Spaghetti ai frutti di mare Chef Alberto Bernardoni Trattoria Tu Mi Turbi

Spaghetti ai frutti di mare

Spaghetti ai frutti di mare

Spaghetti ai frutti di mare Chef Alberto Bernardoni Trattoria Tu Mi Turb

Classico primo piatto al Tu Mi Turbi, elaborato  da Chef Alberto Bernardoni dove gli spaghetti ai frutti di mare rappresentano un primo gustoso  che racchiude in se tutto il profumo dei molluschi e dei crostacei, il mare in città……

Persone: 4
Tempo: 20 m
Ingredienti

400 gr Pasta – spaghetti
200 gr canestrelli
200 gr cozze
200 gr vongole
200 gr gamberi
2 spicchi aglio
2 pomodori
1 mazzetto prezzemolo
2 cucchiai olio di oliva extravergine
q.b.peperoncino
q.b. Sale
q.b. Pepe

Preparazione
Prepariamo gli spaghetti ai frutti di mare
Scottate i gamberi e sgusciateli, scaldate i frutti di mare in un tegame senza acqua, fateli aprire e poi togliete i molluschi dai gusci.
Mettete in una teglia l’olio di oliva extravergine con un trito di aglio molti fine, fate scaldare e poi unite i frutti di mare. Mescolate, abbassate la fiamma e unite i gamberi,il pomodori tagliati a pezzi molto piccoli, un trito di prezzemolo, un pizzico di peperoncino, sale e pepe a piacere. Cuocete a fuoco basso per circa 20 minuti.
Lessate gli spaghetti al dente, scolateli e metteteli nella teglia con i frutti di mare, fate saltare un minuto per ben amalgamare e servite su un piatto da portata.

Un aperitivo? Grazie un rosè

i balzini pink label

i balzini pink label

Un aperitivo? Grazie un rosè
Erano le dieci di mattina e Brigitte Bardot mi chiese ” Tea o Caffè?
Un bicchiere di Rosè, grazie.” – Gigi Rizzi (Playboy)
Anni ormai lontani, donne uniche, vita vissuta leggermente, con ironia, attrici bellissime alle quali si perdonava tutto, play boy una parola e un concetto nuovo per indicare un vivere allegramente, ballare a piedi nudi, Gigi e Brigitte ci hanno mostrato, danzando con leggerezza sui tavoli di Saint Tropez, l’altro lato di un periodo che si avvicinava al buio della intolleranza, della violenza, degli anni di piombo, un’ icona per i sessantottini, un simbolo, un riscatto tutto italiano che penetrava in quella societa’ degli anni ’60 fatta di nuovi ricchi, ma allegra e con tanta voglia di vivere. Gigi Rizzi viveva il sogno di ogni 20enne, soldi, auto, notti, belle donne, jet set, successo….Brigitte Bardot.
Il sesso colorava ancor piu’ vivacemente la vita vissuta e i piaceri di Gigi, mentre il tempo scandiva inesorabile i mesi e gli anni che stavano portando agli anni ’70. Un periodo, per chi lo ricorda, che sembra impossibile avere vissuto, moda e cibo diversi da quelli di oggi, dove si parlava, già allora, di vino rosè, vino prodotto con uve a bacca rossa vinificate in bianco, lasciando però le bucce a macerare con il mosto per un tempo più o meno breve, ecco perché è rosa. Quindi il rosé, vino molto versatile, è un metodo di produzione, non un vino. Infatti il rosé non si abbina solo al pesce, ma va molto bene con la pizza, spesso meglio dei bianchi e rossi e anche della birra, in Francia per esempio è il vino delle feste di Natale in un paese dove la cultura dei rosé è molto superiore alla nostra, le annate più vecchie dei Grand Cru di Provenza hanno, nel mondo della ristorazione, un costo superiore.
In Toscana, patria di grandi vini, abbiamo 2 grandi Rosè il Balzini Pink Label IGP Colli della Toscana Centrale e il Rosè di Villa Pillo zona Gambassi Terme
Balzini Pink Label
Esame olfattivo: Floreale e fruttato. Caratterizzato da note di rosa tea, mughetto e di frutti rossi. Emergono la ciliegia e la fragola. Nome del vino: I BALZINI Pink Label IGP Colli della Toscana Centrale. Suolo: Origine pliocenica, formazione sedimentaria caratterizzata dalla presenza di sabbie gialle alternate ad argille. Notevole presenza di fossili marini. Microclima: Temperato – caldo: precipitazioni da medie ad elevate, inverno freddo ed estati da moderatamente calde a calde con tramonti particolarmente soleggiati, data la specifica esposizione. Esposizione: Sud – Ovest con orientamento dei filari Nord—Sud. Sistema di coltivazione: Lavorazione del suolo alternata ad inerbimento, potatura della vite a cordone speronato. Diradamento dei grappoli durante la crescita e selezione finale alla raccolta; alla vendemmia i grappoli vengono raccolti a mano, posti in piccole cassette e selezionati ancora sul nastro trasportatore. Uve: Sangiovese e Merlot. Vinificazione: Diraspatura e pressatura immediata. Dopo una decantazione statica a freddo il mosto fermenta in vasche di acciaio inox a temperatura controllata di 18°C. Il vino così ottenuto rimane in acciaio fino al momento dell’imbottigliamento. Consigli: Servire a 10°-12°C. Abbinamenti: Ideale con gli antipasti, i piatti a base di pesce e carni
bianche. Segni particolari: Ha la consistenza di un vino rosso e profumi di un vino bianco.
Azienda Agricola Panzanello – Via Case Sparse, 86 – Panzano in Chianti (Fi) – Tel. +39 055
L’Azienda è nata nel 1980 con l’impianto del primo vigneto da parte di Vincenzo D’Isanto, commercialista fiorentino, animato dal desiderio di produrre un vino che raccontasse una Toscana diversa. Dopo un’attenta analisi dei terreni, vennero individuati i vitigni ideali per esprimere al meglio la vocazione del territorio.
La passione di Vincenzo ha poi coinvolto la moglie Antonella, che nel 2005 ha abbandonato la propria attività professionale per dedicarsi completamente alla conduzione dell’Azienda, con l’aiuto adesso della figlia Diana.

Rosè di Villa Pillo
L’azienda (le cui origini risalgono addirittura al Medioevo, come testimoniano documenti tramandati nei secoli), è situata per la maggior parte nel Comune di Gambassi Terme ed ha un’estensione di circa 500 ettari, con più di 50 ettari di vigneti, per lo più coltivati a Sangiovese e vitigni internazionali quali Merlot, Cabernet Franc e Syrah.
L’ultimo nato della produzione di Villa Pillo è questo Rosé, composto da un mix di due diversi uvaggi, così suddivisi: 50% Sangiovese e 50% Merlot. Particolarmente indicato per il periodo estivo, grazie alla sua freschezza. Il suo colore è di un rosato brillante con riflessi violacei. Al naso è intenso con aromi floreali e di frutti rossi, mentre al palato è leggero, sapido, non troppo complesso e fresco da bere.
Questo vino sviluppa una gradazione alcolica di soli 11% vol., che lo rende particolarmente gradito ai giovani e alle donne. La bottiglia di Villa Pillo dall’ immediato impatto visivo che rende il prodotto ideale per celebrare feste e ricorrenze. È un vino di facile approccio che si sposa egregiamente sia come aperitivo, sia per accompagnare elegantemente un pasto completo, soprattutto con portate di pesce ma si abbina perfettamente anche alla pizza prendendo il posto della birra.
Il rosé di Villa Pillo ha origine da uve coltivate sulle colline della Val d’Elsa, area di grande tradizione enologica. La vendemmia viene effettuata separatamente per ciascun vitigno, così come la fermentazione successiva in vasche di cemento, con temperatura da 26° a 33° (con 4 rimontaggi al giorno, per circa 20 giorni); a fermentazione completata (circa a fine Novembre) si esegue l’assemblaggio finale, prima dell’affinamento in bottiglia.
Il vino che ne deriva possiede il carattere fresco e fragrante delle uve di origine, un’alcolicità limitata e una piacevole dolce sensazione gustativa.
www.villapillo.com

