” – si propone di organizzare un percorso di spiritualità da Loreto a Napoli. E, grazie alla collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi, il percorso diventa anche “di gusto”.
Le molte tappe dell’itinerario del Cammino di San Francesco Caracciolo, attraversando paesaggi e storie diverse, rendono sensibile chi le percorre alle necessità spirituali degli uomini di oggi, impegnano a riportare al recupero del silenzio interiore e al raccoglimento: fondamenta del carisma dell’Ordine che lo promuove.
Se i dati regionali e nazionali sullo spopolamento delle aree interne e dei piccoli Comuni raccontano una situazione allarmante per il controllo del territorio sotto il profilo ambientale e idrogeologico, quelli relativi alla qualità dell’aria e dell’ambiente sono invece fonte di speranza per una loro ripresa. La pandemia in corso, che agisce sulle vie respiratorie, si è dimostrata particolarmente aggressiva nei territori ad alta densità abitativa e industriale, laddove cioè la pessima qualità dell’aria ha reso i polmoni più vulnerabili al virus Covid19.
Lo sviluppo del turismo lento, lontano dai luoghi affollati e inquinati, costituisce una vera grande opportunità per agire in controtendenza ma richiede soluzioni innovative per consentire agli operatori economici di investire su questi territori. La situazione creatasi in Italia, come negli altri paesi d’Europa quali la Francia, sta determinando una opportunità favorevole in tal senso.

Ci siamo dunque chiesti: perché non fare di un progetto di turismo quale un “cammino” un progetto di nuovo sviluppo socio-economico per una rete di piccoli borghi di aree interne dell’Appennino, potendo fare leva su una storia intensa e vera, quella di San Francesco Caracciolo, su un tema di grande “appeal” quale la cucina, essendo San Francesco Caracciolo patrono dei cuochi, e su una realtà articolata quale quella caracciolina che può portare competenze ed esperienze per lo sviluppo dei piccoli borghi?
Il progetto si basa su un completo e articolato lavoro per consentire la fruizione da parte di singoli e gruppi, durante tutto l’anno, dell’itinerario da Loreto a Napoli (550km) che ripercorre l’ultimo viaggio di San Francesco Caracciolo.
Una delle azioni perseguite nel progetto consiste nell’individuazione di cuochi, ristoratori, produttori e negozianti di generi alimentari che si faranno portatori dei valori dei Caracciolini, figure formate per raggiungere, nella modalità più adeguata, il pubblico di turisti sostenendo così l’esperienza del turismo lento e diventando “punto di riferimento e di incontro” sia per i turisti/camminatori che per la popolazione locale in una modalità innovativa.
Di fatto, verrà affidato loro il compito cruciale della “Accoglienza diffusa”, con un’offerta di servizi e prodotti adatti a turisti/pellegrini e di sostegno per la popolazione locale, specialmente anziani e bambini, nonché una vetrina online di prodotti del territorio per la promozione degli stessi e l’acquisto durante e dopo l’esperienza del cammino.
Grazie alla collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi, una formazione continua di eccellenza consentirà anche agli operatori di aree interne di acquisire conoscenze e competenze avanzate sui metodi tecnologicamente più innovativi utili per la ottimizzazione delle materie prime in termini di acquisto, impiego e conservazione così da portare benefici economici nella gestione dell’attività.
Il cammino di SFC valorizza e promuove il patrimonio culturale tangibile e intangibile di aree interne minori svantaggiate, favorendone la tutela e la conservazione oltre che valorizzandone le qualità in termini di salubrità ambientale. il cammino è una opportunità accessibile di crescita interiore della persona e delle comunità, di riappropriazione di tempo e di spazi personali e collettivi. Il cammino stimola e innova le comunità locali a scoprire i propri punti di forza, a mettere in comune le risorse per il raggiungimento di obiettivi condivisi.
La prima parte del Cammino di San Francesco Caracciolo è già attiva e parte da Montebello sul Sangro giungendo ad Agnone/Molise (cuore del Cammino di San Francesco, poiché proprio qui è morto il santo ed è conservato il cuore) passando per Montelapiano, Villa Santa Maria, Roio e Rosello.
Dal 13 ottobre, “compleanno” di San Francesco Caracciolo e giorno in cui è stato presentato il progetto presso la sede nazionale della Federazione Italiana Cuochi, è partita la campagna di fundraising #costruiamoinsiemeilcammino per poter portare avanti lo sviluppo del progetto.
Seguiranno nei mesi a venire le attivazioni di nuove sezioni del Cammino, le quali saranno sviluppate regione per regione.
Per maggiori informazioni:
sito web www.sanfrancescocaracciolo.it o scrivere all’indirizzo email info@camminodisanfrancescocaracciolo.com
Dr. Harry di Prisco
Giornalista-GIST Gruppo Italiano Stampa Turistica
Ispettore On. Ministero dei Beni
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I complimenti di Giosuè De Simone per l’elezione del consigliere Regionale di Europa Verde

