In un mare di fragole Ricetta d’autore di Cristina Todaro chef

Foto ricetta 1In un mare di fragole  Ricetta d’autore di Cristina Todaro chef

Ingredienti:
300g fragole fresche
200g Pesce Spada fresco
150g di Songino
30g di Pistacchi
Buccia di limone
Olio evo – sale q.b.

PROCEDIMENTO
Abbattere il pesce spada a -20° per almeno 24 ore per evitare la presenza di parassiti; Decongelare con passaggio in frigorifero e appena pronto farne delle fettine sottili tipo carpaccio.
particolare della ricettaNel frattempo frullare le fragole mondate lavate e tenute in frigorifero, in modo tale da non farle surriscaldare, mantenendo quindi il loro colore naturale (tenere da parte un poco di frullato per impiattamento)
Far marinare il carpaccio di pesce spada nel frullato di fragole almeno 6-7 ore
Gli acidi presenti nelle fragole doneranno al pesce la giusta consistenza e sapore.
Tolto il pesce dalla marinatura tamponiamolo appena con della carta; saliamo leggermente

Impiattamento: alla base del Songino precedentemente mondato e lavato, ADAGIARE A PIACERE IL CARPACCIO DI Pesce Spada, creare delle julienne di buccia di limone, che andremo ad adagiare sopra, terminiamo con delle gocce sparse di succo di fragola e dell’olio

La Salute in Tavola

Patrizia PellegriniLa Salute in Tavola
Il colore ti fa bella

Come ci insegna Patrizia Pellegrini naturopata i colori esercitano un’influenza fisica ed emotiva di cui generalmente non siamo consapevoli. La cromoterapia ha avuto un ruolo importante nel mondo sin dalle tradizioni di India, Cina e Grecia e dunque dobbiamo sforzarci di allontanare pensieri negativi per preservare il nostro corpo, infatti, secondo la Medicina Cinese, ogni emozione negativa può danneggiare un organo: la rabbia il fegato, l’eccessiva esaltazione il cuore, le preoccupazioni la milza, l’angoscia i polmoni e la paura i reni. I colori hanno diverse proprietà, ed è ormai assodato, dopo diversi secoli di studio pratico, che i colori aiutino ad alleviare disturbi sia fisici che emotivi.
LE FRAGOLEIl colore ti fa fare un viaggio……Un viaggio meraviglioso di scoperta, il meraviglioso caleidoscopio emotivo che suscitano, sia nel mondo dell’arte che nella natura. Numerose ricerche hanno scoperto che quando gli esseri umani sono esposti ai vari colori, il cervello risponde in maniera differente, e nel nostro corpo avvengono cambiamenti fisiologici. I colori infatti possono stimolare diverse reazioni come ad esempio, eccitamento e rilassamento, perfino creare una sensazione di calore o di freddo e indurre o ridurre l’appetito. I colori ci influenzano, ruotano intorno alla nostra vita, a partire da quello che indossiamo, dalle pareti della nostra abitazione, il nostro make up, i colori degli oggetti che scegliamo, per noi stessi, per gli altri sono determinanti perché ci trasmettono sensazioni ed emozioni sia positive sia negative.

“La salute ti fa bella”i segreti per essere sempre al top
con l’aiuto della tavola.
“La bellezza risiede in un corpo sano, ed è possibile tenerlo in forma solo se si è attenti alla salute dell’organismo”.
Sarà per questo che nei buffet vanno a ruba fragole, cipolle crude e cotte, pesche bianche e finocchi, alimenti drenanti anti-cellulite…
…ma dobbiamo sapere che i carboidrati, «non favoriscono l’aumento di peso ma, al contrario, facilitano la scomposizione dei grassi. Però devono essere consumati con moderazione e associati in modo furbo in base alle diverse esigenze.
Per liberarsi di qualche cm di troppo sulla pancia, se mangi un piatto di pasta o delle patate, non aggiungere altri carboidrati, come frutta o pane.
Il consumo di pesce è super consigliato, con il suo contenuto di iodio velocizza il metabolismo tiroideo.
Frutta e verdura sono necessari perché forniscono le giuste sostanze che aiutano a prevenire i danni che, molto spesso, regimi alimentari seguiti in maniera drastica procurano alla pelle e ai tessuti.
Bere acqua in maniera esagerata non risolve il problema della cellulite ma va ad aggravare il lavoro dei reni che invece andrebbe agevolato con alimenti che favoriscono l’eliminazione dei sali responsabili della ritenzione dei liquidi nei tessuti. Evitare alimenti come manzo, funghi, bieta e spinaci cotti, formaggi stagionati e troppi pomodori…la ritenzione è in agguato e il corpo , come una pianta grassa nella stagione calda più che nelle altre, centillina l’acqua e non la cede!

IL LINGUAGGIO DEI COLORI VEGETALI
Che ci esortano a mangiare i frutti della stagione!
Un alimento lo si mangia prima con gli occhi e poi con la bocca. Gli alimenti hanno un loro “linguaggio” creato dai loro colori.
Ogni giorno dobbiamo mangiare cinque colori con frutta e verdura fresca di stagione. I colori che non devono mai mancare nella nostra tavola sono: rosso, giallo, verde, bianco, viola. La nostra vita è piena di colori, preferiamo alcuni colori ad altri sulla base della nostra personalità. Ogni colore ha un suo significato.

ALIMENTI ROSSI

Il rosso è il colore della energia, è stimolante, è simbolo di forza e vitalità.
Possiamo trovare il rosso nei pomodori, ciliegie, fragole, mele rosse, peperoni rossi, lamponi, cavolo rosso, radicchio, cocomero, ravanelli, arancia rossa, barbabietola rossa…
Il bel colore rosso dei pomodori è licopene, una molecola naturale che il nostro corpo non possiede e dunque lo deve assumere con il cibo. Il licopene è il più efficace abbronzante e protettivo della cute, attivo prima e dopo l’esposizione al sole. Tutte le varie tonalità di rosso contenute nella frutta e verdura sono polifenoli, carotenoidi, antocianine, nutrienti essenziali per la salute delle nostre cellule. I carotenoidi del pomodoro e della carota sono assorbiti meglio se cotti.
Patrizia Pellegrini, Naturopata, Bioterapeuta Nutrizionale®
mail.patriziapellegrini@gmail.com- cell 3339995532
www.patriziapellegrini.com

Dentice marinato alla rapa rossa con cavolo viola agrodolce e melograno Andrea Becattini Chef Ristorante Mansio

dentice marinato in rapa rossa con salsa di melograno e cavolo violaDentice marinato alla rapa rossa con cavolo viola agrodolce e melograno Andrea Becattini Chef Ristorante Mansio
Ricetta d’autore di Andrea Becattini Chef Ristorante Mansio

Ingredienti
800 gr di filetti di dentice abbattuti
500 ml estratto di raparossa
600 gr di cavolo viola
300 gr zucchero semolato
300 gr acqua
300 gr aceto di mele
300 gr rapa rossa
50 gr scalogno
pepe jaimacano
500 ml succo di melograno fresco
5g di agar(gelatificante)
1g sale
1 pz arancia

Preparazione
Mettete a marinare i filetti in buste sottovuoto con l estratto di rapa, il sale e la buccia di arancio, ponete  in frigo per 2 ore, dopodiche aprite,asciugate e conservate in frigo
Per il cavolo viola
Preparate uno sciroppo con lo zucchero l’ acqua e l ‘aceto, tagliate a julienne il cavolo, unte il cavolo e lo sciroppo sottovuotateli e cuocete a 70 gradi per 10 minuti e abbattere
Per il gel di melograno
Prendete 1/3 del succo e portate sul fuoco a 70 gradi insieme all’ agar, unite al resto e miscelate, abbattetelo e per finire frullate , filtrate in setaccio a maglia fine e mettete in sac a poche
Per la salsa di rapa
Cuocete le rape al vapore ,saltate in padella con un filo d ‘olio lo scalogno e il pepe, dopodichè frullate, filtrate e emulsionate con un filo di olio evo, facoltativo addensare con 1 g di xantano
Chips di rapa
Friggete qualche chips di rapa in olio di arachide a 180 gradi asciugate e salate

Presentazione
Tagliare il dentice a sashimi , disponete sul centro del piatto il cavolo viola posare il dentice sopra,impiattate una quenelle di purea di rapa vicino ,condire con qualche punta di gel di melograno infine decorare con le chips di rapa rossa, facoltativo decorare con un aria di rapa rossa con la lecitina di soia

RISTORANTE MANSIO
Via Rinaldo D’Ami 1/3
00127 Roma
Località Torrino Mezzocammino
06 5283 1598
Press: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Stefano Mileto