Trattoria il Francescano suggerita da Cristina

Trattoria il Frascescano

Trattoria il Frascescano

Trattoria il Francescano
In Piazza Santa Croce a Firenze

…….oggi Canova chiamasi il luogo dove si vende il vino a minuto…e poi si distribuiva la mattina, a cenno della campana grossa dè Priori, a più chiese e canove per tutta città…… Da L’Accademia della Crusca

calcio storico fiorentino 2

Calcio storico fiorentino

pentole rame

Pentole rame

E’ il centro di Firenze, quello che è sulle cartoline che vanno per il mondo, quello che il mondo ci invidia, la Firenze scanzonata, quella di Pratolini e della Viaccia, quella dei “bischeri”, dei barrocci e dei vinai, dei panini con la trippa calda mangiata in piedi nelle piazze, la vecchia Firenze, amata o criticata, la “c” perduta per la strada, ma piena di cultura e ironia, dal dileggio facile per tutti, dai fiorentini personaggi buffi, irriverenti e ironici, dalla fede senza se e senza ma nella Fiore, passione che li vede tutti essere CT, dal lunedì al lunedì dopo….praticamente sempre!
Siamo nel “cuore” della città, dei vicoli pieni di colore e cultura, delle botteghe degli artigiani che stanno via via diminuendo fino a sparire, dei maestri d’arte, delle lavorazioni sapienti della pelle ma soprattutto un bagno di storia, dove butti lo sguardo e scorgi un rosone, un traforo, un ricciolo, un putto e ancora ricordi della vita dell’Ottocento, la Firenze popolare che sembra cristallizzata e ancora rivivere nelle botteghe dei vinaini, con la gente seduta “a strasciconi” sulle scale di qualche Chiesa, un tocco irriverente a contrasto della severità del luogo, l’acciottolato delle stradine, dove sembra ancora di sentire i ferri dei cavalli, dei barrocci, e le popolane e i ragazzotti del quartiere che bociano, i rumori, le grida, l’atmosfera “fatata” di luoghi particolari e unici…e poi i “detti”, i vecchi detti che appartengono alla cultura popolana fiorentina, che sono oramai patrimonio dei vecchi……
La Trattoria Il Francescano, l’antica insegna riportata di recente a vista – Pizzicheria e Canova di Vini – ne testimonia l’origine di vinaio, la mescita del vino, il gottino, come si chiama qui a Firenze, il tipico locale storico fatto dal bancone di marmo, il vinaino, la mescita, il pilastro della vita quotidiana della Firenze che fu. Lunga storia quella de Il Francescano: negli anni Settanta-Ottanta, sotto la guida di Alberto Bernardoni, divenne ritrovo abituale di celebrità dello spettacolo, abituali frequentatori di Santa Croce per via del vicinissimo e importante Teatro Verdi: in quel periodo era quasi scontato avere come vicini di tavola, magari a notte fatta, Gino Bramieri, Vittorio Gassman o un’ancor giovanissimo Roberto Benigni.
Oggi, dopo tanto girovagare per il mondo e la nostalgia per il suo ritorno, la “creatura” di Bernardoni, come lo definisce il suo “primo amore”, la Trattoria Il Francescano sotto l’attenta regia del giovane imprenditore Leonardo Scuriatti e Alberto Bernardoni stesso, risplende di nuova luce, glamour, notorietà, frequentazioni vippaiole, sapori e profumi toscani: la tavola, una tavolozza di gusto, fantasia e leggerezza, una manciata di eccentrica eleganza, lampadari d’antiquariato e stampe d’epoca, tavoli in marmo e sedie impagliate, lastre di marmo alle pareti, specchiere e mobili in legno e su tutto schidioni di ferro sospesi dal soffitto con lunghe collane d’aglio attaccate, grappoli di pomodori pachini dal rosso sfolgorante e spudorato, burrate in bella mostra, opulente e accattivanti…….e poi la trippa, il cervello e gli schienali, la pappa al pomodoro….che fa diventà belli, come si dice ai bambini di qui, la ribollita còll’olio bono, il peposo, la schiacciata coll’uva…e in questa magnificenza di sapori, anche l’occhio vuole la sua parte e dai vetri si scorge, come vicino di casa….la grandezza rinascimentale della Basilica di Santa Croce, bella da sindrome di Stendhal, piena di luci e di candori marmorei, con la statua di Dante meditativo, su una Piazza Santa Croce fatta ancora di giochi di ragazzi, di piccioni, di panchine in pietra, di colori e poi, nel mese di giugno, le grida e la tradizione del Calcio Storico Fiorentino….questa è la Firenze dei fiorentini, beceri e arguti, gnoranti ma colti bottegai, quelli che prendono in giro il mondo ma che non tollerano chi critica la…Viola!!!!!!….quella, launsitocca!!!!!!!

Il Peposo

Il Peposo

Trattoria Il Francescano
Ricetta d’autore
Il Peposo….nato all’Impruneta
dai tempi del Brunelleschi
…..alle nostre tavole

L’Impruneta, paesino attaccato a Firenze, pieno di luce, di olivi e di verde, è famoso per la produzione del cotto, una terracotta toscana, rossiccia, famosa in tutto il mondo, cha ha lastricato mille e mille palazzi, chiese, piazzali; in questo luogo dalla terra rossa è legata la nascita di un piatto della tradizione toscana: il peposo

Il peposo è un piatto a base di carne, cotta …in forno a fuoco moderato (proprio come si fa per la terracotta) con pochi condimenti ed un quantitativo a dir poco generoso di pepe, da cui deriva il nome. Il peposo è, quindi, la tipica esemplificazione della cucina toscana: ingredienti ottimi, cotture semplici, condimenti giusti per esaltare e non coprire il gusto di questa cucina che potrebbe sembrare essenziale ma che invece è ricca e ricercata nella scelta delle materie prime e nel totale rispetto della loro natura nel cucinarli
Ma anche la terracotta ha avuto un ruolo nella creazione di questo semplice e gustosissimo piatto; infatti, sono stati proprio i fornacini (gli addetti alla cottura dei mattoni nelle fornaci) che hanno creato il peposo: in un angolo della fornace, là dove non avrebbe dato fastidio al loro lavoro, mettevano un tegame di coccio con tutti gli ingredienti affogati nel vino; dopo circa cinque ore il piatto era pronto.
Ma la creazione di questo piatto è legata, tra la storia e la leggenda, anche alla costruzione della cupola della Cattedrale di Santa Maria in Fiore, il Duomo di Firenze: si narra infatti che, al tempo del Brunelleschi, i fornacini addetti alla cottura dei mattoni facessero largo uso di questa pietanza.
Evidentemente il pasto, il pepe ed il vino contribuirono ad ottimizzare il lavoro degli operai esaltando la bellezza dell’opera del Brunelleschi…

Il piatto, come già sottolineato, è semplice, il gusto è fortissimo. Gli ingredienti pochissimi e del territorio, scelti con cura: la carne è del muscolo, normalmente utilizzato per lo spezzatino, meglio se spezzatino di chianina; il vino è quello del territorio, un Chianti che con la sua struttura supporta ed esalta la carne che, cuocendo immersa nel vino, ne assorbe l’aroma e diviene morbida, mentre il vino al contempo smorza il gusto forte della carne. Aglio, pepe e aromi, a completare, devono ovviamente essere di qualità

La chianina non ha bisogno di grandi presentazioni: si tratta di un bovino di taglia molto grande tipico della Val di Chiana che dà carni ottime, molto magre e saporite (è la razza da cui si ricava il taglio della bistecca alla fiorentina).

Infine il Chianti, il vino che più rappresenta la Toscana.
Il Chianti D.O.C.G. è prodotto nei territori delle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena, territori che si presentano con caratteristiche colline a grandi terrazze con vallate attraversate da fiumi, quindi un prodotto del territorio che sposa bene il peposo non solo durante la cottura ma anche come accompagnamento in tavola

La lista degli ingredienti è essenziale, pochi i prodotti, semplicissimo il metodo di cottura, eppure il peposo ha diverse versioni, un gioco di aromi e spezie, la quantità del pepe, il vino, sono tante le versioni, da paese a paese…..

Ricetta d’autore de
IL FRANCESCANO

Ingredienti (per 4 persone)

1 kg di muscolo di chianina
1 litro di Chianti rosso
1 cucchiaio di pepe nero macinato
5 spicchi d’aglio (vestito…come si dice a Firenze)
8 fette di pane toscano
un mazzetto di salvia e rosmarino
sale qb
Preparazione:
Disporre il muscolo tagliato a dadi non troppo piccoli in una pentola di coccio, aggiungere gli spicchi d’aglio senza levare la camicia, il sale, il mazzetto di odori e il pepe. Coprire con il vino e far cuocere a calore moderato, in forno (circa 150°C) o sul fornello, fino a che la carne non risulti estremamente morbida, avendo cura di coprire il recipiente.
Occorreranno almeno 4 ore di cottura lenta, a fuoco basso.
Tostare le fette di pane, in forno o sulla griglia, disporle in un piatto e versarci sopra il peposo.
Servire ben caldo
e….buon appetito!!!!!!

Trattoria Il Francescano
Largo Bargellini
50122 Firenze
Telefono 055/241605
Mail: info@ilfrancescano.com

Cristina

Trattoria Le Mossacce a Firenze – Cristina

Trattoria Le Mossacce.jpg

Trattoria Le Mossacce  a Firenze  – Cristina

La Trattoria Le Mossacce è nel pieno centro storico di Firenze, in Via del Proconsolo, angolo  Borgo degli Albizi, all’ombra del Bargello, la Firenze di Pratolini e della Viaccia, quella dei “bischeri”, dei barrocci e dei vinai, dei panini con la  trippa calda mangiata in piedi nelle piazze, la vecchia Firenze, amata o criticata, la “c” perduta per la strada, ma piena di cultura e ironia, dal dileggio facile per tutti, dai fiorentini personaggi buffi, irriverenti e ironici, dalla fede senza se e senza ma nella Fiore, passione che li vede tutti essere CT, dal lunedì al lunedì dopo….praticamente sempre!
Il locale si vede appena, una piccola insegna verde, la solita da 70 anni, un portoncino di vetro e legno preso d’assalto da file di turisti, che aspettano pazientemente l’ora d’entrata, rigorosamente alle 12 e alle 19……e loro, proprietari, cuochi e camerieri sono dentro il locale, non si scomodano per nessuno, finiscono di mangiare, e….quando gli pare….aprono……Stefano, Giovanni, Matteo, Fabio…..personaggi di una cultura dell’ ospitalità manifestata in modo semplice, diretto ma pieno di umanità, affetto, amore per il proprio lavoro….e allora ti senti in famiglia.
Alle ore prestabilite dall’orario appeso alla porta, non un minuto prima, entra una fiumana di persone, tutte rigorosamente in fila, e tutte collocate, tipo sardine, in tavolacci dove si mangia senza tovaglia, direttamente sul legno e un pezzo di carta gialla, e,  mentre ti apparecchiano, Fabio stappa il fiasco del vino, ti prendono la comanda e si comincia…….si inizia un concerto, fatto di profumi, antichi sapori, aria di casa, ricordi fanciulli, tutto il calore di casa tua, la tua parte più intima che viene fuori dai flash back di ricordi e sensazioni evocate da questi piatti, semplici, genuini, forse dimenticati dai più, piatti non banali nella loro semplicità….i calamai in zimino, l’ossobuco, la ribollita, la finocchiona, i fagioli al fiasco e all’uccelletto, il baccalà, il tiramisu…unico!!!!!, la francesina, la salsa verde sui bolliti, la trippa, il castagnaccio, lo spezzatino di muscolo…..