provolone del monacoI complimenti di Giosuè De Simone per l’elezione del consigliere Regionale di Europa Verde
Francesco Emilio Borrelli alla presidenza della Commissione Agricoltura
Il presidente Giosuè De Simone presidente del Consorzio di Tutela del Provolone del Monaco
Dop si complimenta per l’elezione del consigliere Regionale di Europa Verde Francesco
Emilio Borrelli alla presidenza della Commissione Agricoltura
«L’agricoltura della Regione Campania ha una marcia in più. Il Consorzio di Tutela del Provolone
del Monaco Dop accoglie con entusiasmo l’elezione del consigliere Regionale di Europa Verde
Francesco Emilio Borrelli alla presidenza della Commissione Agricoltura, Caccia, Pesca e Risorse
comunitarie e statali per lo sviluppo. Un atto che porterà sicuramente risultati e benefici all’intero
comparto della filiera agroalimentare» . Questo il commento espresso dal presidente del Consorzio
Giosuè De Simone.
« Il presidente Borrelli – continua De Simone – vanta una buona esperienza in questo settore. Non a
caso è stato eletto all’unanimità, altro fattore che conferma la grande fiducia riposta nelle sue
capacità ». Giosuè De Simone chiude ricordando che: « Anche nel periodo nel quale è stato
assessore all’agricoltura, ai parchi, alle aree protette e alla Protezione Civile dell’allora Provincia
di Napoli è stato molto vicino alle esigenze degli allevatori della penisola sorrentina e dei
produttori del Provolone del Monaco Dop che proprio negli anni dal 2004 al 2009 ha avuto
un’importante fase di crescita ».
Dr. Harry di Prisco
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Alessandro Borghese e Enrico Schettino presentano la cucina del Sol Levante

!cid_5DD103D7-4F30-4F48-9286-644B42A6F301@stationAlessandro Borghese e Enrico Schettino presentano la cucina del Sol Levante

Enrico Schettino propone la cucina orientale strizzando un’occhio a quella italiana

Conto alla rovescia per gli appassionati di cucina giapponese: a partire da lunedì infatti, su Sky Uno e NOW TV tutti i giorni all’ora di pranzo, la sesta edizione di Alessandro Borghese Kitchen Sound ospiterà una nuova serie di puntate dedicate al mondo del Sol Levante.
Ospite d’eccezione dell’originalissimo cooking show a ritmo di musica dello chef più rock d’Italia, ideato e prodotto da Level 33 e AB Normal, sarà l’esperto Enrico Schettino, scelto perché ha saputo portare con successo in Italia la tradizione orientale, senza dimenticare i valori legati all’italianità.
Napoletano, amante dello sport e di uno stile di vita rigorosamente healthy, Enrico Schettino si è avvicinato al mondo del sushi poco più di dieci anni fa, quando quasi per scommessa ha aperto il suo primo Giappo nel cuore della city partenopea: una scelta coraggiosa premiata nel giro di pochi anni dalla crescita esponenziale di quella che è oggi Giappo Italia, un gruppo nazionale che vanta l’apertura di venti locali tra diretti e franchising, nonché la prima scuola professionale italiana per professionisti della cucina giapponese, in collaborazione con Gambero Rosso Academy.
Del resto, quella che sembrava una tendenza è ormai una consolidata abitudine alimentare degli italiani: «Il Gruppo Giappo Italia – spiega Schettino – oggi riceve tante richieste di apertura in franchising, e persino di più dopo il Covid : siamo passati dalle 50 l’anno alle 20 al mese, segno che chi investe sta cominciando a capire il valore di questa tradizione gastronomica che dopo il boom del sushi prosegue con il poke ed i panini di pesce, da me rivisitati nei bao burger».
Alessandro Borghese Kitchen Sound va in onda, dal lunedì al venerdì, all’ora di pranzo, su Sky Uno (canale 108, canale 455 del digitale terrestre), sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go, su smartphone, tablet e PC, anche in viaggio nei Paesi dell’Unione Europea, e in streaming su NOW TV. Le ricette della settimana sono raccolte in un menu completo, in onda il sabato. Una settimana dopo la messa in onda, è possibile infine trovare Alessandro Borghese Kitchen Sound nelle sezioni video de www.ilsole24ore.com, www.mixerplanet.com e RDS 100% Grandi Successi, che firma inoltre la playlist e accompagna i menu.

Dr. Harry di Prisco
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Lo chef napoletano Gianfranco Anzini vince a Gallipoli la XX edizione del Festival Italiano della Cucina con la Cozza tarantina

il piatto primo classificatoLo chef napoletano Gianfranco Anzini vince a Gallipoli la XX edizione del Festival Italiano della Cucina con la Cozza tarantina

Il concorso gastronomico ha lo scopo di divulgare la conoscenza della cozza tarantina e valorizzare e promuovere il turismo enogastronomico della città di Taranto