Filetto di maiale in crosta di sesamo con coulis di Melograno e infuso di ginseng ribes e vanigliaDevis Pinto Chef Ristorante Cuore e Gusto

maiale in crostaFiletto di maiale in crosta di sesamo con coulis di Melograno e infuso di ginseng ribes e vaniglia

#DevisPinto #Chef #Ristorante #CuoreeGusto #ricettechef #maiale #ricettemaiale #food #ricettedicasa

Ricetta d’autore di Devis Pinto Chef Ristorante Cuore e Gusto

Ingredienti
4 filetti di maiale
Senape
Senape in grani
Sesamo bianco e sesamo nero
Burro
aglio
Rosmarino
Salvia
olio extra vergine di oliva
Sale Q.B.
Pepe rosa..
Pepe verde
Gomma santona
Prezzemolo riccio

Preparazione
Prendete i filetti di maiale conditeli con poca senape normale, un pizzico di sale, un pizzico di pepe… In una bowl fare la panatura con il sesamo inserendo il 60%nero e il 40% bianco, passate  i filetti e fate aderire bene la panatura.. In una pentola antiaderente scaldate l ’olio extra vergine di oliva insieme alle spezie, aggiungete il filetto di maiale e rosolate da ambo i lati, inserite una noce di burro fredda e nappate il  filetto di maiale Tolgliete dal fuoco lo adagiate su una griglia in forno con sotto una teglia e cuocete a 190 gradi per 10 minuti (per un filetto di medie dimensioni)… Per la coulis di melograno prendete il melograno lo sgranate lo passate nell’ estrattore, successivamente aggiungete un infuso i ginseng ribes e vaniglia lasciandolo insaporire per 2 ore in frigo… Successivamente  prendete  il tutto legandolo con gomma xantana  frullate il tutto con mini-pimmer a seconda della densità che si desidera avere… Per il gel di prezzemolo riccio prendete il  prezzemolo lo lavate e pulite poi lo sbiancate in abbondante acqua per circa 1 minuto importante non prolungare la cottura altrimenti si perde il colore, freddate immediatamente in acqua e ghiaccio per creare lo shock termico e far si che il bel colore verde rimanga… Inserite in un robot da cucina il prezzemolo, acqua gasata fredda e un pizzico di xantana frullate tutto al massimo e setacciate e lasciate riposare in frigo..

Per l’impiattamento prendete il  filetto di maiale, lo spaccate a metà per il senso obbligato e condite con un pizzico di pepe verde vanigliato, create un pressing di melograno e delle goccioline di prezzemolo adagiate sul piatto il nostro filetto…

Ristorante Cuore e Gusto
Via Codigoro 30 – 06/52378038
Roma, zona Vitinia
Testo: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Stefano Mileto
www.ilfotografodeglichef.itit

Le sfumature del calamaro – Devis Pinto Chef Ristorante Cuore e Gusto

calamaroLe sfumature del calamaro

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Ricetta d’autore di Devis Pinto Chef Ristorante Cuore e Gusto

Ingredienti
2 calamari di media grandezza
100 gr di ceci secchi
bisque di crostacei
rosmarino un ciuffo
1 scalogno
2 patate
5-6 pomodorini datterino
8 fettine finissime di guanciale
pepe verde vanigliato q.b.
sale q.b.
olio extra vergine di oliva

Preparazione
La prima cosa, vanno tenuti a mollo una nottata i ceci in acqua abbondante, successivamente scolateli ed in  una casseruola fate un soffritto con olio extra vergine di oliva, scalogno, pomodorini datterino, patate, un pizzico di peperoncino, rosmarino e far rosolate il tutto.
Inserire i ceci e fate soffriggere ulteriormente, aggiungete la bisque (gia precedentemente preparata, usate la bisque per far si che  la vellutata di ceci alla fine avrà già assimilato il sapore del mare e sposerà benissimo il calamaro ) e portate a cottura i ceci…
Inserite i ceci all’interno di un robot da cucina e frullare il tutto con bisque e olio extra vergine di oliva,  fino ad ottenere una vellutata liscia, tenete da parte qualche cece intero per decorazione.
Successivamente passare tutto allo chonoix e tenete da parte… Per l’olio al gambero rosso usate parte del carapace del crostaceo che solitamente viene gettata, inserite in un robot da cucina insieme ad un olio extra vergine di oliva  buono  portate il tutto a 55 gradi per 15 minuti, successivamente passate tutto sul passino a maglie strette e lasciate decantare senza toccare il composto, otterrete una quantità piccolissima ma quello sarà un olio essenziale al gambero rosso..
Prendete il calamaro  privandolo delle interiora, apritelo a metà, fate delle incisioni prima in verticale poi in obbligo per creare un reticolare a rombo che servirà a non far ripiegare su stesso il calamaro.. Tagliate il guanciale finissimo e mettetelo da parte… In un’ antiaderente scaldate l’olio extra vergine di oliva , quando sarà calda mettete il calamaro dalla parte dell’incisioni e scottatelo in entrambi i lati, cosa importante non prolungate cottura per evitare che possa rimanere duro… In un cappello del prete largo inserite sotto la vellutata di ceci sopra il calamaro  e nella stessa padella scottiate appena il guanciale in modo da farlo diventare trasparente e lo adagerete sul calamaro, mettete qualche cece intero sparso tra il calamaro e la vellutata, un pizzico di pepe verde un goccio di olio al calamaro, germogli di ravanello…

#calamaro  #ricettechef #DevisPinto #Chef #Ristorante #CuoreeGusto #calamaro #food #ricettedicasa #ricettecalamari

Ristorante Cuore e Gusto
Via Codigoro 30 – 06/52378038
Roma, zona Vitinia
Testo: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Stefano Mileto
www.ilfotografodeglichef.it

Tagliatelle in fiore chef Cristina Todaro

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Tagliatelle in fiore chef Cristina Todaro
Una ricetta gourmet della chef Cristina Todaro

Ingredienti per 2 persone:
200g di tagliatelle fatte in casa
20 fiori di zucca freschi
Per la maionese di pistillo
Pistilli di 10 fiori di zucca (togliendoli dalla quantita’ totale)
Olio evo
Sale q.b.
Per la fonduta di zucchine
2 zucchine (utilizzando solo la parte verde)
Olio evo q.b.
Un Cucchiaio di pecorino
15ml di latte ed acqua
Per impiattamento
Fiori crudi a piacere
5 mandorle sbriciolate

Preparazione
Scaldare latte ed acqua e mescolarci dentro il pecorino per fare una fonduta; pelare le zucchine e spadellare la parte verde con olio evo ed aglio, eliminandolo alla fine e frullare tutto unendo la fonduta di pecorino. Prendere i pistilli unire olio e poco sale e con frullatore ad immersione creare una specie di maionese.
Lessare le tagliatelle; nel frattempo tagliare a listelli i fiori di zucca utilizzando tutto (lasciandone per l’impiattamento) e spadellare velocemente con olio e aglio. Scolare la pasta direttamente in padella amalgamando con i fiori.
Nell’impiattamento utilizzare a piacere la maionese di pistilli e alla base delle tagliatelle adagiare un po’ di fonduta di zucchine

#ricettedicasa #ricettedicasaele #ricettefacili

 #instafood # #ricetteveloci #ricettesemplici

#instagood #cena #dinner

#solocosebuone

Tendenza colore giallo sulla primavera 2021

foto fioreTendenza colore giallo sulla primavera 2021
Il giallo è tornato di moda, pennellate di più sfumature, dal pastello, limone, banana, canarino e zinco e a piccole dosi abbiamo già iniziato a indossarlo nella nostra quotidianità, incline alle ultime tendenze PE 2021, il giallo si fluidifica in tessuti impalpabili, prende volume in forme comfy o fascia il corpo femminile per esaltare le curve.
Dato che sono le tendenze moda a dettare legge il giallo si rivolge anche alla cucina, alla natura, allo star bene, alla nostra cura.