La sala è piccola, si sta gomito a gomito con gli altri commensali, il servizio è rapido, quasi brusco. Fiaschi impagliati attaccati, file di prosciutti sospesi, attaccati con le corde, i VinSanti e i “brutti buoni” in mostra, le locandine degli spettacoli cittadini attaccati ai muri, il bancone nell’ingresso, sulla sinistra il tavolone dei “capirotti”…….oggi i quotidiani clienti abituè…ma pochi anni fa il posto fisso della Gina, gentile e sola, che trovava alle Mossacce la sua “famiglia” e di Pietro Annigoni, con i suoi allievi, che aveva lo studio a “2 passi”…. come si dice a Firenze. Eppure  la sala è sempre piena,  non prendono prenotazioni ed è difficile che si possa trovar posto, anche perché al telefono non rispondono. Il motivo è semplice: alle Mossacce si mangia in maniera unica perché la cucina è una cucina fatta con il cuore…….Le portate variano a seconda della stagione, il menu è scritto a mano, rapido, essenziale, frutto della fantasia del giovanissimo cuoco, Matteo, che malgrado la giovane età, ha una cucina tradizionale e antica, frutto di ricette tramandate, classiche, caposaldi della cucina fiorentina e toscana.
Nessun piatto d’alta cucina alle Mossacce, nessun decoro, frasi essenziali, la gente che ti guarda in faccia, ti scruta, legge sul tuo viso chi sei: qua si bada alla sostanza, non c’è tempo da perdere in convenevoli. Le materie prime sono freschissime, selezionate e cucinate come la vera tradizione fiorentina comanda: qui i 4 elementi fondamentali della cucina fiorentina, pane, olio, carne e vino del Chianti sono rigorosamente osservati, fanno parte della filosofia del locale, filosofia tramandata dai “babbi” degli attuali proprietari….e anche questa è cultura vera, insieme a Giotto, Cimabue, Emilio Pucci e Ferragamo, il Duomo, il Pinocchio di Lorenzini/Collodi,  le Madonne, lo Scoppio del Carro, tutto il cuore fiorentino che il mondo osserva, guarda, cerca di apprendere e di copiare …..….e, che in fondo, ci invidia!

Trattoria Le Mossacce
Firenze, Via del Proconsolo, 55R

Cristina Vannuzzi Landini
PressOffices Comunicazione

 

Un aperitivo ? Grazie un rosè

Rosè di villa pillo

Rosè di villa pillo

Un aperitivo ? Grazie un rosè

Erano le dieci di mattina e Brigitte Bardot mi chiese ” Tea o Caffè?
Un bicchiere di Rosè, grazie.” – Gigi Rizzi (Playboy)
Anni ormai lontani, donne uniche, vita vissuta leggermente, con ironia, attrici bellissime alle quali si perdonava tutto, play boy una parola e un concetto nuovo per indicare un vivere allegramente, ballare a piedi nudi, Gigi e Brigitte ci hanno mostrato, danzando con leggerezza sui tavoli di Saint Tropez, l’altro lato di un periodo che si avvicinava al buio della intolleranza, della violenza, degli anni di piombo, un’ icona per i sessantottini, un simbolo, un riscatto tutto italiano che penetrava in quella societa’ degli anni ’60 fatta di nuovi ricchi, ma allegra e con tanta voglia di vivere. Gigi Rizzi viveva il sogno di ogni 20enne, soldi, auto, notti, belle donne, jet set, successo….Brigitte Bardot.
Il sesso colorava ancor piu’ vivacemente la vita vissuta e i piaceri di Gigi, mentre il tempo scandiva inesorabile i mesi e gli anni che stavano portando agli anni ’70. Un periodo, per chi lo ricorda, che sembra impossibile avere vissuto, moda e cibo diversi da quelli di oggi, dove si parlava, già allora, di vino rosè, vino prodotto con uve a bacca rossa vinificate in bianco, lasciando però le bucce a macerare con il mosto per un tempo più o meno breve, ecco perché è rosa. Quindi il rosé, vino molto versatile, è un metodo di produzione, non un vino. Infatti il rosé non si abbina solo al pesce, ma va molto bene con la pizza, spesso meglio dei bianchi e rossi e anche della birra, in Francia per esempio è il vino delle feste di Natale in un paese i balzini pink labeldove la cultura dei rosé è molto superiore alla nostra, le annate più vecchie dei Grand Cru di Provenza hanno, nel mondo della ristorazione, un costo superiore.
In Toscana, patria di grandi vini, abbiamo 2 grandi Rosè il Balzini Pink Label IGP Colli della Toscana Centrale e il Rosè di Villa Pillo zona Gambassi Terme
Balzini Pink Label
Esame olfattivo: Floreale e fruttato. Caratterizzato da note di rosa tea, mughetto e di frutti rossi. Emergono la ciliegia e la fragola. Nome del vino: I BALZINI Pink Label IGP Colli della Toscana Centrale. Suolo: Origine pliocenica, formazione sedimentaria caratterizzata dalla presenza di sabbie gialle alternate ad argille. Notevole presenza di fossili marini. Microclima: Temperato – caldo: precipitazioni da medie ad elevate, inverno freddo ed estati da moderatamente calde a calde con tramonti particolarmente soleggiati, data la specifica esposizione. Esposizione: Sud – Ovest con orientamento dei filari Nord—Sud. Sistema di coltivazione: Lavorazione del suolo alternata ad inerbimento, potatura della vite a cordone speronato. Diradamento dei grappoli durante la crescita e selezione finale alla raccolta; alla vendemmia i grappoli vengono raccolti a mano, posti in piccole cassette e selezionati ancora sul nastro trasportatore. Uve: Sangiovese e Merlot. Vinificazione: Diraspatura e pressatura immediata. Dopo una decantazione statica a freddo il mosto fermenta in vasche di acciaio inox a temperatura controllata di 18°C. Il vino così ottenuto rimane in acciaio fino al momento dell’imbottigliamento. Consigli: Servire a 10°-12°C. Abbinamenti: Ideale con gli antipasti, i piatti a base di pesce e carni bianche. Segni particolari: Ha la consistenza di un vino rosso e profumi di un vino bianco.
Azienda Agricola Panzanello – Via Case Sparse, 86 – Panzano in Chianti (Fi) – Tel. +39 055
L’Azienda è nata nel 1980 con l’impianto del primo vigneto da parte di Vincenzo D’Isanto, commercialista fiorentino, animato dal desiderio di produrre un vino che raccontasse una Toscana diversa. Dopo un’attenta analisi dei terreni, vennero individuati i vitigni ideali per esprimere al meglio la vocazione del territorio.
La passione di Vincenzo ha poi coinvolto la moglie Antonella, che nel 2005 ha abbandonato la propria attività professionale per dedicarsi completamente alla conduzione dell’Azienda, con l’aiuto adesso della figlia Diana.