Si è conclusa nei giorni scorsi la prima serata della XX Edizione itinerante del Festival Italiano della Cucina con la Cozza Tarantina presso il l’Hotel Bellavista Club del gruppo Caroli Hotels di Gallipoli (LE). Sono giunti a Gallipoli in trasferta cinque grandi chefs appositamente per presentare la cozza tarantina i quali si si sono avvalsi di tutta la loro esperienza e fantasia per mettere in risalto le qualità organolettiche proprie del mollusco nelle cinque pietanze in gara.
La città di Taranto in tal modo si presenta con uno dei suoi prodotti di eccellenza per invogliare sempre più turisti a riscoprire i suoi tesori d’arte e paesaggistici. Il concorso gastronomico itinerante ha lo scopo di divulgare la conoscenza della cozza tarantina, eccellenza tipica locale, e valorizzare e promuovere il turismo enogastronomico.
Lo chef napoletano Gianfranco Anzini con il suo piatto: “Chicchi di zucca all’amaretto con cozze tarantine, crema di basilico e noci” si è aggiudicato il primo posto totalizzando 282 voti della giuria popolare, composta da clienti abituali di ristoranti e amanti della buona cucina. Al secondo posto della prima manche di eliminatorie di Gallipoli si è classificato lo chef Alessandro Angiola di Bari, con la pietanza dal titolo: “Crema di patate allo zafferano con panzanelle alle cozze e crema di stracciatella” che ha avuto 270 punti. Al terzo posto con 257 punti si è qualificato lo chef Hafid Bahil di origini marocchine – che lavora in Italia da molto tempo – con il piatto: “Passatina di fagioli con l’olio di Zollino con pesce spada croccante e cozze tarantine”. Hafil fa parte della brigata di cucina dell’Hotel Caroli di Gallipoli, coordinata dallo chef executive Onofrio Terrafino che sotto il suo occhio vigile e attento porta avanti un discorso di qualità che contraddistingue gli alberghi della catena Caroli. Il Festival è stato ideato e organizzato dal Cav. Uff. Cosimo Lardiello Presidente del Centro di Cultura Renoir di Taranto, che ha condotto la kermesse gastronomica. Il gruppo musicale Rua Katalana Quartet, composto da: Pino Magaldi, Emanuele De Vittorio, Antonio Palmisano e Franco Bello, con esperienze nei diversi stili musicali e appassionati della canzone classica e moderna napoletana, ha eseguito brani del loro repertorio. Il cabarettista Elio Angelini ha contribuito a rendere la serata particolarmente lieta, intervenendo fra una portata e l’altra.
Si è quindi chiusa la prima tornata inaugurale della XX Edizione del Festival in attesa degli incontri in Italia ed all’estero che si svolgeranno nel corso dell’intero anno.
Tra gli appuntamenti più attesi, il Gran Premio “Pizze e Cozze” che si svolgerà nei giorni 24 e 25 marzo prossimi presso il ristorante-pizzeria “Benvenuti al Sud da Donna Luisella” di Lusciano (Aversa-CE) dei gemelli Mirco e Danilo Fusco. Sarà un concorso organizzato per la prima volta nell’ambito del “Festival Italiano della Cucina con la Cozza Tarantina” volendo abbinare il prezioso frutto del mare di Taranto con le eccellenti pizze partenopee. Le principali associazioni di pizzaioli partenopei collaboreranno con l’organizzazione del Festival, schierando al concorso le loro squadre affiliate. La giuria sarà composta, come nella tradizione del Festival Italiano della Cucina con la Cozza Tarantina, da addetti ai lavori che affiancheranno il pubblico di cultori della pizza e della buona cucina.

Harry di Prisco

A Leopoli nasce la prima iniziativa in Ucraina del ristorante-bar solidale

Ulyana Kuzyk (1)Vorremmo appoggiare e dare rilievo a una bella inziativa di beneficenza a Leopoli, in Ucraina hanno bisogno di tutto, ogni condivisione sarà gradita per aiutare la Fondazione, che agisce senza fine di lucro, a realizzare questa attività sociale.

A Leopoli nasce la prima iniziativa in Ucraina del ristorante-bar solidale

La Ulyana Kuzyk Charitable Foundation viene in soccorso delle persone fragili e vulnerabili. La Fondazione cerca chi può sostenere l’iniziativa per ristrutturare il locale e fornire altri aiuti per poter far nascere questo progetto caritatevole che non ha fine di lucro ma che conta solo di aiutare chi ha veramente bisogno