Maggio…..il fiore di zucca, il giallo che ci piace sulla tavola.
Patrizia PellegriniI consigli di Patrizia Pellegrini naturopata

La loro prima fioritura inizia in primavera, quando la stagione rinasce e l’energia della natura esprima la sua massima esplosione, ricco di elementi nutrizionali, elevato contenuto di vitamina A e vitamina C oltre ad oligoelementi e micro nutrienti come lo zinco e il selenio. I fiori di zucca, per il loro contenuto di ferro , calcio, iodio, vitamina A e C, stimolano tutti i metabolismi organici, senza disturbare l’organismo.
Se pensiamo al fiore di zucca in cucina il primo pensiero va al fiore di zucca in pastella capace di stimolare il metabolismo ma sapevate che se proposto a cena con pasta fatta in casa è un’ottima ricetta capace di assicurarvi un buon sonno ?
Cristina Todaro chefI fiori di zucca possono sostenere l’organismo con funzione diversa a secondo dell’associazione del pasto – consideriamo subito ciò che stuzzica di più la curiosità di chi legge rispetto alla diminuzione di peso, ebbene si …fiori di zucca in pastella una ricca insalata verde e dell’ananas , possono essere un pasto che stimola la funzione del fegato, sostenuto dalla presenza del carboidrato quale farina e un frutto ricco di acqua e zuccheri.
Anche nella donna in menopausa possiamo fruttare le virtù del fiore di zucca in pastella se li riempiamo di mozzarella e alici, per lo stimolo e l’apporto di calcio del formaggio e del pesce azzurro, completando l’associazione con un finocchio in pinzimonio e dell’ananas, capaci di contrastare l’eccesso di sali e la conseguente imbibizione.
Questi meravigliosi fiori, se associati ad un bel piatto di pasta e proposti a cena, evidenziano la proprietà sedativa conferita dal fiore a tutto tondo, il pistillo centrale qualitativamente ha proprietà che ritroviamo nel pistillo di zafferano.

image (7)TAGLIATELLE IN FIORE
Una ricetta gourmet della chef Cristina Todaro

Ingredienti per 2 persone:
200g di tagliatelle fatte in casa
20 fiori di zucca freschi
Per la maionese di pistillo
Pistilli di 10 fiori di zucca (togliendoli dalla quantita’ totale)
Olio evo
Sale q.b.
Per la fonduta di zucchine
2 zucchine (utilizzando solo la parte verde)
Olio evo q.b.
Un Cucchiaio di pecorino
15ml di latte ed acqua
Per impiattamento
Fiori crudi a piacere
5 mandorle sbriciolate
Scaldare latte ed acqua e mescolarci dentro il pecorino per fare una fonduta; pelare le zucchine e spadellare la parte verde con olio evo ed aglio, eliminandolo alla fine e frullare tutto unendo la fonduta di pecorino. Prendere i pistilli unire olio e poco sale e con frullatore ad immersione creare una specie di maionese.
Lessare le tagliatelle; nel frattempo tagliare a listelli i fiori di zucca utilizzando tutto (lasciandone per l’impiattamento) e spadellare velocemente con olio e aglio. Scolare la pasta direttamente in padella amalgamando con i fiori.
Nell’impiattamento utilizzare a piacere la maionese di pistilli e alla base delle tagliatelle adagiare un po’ di fonduta di zucchine

Patrizia Pellegrini

Patrizia PellegriniPatrizia Pellegrini
Naturopata docente ed esperta di Bioterapeuta NUTRIZIONALE®
Iscritta al registro F.A.C. (Federazione delle Associazioni Certificate) pos.N 96
Professionista certificato ACCREDIA
Conforme alla normativa tecnica UNI, Legge 14 gennaio 2013, n. 4

Patrizia Pellegrini è esperta in Riflessologia Plantare, Iridologia e Floriterapia. La sua formazione Naturopatica è stata acquisita presso la New Port University Italian Branch di Roma.

Master in bioterapia Nutrizionale ®️ Applicata.

Master in Nutrigenomica e DNA degli alimenti.

Docente di Antropologia presso l’Ateneo Salesiano di Roma nel corso di studi di Naturopata – Vix Sanatrix Naturae Roma.

Iscritta alla F.A.C. e Past Presidente dell’Associazione Tone, “Tree of Natural Energy”, con la quale organizza seminari informativi “Prevenire è meglio che Curare” su tutto il territorio nazionale.

Socia della Fidapa Sez di Roma e
della Casa Internazionale Delle Donne in Roma.

Nata ad Ancona e vissuta a Manziana, professionalmente presente nelle principali città italiane collabora con studi medici e centri benessere.

E’ co-autrice di un libro sulla Costituzione Iridologica, collabora e scrive con diversi giornali nazionali, con la testata online Napoliflash24 , presenza costante in tv calabresi con rubriche naturopatiche bioterapeutiche nutrizionali.

Svolge la sua professione a Milano, Roma, Manziana, Firenze, Roccella Jonica, Napoli, Ottaviano(Na), Amantea, Campora San Giovanni, Reggio Calabria.

Patrizia Pellegrini, Naturopata – Bioterapeuta Nutrizionale ®️ -www.patriziapellegrini.com

Cosa è …cucinare

foto ridottaCosa è …cucinare

Il Ristorante Corsini

Chi viene dal Lungarno lo vede all’improvviso, un palazzone tutto bianco, e allora la ricerca svanisce d’un colpo. E poi, una volta entrati nell’ingresso ci sembra di essere in uno scrigno che dalla porta d’accesso si allunga fino al cuore dell’ospitalità del Ristorante Corsini, con il valore aggiunto di un gioiello gastronomico tutto da scoprire.
Il Ristorante Corsini è nuovo, aperto da pochi mesi, all’interno una sinfonia armoniosa di nuances dove prevalgono le tonalità del bianco, tortora e beige con eleganti arredi di tavola e dipinti alle pareti. Mentre la corte merita una menzione speciale, incastonato come un gioiello è il Secret Garden del Corsini, un giardino segreto fatto di verde lussureggiante, in verticale, di piante profumate usabili anche per cucinare e l’ inaugurazione sarà oggetto di una straordinaria performance live di EnoArte dell’artista fiorentina internazionale Elisabetta Rogai con un vino che arricchisce la ben fornita cantina.
26166914_183336345741485_3851504874486927098_nIl Ristorante Corsini presenta uno chef di tutto rispetto, Raffaele Petrucci, campano, giramondo, con esperienze in Spagna, a Madrid, e poi Forte dei Marmi, al Grand Hotel di Gardone, a Palazzo Petrucci, nelle cucine più glamour del mondo, che ha fatto delle sue esperienze la cifra della sua professione, e, contrariamente alle ormai innumerevoli ondate fusion, vegane, dimostra che il vero cool è tornare alle origini, mixare dettagli di cucina gourmet in una atmosfera calda e accogliente, usare il verde, le foglie, la natura, che gli fa da base per i suoi piatti, dove esprime con talento la sua fantasia.
Giovane, curioso, professionalmente perfetto, una cucina basata sull’estro, questo giovane chef, già famoso, merita grande attenzione, scavando nella memoria e tirandone fuori rivisitazioni ragionate, mai estreme, dove il richiamo alla tradizione casalinga si fa meno presente per lasciare spazio alla sua creatività esplosiva, il suo sapere modulare l’arte sul filo sottile tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, tra la voglia di andare a ritrovare antichi sapori e il modo di prepararli con la cura di non snaturarli nel riproporli. La sua è una rivisitazione da grande chef, gentile, ragionata, creativa ma mai troppo estrema.
Come ci dice Raffaele Petrucci accogliendoci….. Io tengo sempre presente un grande 23622356_162842904457496_4342317429504899904_ndetto di Gualtiero Marchesi “Bisogna esaltare la materia, non sé stessi” e per me cucinare è come scrivere una musica, nota dietro nota per comporre una sinfonia, mi sento come un direttore d’orchestra, un artista, un pittore che unisce i colori e crea un dipinto, per me questo lavoro è vita, passione, fatica, creatività, inventiva, studio delle origini, la chiave di lettura della storia della cucina e la ricetta per ridonarle la centralità che merita nella vita civile, la forma d’arte per eccellenza. Senza dimenticarne un importantissimo risvolto: il rapporto fra le due funzioni complementari di chi cucina, il «desiderio di capire» e la «passione di trasmettere».
Infatti la mia cucina sa di terra, di natura, ed è proprio la natura che dona un imprinting alla mia cucina nella bellezza impenetrabile dei boschi, dei castagneti, in uno splendore di gialli e rossi con le loro sfumature e ancora i verdi e viola e arancioni che vanno incontro al lilla e all’ocra, un mondo di colori e di profumi, dalla terra al piatto.
Il Corsini-6La mia cucina è anche fantasia, viaggi straordinari in paesi sconosciuti, racconti………con i miei piatti di pesce io racconto di mari lontani, la burrata cremosa è come l’abbraccio di una mamma, racconto la fragranza sensuale del cioccolato in un vaso da fiori del mio giardino, le foglie profumate mi fanno da corona, incoronano il cibo che si presenta regale nel piatto, nuvole velate di tartufo stuzzicano il ricordo di sere stellate.
Basta lasciarsi andare al gusto e ci si ritrova altrove perché, come ci dice Proust, “il vero viaggio non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”
Crediti ph: Martino Dini
Ristorante Corsini
Lungarno Corsini, 36
50123 Firenze

Si cucina con le mani ma si pensa con il cuore Filippo Cogliandro

pesce spadapiccolaSi cucina con le mani ma si pensa con il cuore Filippo Cogliandro

L’ACCADEMIA GOURMET, un ristorante, principalmente una filosofia, un concetto, un progetto, una vita…….la vita di Filippo Cogliandro.
È incastonato come un gioiello nel cuore di Reggio Calabria, interni importanti, come quelli di una antica dimora piena di storia e di storie, arredi e colori, atmosfera evocativa. Tratti distintivi di un ristorante, con cui fanno il paio l’estro culinario dello chef patron Filippo Cogliandro e la garbata attenzione del direttore di sala Francesco Rando. L’uno in cucina, l’altro in sala, officiano il rito della tavola facendo parlare da sé una materia prima di altissima qualità accompagnata da etichette di tutto rispetto.