Rosè di Villa Pillo
L’azienda (le cui origini risalgono addirittura al Medioevo, come testimoniano documenti tramandati nei secoli), è situata per la maggior parte nel Comune di Gambassi Terme ed ha un’estensione di circa 500 ettari, con più di 50 ettari di vigneti, per lo più coltivati a Sangiovese e vitigni internazionali quali Merlot, Cabernet Franc e Syrah.
L’ultimo nato della produzione di Villa Pillo è questo Rosé, composto da un mix di due diversi uvaggi, così suddivisi: 50% Sangiovese e 50% Merlot. Particolarmente indicato per il periodo estivo, grazie alla sua freschezza. Il suo colore è di un rosato brillante con riflessi violacei. Al naso è intenso con aromi floreali e di frutti rossi, mentre al palato è leggero, sapido, non troppo complesso e fresco da bere.
Questo vino sviluppa una gradazione alcolica di soli 11% vol., che lo rende particolarmente gradito ai giovani e alle donne. La bottiglia di Villa Pillo dall’ immediato impatto visivo che rende il prodotto ideale per celebrare feste e ricorrenze. È un vino di facile approccio che si sposa egregiamente sia come aperitivo, sia per accompagnare elegantemente un pasto completo, soprattutto con portate di pesce ma si abbina perfettamente anche alla pizza prendendo il posto della birra.
Il rosé di Villa Pillo ha origine da uve coltivate sulle colline della Val d’Elsa, area di grande tradizione enologica. La vendemmia viene effettuata separatamente per ciascun vitigno, così come la fermentazione successiva in vasche di cemento, con temperatura da 26° a 33° (con 4 rimontaggi al giorno, per circa 20 giorni); a fermentazione completata (circa a fine Novembre) si esegue l’assemblaggio finale, prima dell’affinamento in bottiglia.
Il vino che ne deriva possiede il carattere fresco e fragrante delle uve di origine, un’alcolicità limitata e una piacevole dolce sensazione gustativa.
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Tortino di Patate Aspromontane, Polipo verace e fonduta di Caciocavallo di Ciminà Chef Filippo Cogliandro

Tortino di Patate Aspromontane, polipo verace e fonduta di Caciocavallo di Cimina╠Ç2foto miletoTortino di Patate Aspromontane, Polipo verace e fonduta di Caciocavallo di Ciminà Chef Filippo Cogliandro

Ingredienti per 12 persone:
1 Polipo verace da 1 Kg circa
1,5 Kg di Patata Bellina Aspromontana
100 gr. di Scamorza Silana
200 gr.di Caciocavallo di Ciminà
50 gr. di Gorgonzola dolce
1 litro di latte
1 uovo
1 noce moscata
farina q.b.
olio extravergine di Oliva Aspromontano
sale e pepe q.b.
Preparazione del polipo:
Cuocete il polipo in forno a vapore a 100° per 40 minuti. A cottura ultimata eliminate la pelle in eccesso.
Pressate il polipo in un torchio di acciaio inox e fate riposare, avendo cura di stringere sempre più il torchio per 24 ore, in frigorifero.
Affettate sottilmente il polipo e mettetelo da parte.

Preparazione del tortino:
Mondate le patate, affettatele con uno spessore di circa 5 mm.
Lessate le fette nel latte avendo cura di copritele totalmente con il liquido, regolate di sale e pepe.
A cottura ultimata scolare le patate e conservate il liquido di cottura che servirà per preparare un roux con olio evo e farina.
Portate ad ebollizione mezza parte del liquido di cottura, aggiungete il gorgonzola, la Scamorza Silana tritata e ¼ di Caciocavallo di Ciminà.
Stringete il preparato con il roux, tanto quanto basta per amalgamare le patate lessate e aggiungere l ‘uovo.
Con un coppapasta formate dei dischi alti circa 4 cm con le patate amalgamate e cuocete in forno a 170° per 8 minuti.
Lasciate intiepidire.
Inumidite con l’olio 12 pirottini all’interno dei quali andranno poggiate le fette di polipo sfogliato ed il preparato di patate e formaggi. Completate la cottura per altri 8 minuti in forno a 170°.

Preparazione della fonduta:
Tritate il Caciocavallo di Ciminà e lasciatelo ammorbidire con il latte per un paio d’ore.
Scioglietelo a bagnomaria, frullatelo e tenere in caldo.
Presentazione:
Capovolgete due tortini per ogni piatto, cospargete di noce moscata e versate sopra la fonduta di Caciocavallo di Ciminà caldissima.

Troccoli di Pescatrice, cuore di zucchine, bottarga di Muggine di Orbetello – Chef Cogliandro

Troccoli con Pescatrice, cuore di zucchine e Bottarga di Muggine di Orbetello foto mileto2bassaTroccoli di Pescatrice, cuore di zucchine, bottarga di Muggine di Orbetello – Chef Cogliandro

Ingredienti
1 zucchina media
1 coda di pescatrice da 250 gr.
Bottarga di Muggine di Orbetello
360 gr. di Troccoli di pasta fresca
olio extravergine di oliva q.b.
1 cucchiaino di cipolla
sale q.b.
pepe q. b.

Preparazione
Grattugiate la zucchina e rosolatela dolcemente in padella con olio evo e un cucchiaino di cipolla.
Tagliate la Pescatrice a striscette sottili e aggiungetele alla preparazione precedente. Regolate di sale e pepe.
Portate ad ebollizione una pentola con acqua e sale e cuocetevi la pasta fresca.
Presentazione:
Impiattate la pasta con un coppapasta, aggiungetevi il sugo di Pescatrice e zucchine, e completate il piatto con una grattugiata di Bottarga di Orbetello.

FenImprese Firenze adotta la piattaforma digitale FenPlace

Pasta 2 (1)FenImprese Firenze adotta la piattaforma digitale FenPlace

Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo.
(Henry Ford)

FenPlace, piattaforma digitale di comunicazione diretta tra imprese, rappresenta un modo nuovo per creare reali opportunità di crescita territoriale per le aziende associate al circuito FenImprese.
Grazie a questa piattaforma di e-commerce, a cui gli associati FenImprese possono richiedere gratuitamente l’iscrizione, le aziende hanno l’opportunità di creare rapporti prosciutto di parma (1)commerciali di collaborazione diretta, creando delle vere e proprie sinergie nazionali che, a lungo andare, possono generare una rete di rapporti su larga scala.
Si tratta di una novità assoluta, nel campo associativo datoriale, in quanto, per la prima volta, non si discute di convenzioni cartacee visualizzabili da un sito internet, bensì, attraverso FenPlace, la singola azienda del circuito FenImprese avrà la possibilità di proporre agli associati di tutta Italia una interessante scontistica sui propri prodotti/servizi, infatti la tessera attiva FenImprese permetterà alla pastastessa azienda associata di beneficiare degli sconti proposti dagli altri associati, creando delle nuove relazioni imprenditoriali a costo praticamente nullo.
Infatti le aziende associate, fornendo a tutti i tesserati uno sconto sul proprio listino ufficiale, avranno la possibilità di ampliare il proprio raggio di vendita, aumentando le relazioni di fornitura e accedendo al network a prezzi realmente vantaggiosi, creando un vantaggio competitivo sia per costi aziendali, che per prezzi di vendita del prodotto finale.
Si aprono così per gli associati forme commerciali più veloci, una sorta di strategia di le trecciaiole della pagliamarketing proprio per facilitare i propri settori di impresa, che ha come obiettivo quello di dare risalto ed aumentare le visite, gli accessi, le utenze e quindi le conversioni ad uno specifico sito web per la vendita di prodotti o servizi specifici, permettendo così di aumentare il numero di clienti e fidelizzare i clienti già acquisiti. Verranno ottimizzati così, attraverso la piattaforma FenPlace, i settori del fashion per diventare una fashioncommunity, settore del turismo, settore del food che si trasformerà in una foodcommunity, dell’artigianato nelle sue variabili per diventare una artisancommunity, la piattaforma FenPlace diventerà per gli associati una sorta di social network nel processo di vendita, strumento operativo di un sistema dinamico e giovane Vetreria Muranocome è FenImprese, Associazione fatta da giovani, indispensabile in un mondo diventato sempre più veloce e competitivo.
Un network importante, attivato dal marketing diretto, promosso dai tecnici del comparto ITC FenImprese, che avranno il compito di promuovere l’associato anche attraverso l’applicazione dedicata agli smartphone: il singolo associato FenImprese potrà effettuare in tempo reale transazioni commerciali su tutto il territorio nazionale.
L’iscrizione è estremamente semplice: l’associato potrà richiedere il modulo di adesione gratuito presso l’ufficio zonale più vicino di FenImprese, fornendo una breve descrizione della propria attività e sarà l’Associazione stessa, grazie al proprio Team tecnico, che curerà l’inserimento dell’azienda nel mercato digitale, dando così la maggiore visibilità possibile agli associati potenziali fruitori di prodotti offerti dal mercato.

FenImprese Firenze, Via Solferino, 22 – 50123 Firenze
Telefono 055 218182
info@fenimpresefirenze.it

Profiteroles alla crema di Bergamotto di Reggio Calabria Chef Filippo Cogliandro

Profiteroles alla crema di Bergamotto di Reggio Calabria Chef Filippo Cogliandro

Ingredienti x 1 kg di Crema al Bergamotto di Reggio Calabria
(ricetta senza glutine)
6 tuorli
100 gr di zucchero
60 gr di farina di riso
500 gr di latte
25 cl di sciroppo al bergamotto di Reggio Calabria
2 gocce (col contagocce) di essenza di Bergamotto di Reggio Calabria

Preparazione
Mettete il latte in un tegame e portate in ebollizione.
In un contenitore versate i tuorli, la farina di riso e lo zucchero. Mescolate bene fino ad avere un composto cremoso.
Spegnete il fuoco al tegame del latte e versate il composto cremoso aiutandovi con una spatola morbida.
Con l’aiuto di una frusta mescolate bene fino a raggiungete la densità desiderata.
Raffreddate bene la crema e proseguite aggiungendo lo sciroppo al Bergamotto di Reggio Calabria e le gocce di essenza di Bergamotto di Reggio Calabria.
Conservare in frigorifero

Ingredienti x 30 bignè
(ricetta senza glutine)

100 ml di acqua naturale
50 gr di burro
3 gr di zucchero
1 pizzico di sale
100 gr di uova
70 gr di farina di riso
500 gr di panna da montare dolce
Preparazione
Mettete in un tegame l’acqua naturale, il burro, lo zucchero ed il sale. Portate ad inizio bollore e spegnete il fuoco. Aggiungete gradatamente la farina di riso evitando di formare grumi. Riaccendete il fuoco e asciugate bene il composto fino al formarsi sul fondo una leggerissima patina.
Fate raffreddare bene e trasferite il composto in una terrina. Aggiungete gradualmente le uova per far amalgamare bene il composto.
Trasferite il tutto in un sac a poche con bocchetta liscia e formate dei piccoli mucchietti. Abbassate l’eventuale punta che si forma con il dito inumidito in acqua.
Cuocete in forno a 170° per 20 minuti.
Montate la panna e con un sacchetto riempire i bignè freddi.