Alla base di una società realmente inclusiva ci deve essere la piena e buona occupazione di tutti i cittadini, l’inclusione sociale attraverso il lavoro delle persone che si trovano in condizioni di fragilità e vulnerabilità. I vari piani integrati territoriali, dovrebbero individuare il reale fabbisogno di misure per le persone fragili e vulnerabili, a cui dovrebbero seguire azioni utili all’inserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale. L’attuazione delle misure, finanziate dagli enti pubblici, è un compito precipuo degli enti di formazione e dei soggetti privati accreditati per i servizi per il lavoro al fine di consentire l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di soggetti fragili e vulnerabili. Purtroppo non sempre è possibile realizzare i progetti poiché i fondi messi a disposizione dalle Istituzioni sono sempre minori. Per venire incontro alle esigenze dei più deboli, talvolta vengono in loro soccorso i privati, aziende e fondazioni.
Un valido esempio è in fase di realizzazione in questi giorni in Ucraina, prima iniziativa del genere del Paese, nella città di Leopoli (Lviv in ucraino), l’ultima perla sconosciuta d’Europa, nota anche come la piccola Parigi dell’Est.
La nuova impresa sociale ” Café BASILIK “, fondata dall’organizzazione di beneficenza “Ulyana Kuzyk Charitable Foundation”, ente di beneficenza a struttura privata e senza fini di lucro.
Il Café BASILIK, di recente costituzione, sorgerà in una zona accogliente e attraente
della città di Leopoli all’indirizzo: T. Chuprynky, 67-69 General Street e opererà in locali di 168 metri quadrati messi a disposizione dal Municipio della città, che sono totalmente da ristrutturare. L’immobile è nelle vicinanze dell’Amministrazione statale regionale di Frankivsk, NLLTU; del Tribunale distrettuale di Frankivsk di Leopoli e di altre piccole imprese. L’attività principale del caffè BASILIK è la ristorazione, la cui componente sociale fornirà un supporto collettivo per la risoluzione di problemi comuni a categorie vulnerabili di persone, in particolare a vedove e a madri di bambini con bisogni particolari, sarà strutturata come una fornitura di assistenza sociale senza alloggio. Adiacente al caffè sarà attrezzata un’area dove le madri, che prestano la loro opera nel locale, potranno lasciare i loro figli che saranno accuditi da altre madri. Lo scopo della realizzazione dell’impresa sociale “Café BASILIK” è quello di coinvolgere uno specifico gruppo comune, di circa venti persone, in un’assistenza congiunta e reciproca, che torni di utilità agli stessi partecipanti all’impresa. Parte dei profitti del caffè saranno devoluti alla risoluzione di specifici problemi sociali di una determinata categoria di persone vulnerabili. Gli obiettivi che si prefigge il progetto sono quelli di riunire un gruppo sociale specifico di individui per l’imprenditorialità nel campo della fornitura di servizi alimentari. Lo studio preliminare ha evidenziato i principali fattori per il successo dell’iniziativa del bar, che si trova in una posizione centrale e confortevole, quali la vendita di prodotti, come la pasta, preparati in loco con l’utilizzo di soli ingredienti naturali senza utilizzo di semilavorati con una produzione a ciclo completo.
Sarà prevista la cooperazione attiva con i servizi online che forniscono guide turistiche in città; verranno realizzati una serie di eventi ed incontri piacevoli da tenere in un’atmosfera rilassata, mentre i menù sono stati studiati per le esigenze dei vari tipi di clientela.
L’ investimento complessivo è di 1.862.028 UAH (pari a circa 70.000 Euro), è prevista poi una integrazione con fondi propri per 850.000 UAH (pari a circa 32.000 Euro). Il periodo di rimborso del progetto è di 40 mesi, con un periodo di ritorno dell’investimento di 21 mesi, rientro semplice sull’investimento – 30% convenienza – 18%.
Il “Café BASILIK” sarà aperto anche per la colazione del mattino, mentre il ristorante offrirà piatti e bevande della cucina ucraina ed europea, come ad esempio:
ricotta con panna acida, farina d’avena con noci, mele e semi di papavero, uova alla benedettina con salsa al basilico, farina d’avena con noci, salmone affumicato con uovo di quaglia, tiramisù e torte al limone; verranno servite bevande originali come limonata allo zenzero o agli agrumi e al basilico, oppure lampone e zenzero; spremute di arancia, di pompelmo, di carote o mele; vari assortimenti di Tè, tisane, caffè e cioccolata con marmellata.
La Fondazione di beneficenza “Ulyana Kuzyk Charitable Foundation” bfucraina@gmail.com cerca chi può sostenere l’iniziativa per ristrutturare il locale e fornire altri aiuti per poter far nascere questo progetto caritatevole che non ha fine di lucro ma che conta solo di aiutare chi ha veramente bisogno. Anche l’invio di prodotti alimentari, attrezzature per ristorante e mobilio dall’Italia sarebbe particolarmente utile, con trasporto a cura delle linee di autobus che collegano l’Italia con Leopoli che si auspica si faranno carico delle spese di trasporto. Ci auguriamo che ci sia chi possa fare una buona azione a favore dei nostri amici ucraini, magari con l’intento dell’inserimento in quel mercato dell’ Est dell’Europa.
«Gli uomini per essere liberi, è necessario prima di tutto che siano liberati dall’incubo del bisogno», è questo uno dei pensieri più significativi di Sandro Pertini il quale auspicava che a prevalere fossero il dialogo sul sopruso, la condivisione sull’egoismo, il bene comune sull’interesse privato.
Dr. Harry di Prisco
Giornalista
Via F. Petrarca, 101/B
80122 NAPOLI
tel./fax: 0817690277
cell. 3355804462
email: harrydiprisco@libero.it

Il “Festival italiano della cucina con la cozza tarantina”

le protagoniste del festival della cozza tarantinaIl “Festival italiano della cucina con la cozza tarantina” riparte da Gallipoli con la ventesima edizione

Il concorso gastronomico itinerante ha lo scopo di divulgare la conoscenza della cozza tarantina, eccellenza tipica locale, per valorizzare e promuovere il turismo enogastronomico