Nato in Calabria, lo chef ha un’appartenenza gastronomica ampia, frutto delle molteplici pescatricepicolaesperienze che lo hanno visto tra i fornelli, oggi ci confessa…..sono diventato cuoco quasi per caso.
L’imprinting culinario è il suo apprendistato gastronomico completato da una bella vena creativa, elementi che oggi gli permettono di raccontare storie di gusto con rara delicatezza, la sua capacità in grado di accostare armonicamente nel piatto gli ingredienti più diversi in intrecci inconsueti, creati con fantasia.
La sua materia prima d’elezione è il pesce, declinato in una miriade di sapori.
Imperdibile in apertura la sequenza di crudi di mare che fanno il paio la Pescatrice, i Troccoli, il riso Carnaroli di Sibari, il Pesce Spada dello Stretto, lo Speak Aspromontano, la cipolla viola, il Carbonaro dell’Alaska, la patata rossa di Tropea…..la sua Calabria, i sapori, i colori, il suo mare, il suo mondo.

E’ chiaro che nel cuore di Filippo Cogliandro c’è la sua terra e il suo obiettivo e’ quello di contribuire a dare alla Calabria un’identità gastronomica ben definita, attraverso la valorizzazione delle realtà locali, creando profonde sinergie fra i prodotti del suo territorio, i produttori di vino e naturalmente l’agricoltura. In questo modo la secolare cura del territorio diventa, attraverso anche la sua scuola di cucina, un patrimonio da trasmettere ai giovani e da gustare. Filippo è fermamente convinto che la sua cucina, la sua arte culinaria, per essere tale, debba poggiare sull’alta qualità delle materie prime e sul rispetto del prodotto e del territorio, trovando in quest’ultimo la sua fonte di ispirazione; la sua è una continua ricerca della sua terra, non una rivisitazione nostalgica della “tradizione” ma piuttosto una filosofia che supera i confini della cucina e mira ad essere una sintesi attuale degli insegnamenti del passato. “Il mio impegno gastronomico ” dice ” si spiega con il rispetto del prodotto e l’arte di valorizzarlo al massimo usando materiale di primissima scelta e qualità con il metodo di cottura giusta. Il risultato deve essere visibile sia nel sapore che nell’estetica, delicato, semplice ma sorprendente”.

www.laccademia.it

Crediti ph: Stefano Mileto
Press: Cristina Vannuzzi

Daniele e Emanuela Unione Portano la Campania a vincere il format delle Regioni “Cuochi d’ Italia”

Paccheri ripieniDaniele e Emanuela Unione Portano la Campania a vincere il format delle Regioni “Cuochi d’ Italia”

Si è sciolta tutta la tensione in un abbraccio e un pianto liberatorio dove Napoli, il sole, il mare, il Vesuvio hanno fatto da corona a questa coppia fantastica, Daniele Unione e la sua bella figlia Emanuela, che hanno vinto il primo premio regionale della migliore coppia Italiana, il format condotto da Barbieri, Gennaro Esposito e Cristiano Tomei.
barbieri tomei espositoProtagonisti della contesa, infatti, sono primi e secondi piatti tipici della tradizione nostrana, preparati con materie prime di qualità e testimoni del territorio d’origine di ciascun cuoco. Il format resta invariato, vede gli sfidanti alle prese con la preparazione di una pietanza che sarà poi oggetto di giudizio da parte dei due chef Tomei ed Esposito.
E tutta Napoli faceva il tifo per questa coppia inedita, conosciuta in città, fedele ai sapori campani, che ha saputo arrivare in finale contro il Piemonte, una sorta di Napoli/Juventus, vincendo alla grandissima l’ambito premio, una sfida tra regioni a colpi di ricette tradizionali, che ha premiato l’impegno, la dedizione, il vero talento ma soprattutto il piatto più innovativo e originale.
The winner is.......Unione!Dice che una volta nella vita un viaggio a Napoli non possa mancare per vivere la sua atmosfera fatata e piena di colori spudorati, suoni e allegria di grida, una confusione armoniosa, in tutti i sensi, e in particolare assaporare il gusto e i sapori della bella Napoli.
E Napoli, magicamente, da città piena di storia e tradizioni, crea percorsi dove le emozioni si confrontano si tramandano, si mixano, attraverso il cuore, motore di scelte e di azioni con effetto a macchia d’olio, cercando altre motivazioni che collimano e così si crea un fiume, un mare di conoscenze, emozioni e amore.
i vincitori e il loro piattoE sicuramente sia Daniele che la figlia Emanuela hanno portato a Milano l’atmosfera campana piena di profumi, colori, allegria, ghirlande di peperoncini fiammeggianti e trecce di aglio, i simboli della tradizione campana, i limoni sorrentini, le mele annurca, carretti di fiori e granite al limone. Per un attimo, nel format è sembrato di camminare tra i vicoli per essere avvolti dai profumi delle pizzelle in via Toledo, un “caos organizzato”, carico di cultura, storia, tradizioni gastronomiche e folkloristiche nel più puro spirito partenopeo, dove l’estate non finisce mai, dove la gente fa sempre festa e senti la gioia di vivere in strada, magicamente, come a Napoli.
La coppia Unione e BarbieriDaniele ed Emanuela hanno vinto con il piatto “paccheri alla vesuvio”: Paccheri di Gragnano trafilati a bronzo ripieni di ricotta di Fruscella con provola affumicata di Agerola e basilico avvolto da una fetta di melanzana violetta e pomodori San Marzano.
Papà Daniele è chef presso un ristorante di Napoli e la sua cucina è fatta di profumi e sapori tipici campani, mentre la figlia Emanuela lavora in sala. Hanno anche un’altra attività di catering dove entrambi si occupano della preparazioni dei piatti.
Non ci resta che congratularsi con la coppia Unione augurando i più grandi successi nella loro bella Napoli!
Writer: Cristina Vannuzzi

La battaglia all’obesità

crediti Mariano MarcettiLa battaglia all’obesità

In Inghilterra basta sconti e pubblicità di cibo spazzatura

Nel mese di luglio è stata pubblicata la notizia sul Medical Journal che parla delle nuove misure nel Regno Unito per contenere l’obesità che affligge un numero di persone crescente, sin dai primi anni di vita. Promotore delle nuove misure anti “cibo spazzatura”  è il premier Boris Johnson, che dopo aver contratto il Covid-19 ha cambiato atteggiamento nei confronti dei pericoli causati dall’obesità.

28071286_589558504719569_2046827802030571120_o (1)Raccogliamo i commenti  di Patrizia Pellegrini, Naturopata e Bioterapeuta Nutrizionale® sul tema dell’articolo del Medical Journal.
Ho letto con molta attenzione la ricerca pubblicata sul British Medical Journal, e sono certa che obesità e Covid-19  interagiscono, l’obesità è un fattore a rischio per determinare complicazioni gravi, riducendo anche la funzione polmonare. Di questa situazione sarebbero responsabili le cattive  abitudini alimentari e le aziende dell’alimentazione e il loro bombardamento pubblicitario. La strategia del governo inglese è corretta, è urgente mettere in pausa gli sconti promozionali per favorire la ripartenza delle vendite delle aziende alimentari.