Presentazione:

Immergete singolarmente i bignè nella crema al Bergamotto di Reggio Calabria e con l’aiuto di un cucchiaio girateli bene affinché la crema si distribuisca uniformemente .
Posizionate a piacere in un piatto di portata

Vino rosè di Villa Pillo per le cene della legalità

foto (1) (1)Vino rosè di Villa Pillo per le cene della legalità

È con il rosé dell’azienda che Villa Pillo intende accompagnare questo meraviglioso viaggio de “Le Cene della Legalità”, proponendo questa bottiglia con etichetta che raffigura il Logo creato dallo chef Filippo Cogliandro nel 2012 che evoca l’immagine della piovra in un cucchiaio, emblematica immagine della cucina che combatte la mafia, la lezione che anche con la tavola si può dare un contributo per la legalità.
L’azienda della Cantina Villa Pillo (le cui origini risalgono addirittura al Medioevo, come testimoniano documenti tramandati nei secoli), è situata per la maggior parte nel Comune di Gambassi Terme ed ha un’estensione di circa 500 ettari, con più di 50 ettari di vigneti, per lo più coltivati a Sangiovese e vitigni internazionali quali Merlot, Cabernet Franc e Syrah.
L’ultimo nato della produzione di Villa Pillo è questo Rosé, composto da un mix di due diversi uvaggi, così suddivisi: 50% Sangiovese e 50% Merlot.
Particolarmente indicato per il periodo estivo, grazie alla sua freschezza. Il suo colore è di un rosato brillante con riflessi violacei. Al naso è intenso con aromi floreali
e di frutti rossi, mentre al palato è leggero, sapido, non troppo complesso e fresco da bere.
Questo vino sviluppa una gradazione alcolica di soli 11% vol., che lo rende particolarmente gradito ai giovani e alle donne. La bottiglia di Villa Pillo dall’ immediato impatto visivo che rende il prodotto ideale per celebrare feste e ricorrenze. È un vino di facile approccio che si sposa egregiamente sia come aperitivo, sia per accompagnare elegantemente un pasto completo, soprattutto con portate di pesce.
Il rosé di Villa Pillo ha origine da uve coltivate sulle colline della Val d’Elsa, area di grande tradizione enologica. La vendemmia viene effettuata separatamente per ciascun vitigno, così come la fermentazione successiva in vasche di cemento, con temperatura da 26° a 33° (con 4 rimontaggi al giorno, per circa 20 giorni); a fermentazione completata (circa a fine Novembre) si esegue l’assemblaggio finale, prima dell’affinamento in bottiglia.
Il vino che ne deriva possiede il carattere fresco e fragrante delle uve di origine, un’alcolicità limitata e una piacevole dolce sensazione gustativa.
Villa Pillo ha aderito con entusiasmo alla proposta del Lions Club Pistoia, infatti è importante la personalizzazione del vino della Cantina Villa Pillo per “La Cena della Legalità” a Pistoia anno della Cultura 2017, un appuntamento per celebrare il centenario della nascita dei Lions Club nel mondo – anno 1917 anno 2017, 100 anni dei Lions di tutto il mondo che hanno cambiato le vite delle persone tramite servizi umanitari – ponendo come obiettivo quello di ribadire la volontà di uno straordinario impegno civile da parte del mondo dell’associazionismo Lions al fianco di quanti si spendono quotidianamente per l’affermazione della cultura della legalità e della giustizia sociale.

www.villapillo.com

Cena della legalità

Filippo CogliandroCena della legalità
Lions Club Pistoia con Filippo Cogliandro
Pistoia 1° marzo 2017, ore 20,00
Antico Convento Park Hotel et Bellevue – Via San Quirico, 33

A Pistoia, Capitale italiana della cultura 2017
la Legalità si serve in tavola…..

Il Lions Club di Pistoia, su iniziativa del Presidente Dr. Enrico Cocchi, ha invitato il primo marzo lo chef calabro Filippo Cogliandro per “La Cena della Legalità” un appuntamento per celebrare il centenario della nascita dei Lions Club nel mondo – anno 1917 anno 2017, 100 anni dei Lions di tutto il mondo che hanno cambiato le vite delle persone tramite servizi umanitari – ponendo come obiettivo quello di ribadire la volontà di uno straordinario impegno civile da parte del mondo dell’associazionismo Lions al fianco di quanti si spendono quotidianamente per l’affermazione della cultura della legalità e della giustizia sociale. Presenti il Dr. Antonino Poma, Governatore Distrettuale Lions Club, il Prefetto della città, magistrati, amministratori, giornalisti, forze dell’ordine ed esponenti del mondo del volontariato, tanti gli ospiti illustri per quello che sarà più di un momento conviviale ma l’occasione per fare un’importante riflessione.
Con questa iniziativa – afferma il Dr. Antonino Poma, Governatore Distrettuale Lions Club Toscana – noi Lions, secondo la mission della nostra associazione, intendiamo sottolineare l’impegno del mondo dell’impresa a favore della Legalità e in difesa della Legge, nella chiara consapevolezza che il mondo dell’associazionismo rappresenta uno dei più forti baluardi a protezione del sistema di regole che danno affidabilità al tessuto economico, contribuendo a far crescere le nostre attività e l’intero territorio.
Parte di nuovo il Tour de Le Cene della Legalità di Filippo Cogliandro, in Italia a Pescara, Firenze, Pistoia e Roma all’estero dopo Berlino a Città del Messico e Manaus…..
Filippo Cogliandro che tiene alto il nome della cucina calabrese anche  da un’altra prospettiva, quella della legalità, proprietario e Chef dell’Accademia Gourmet di Reggio Calabria ha ricevuto il premio Paolo Borsellino 2016, perché con la sua azione civile e sociale rivolta prevalentemente agli studenti contrasta la ‘ndrangheta, le “Le cene della legalità” sono la sua risposta alle minacce subite.
Nei piatti di Filippo Cogliandro si ritrova tutto il gusto del territorio, che inizia dalle filierie “pulite” dell’agroalimentare, selezionando aziende virtuose a km O, i presidi Slow Food, le aziende che fanno capo a Goel Bio, cooperativa sociale agricola che raccoglie i produttori calabresi che si oppongono alla ‘ndrangheta.

Cene della legalità: di che si tratta e qual è lo scopo ?

Il progetto de Le Cene della Legalità, nasce a Firenze a seguito di una intervista, nasce per raccontare la mia esperienza, per raccontare un periodo buio della mia vita che mi fa fatto capire che “il silenzio uccide” e che ho voluto far conoscere attraverso la cucina, la mia terra, il mio dolore, le mie paure, e poi il sostegno e l’amicizia con Don Luigi Ciotti, la mia grande brigata, il mio lavoro ed infine la solidarietà ricevuta, uno status che mi ha dato il coraggio di una scelta entusiasmante: “la denuncia come investimento per il proprio futuro”, anche perchè, attraverso organi di stampa, si evince che i tentacoli della mafia si sono infiltrati nel settore della ristorazione ormai da anni con dei fatturati di miliardi. Da Lazzaro mi sono spostato come ristorante al centro storico della città di Reggio Calabria, continuando a fare conosce il mio progetto de “Le cene della Legalità” che sono diventate un riferimento reale in tutta Italia, in Europa e anche in giro per il mondo.
L’Accademia di Reggio Calabria
La mia cucina la chiamo “un pretesto” un rito che si svolge nel mio ristorante, da patron lo vedo incastonato come un gioiello nel cuore di Reggio Calabria, interni importanti, come quelli di una antica dimora piena di storia e di storie, arredi e colori, atmosfera evocativa e la vista del mare. Sono i tratti distintivi del mio estro culinario con la garbata attenzione del direttore di sala Francesco Rando, insieme, il rito della tavola facendo parlare la materia prima accompagnata da etichette di tutto rispetto.
Tu sei calabrese: che rapporto hai con la tua regione e soprattutto con la sua cultura e mentalità?

Il mondo del food, in questo momento, “va di moda” ” è gestito da chef ormai diventati attori o….comparse……sgomitando verso la TV pur di assumere per poche ore l’ambito status di uno scoop giornalistico. Senza dimenticarne un importantissimo risvolto: il rapporto fra le due funzioni complementari di chi cucina, il «desiderio di capire» e la «passione di trasmettere».
Invece il vero amante della tavola vuole “ gustare un territorio” lo vuole conoscere attraverso i prodotti, i sapori, i profumi ed i suoi colori. Per questo, noi cuochi calabresi, dobbiamo imparare a comunicare ed essere ambasciatori del nostro territorio.
La Calabria è un territorio “fuori mano”, è fuori dai percorsi dei critici e dei giornalisti del food, che viaggiano e vanno in regioni facilmente appetibili, infatti da noi è rarissimo avere un critico e, come cucina, noi rimaniamo “terra di nessuno”, siamo decisamente fuori dalle guide. Noi chef imprenditori riteniamo il settore enogastronomico calabro come un solista, ha bisogno di un’orchestra per fare rete, unire piccoli e grandi produttori, i loro consorzi, organizzandosi e creando una comunicazione efficace sulla straordinaria qualità e varietà e direi anche esclusività (il bergamotto) dei prodotti calabresi.
In questo momento la Calabria ha bisogno di professionalità che dirottino la comunicazione su argomenti diversi: non si può solo parlare di ‘ndrangheta, è arrivato il momento di parlare di arte, cultura, storia e cucina e combattere la mentalità gretta e retrograda attraverso tali argomentazioni.