Sabato 18 gennaio si terrà a Gallipoli, in provincia di Lecce, la ventesima edizione del “Festival italiano della cucina con la cozza tarantina” e prodotti della gastronomia pugliese. Sono dunque trascorsi diciotto anni da quando il Cav. Uff. Cosimo Lardiello, Presidente del Centro di Cultura Renoir di Taranto, diede inizio con passione al concorso gastronomico itinerante su tutto il territorio nazionale con lo scopo di divulgare, in tante regioni italiane, la conoscenza della cozza tarantina, eccellenza tipica locale, per valorizzare e promuovere il turismo enogastronomico e l’immagine complessiva della città in cui viene allevato il mitile. La manifestazione, nel classico stile Renoir, negli anni è andata sempre più a crescere e ad affermarsi, riscuotendo unanimi cozze di Tarantoconsensi, tanto da essere imitata, senza avere successo, dai Comuni di Lerici, Macerata e Cervia, per promuovere i loro prodotti tipici locali. Si riaccendono quindi i riflettori sul prezioso frutto del Mar Piccolo di Taranto, allevato in aree sottoposte a strettissimi controlli da parte delle autorità preposte, che ogni settimana definiscono la qualità e la salubrità, tanto che oggi i mitili del comprensorio indicato come secondo seno del Mar Piccolo di Taranto sono finalmente tornati ad essere classificati nella classe “A”, il prodotto quindi non necessita più di essere messo nelle vasche di stabulazione dopo la raccolta, le cozze potranno ora arrivare direttamente nelle case dei consumatori sempre freschissime, pulite, pronte da mettere in pentola. Il prodotto ha il suo periodo di riproduzione durante l’inverno e il miglior periodo per assaporarne la prelibatezza sono i mesi successivi. Come nelle precedenti edizioni il Festival sarà seguito dalla stampa locale e nazionale, alla manifestazione parteciperanno giornalisti provenienti da diverse città italiane e verrà ripresa – come nelle altre edizioni – dalle telecamere di Rai 2 , mandata poi in onda nella trasmissione “Eat Parade”. Proprio in questo momento di difficoltà Taranto ha bisogno di fare leva sulle sue qualità migliori e su nuove energie che possano contribuire a diversificare quello che viene definito il “business network”, cioè il “tessuto produttivo” a cui si fa riferimento per indicare le relazioni immateriali tra un produttore e l’altro, relazioni economiche, sociali e culturali che fanno sì che le imprese in un determinato territorio non siano isolate, ma interagiscano con le infrastrutture produttive cioè con tutti i mezzi tecnici, i servizi e strumenti che rendono possibile la produzione. Occorre quindi migliorare la filiera commerciale dei prodotti del mare di Taranto, attivando una seria politica di valorizzazione sul contesto italiano.
Festival cozza tarantinaE’ questo l’obiettivo che il Festival in questi anni è riuscito a perseguire in tutte le sue tappe, stimolando la creatività dei vari chefs che si fronteggiano nella preparazione delle più fantasiose pietanze. Gli chefs provenienti da ogni parte d’Italia, appartengono tutti a prestigiose strutture ricettive, trasformano e arricchiscono con nuove proposte creative il mollusco bivalve con abbinamenti insoliti e accattivanti che esaltano la cozza tarantina, la vera protagonista dell’evento, conferendo nuove sensazioni al palato e scrivendo di volta in volta nuove pagine della storia della cucina italiana.
Gli chefs e i maîtres, che hanno accolto nelle loro cucine i mitili tarantini, diventano a loro volta, attori e diffusori dell’immagine del prodotto stesso attraverso l’elaborazione di centinaia di nuovi piatti da essere replicati dagli estimatori di tale prelibato frutto del mare jonico. Sarà l’Hotel Bellavista Club del gruppo Caroli Hotels di Gallipoli ancora una volta ad ospitare il Festival per la XX edizione 2020, sponsorizzando ufficialmente l’evento. Seguiranno poi gli appuntamenti itineranti in tutto il territorio nazionale: nel mese di Febbraio si svolgeranno quattro serate eliminatorie, riservate agli chefs e ai locandina XX edizione Festival cozza tarantinacommissari di gara, presso il ristorante dell’ Hotel Lido Impero di Chiatona, vicino Massafra, in provincia di Taranto. Il 24 e il 25 Marzo si disputerà poi ad Aversa il Gran Premio “Pizza e Cozze Tarantine” a cui seguiranno altri appuntamenti ad Isernia, Civitanova Marche, Peschiera del Garda ed altri, per concludersi prima della stagione estiva. Il direttore organizzativo del “Festival italiano della cucina con la cozza tarantina” Cav. Uff. Cosimo Lardiello, per la ventesima edizione ha schierato a Gallipoli i più prestigiosi chefs nazionali ed internazionali componenti della squadra ufficiale nazionale del Festival, che rappresentano il Festival nelle competizioni più importanti nazionali ed internazionali, questi i nomi: Gianfranco Anzini executive chef di Napoli; Alessandro Angiola executive chef di Foggia; Vincenzo Cecere executive chef di Catanzaro; Nicola Altavilla executive chef di Taranto; Onofrio Terrafino executive chef di Gallipoli (Le).
La manifestazione sarà presentata da Angelo Caputo, Vice Direttore di Studio 100 Tv di Taranto. Il gruppo musicale Rua Katalana Quartet, nato dall’incontro di quattro amici musicisti con esperienze nei diversi stili musicali e appassionati della canzone classica e moderna napoletana, eseguirà brani del loro repertorio. E’ prevista la partecipazione di rappresentanti delle Forze dell’Ordine dei Comuni di Lecce e Brindisi, nonché di un numeroso gruppo di piloti dell’Aviazione Marittima Italiana con il loro Presidente nazionale Orazio Frigino e con i rappresentanti delle delegazioni delle Regioni Calabria, Marche, Lombardia, Toscana. Scopi dell’Aviazione Marittima Italiana sono quelli di diffondere l’idea del volo sportivo proprio in una regione d’Italia, la Puglia, che è una piattaforma naturale protesa nel Mediterraneo, dove le tradizioni aeronautiche hanno salda dimora e con dentro l’irresistibile voglia di vivere il cielo da protagonisti.
Harry di Prisco