In Italia, nel mondo, il lockdown per il Covid ci ha lasciato – oltre alla paura –  tanti chili in più ma ci dovremmo sforzare di seguire uno stile alimentare più sano e guardare alla natura, stiamo entrando nel mese di ottobre  e forse è la stagione più bella per la verdura, gli alimenti “sani” dell’autunno per una dieta che riassume “le sane abitudini” dei nostri nonni,  in quanto una corretta alimentazione e una salutare attività fisica possono darci una mano, contribuendo a rendere la nostra mente più agile e brillante.
Guardiamoci intorno e osserviamo attentamente la natura e gli alimenti di questa stagione, gli spinaci, broccoli, verze, prodotti ricchi di sostanze alleate del nostro sistema immunitario, il cavolfiore ricco di sali di bromo che attivano il buonumore, stimolando la produzione della serotonina, che è considerato l’ormone del benessere.
Non dimentichiamoci dell’olio, ottobre è la sua stagione, alimento ricco di flavonoidi, elemento che non manca nelle nostre cucine considerato basilare nei nostri piatti, ma ricordiamo anche l’utilizzo di cereali, la limitazione ma non l’ eliminazione del consumo di carne, il consumo frequente di pesce e legumi e l’ assoluta indispensabilità di fibre sia provenienti dalla verdura e dalla frutta, in particolare gli agrumi. Oltre a queste abitudini Patrizia Pellegrini (2)si rende necessaria una costante attività fisica quasi giornaliera per chiudere il cerchio di un salutare stile di vita che ci allontana dalle malattie più diffuse del nostro tempo, camminare dovrebbe diventare una “sana abitudine”.

E’ stato rilevato da scienziati che il disturbo respiratorio del Covid colpisce particolarmente gli obesi ed è  fondamentale mantenere un corretto peso forma, non monitorato soltanto con la bilancia ma fondamentale è il “centimetro” , si la circonferenza ombelicale, per un individuo adulto con valori superiori a 94 cm evidenzia una obesità viscerale con “rischio moderato”, ma se i valori sono superiori a 102 cm il “rischio è accentuato”.
Fondamentale importanza assume quindi l’alimentazione sana e controllata, oltre al fatto, importantissimo, relativo alle persone che si apprestano a sottoporsi ad un intervento di addominoplastica e di protesi all’anca, in questi casi riveste un ruolo fondamentale la perdita di peso pre/intervento per ottenere un migliore risultato post operatorio.
L’obesità rappresenta una piaga e queste semplici regole dovrebbero essere adottate anche in Italia, iniziando proprio dall’infanzia e  dall’obesità infantile, è urgente dunque riaprire lo sport a tutti i livelli.
Il calcio professionistico è tornato in campo per evitare tracolli finanziari ma il Governo sta ancora temporeggiando sulla ripresa delle attività sportive a tutti i livelli, si rischia di creare nuovi problemi al sistema sanitario, problematiche che si ripercuoterebbero anche sull’economia.
E visto che uno dei deterrenti più considerati è quello economico, ricordiamo che prevenzione vuol dire anche risparmiare risorse. È ampiamente dimostrato, tra l’altro, che l’attività sportiva aiuti la persona anche dal punto di vista fisico e psico-fisico . Dunque è urgente la spinta  per la ripresa dello sport a tutti i livelli.
Riferimenti
Dottoressa Patrizia Pellegrini, Naturopata, Bioterapeuta Nutrizionale®
mail.patriziapellegrini@gmail.com- cell 3339995532
www.patriziapellegrini.com

crediti : Mariano Marcetti Foto
model: Claudia Licheri

Una storia di famiglia “I Balzini ” nel cuore della Toscana

BOTTIGLIE 2020 NUOVE ETICHETTE (2)Una storia di famiglia “I Balzini ” nel cuore della Toscana

L’Azienda I Balzini è nata nel 1980 con l’impianto del primo vigneto da parte di Vincenzo D’Isanto, commercialista fiorentino, animato dal desiderio di produrre un vino che raccontasse una Toscana diversa. Dopo un’attenta analisi dei terreni, vennero individuati i vitigni ideali per esprimere al meglio la vocazione del territorio.
La passione di Vincenzo ha poi coinvolto la moglie Antonella, che nel 2005 ha abbandonato la propria attività professionale per dedicarsi completamente alla conduzione dell’Azienda, con l’aiuto adesso della figlia Diana.
L’Azienda si trova a Barberino Val d’Elsa, nel cuore della Toscana centrale, ai confini tra I Balzini - Diana su barrique (2)le province di Firenze e Siena, immersa in un territorio splendido, ricco di testimonianze storiche importanti, quali i reperti della città perduta, l’antica Semifonte, che all’epoca dei comuni ha avuto molta importanza. Assediata dai fiorentini, nel 1202 furono trucidati gli abitanti e rasa al suolo la città per cancellarne la memoria. Una piccola cappella che riproduce la cupola del Brunelleschi scala 1:8 commemora la strage.
I Balzini è un classico esempio di azienda agricola toscana sviluppata attorno all’antica casa colonica e nel territorio sono coltivati vigneti e oliveti. Il corpo centrale dei vigneti si trova di fronte alla casa di abitazione, mentre un altro appezzamento è situato a pochi chilometri di distanza. Un bosco e un laghetto completano la proprietà, donando un aspetto armonico e raccolto intorno alla tenuta, dalla quale si dominano alcuni tra i borghi più celebrati della Toscana. Il nome Balzini deriva da quello che nella regione Toscana viene dato alle piccole terrazze, le “piccole balze” appunto, sulle quali sono stati impiantati i vigneti.
Nati a circa un decennio di distanza uno dall’altro, ogni vino è stato profondamente pensato e voluto, sempre con l’intento di regalare ai consumatori un prodotto unico e irripetibile, che raccontasse maniere diverse di vivere e di interpretare il territorio toscano. I Balzini fa parte del Comitato Grandi Cru d’Italia, l’associazione nata nel 2005 per tutelare e sviluppare il prestigio delle aziende vitivinicole che da almeno 20 anni producono grandi vini con ratings ai massimi livelli.
I Balzini visione frontale (1)Come in Francia, dove la classificazione dei Grandi Cru fu fatta per legge nel 1855, per Cru Italiano si intende un vino prodotto sul suolo nazionale e ottenuto dalla vinificazione di uve autoctone italiane o internazionali, che sia stato insignito dei massimi riconoscimenti sulle pubblicazioni e le guide più autorevoli italiane ed estere.
I Balzini sono stati selezionati sulla scorta di rigidi criteri qualitativi, tenendo conto della loro storia e della tradizione nel settore vitivinicolo e per l’alto grado di affidabilità nel produrre vini di altissimo livello. I vini sono stati realizzati prima con i suggerimenti di Giulio Gambelli; adesso la parte enologica è affidata all’enologa Barbara Tamburini.
Il lavoro dell’enologa, Barbara Tamburini, che affianca la cultura e la passione vinicola della Famiglia, è straordinario.
Nasce, nel 2015, Il Merlot de “I Balzini Gold Label 2012”, forse la creatura prediletta de I Balzini Società Agricola, una scommessa studiata sul connubio tra internazionalità e frutto del territorio. Dopo un decennio di esperimenti, l’azienda I Balzini lancia sul mercato Gold Label, un merlot in purezza prodotto in 360 bordolesi e 250 magnum. La filosofia produttiva aziendale si caratterizza in vigna con una ridotta quantità di uva per pianta e con la maturazione fenolica delle uve stesse, in cantina con la cura dedicata alla vinificazione, all’uso oculato della barrique e al lungo affinamento in bottiglia.
Questa cura ha dato origine ad un Merlot in purezza, compatto alla vista e molto concentrato su quei profumi che ricordano il cassis, il rabarbaro e l’eucalipto. Bocca piena e rotonda, dominata da tratti salmastri e frutto scuro. Tannini nobili e lunghi. Vino longevo, adatto ai piatti della grande cucina. Con questo vino si è voluto creare un prodotto che fosse l’espressione “più profonda” del territorio. Un vino che si presenta come il più costoso d’Italia nella sua categoria
L’occasione dell’esordio è l’assaggio, in abbinamento con i piatti degli chef dell’Enoteca Pinchiorri, de’ I Balzini Gold Label 2012, con l’etichetta celebrativa in oro zecchino fuso direttamente sulla bottiglia da una vetreria di Montespertoli.
Viene istituito, nel 2014 da un’idea di Antonella D’Isanto, per sostenere i giovani Sommelier, data la loro importanza nella diffusione della cultura del vino e del corretto abbinamento a tavola con il cibo. La Borsa di Studio I Balzini.
Un omaggio ai trent’anni di iscrizione all’AIS di Firenze, di Vincenzo D’Isanto, la “Borsa di Studio I Balzini” un progetto nato in un’ottica formativa, ovvero con la finalità di contribuire nella definizione di giovani sommelier capaci di trasmettere e diffondere una cultura del vino. Una giuria composta da una delegazione di sommelier dell’AIS di Firenze e presieduta da Vincenzo D’Isanto, il fondatore dell’azienda I Balzini nonché l’ispiratore del premio, dove i partecipanti sostengono un test sulla viticoltura toscana e un blind tasting (l’obiettivo è riconoscere il vino de “I Balzini” fra tre vini disposti dinanzi a loro e successivamente il turno dell’ancor più complicato esame orale e di una degustazione tecnica/sensoriale) terminando con l’assegnazione al vincitore della somma necessaria per l’iscrizione al corso di terzo livello promosso da AIS.
Nel mese di ottobre 2020, alla selezione del Merano WineFestival, all’Azienda I Balzini sono state riconosciute 3 Medaglie d’oro da The Wine Hunter Award, il premio di eccellenza ed alta qualità assegnato annualmente a prodotti vitivinicoli e culinari, ai distillati ed alle birre, premio che viene attribuito a prodotti nazionali ed internazionali che, a seguito di una attenta valutazione, raggiungono un punteggio minimo di 90 punti su 100, e garantisce al consumatore finale la qualità superiore del prodotto.
Una storia di Famiglia, quella dei D’Isanto, bellissima, Vincenzo, Antonella e Diana, in una location fatata dove i lunghi tramonti sui vigneti sono una delle immagini più belle che si possano ammirare, dove la loro passione e rispetto del territorio ricorda la frase di Robert Louis Balfour Stevenson “Il vino è poesia imbottigliata.”