Come giudichi il declino del meridione?
Il Sud non è abbandonato ma è “solo”, si abbandonano le cose quando si sono prese, il Sud non è mai “preso”, mai posto all’attenzione reale del resto del paese, è povero di strade, di vie di comunicazione, di viabilità; l’autostrada Salerno – Reggio Calabria inaugurata nei giorni scorsi ma iniziata decenni fa, è piena di scandali, truffe, arresti, e i governi che si sono succeduti, hanno lasciato questa immagine delle nostre vie di comunicazione, attraverso disservizi, mancanze di treni, la chiusura dell’aeroporto di Crotone e la paventata chiusura definitiva dell’aeroporto di Reggio Calabria, riferimento di identità di una città metropolitana in forte espansione. Il Sud è utile solo a far emanare proclami per interventi straordinari, a scopo elettorale, che non arrivano mai e quando arrivano non raggiungono l’obiettivo previsto.
Il Premio Paolo Borsellino
Penso ancora a quell’istante, avevo le lacrime agli occhi, parlare di questo premio mi emoziona e suscita in me anche un certo imbarazzo per il significato profondo che oggi mi lega ai magistrati Borsellino e Falcone pur se con professionalità diverse: loro lottavano le mafie attraverso il Diritto, io invece, attraverso il mio modo di fare cucina e impresa evidenzio il “problema ‘ndrangheta” in una città martoriata come Reggio Calabria. Ma tante cose, finalmente, stanno cambiando oggi a Reggio Calabria c’è una straordinaria collaborazione tra le varie forze dell’ordine e la Procura; posso affermare che i successi ottenuti in questo ambito sono dovuti ad una perfetta macchina investigativa in sinergia tra Prefettura, Procura della Repubblica e tutte le forze dell’Ordine e direi anche una presa di coscienza del cittadino, ormai stanco di subire.
Una ricetta per la Calabria

Cambiare pagina, aprirsi al mondo che corre a velocità pazzesca……ti faccio un esempio, io ho una brigata composta da sei elementi, uno è del Gambia, un altro del Senegal, sbarcati sulla costa calabrese qualche anno fa. Erano minori e ne ho chiesto l’affidamento. Sono cresciuti e prima li ho inseriti in azienda come apprendisti, ora sulla loro busta paga c’è scritto aiuto cuoco. Capisci quello che voglio dire? La Calabria adesso ha bisogno di un nuovo respiro, argomenti nuovi che non siano solo la ‘ndrangheta. Bisogna parlare di arte, cultura, storia e cucina. Così si cambia pagina”. E questa è la migliore delle ricette.

Cucina e Scuola, vedo come ti dedichi alle scuole di formazione professionale
Attraverso la mia professione entro nelle scuole, per me è importantissimo dialogare con i ragazzi, gli allievi degli istituti alberghieri raccontando la legalità, raccontare la mia storia ai ragazzi che incontro dopo le mie Cene della Legalità.
Infatti una sezione importante della mia attività di impegno sociale è dedicata alle scuole, in maniera particolare agli istituti alberghieri. La mia cucina diventa il pretesto per far parlare i miei piatti attraverso le materie prime della mia terra, una terra generosa, che insegna l’armonia della cucina, il bello, il buono, i valori, le tradizioni, la storia di un popolo.

Quanto influiscono le tue origini?
Io mi definisco un uomo “libero” con la passione della cucina.
Il mio mare, la mia terra, i ricordi, la mia vita tutti insieme sono la mia cucina, un insieme armonioso di emozioni e ricordi, volontà e creatività, passione e sacrificio, un lavoro che scegli, un lavoro che ti sceglie…
Crediti ph: Stefano Mileto
Press: Cristina Vannuzzi
http://www.lionsclubpistoia.it

Il Ristorante Gourmet


http://www.alberghieromontecatini.gov.it

I vini toscani della Cena della Legalità per il Centenario dei Lions Club

82267525I vini toscani della Cena della Legalità per il Centenario dei Lions Club
Creto dè Betti e rosè di Villa Pillo

Cantina Betti, venti ettari di vigneti nelle colline del Montalbano. La cantina sorge agli inizi del ‘900 a Quarrata, nel territorio del un piccolo angolo di Toscana che racchiude in se’, ancora intatti, tutti i nobili caratteri di queste antiche terre: le romantiche pievi e i piccoli borghi medievali dai profili turriti, le ampie distese di oliveti e vigneti, punteggiate qua e la’ da cipressi solitari, l’eleganza e il fasto delle ville medicee e le campagne laboriose, unite all’aleggiare discreto del genio di Leonardo da Vinci. Le vigne della Fattoria Betti crescono in un terreno argilloso posto a 150-200 metri s.l.m e in prevalenza sono Sangiovese, Cabernet, Trebbiano, Canaiolo nero e Merlot. L’allevamento è a cordone speronato la lavorazione avviene mediante l’inerbimento parziale e i concimi foto (1)organici. L’uva, una volta matura, è tuttora raccolta a mano e selezionata minuziosamente.
www.fattoriabetti.it
L’azienda della Cantina Villa Pillo (le cui origini risalgono addirittura al Medioevo, come testimoniano documenti tramandati nei secoli), è situata per la maggior parte nel Comune di Gambassi Terme ed ha un’estensione di circa 500 ettari, con più di 50 ettari di vigneti, per lo più coltivati a Sangiovese e vitigni internazionali quali Merlot, Cabernet Franc e Syrah. L’ultimo nato della produzione di Villa Pillo è questo Rosé, composto da un mix di due diversi uvaggi, così suddivisi: 50% Sangiovese e 50% Merlot.
Particolarmente indicato per il periodo estivo, grazie alla sua freschezza. Il suo colore è di un rosato brillante con riflessi violacei. Al naso è intenso con aromi floreali
e di frutti rossi, mentre al palato è leggero, sapido, non troppo complesso e fresco da bere. Questo vino sviluppa una gradazione alcolica di soli 11% vol., che lo rende particolarmente gradito ai giovani e alle donne. La bottiglia di Villa Pillo dall’ immediato impatto visivo che rende il prodotto ideale per celebrare feste e ricorrenze. È un vino di facile approccio che si sposa egregiamente sia come aperitivo, sia per accompagnare elegantemente un pasto completo, soprattutto con portate di pesce.
CRETO DE' BETTIIl rosé di Villa Pillo ha origine da uve coltivate sulle colline della Val d’Elsa, area di grande tradizione enologica. La vendemmia viene effettuata separatamente per ciascun vitigno, così come la fermentazione successiva in vasche di cemento, con temperatura da 26° a 33° (con 4 rimontaggi al giorno, per circa 20 giorni); a fermentazione completata (circa a fine Novembre) si esegue l’assemblaggio finale, prima dell’affinamento in bottiglia.
Il vino che ne deriva possiede il carattere fresco e fragrante delle uve di origine, un’alcolicità limitata e una piacevole dolce sensazione gustativa.
Sia la Cantina Betti che Villa Pillo hanno aderito con entusiasmo alla proposta del Lions Club Pistoia, un appuntamento per celebrare il centenario della nascita dei Lions Club nel mondo – anno 1917 anno 2017, 100 anni dei Lions di tutto il mondo che hanno cambiato le vite delle persone tramite servizi umanitari -ponendo come obiettivo quello di ribadire la volontà di uno straordinario impegno civile da parte del mondo dell’associazionismo Lions al fianco di quanti si spendono quotidianamente per l’affermazione della cultura della legalità e della giustizia sociale.
villapillo.com

Donne, vino, motori e luoghi comuni da sfatare

LOCANDINA EVENTODonne, vino, motori e luoghi comuni da sfatare
Due mondi pieni di pregiudizi contro il gentil sesso che si incontrano
grazie all’invettiva di due Donne del Vino

Al via, sabato 4 marzo, la festa dell’Associazione Nazionale delle Donne del Vino.
Una risposta simpatica ed efficace a due tra i pregiudizi più vecchi che riguardano l’universo femminile.
All’Enoteca Giulia di Forte dei Marmi un aperitivo-quiz che sfaterà i clichè

Al di là del facile umorismo che ispira il titolo di questa manifestazione, le Donne del Vino sanno il fatto proprio e lo dimostrano anche in questa frizzante carrellata di eventi che investirà 12 regioni, nella giornata di sabato 4 marzo. Degustazioni, visite guidate, cantine aperte, aperitivi e anche quiz a premi per confermare all’universo vitivinicolo, e non solo, che le donne non sono seconde a gli uomini né in fatto di vino né in fatto di motori.
Giulia FranchiUn’iniziativa che attraverso l’umorismo e la creatività delle donne, sancisce quindi e nuovamente l’importante contributo che l’universo femminile garantisce al mondo vitivinicolo, settore con uno degli indotti più importanti per tutto il Paese.
Antonella D’Isanto, Delegata Toscana dell’Associazione Donnedel Vino e proprietaria dell’Azienda Agricola I Balzini, ha organizzato il proprio evento con Giulia Franchi, presso l’omonima Enoteca Giulia a Forte dei Marmi, che riapre i battenti completamente rinnovata. Un divertente quiz a premi che invita le donne presenti a riconoscere la tipologia di dieci differenti rumori di motori, da vari mezzi di locomozione a vari attrezzi, passando da altri oggetti di uso comune.
“La festa Donne Vino e Motori”, spiega Antonella D’Isanto “vuole essere un modo gioioso per far conoscere i talenti delle donne, un modo elegante ma anche ironico di far capire che l’altra metà del cielo si affaccia con cognizione in ambiti che non sono più solo ad appannaggio maschile”.
Programma della serata:
– ore 19,00. Apericena con i vini I Balzini e gustosi assaggi di cucina italo-spagnola
– dalle ore 19,30 circa. Quiz a premi: Antonella D’Isanto presenterà una selezione di 10 rumori di motori di vario tipo che, nel corso della serata, le signore presenti in sala proveranno a indovinare aggiudicandosi una bottiglia di vino I Balzini Red Label 2014.