Alla scoperta dei tesori di Dubrovnik e Korčula

Dubrovnik la cucina a base di pesceAlla scoperta dei tesori di Dubrovnik e Korčula
Un viaggio esperienziale in Croazia per conoscere i monumenti e i centri storici immersi in una natura rigogliosa

Dubrovnik, una suggestiva cittadina del sud della Croazia, è situata tra il Mar Adriatico e le Alpi Dinariche, è una destinazione a prezzi abbordabili facilmente raggiungibile ed è fra le mete più amate e visitate di tutta la regione.
La città è un’inestimabile perla della costa adriatica meridionale, con le sue bellezze naturali che tolgono il fiato, il suo clima perfetto, la sua ricca eredità culturale ed un’offerta turistica variegata. Nella città vecchia è stata girata la serie TV “Il Trono di Spade”, sono in molti a venire alla ricerca dei luoghi in cui sono stati ambientati gli episodi della serie.
«I turisti Italiani sono al settimo posto dopo gli Inglesi – riferisce Sandra Milovcevic, capo del dipartimento comunicazione dell’ufficio turistico di Dubrovnik – durante tutto l’anno Korčula (2)l’aeroporto della città croata è collegato con voli diretti da Roma. Varie compagnie di navigazione portano da noi fino a 4.000 croceristi al giorno, i turisti scendono dalla navi, vedono velocemente la città e poi vanno via».
Dubrovnik fu fondata nel 615 d.C. dagli abitanti di Epidauro che erano stati costretti ad abbandonare la città a seguito dell’invasione degli Avari che devastavano le città dalmate. Originariamente fondata su un’isola rocciosa, fu poi collegata alla terraferma mediante interramento di un sottile braccio di mare. Il luogo da loro scelto, noto in epoca romana come Ragusium, fu questa isola dell’Adriatico. La città, che formalmente era sottoposta all’imperatore di Bisanzio, fu una delle maggiori e prospere repubbliche marinare, ancor oggi i monumenti storici di Ragusa testimoniano gli antichi splendori. Dal 1205 al 1358 fu assoggettata da Venezia, come si può vedere dall’architettura dei palazzi.
A contribuire al successo di questa destinazione vi è il clima mite tutto l’anno, sia in autunno che in inverno. Proprio nel periodo invernale è consigliabile visitare la città per poter ammirare tutte le attrazioni senza stressarsi a causa della grande affluenza turistica dei mesi estivi e senza fare file per accedere ai monumenti.
Korčula la cattedrale di San MarcoIl principale motivo che invoglia a visitare Dubrovnik (Ragusa nella nostra lingua) è l’inserimento dal 1979 della città nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, per la sua storia e per i suoi monumenti, come la cinta muraria che con le sue torri è l’emblema della città. Il nome croato deriva dalla foresta di querce che ricoprivano un tempo la montagna. Il corso principale risalente all’XI secolo, “Stradun” il cui vero nome è “Placa”, è lastricato con pietra calcarea che brilla come acqua al sole e attraversa il centro storico pedonale in particolar modo affascinante.
Lo Stradun non è solo la via più amata e suggestiva ma anche un punto di incontro per turisti ed abitanti. Celebre anche come “la perla dell’Adriatico”, Dubrovnik è riuscita a conservare le proprie chiese gotiche, rinascimentali e barocche e tanti conventi, palazzi e fontane tra le quali ve n’è una che parla italiano: la fontana di Onofrio che è stata costruita dall’architetto campano Onofrio della Cava, il quale riuscì a portare l’acqua in città da una sorgente distante dodici chilometri.
Korčula la rivieraIn inverno restano aperti quindici alberghi, dei cinquanta presenti in città di cui quindici a cinque stelle, per ogni richiesta dei turisti. Vi sono poi appartamenti privati con prezzi a partire da quaranta euro al giorno, per gli alberghi il costo è da settanta euro per la camera per due persone compresa la colazione. Se si vuole spendere poco e gustare la vera cucina dalmata si può scegliere di andare in una “konoba”, simile alle locande italiane, dove si spendono in media settanta euro per un pranzo per due. Qui il tempo scorre più lentamente, la gente del posto che gestisce il locale con la propria famiglia prepara i piatti con le ricette dei cibi delle nonne.
Dopo aver visitato le mura sarà suggestivo prendere la funivia che in soli quattro minuti conduce alle due terrazze panoramiche a 418 metri sul monte San Sergio; se rimane tempo una visita all’isola di Lokrum, distante solo 15 minuti dal porto di Dubrovnik, sarà l’occasione per fare una passeggiata nella piccola riserva naturale insieme ai pavoni e ai conigli che qui circolano liberi nei vialetti. L’isola ha tutta l’aria di essere un universo a se, un piccolo mondo parallelo protetto.
Indimenticabile sarà anche visitare Korčula, dove sembra sia nato Marco Polo. Essa sorge su un’isola a 135 chilometri da Dubrovnik raggiungibile in auto con autista dall’aeroporto di Dubrovnik, oppure con un traghetto da Ancona, poi un catamarano da Spalato a Vela Luca, a 47 chilometri da Korčula. L’isola con i suoi 3.400 abitanti è la più popolata dopo Krk. Una lussureggiante vegetazione ricopre il 60% del territorio rendendo quest’isola un vero paradiso ecologico.
Hana Turudić, direttrice dell’Ufficio del Turismo di Korčula fa presente che «gli Italiani che sono arrivati lo scorso anno sono stati 2.693, trascorrendo 14.395 notti, con una media di quattro notti e un incremento dell’8%. I turisti trovano che i prezzi sull’isola non sono cari, dieci anni fa erano certo più bassi, ora sono lievitati ma la qualità dei servizi è di molto aumentata».
le colombelle di PasquaPer le previsioni meteo non occorre internet né la TV: gli abitanti guardano la bandiera se sventola a nord indicando la bora che dicono essere “una donna che pulisce tutto”.
Al centro storico di Korčula si accede mediante una porta che immette in una piazzetta su cui insiste la chiesetta di San Michele con il suo architrave sul quale è collocata una piccola statua del Santo, copia di quella trafugata nello scorso secolo. Le caratteristiche stradine della cittadina con scalini, grazie alla loro forma a lisca di pesce, consentono il libero flusso d’aria ed allo stesso tempo proteggono la città dai venti forti. Nell’isola la religione cattolica è molto sentita e in preparazione della domenica delle Palme si apprestano delle piccole colombe di legno con la parte interna di un ramo di fico. Le colombelle verranno poi poste su di un ramo di ulivo che verrà benedetto a Pasqua. Per la festa di Santa Lucia, il 13 dicembre, i bambini ricevono doni in una calza, come da noi in occasione della Befana, cantando la filastrocca: “Santa Lucia mamma mia porta bomboni in calza mia se la mamma non mi mette restano vuote le calzette con la borsa del papà Santa Lucia porterà!”. La Santa gira di casa in casa consegnando i doni ai bimbi buoni, con un carretto trainato dall’asinello. Santa Lucia viene festeggiata a Korčula nella chiesa fondata nel 1301 della confraternita di Tutti i Santi, il cui attiguo museo contiene antiche icone nonché un dipinto dell’ultima cena, sicuramente attribuibile ad un pittore locale per la presenza sulla tavola di frittelle croate.
Si può prendere poi un Taxi del mare, una barca di colore giallo, per farsi condurre in uno dei venti isolotti disabitati vicini alla costa e trascorrere un giorno fra mare e cielo. Come resistere al fascino di questi luoghi quando le parole non bastano ? Non vi è altro sistema che andare di persona per immergersi nella storia e nella natura rigogliosa.
Harry di Prisco