I Balzini Società Agricola s.r.l.
Località Pastine, 19
50021 Barberino Val D’elsa FI

Spaghettone di Gragnano con cozze e formaggio pecorino romano Ricetta d’autore di Daniele Unione

spaghettone di GragnanoSpaghettone di Gragnano con cozze e formaggio pecorino romano Ricetta d’autore di Daniele Unione

Ingredienti per 4 persone
Ingredienti:
350 gr di spaghetti
4 cucchiai di olio extravergine
1 spicchio d’aglio
Sale qb
500 gr cozze
1 ciuffetto prezzemolo
100 gr pecorino romano
Preparazione:
Pulire per bene le cozze in acqua salata, riporle in una casseruola dove precedentemente si è provveduto ad imbiondire due spicchi d’aglio in camicia a fiamma dolce, e procedere alla cottura fino a che le cozze si siano schiuse.

Togliere le cozze dalla casseruola e filtrare il sugo, sgusciare le cozze
in una padella ampia, versate 2 cucchiai d’olio extravergine e due spicchi d’aglio in camicia, mantenendo la fiamma bassa aggiungere i pomodorini, a cottura ultimata aggiungere il sugo delle cozze.

Scolare la pasta 3-4 minuti prima della cottura ed ultimare la cottura in padella a fuoco lento, unire il sugo, il basilico e saltate il tutto aggiungendo un pizzico di Pecorino romano. Servire aggiungendo un po’ di basilico fresco e una grattugiata di ricottina salata del Cilento.

chef Daniele UnioneFerdinando Borbone La passione per le cozze, antiche leggende dal 1700 a oggi

L’origine della fama delle cozze risale al 1700 e ai peccati di gola di Ferdinando I di Borbone, detto “Re Lazzarone”, personaggio amato dal popolo napoletano. Si racconta che ne fosse estremamente goloso, al tal punto di andarsele a pescare a Posillipo. Dalla corte si diffusero al popolo e dato che il delizioso pasto non aveva bisogno di posate e mise en place, sul litorale partenopeo fiorirono numerosi chioschetti, piccole strutture di legno con il cibo in vista, che rappresentano ancora oggi uno dei tratti più caratteristici di Napoli.

E’ nato l’aceto Pahontu, unica acetaia nei Colli Euganei

dYkAkE1gE’ nato l’aceto Pahontu, unica acetaia nei Colli Euganei

Acetaia Pahontu è il frutto della ricerca, della passione, dell’amore e dell’artigianalità per quello che dovrebbe essere riconosciuto a pieno titolo come un alimento, esattamente come lo è la materia prima dalla quale deriva, ossia il vino. Unicamente vini biologici e biodinamici senza solfiti aggiunti, rivelatori della mineralità e sapidità del terreno, espressione sincera e senza compromessi di un territorio vulcanico come i Colli Euganei. Il prodotto finale è un aceto dal profumo complesso di sambuco, penetrante, gradevole e sapido, grazie alla mineralità tipica del terreno dei Colli Euganei, insieme ad un sapore agro ben equilibrato con sfumature vellutate e fruttate tipiche del moscato. zucca marinataL’aceto Pahontu, nasce con l’intento di valorizzare e nobilitare un prodotto, che come altri prodotti ritenuti umili, è sottovalutato e non sufficientemente valorizzato della cucina italiana.
L’Acetaia Pahontu è l’unica acetaia che produce aceto di vino nei Colli Euganei in provincia di Padova ed è stata fondata da Mauro Meneghetti, restaurant Manager nel Gruppo Alajmo, sommelier formatore e docente del Master della Cucina Italiana e Simona Pahontu, giornalista e comunicatrice.
Si fa presto a dire aceto, ma non è affatto facile, oggi, trovare un aceto vero, realizzato in maniera corretta e partendo da materie prime di qualità. Eppure parliamo di un ingrediente indispensabile. Usare aceto non vuole dire mangiare acido, vuol dire mangiare fresco perché l’aceto dona freschezza, toglie stucchevolezza, conferisce digeribilità ai piatti ed è un alleato di chi cucina. La selezione del vino da acetificare avviene in base alla componente qualitativa e aromatica. Questo permette di ritrovare nel piatto un ingrediente essenziale per valorizzare un piatto in virtù del suo valore aggregante ed integrante al tempo stesso.
millefoglie di pescaIl credo dei due fondatori dell’Acetaia Pahontu, Mauro Meneghetti e Simona Pahontu, prevede che l’aceto sia integro, cioè non diluito con acqua, che venga affinato in botti di legno senza il controllo delle temperature né del tempo (l’aceto Pahontu rimane in botte almeno un anno) e disconosce l’utilizzo della cosiddetta “madre” considerata un falso mito nel mondo degli aceti: “si tratta di un agglomerato cellulosico di natura batterica inutile al processo che, depositandosi sul fondo, può anzi creare odori sgradevoli”, spiegano i fondatori. Semplici regole da seguire per la produzione di un buon aceto: una materia prima di qualità, non diluita e che non sia scarto di altre produzioni; i tempi legati al passare delle stagioni rispettati senza forzature meccaniche che andrebbero ad alterare le qualità organolettiche della materia prima; nessun intervento sulla temperatura per rispettare i profumi e gli aromi originari che attraverso l’ossidazione evolvono e si arricchiscono. Attualmente, l’aceto Pahontu, è tra gli aceti con acidità più alta sul mercato (10 vol.) volutamente tenuta naturale per mantenere intatto il corredo aromatico del vitigno di partenza, il moscato. Acidità imbattibile in tutte le sue evoluzioni, scalpitante e apertissima nella versione giovane, dove la fanno da padrona la persistenza della parte fruttata, un po’ più domata e rotonda quella che si trova nel prodotto finito e imbottigliato.

polpetta di lenticchieAceto, ingrediente classico, ma poco considerato

Imprescindibile (e classico) complemento all’olio extravergine di oliva per condire l’insalata – dando origine alla vinaigrette, dal nome francese che ne riprende le origini di vin aigre, vino acido –, l’aceto è un ingrediente fondamentale (ma spesso nascosto) per tantissime preparazioni casalinghe o diventate ormai familiari da leggere sui menu: salse come la bernese o il tipico bagnet piemontese, giardiniere, fondi deglassati, gastrique, marinate, cacciatora. Spesso però, è anche uno dei prodotti acquistati più distrattamente, mettendo nel carrello della spesa bottiglie qualsiasi senza far troppo caso all’etichetta, magari da usare anche per lucidare i fornelli. Destinando alle occasioni speciali – o semplicemente a qualche piatto un po’ più elaborato o appagante – la bottiglia di balsamico tradizionale. Invece l’aceto di vino di qualità è una meraviglia, e sono pochi i piatti cui non dia una spinta di sapore e vivacità grazie alla sua acidità e fragranza. Per questo motivo,con lo chef Paolo Giraldo del ristorante CorteVerde Chiara, si è pensato un menu alla riscoperta dell’acidità portando a rendere centrale il ruolo dell’aceto nel piatto. L’aceto è stato utilizzato come ingrediente per la sua capacità di esaltare le sensazioni gustative, smussare i toni stucchevoli, dare profondità ai piatti, sollecitare il palato con sferzate ben modulate.
Tra i cinque gusti fondamentali – amaro, acido, dolce, salato, umami – su cui giocare per creare infinite combinazioni di sapori, l’agro è forse il più apprezzato nella cucina contemporanea per la sua capacità di esaltare i piatti. Gli chef lo ricercano attraverso fermentazioni spinte, bacche rare, erbe selvatiche frutto di meticolosi foraging, agrumi esotici e un repertorio di altri prodotti, mentre capita meno di frequente che scelgano di usare come ingrediente tout court l’elemento acido per eccellenza: l’aceto!
Tanti gli impieghi possibili in cucina
Dunque un buon aceto non solo sull’insalata, ma sul bollito di carni miste, sulla pasta e fagioli, sul pesce, su fichi caramellati, sulle frittate, specie se di erbe, sulle uova, sul frico di formaggio Montasio, sulla crema di uova sode, capperi e maionese da abbinare agli asparagi, su crudi di pesce, sulle capesante grigliate. E ancora per conservare le verdure, sul risotto mantecato, nella salsa tonnata, su gamberoni al vapore, sulla piovra, sull’anguilla in carpione o fritta, sul tonno ai ferri, sulla frittata di cipolla di Tropea… Essendo l’aceto Pahontu anche un “aceto da bere”, la mattina in un bicchiere d’acqua: un cucchiaio di aceto, un cucchiaino di miele e un pizzico di sale è fonte di sali minerali e benessere per l’organismo.