Donne Vino e Motori
Evento di Antonella D’Isanto de I Balzini e Giulia Franchi di Enoteca Giulia
Sabato 4 marzo, dalle ore 19,00
Enoteca Giulia
Via Risorgimento, 27
55042 Forte dei Marmi (LU)
Tel 0584787019
www.ibalzini.it
www.enotecagiulia.com
www.festadonnedelvino.it

Baccalà con cicoriella, purea di zucchine e limione candito

14125667_10210552716844355_9132364899390635184_oBaccalà con cicoriella, purea di zucchine e limione candito
ricetta d’autore di Domenico Cilenti a firenze l’Osteria contemporanea“Il Gourmettino”

Ingredienti
Filetto di baccalà 400 gr
Cicoria campestre 250 gr
Zucchine 100 gr
Latte (o latte di riso) 1 l
Limone candito- Aglio 2 spicchi
Zest di limone 30 gr
Zucchero 200 gr
Aceto 25 ml
Olio extravergine d’oliva q.b.
Sale, pepe, peperoncino q.b.
Preparazione
Baccalà mantecato
Ingredienti:
Filetto baccalà già dissalato
Latte
Olio e sale q.b.
14718749_1529733727053075_5377079407276549576_nMettete in acqua fredda il filetto di baccalà per 5 ore fino ad ottenere una salatura media. Bollite il filetto nel latte; frullate a caldo il filetto emulsionando la crema con olio a filo e latte di cottura, fino ad ottenere la textura ottimale per la realizzazione di una quenelle. Regolate di sale se necessario.

Purea zucchine
Ingredienti:
Zucchine
Olio, sale e pepe q.b
Sbianchite le bucce delle zucchine pelate in acqua bollente salata e bloccate la cottura in acqua e ghiaccio; frullate emulsionando con olio fino ad ottenere una purea liscia, se necessario passare al colino; regolate di sale e pepe.

Cicoriella
Ingredienti:
Cicoria campestre
2 spicchi d’Aglio
Olio, sale e peperoncino q.b
Sbianchite le cicorie in acqua bollente salata e bloccate la cottura in acqua e ghiaccio; saltate in padella con olio, aglio e peperoncino.

Limone candito
Ingredienti:
Zest di limone
Zucchero
Acqua
Aceto
Preparate uno sciroppo con acqua, zucchero e aceto; sbollentate per 10 minuti lo zest nello sciroppo e ripetere l’operazione per almeno 3 volte fino ad ottenere un sapore candito, senza avvertire al gusto la componente amara della buccia di limone.
Tempo di preparazione: 60 minuti
Abbinamento vino
NERO DI TROIA IGP PUGLIA di Cantine Le Grotte – Questo Nero Di Troia IGP di Cantine Le Grotte è un vino dal colore rosso intenso con lievi riflessi violacei che si presenta subito al naso con un bouquet speziato con sentori di mora. Al palato è morbido, persistente con tannini eleganti: insomma, una vera coccola solo per veri intenditori.

Penne con salsiccia e pomodoro dello chef Jacopo Matteini alla maniera dell’Officina Ferrucci

penne-salsiccia-pomodoro-seccoPenne con salsiccia e pomodoro dello chef Jacopo Matteini alla maniera dell’Officina Ferrucci

Ricetta per 2 persone
Ingredienti
150 gr di salsiccia
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
Pepe nero
50 ml di vino bianco secco
200 gr di passata di pomodoro
Sale qb
200 gr di penne

Preparazione
In una padella mettere un cucchiaio d’olio e far rosolare a fiamma bassa lo scalogno tritato molto finemente.
Quando si sarà uniformemente dorato unire la salsiccia spellata e sgranata, alzare la fiamma e farle prendere colore unendo una macinata di pepe.
Bagnare con il vino e lasciarlo evaporare
Aggiungere il pomodoro
Far cuocere per 30 minuti coperto.
Lessare la pasta in abbondante acqua salata
Mescolare la pasta scolata a fiamma vivace nella padella del condimento per qualche minuto, girando di frequente.
Servire immediatamente

Abbinamento vino: Villa Pillo Merlot San’Adele Toscana IGT 2012

Officina Ferrucci Bar Pasticceria
Piazza Ferrucci/ Via Giampaolo Orsini, 125, Firenze
Telefono:055 687788

Cena charity promossa da LEIDAA Firenze per Italian Horse Protection.

944678_851965854914766_7254452680468377806_nCena charity promossa da LEIDAA Firenze
per Italian Horse Protection.

C.I.T. Centro Ippico Toscano
Giovedì 23 febbraio ore 20,30
Cena charity promossa da LEIDAA Firenze
per Italian Horse Protection.

Laura Cardinali, Presidente di Leidaa sede di Firenze – Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente – è promotrice di una cena charity a favore del recupero di cavalli che provengono da sequestro per maltrattamenti, Italian Horse Protection, progetto di associazione unica in Italia.
1978678_943114475807117_1214821841470717536_nLo splendido parco del Centro Ippico Toscano sarà per una sera lo sfondo di un evento che unisce solidarietà e animali sa proteggere e curare, secondo la mission di Leidaa: L’Associazione, attualmente, ospita 68 cavalli ma è in attesa un importante numero di cavalli, sequestrati dalle Autorità, provenienti dalle zone terremotate dell’Abruzzo che si trovano in condizioni estremamente disagiate. La cena sarà allietata dal video esplicativo del Centro Recupero di Montaione che darà una visione sul recupero, sequestro, cura, alloggio dei cavalli ospitati.
La cena sarà impostata su buffet vegetariano, bagnata da vini toscani.
Un ringraziamento a Sella & Sulky, Cit e Parco d’Arte Contemporanea Pazzagli per il loro sostegno.
Costo della cena 30,00€, il ricavato andrà ad IHP.
Prevendita : Leidaa 3382756545, Centro Ippico Toscano 055315621, Ihp 0571677082, 3279041393.
16426083_1685171241780913_3569636457088529540_nLEIDAA sezione di Firenze, presieduta dalla D.ssa Laura Cardinali, nasce a Firenze nel gennaio 2016 e segue Leidaa Associazione Onlus Nazionale che ha sede centrale a Milano fondata nel 2012 dall’Onorevole Michela Brambilla. L’Associazione nasce al tempo dei fatti tristemente noti di Green Hill, quando l’Onorevole Brambilla, allora Ministro dell’Ambiente e attuale Commissione per l’infanzia, fece irruzione di notte a Brescia filmando l’orrore nell’allevamento dei cani beagle usati per gli esperimenti e la vivisezione, usati per studio con l’applicazione di impianti di elettrodi nel cervello ……… tanti poveri cani costretti a soprusi e sofferenze, chiusi nelle gabbie. La chiusura di Green Hill segna la data della nascita di Leidaa – anno 2012 – Associazione Onlus che si prodiga contro la vivisezione, contro gli animali usati nei circhi, gli allevamenti intensivi di pellicce, inoltre l’Onorevole Michela Brambilla ha presentato alla Camera una proposta di legge per considerare il cavallo come animale di affezione.
Firenze, 23 febbraio, ore 20,30
C.I.T. via de’ Vespucci 5a
50145 Florence

055 315621

Gamberi croccanti al mais su duchesse di Patate all’Origano di Motta San Giovanni

mosaicoMosaico
Gamberi croccanti al mais
su duchesse di Patate all’Origano
di Motta San Giovanni
Involtini Spatola nuda
Bacon Aspromontano e Scamorza Silana
Carpaccio di Spada con zeste
di Limone, Arancia e Bergamotto

Ingredienti per4 persone

8 Mazzancolle del Mediterraneo
2 pz patata Bellina Aspromontana
Farina di Grano Iurmano q.b.
Farina di mais q.b.
Sale e pepe q.b.
Timo fresco q.b.
150 gr di filetti di Spatola
15 gr di Scamorza Silana
8 fette di Bacon Aspromontano
Aglio
Prezzemolo
Rucola
7 vaporiOlio Extravergine d’oliva Aspromontano
4 fette di Pesce Spada tagliato sottile
1Limone di Favazzina
1 Arancia di Villa San Giuseppe
1 Bergamotto di Reggio Calabria
Aceto
Zucchero q.b.