A Vienna alla scoperta dei tesori degli Asburgo

la Sacher torte
La città dove si vive meglio al mondo

“Altri preferiscono ricorrere alla guerra, tu, beata Austria, al matrimonio”. In sintesi questa la storia degli Asburgo che hanno creato un Impero. Molti sono coloro che si recano a Vienna alla ricerca delle antiche vestigia di quel periodo che viene rappresentato con la storia della principessa Sissi, conosciuta per la serie delle pellicole interpretate da Romy Schneider. Anche se i più giovani non hanno visto la serie dei film improntati sulla storia di Sissi, sono in molti a chiedere di visitare il Museo di Sissi nell’Hofburg che consente, attraverso oltre 300 oggetti personali dell’imperatrice Elisabetta, di conoscere la vera personalità di Sissi. La Hofburg, la reggia di città, oggi residenza del presidente federale austriaco, è stata fino al fino al 1918 al centro dell’enorme impero asburgico. “ Da gennaio a dicembre dello scorso anno vi è stato un incremento del più 11,7% dei turisti italiani – dichiara Isabella Rauter Media Management Italia dell’Ente per il Turismo di Vienna – con 296.268 arrivi per un totale di 743.172 pernottamenti”. In prevalenza sono turisti trentenni interessati la vetrina della pasticceria Demelalla cultura e all’architettura, è in crescita anche il turismo di affari, Vienna riveste il quarto posto fra le città congressuali con 743 congressi internazionali nel 2015.
La capitale austriaca si è classificata la città più vivibile del mondo, secondo la ricerca Quality of Living redatta dalla società di consulenza statunitense Mercer, primo posto che detiene saldamente da dieci anni. Vivere a Vienna, anche solo per qualche giorno, è un’esperienza emozionante: si viene subito colpiti dai palazzi ben tenuti che sembrano essere stati tutti affrescati di recente, strade pulitissime senza caos, tanto verde nei parchi e giardini e nei ristoranti tutti parlano a bassa voce.
Il venticinque maggio prossimo si festeggiano i 150 anni dell’Opera di Stato con la prima di “Die Frau ohne Schatten” di Richard Strauss. Nel teatro ogni anno in programma sono oltre 50 gli spettacoli d’opera e balletti. Per gli appassionati vi è un evento imperdibile il venti giugno, si terrà il concerto eseguito dall’orchestra filarmonica davanti alla reggia di Schönbrunn, senza necessità di pagare il biglietto. Vienna è conosciuta da tutti per il Concerto di Capodanno, è infatti la capitale mondiale della musica! In nessun’altra città hanno vissuto tanti famosi compositori. A Vienna la musica è nell’aria, ma è sbagliato considerarla solo per il valzer, opera e musica classica. A Vienna star mondiali della musica rock e pop sono di casa. In città ogni sera diecimila spettatori ascoltano musica classica dal vivo. Gli eventi concertistici annuali sono oltre quindicimila, in grado di soddisfare tutti gli appassionati di qualsiasi genere di musica. I negozi chiudono inesorabilmente alle sei del pomeriggio, consentendo in tal modo ai viennesi di dedicarsi a quanto amano di più, ascoltare musica. In questo anno ci sarà un evento per consentire ai turisti di partecipare alla vita viennese da protagonista, mettendo in risalto quanto non è facilmente accessibile del volto teatrale della città. Vienna è ricca di bellissimi monumenti che non possono essere tralasciati nel corso di una visita. La costruzione del complesso della Hofburg, il palazzo imperiale degli Asburgo, fu iniziata a partire dal XIII secolo. Essa fu il punto centrale del potere per quasi otto secoli dell’Austria, del Sacro Romano Impero, dell’Impero austriaco e dell’Impero austro-ungarico. La Hofburg si estende per 240 000 m² ed è formata da 18 ali, 19 cortili e 2.600 stanze, nelle quali tuttora vivono e lavorano circa 5.000 persone. Quattrocento varietà di rose sono da poco sbocciate nel vecchio giardino imperiale antistante. Nel Tesoro sono custoditi cimeli famosi: la Sacra Lancia, con la quale il