Il metodo dell’acetificazione statica superficiale

Dei tre metodi esistenti per fare l’aceto (acetificazione statica superficiale; il metodo Frings, ossia quello utilizzato dall’idustria per produrre aceto in 48 ore; il metodo lento a truciolo), quello che interessa l’Acetaia Pahontu è solo quello che viene definito metodo primitivo, cioè la lentissima acetificazione statica superficiale. Con il metodo primitivo, solo il tempo – aiutato da una temperatura dell’acetaia che non scenda sotto i 20° e non superi i 30°, ma senza forzature – fa sì che il processo di acetificazione (dunque una seconda fermentazione acetica) sia accurato e completo. L’obiettivo è di creare le condizioni ideali per far lavorare batteri “buoni” che trasformino tutto l’alcol in acido acetico con un processo lento ma inesorabile; la loro presenza si nota quando sulla superficie del liquido si forma un sottilissimo velo batterico, sotto il quale l’aceto resta puro e limpido mantenendo a lungo inalterati – anzi, esaltandoli grazie alla componente volatile – la fragranza e i profumi dell’ingrediente base: il vino di qualità.
Negli altri due, che puntano ad accorciare drasticamente i tempi di produzione, il calore determina la perdita delle componenti volatili (dunque degli aromi, i profumi) del vino – la materia prima più frequentemente utilizzata in Italia – che possono essere eventualmente recuperate e aggiunte nuovamente; mentre le lavorazioni troppo veloci e l’uso di materie prime di scarsa qualità fanno sì che gli acetobatteri vadano in qualche modo “dopati” con aggiunta di nutrienti (glucosio, lievito, vitamine, minerali) per mantenere le loro “performance”.
Inoltre, il prodotto è solitamente diluito con acqua sia all’inizio del processo (per abbassare il contenuto alcolico del vino favorendo il lavoro dei batteri) sia alla fine, per evitare di avere un prodotto troppo acido. Il contenuto finale di una bottiglia (aceto realizzato con il metodo industriale e il metodo lento a truciolo) è solitamente tra il 20% e il 40% di acqua che non è obbligatorio indicare in etichetta; può esserci anche un residuo alcolico dell’1,5%vol. per gli aceti commerciali e fino al 4%vol. per quelli artigianali acetificati con metodo statico superficiale.

Le origini dell’aceto
Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, indissolubilmente legate a quelle del vino o, per meglio dire, alla fermentazione di frutta o idromele, come avveniva in Mesopotamia o in Egitto dove, come testimoniano alcuni ritrovamenti nelle tombe egizie, era usato come pagamento per gli imbalsamatori. Nell’antica Roma era la base per la posca, dissetante e tonificante mistura di acqua e aceto bevuta da gladiatori, legionari e contadini; mentre nel Medioevo il “rimedio dei quattro ladri” – o aceto di Marsiglia, infuso di erbe medicinali come salvia, lavanda, rosmarino e timo in aceto di vario tipo – era ritenuto in grado di proteggere dal contagio della peste, e ancora oggi in Francia viene commercializzato come blando rimedio ad ampio spettro.
….e usare l’aceto nell’Arte? Ci ha pensato Elisabetta Rogai con la sua EnoArte
Artista eclettica e curiosa, una delle artiste più quotate del panorama internazionale, la pittrice toscana Elisabetta Rogai ha reinterpretato in chiave contemporanea l’uso dell’aceto, portandolo dalla tavola alla tavolozza, dipingendo in una sua performance live e usando con grande successo – al posto dei colori – l’aceto balsamico.

Informazioni
L’Acetaia Pahontu è ospite all’interno dell’Azienda Agricola Le Volpi in:
Via Gemola, 14 a Baone (Padova).
Sito web: www.pahontuvinegar.com
email: info@pahontuvinegar.com
Prezzo al pubblico: euro 25,00

Ferdinando Borbone La passione per le cozze, antiche leggende dal 1700 a oggi

chef Daniele UnioneFerdinando Borbone La passione per le cozze, antiche leggende dal 1700 a oggi

L’origine della fama delle cozze risale al 1700 e ai peccati di gola di Ferdinando I di Borbone, detto “Re Lazzarone”, personaggio amato dal popolo napoletano. Si racconta che ne fosse estremamente goloso, al tal punto di andarsele a pescare a Posillipo. Dalla corte si diffusero al popolo e dato che il delizioso pasto non aveva bisogno di posate e mise en place, sul litorale partenopeo fiorirono numerosi chioschetti, piccole strutture di legno con il cibo in vista, che rappresentano ancora oggi uno dei tratti più caratteristici di Napoli.

spaghettone di GragnanoSpaghettone di Gragnano con cozze e formaggio pecorino romano Ricetta d’autore di Daniele Unione
X 4 persone
Ingredienti:
350gr di spaghetti
4 cucchiai di olio extravergine
1 spicchio d’aglio
Sale qb
500gr cozze
1ciuffetto prezzemolo
100gr pecorino romano
Preparazione:
Pulire per bene le cozze in acqua salata, riporle in una casseruola dove precedentemente si è provveduto ad imbiondire due spicchi d’aglio in camicia a fiamma dolce, e procedere alla cottura fino a che le cozze si siano schiuse.

Togliere le cozze dalla casseruola e filtrare il sugo, sgusciare le cozze
in una padella ampia, versate 2 cucchiai d’olio extravergine e due spicchi d’aglio in camicia, mantenendo la fiamma bassa aggiungere i pomodorini, a cottura ultimata aggiungere il sugo delle cozze.

Scolare la pasta 3-4 minuti prima della cottura ed ultimare la cottura in padella a fuoco lento, unire il sugo, il basilico e saltate il tutto aggiungendo un pizzico di Pecorino romano. Servire aggiungendo un po’ di basilico fresco e una grattugiata di ricottina salata del Cilento.

Vivere un’emozione in mezzo al mare Con la cucina gourmet di Daniele Unione

120286738_684165185787770_390328561990538354_nVivere un’emozione in mezzo al mare Con la cucina gourmet di Daniele Unione

Vivere una emozione, un respiro vitale che nessuna mascherina può interrompere, una vera cucina “gourmet” per una magnifica crociera, fatta di ricette sane e gustose, sempre varie, da quelle semplici alle più elaborate ma che sempre  esaltano il gusto originario dei vari cibi, piatti a base di pesce e carne,  a cui si accompagnano frutta e verdura di stagione, ma anche gustose pizze e focacce, dolci diversi, primi piatti ed anche la pasta fatta a mano, ritrovare una enogastronomia di forte identità territoriale.
Qui l’assoluto protagonista è il mare, che colora le emozioni, trasformando le colorazioni del nostro animo in una ricchezza da assaporare, fatta di gusto e leggerezza, dove il regista di questo cooking show di sogno è lo chef Daniele Unione, la cui filosofia eno-gastronomica da esperto gourmet offre un’esperienza unica, da vivere tra120199019_350670399512977_4963651943632783522_n il vento del mare e le insenature delle isole campane su una magnifica nave da crociera, la LadyAdrian.
Ormeggiando tra le baie più belle ed affascinanti lo chef inebria i fortunati ospiti grazie all’esplosione di profumi e sapori a bordo, con gli ingredienti che cambiano ad ogni porto e il pescato freschissimo che si incontra tra le barche dei pescatori locali, la magia di un “ristorante sul mare” dove mangiare dell’ottimo pesce fresco, accompagnati dalla brezza marina.
Come fosse un magico trabocco per mangiare su un terrazzo panoramico che abbraccia sole, mare e terra in un solo colpo circondati dal mare a 360 gradi la cucina Daniele Unione ti fa vivere un’esperienza da veri buongustai, nonostante gli spazi di una barca non siano come quelli di una casa e il tempo da poter   dedicare alla cucina limitato lo chef propone una cucina con piatti mediterranei ma anche tipici campani, le ricette sono varie, sane e gustose con ingredienti sempre naturali e di prima qualità. La sua cucina mediterranea è solo uno degli aspetti più intriganti di questo viaggio da sogno dove i sensi dei buongustai si inebriano durante la crociera a bordo di un veliero che, oltre al mare cristallino, ai bei panorami costieri e alle emozioni esclusive ed autentiche aggiunge un’esperienza gourmet garantita da uno chef stellato come Daniele Unione.