Per i Gamberi croccanti
Lessate le patate e passatele al tritacarne. Lavorate il composto con olio extra vergine di oliva e origano di Motta San Giovanni.
Con un sacco a poche formate in una teglia da forno delle duchesse  ed infornate a 170° per 6 minuti.
Preparate una pastella, passando al setaccio la farina di grano Iurmano di Bova, l’acqua frizzante fino a renderla consistente. Regolate di sale e pepe. Conservate in fresco.
Pulite le mazzancolle prestando attenzione a non rompere il codino e tirate via il filo  intestinale.
Passate nella pastella le mazzancolle e panarle nella farina di mais.
Friggete in olio extravergine d’oliva aspromontano le mazzancolle panate e appoggiatele sulle duchesse con il codino all’insù.
Dopo aver sfilettato la spatola per eliminare la pelle, preparate un condimento all’olio extra vergine di oliva aspromontano aromatizzandolo con aglio e prezzemolo col quale insaporire i filetti di spatola. Ponete al centro di ogni filetto un tocchetto di Scamorza Silana e avvolgete il tutto con il baconaspromontano.
Cucinate in forno preriscaldato a 165° per 5 minuti e servite su un letto di rucola fresca.
Adagiate in un piatto le fette di carpaccio; spremete gli agrumi ed equibratene il sapore. Versate sulle fette di spada il precedente preparato, sale, pepe,prezzemolo e lasciare riposare per 24 ore.

crediti ph Stefano Mileto

Risotto di mare all’Australiana Davide Rosati Executive chef ristorante Pescerosso

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Risotto di mare all’Australiana Davide Rosati Executive chef ristorante Pescerosso

Diciamo pure che questo è uno dei mie piatti preferiti che ho imparato appunto in Australia.
Mi piace molto perche’ un ingrediente della ricetta si basa su uno dei miei prodotti preferiti,che è
appunto l’avocado.
Questo meraviglioso frutto lega molto bene il nostro risotto rilasciando un sapore fantastico che si abbina molto bene al nostro piatto.
La cosa però più importante è che il frutto sia maturo al punto giusto cioè morbido da poter essere tagliato con un cucchiaio.

Ingredienti
avocado (maturo)
cipolla
aglio
olio extravergine d’oliva
pomodori cilegini
calamari
gamberoni
cozze
vongole
scampi
scalogno
prezzemolo

Preparazione
In una pentola fate soffriggere dello scalogno e aggiungete tutte le teste dei gamberetti che precedentemente avrete pulito; sfumate con del brandy e una volta evaporato l’alcool aggiungete acqua fredda fino a coprire bene tutte le teste. Portate molto lentamente a cottura e eliminate gradualmente tutta la schiuma che si è formata durante la cottura.
Lasciate solo alcuni gamberi e tutti gli scampi (dove avrete precedentemente inciso a metà la coda) e mettete in una padella con olio scalogno aglio fate soffriggere per qualche secondo e poi sfumate con del buon brandy (“se fossi stato a Sydney avrei detto del buon rum australiano”).
A questo punto prendete un’altra padella partendo da sempre una base di aglio olio e scalogno e mettete cozze vongole una volta che si saranno aperte tolgliete e aggiungete il riso, tostate bene in questa salsa oleosa che si è creata, aggiungete del fumetto che avrete preparato prima. Mandate il riso a metà cottura e poi aggiungete calamari gamberetti e scampi qualche minuto prima della cottura, aggiungete cozze e vongole, alla fine un secondo prima di servire, unite l’avocado tagliato a striscioline e i pomodorini ciliegia
Lasciate riposare circa mezzo minuto fuori dai fornelli e poi servite con i gamberoni e gli scapi interi sopra con qualche spicchio di avocado.

Ristorante Pesce Rosso
Piazza della Repubblica 11-12R
50123 Firenze
Tel +39 055 2776364
www.ristorantepescerosso.it
info@ristorantepescerosso.it

 

Nell’anima Personale di Elisabetta Rogai

15241935_10210028913192500_4150469746582993977_nNell’anima Personale di Elisabetta Rogai
Siena, Magazzini del Sale al Palazzo Comunale, dal 2 al 27 dicembre 2016

Si è inaugurata il 2 dicembre presso i suggestivi ambienti dei magazzini del Sale del Palazzo Pubblico di Siena l’esposizione “Nell’Anima”, personale di Elisabetta Rogai, artista tra le più raffinate della scena artistica nazionale. L’apertura ufficiale ha avuto luogo alla presenza del Sindaco di Siena Bruno Valentini, dell’Assessore alla Cultura Francesca Vannozzi, del Priore della Contrada della Selva Stefano Marini e di Margherita Anselmi Zondadari. Sarà inoltre presente Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, già Soprintendente del Polo Museale Fiorentino che ha curato per la mostra un’interessante presentazione critica dei lavori dell’artista Toscana.
15267838_10209746572935502_5024332804887720827_nLa mostra è divisa in due parti e si snoda sui due livelli delle magnifiche grotte a mattoni dei Magazzini del Sale:
Nel primo livello il tema che dà il titolo alla Mostra “Nell’Anima” è sostanzialmente il ricordo dell’esecuzione da parte di Elisabetta Rogai del Drappellone del Palio dell’Assunta a Siena del 16 agosto 2015. Le opere rappresentano una sorta di work in progress: l’arrivo del materiale, la seta e lo studio, la scelta dei colori e dei vini del territorio, la realizzazione, lo spolvero, la presentazione alla folla, il Giubilo dei contradaioli.
Nel secondo livello, la sezione della mostra è concepita con l’intento di mettere in luce la poetica creativa dell’artista, qui il visitatore potrà scoprire la sua curiosità che la porta ad affascinanti interpretazioni e innovazioni attraverso l’uso del jeans, del canvas, del marmo e soprattutto dell’EnoArte (personalissima invenzione unica in Italia) che fanno di Elisabetta Rogai una delle artiste più apprezzate del panorama italiano e internazionale.
Tra le opere in mostra un affresco celebrativo, commissionato nella primavera 2008, per i 70 anni della Scuola di Guerra Aerea di Firenze ed una “sintesi”, olio su tela, donata dal Capo di Stato Maggiore Aeronautico al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per gli 85 anni del Corpo.
Nelle sale dalle pareti a facciavista l’Artista ha ideato un percorso olfattivo creato da DiVinoEssenze, ispirati dai vini adoperati per dipingere, Montalcino, il Chianti, il Nobile di Montepulciano, ha esposto l’anello che ricorda Siena, creato per lei da Simone Mencherini, l’orafo artigiano di Tavarnelle, gli orci rinascimentali di Mital, a sostegno dei marmi dipinti con il vino, i vini di Villa Pillo e Caparzo, lo “Studio d’Artista” creato per lei da Maya Design, le pashmine di cashmere ricavate dai suoi quadri al vino prodotte da T’Essere.

Cos’è l’EnoArte: Dopo anni di studio e molti tentativi, nel 2010, attraverso l’aiuto del professor Roberto Bianchini (docente di chimica organica dell’Università degli Studi di Firenze) Elisabetta Rogai è riuscita a capire come “fissare” il vino sulla tela, un procedimento particolare che dona al quadro una vita vera e propria: sulla tela infatti il vino invecchia ed i colori seguono l’andamento del tempo passando da quelli tipici dei vini giovani (colori vivi come viola e porpora) a quelli che caratterizzano i vini invecchiati (dall’ambra, dal terra di Siena bruciata, dall’arancio alle tonalità più spente).
Dopo la mostra a Siena l’artista sarà inoltre ospite per una sua personale a Pistoia, invitata da Elena Calabria, Presidente della CNA, in occasione di Pistoia Capitale della Cultura 2017.
Con il Patrocinio del COMUNE DI SIENA Assessorato alla Cultura
www.elisabettarogai.it

 

Arrosto di Pesce Spada dello Stretto, Mazzancolle Mediterranee al Pistacchio, ai Sesami ed al Riso soffiato e Lampone

Arrosto di Pesce Spada dello Stretto, Mazzancolle Mediterranee al Pistacchio, ai Sesami ed al Riso soffiato e Lampone

Ingredienti per 4 persone:
1 kg di Pesce Spada tagliato a fette da 250 gr
12 Mazzancolle Mediterranee
Polvere di Pistacchio q.b.
Sesami sgusciati q.b.
Polvere di Riso soffiato e Lampone q.b.
olio extravergine di Oliva Aspromontano
sale e pepe q.b.

preparazione:

Dividere ogni fetta di Pesce Spada in tre parti uguali.
Sgusciare le Mazzancolle lasciando attaccata la testa ed il codino. Aprire con un coltello il dorso delle Mazzancolle prestando attenzione a non dividere la polpa.
Lasciare insaporire le Mazzancolle ed i tranci di Spada in un condimento di olio evo, sale, pepe.
Spolverare sopra le Mazzancolle la polvere di Pistacchio, i Sesami e la polvere di Riso soffiato e Lampone. Inumidite con un filo di olio e cucinate in forno a 160° per 10 minuti.
Su una piastra rigata arrostite i tranci di Pesce Spada.
Regolate di sale e completate con un filo di olio Extravergine d’oliva Aspromontano.
www.laccademia.it
crediti ph: Stefano Mileto
Press: cristina.vannuzzi@gmail.com