centurione romano trafisse il costato di Gesù; la corona dell’imperatore Rodolfo II; la ciotola di agata considerata il leggendario Santo Graal. La visita prosegue con il Duomo di Santo Stefano il cui tetto è formato da 250.000 tegole policrome con lo stemma dell’aquila austriaca. Tanto da vedere: la statua della Madonna dei Servi, donata da una nobildonna pentita di aver ingiustamente incolpato la propria domestica di aver rubato; la Madonna di Pécs che fu vista piangere lacrime di dolore; il Cristo crocifisso con una barba tanto realistica che sembra che cresca. Il campanile detto Stefanino è alto 137 metri e bisogna salire 343 gradini per arrivare in cima per godere una vista meravigliosa della città. Nella torre nord, non completata perché si narra che il suo architetto ruppe un patto col demonio e venne fatto precipitare giù dalla torre, è collocata la grande campana detta “Pummerin” dal peso di oltre 20 tonnellate, ottenuta dalla fusione dei cannoni sottratti ai turchi e dalle 100 palle sparate contro le mura viennesi durante l’assedio della città del 1683. Sono ancora in corso i lavori di restauro del grande organo del 1960, termineranno per la Pasqua del 2020. Vicino al Duomo un ceppo di legno, ricoperto di chiodi, ricorda la tradizione di conficcare un chiodo da parte degli apprendisti fabbri giunti in città. Dietro il Duomo una piccola stradina, la “Blutgasse” ( strada del sangue) ricorda il luogo in cui – si dice – furono trucidati i cavalieri Templari. A Vienna ci si può muovere facilmente con i mezzi pubblici, nel 39 percento delle destinazioni, un record europeo. La “Vienna City Card”, acquistabile in Internet con la durata di 24 o di 72 ore, consente l’accesso gratuito e illimitato a metropolitana, tram e autobus con oltre 210 sconti in attrazioni, musei, negozi e ora anche per il transfer dall’aeroporto. Il Kunsthistorisches Museum ( Museo di storia dell’arte), fu costruito dall’imperatore Francesco Giuseppe per ospitare le collezioni imperiali, custodendo capolavori di cinque millenni . Nella pinacoteca è esposta la collezione più grande al mondo delle opere di Pieter Bruegel, con la famosa Torre di Babele; i capolavori di Caravaggio, Raffaello, Vermeer, Rembrandt, Velázquez e la bellissima Saliera di Francesco I in ebano, oro e smalto realizzata da Benvenuto Cellini, sottratta e poi ritrovata nel 2003 con un furto clamoroso, è l’unica opera di oreficeria del grande maestro giunta fino ai noi. L’opera è attualmente assicurata, e quindi valutata, per un valore di oltre 50 milioni di Euro. Bisogna visitare la Galleria del Belvedere per vedere il famoso quadro “Il Bacio” di Gustav Klimt, realizzato tra il 1907 e il 1908. Due le strade commerciali in cui aprono i negozi delle griffe internazionali, Kohlmarkt e Graben, l’antica pasticceria di corte regia-imperiale Demel dal 1786 ha qui i propri tavolini. Il personale dalla sua fondazione è stato sempre solo femminile, ora il nuovo proprietario, la catena alberghiera DO & CO, per non licenziare i dipendenti di un altro esercizio ora chiuso, ha inserito due camerieri per il servizio al primo piano, segno del mutare dei tempi. Tante le varietà di torte in vetrina, come la Sacher, si può anche ordinare il gelato alla violetta di color lilla, prediletto dall’imperatrice Sissi. A Vienna ci sono ben 2.400 caffè di tutti i tipi, un tipico caffè viennese è molto più di un semplice posto dove prendere un caffè e una torta, è piuttosto il soggiorno prolungato dei viennesi. L’UNESCO dal 2011 ha riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità il caffè viennese, come istituzione tipica della società. Il tipico caffè di Vienna è dunque una “estensione del proprio salotto di casa”, dove ci si va per meditare, oziare, leggere il giornale, chiacchierare con amici o anche con estranei e naturalmente anche per bere un buon caffè.

Dr. Harry di Prisco
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