Benvenuto autunno I consigli di Patrizia Pellegrini

Patrizia Pellegrini (2)Benvenuto autunno I consigli di Patrizia Pellegrini

Si preferisce tutti la primavera, l’estate, tutto quello che è luminoso, festoso, le promesse di vacanze, di sole e di mare, tutto quello che rappresenta una promessa ma per l’alimentazione, la cura del nostro corpo, di cura di noi stessi l’autunno è un grande periodo dove la natura da il meglio di se.
Consigli della Dottoressa Patrizia Pellegrini, Naturopata, Bioterapeuta  Nutrizionale®
Nel percorso dei miei studi mi ha colpito una grande frase di Plutarco “nelle persone belle è bello anche l’autunno”, infatti è un periodo dell’anno nel quale, passate le vacanze, ci dobbiamo occupare del nostro  benessere che……. vien mangiando, ed è un periodo dove la natura ci offre prodotti di stagione ottimi e basilari per  la tutela della salute che è sinonimo di prevenzione.  Di questo assunto ne deve essere ben consapevole il paziente che vuole perdere peso e, contemporaneamente, capire che sull’alimentazione è incentrato il connubio inscindibile che vede la salute legata all’ alimentazione corretta.
E l’autunno ci da una mano perché è proprio in autunno che la natura offre alimenti ideali, facili da cucinare, fonti di ferro e vitamine, come il cavolo, finocchi, le lenticchie, gli agrumi, melograni, verdure amare, alimenti drenanti anti-cellulite e ottimi potenziatori del nostro sistema immunitario …dobbiamo sapere anche che i  carboidrati, non favoriscono l’aumento di peso ma, al contrario, facilitano la scomposizione dei grassi però devono essere consumati con moderazione e associati in modo intelligente in base alle diverse esigenze.
lenticchieLe lenticchie, per esempio, le consideriamo solo per la fine dell’anno,  come porte-bonheur con lo zampone, ma sono legumi importantissimi, questo in particolare  è un alleato del cuore.
Come alimento si consiglia fortemente nella dieta per proteggere il cuore visto che mette a disposizione una ricca quota di acidi grassi polinsaturi e di fibra. Tali sostanze abbassano il colesterolo nel sangue riducendo il rischio di malattie cardiache. Inoltre si tratta di un legume ideale in caso di diabete. Nelle lenticchie si trovano carboidrati completi, che vengono assorbiti lentamente dall’organismo. La quota di fibra è in grado di regolare i livelli di zuccheri nel sangue. Il legume è poi una fonte di ferro, quindi rappresenta un alimento raccomandato in caso di anemia.
Per liberarsi di qualche cm di troppo sulla pancia,  quando si mangia un piatto di pasta o delle patate, va ricordato che non vanno aggiunti altri carboidrati, come frutta o pane, se invece l’organismo ha bisogno di energia va composto il  pasto con un bel piatto di spaghetti , un fonte proteica, una bruschetta oppure un frutto, e tanta acqua di vegetazione delle verdure crude ma se si aggiunge a questo pasto un terzo “zucchero”, come un pezzo di pizza oppure un dolce, si favorisce l’accumulo di grasso sull’addome e l’aumento di peso.
Il consumo di pesce è super consigliato, con il suo contenuto di iodio velocizza il metabolismo tiroideo. Frutta e verdura sono necessari perché forniscono le giuste sostanze che aiutano a prevenire i danni che, molto spesso, regimi alimentari seguiti in maniera drastica procurano alla pelle e ai tessuti. Bere acqua in maniera esagerata non risolve il problema della cellulite ma va ad aggravare il lavoro dei reni che invece andrebbe agevolato con alimenti che favoriscono l’eliminazione dei sali responsabili della ritenzione dei liquidi nei tessuti.
Evitare alimenti come manzo, funghi, bietola e spinaci cotti, formaggi stagionati e troppi pomodori…la ritenzione è in agguato e il corpo, come una pianta grassa, centellina l’acqua e non la cede.
Riferimenti
Dottoressa Patrizia Pellegrini, Naturopata, Bioterapeuta Nutrizionale®
mail.patriziapellegrini@gmail.com- cell 3339995532
www.patriziapellegrini.com

Patrizia Pellegrini –  http://www.patriziapellegrini.com/
Naturopata docente ed esperta di Bioterapeuta NUTRIZIONALE®
Iscritta al registro F.A.C. (Federazione delle Associazioni Certificate) pos.N 96
Professionista certificato ACCREDIA
Conforme alla normativa tecnica UNI, Legge 14 gennaio 2013, n. 4
Svolge la sua professione a Milano, Roma, Manziana, Firenze, Roccella Jonica, Napoli, Ottaviano(Na), Amantea, Campora San Giovanni, Reggio Calabria.

Naturopata docente ed esperta di  Bioterapeuta NUTRIZIONALE®
Iscritta al registro F.A.C. (Federazione delle Associazioni Certificate) pos.N 96
Professionista certificato ACCREDIA
Conforme alla normativa tecnica UNI, Legge 14 gennaio 2013, n. 4

Patrizia Pellegrini è esperta in Riflessologia Plantare, Iridologia e Floriterapia. La sua formazione Naturopatica è stata acquisita presso la New Port University Italian Branch di Roma.

Master in bioterapia Nutrizionale ®️ Applicata.

Master in Nutrigenomica e DNA degli alimenti.

Docente di Antropologia presso l’Ateneo Salesiano di Roma nel corso di studi di Naturopata – Vix Sanatrix Naturae Roma.

Iscritta alla F.A.C. e Past Presidente dell’Associazione Tone, “Tree of Natural Energy”, con la quale organizza seminari informativi “Prevenire è meglio che Curare” su tutto il territorio nazionale.

Socia della Fidapa Sez di Roma e
della Casa Internazionale Delle Donne in Roma.

Nata ad Ancona e vissuta a Manziana, professionalmente presente nelle principali città italiane collabora con studi medici e centri benessere.

E’ co-autrice di un libro sulla Costituzione Iridologica, collabora e scrive con diversi giornali nazionali, con la testata online Napoliflash24 , presenza costante in tv calabresi con rubriche naturopatiche bioterapeutiche nutrizionali.

Svolge la sua professione a Milano, Roma, Manziana, Firenze, Roccella Jonica, Napoli, Ottaviano(Na), Amantea, Campora San Giovanni, Reggio Calabria.

Consulenza 3.0 – Impasti Gourmet

120818015_1636465269861695_5526709492092531535_n(1)Consulenza 3.0 – Impasti Gourmet
Presso la sala demo della Nardone Forni a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento, due giorni sono stati dedicati alla formazione professionale “Consulenza 3.0 – Impasti Gourmet” firmata Maurizio Stanco.
La Consulting Stanco, agenzia di consulenza aziendale fondata da Maurizio Stanco è il frutto di 25 anni d’esperienza nel settore della formazione e della realizzazione di impasti gourmet.
La Consulting Stanco focalizza la consulenza su: pizza classica, pizza napoletana 3.0 , pizza in pala 3.0 , pizza in teglia , focaccia gourmet, impasti alternativi, grani antichi, multicereali, integrale , bun sburger, gluten free, prefermenti e lievito madre.
Oltretutto si occupa di formare per una gestione ottimale del food cost e del business plan, garantendo la crescita del fatturato nell’ambito Pizzeria-Panificazione-Pub e Pasticceria.
118675182_414057986237934_3741248912130846524_nMaurizio Stanco perseguendo una costante ricerca e valorizzazione dei prodotti di qualità, ha dato vita in collaborazione con l’azienda Molini Pizzuti di Bellizzi, che vanta oltre cinquant’anni d’esperienza nell’arte molitoria, una nuova selezione di farine “Linea Professional“ nello specifico, Natura e Natura Plus, farine di tipo “ 0 “a cui a breve si affiancherà una tipo “ 1 ”.
Farine ideali per realizzare prodotti che permettono di soddisfare gli obbiettivi prefissati e che sono in dotazione con assoluta esclusività di zona agli aderenti al progetto Partner su tutto il territorio nazionale.
Da qui ha preso corpo il nuovo format registrato “Consulenza 3.0 – Impasti Gourmet“, fondamentale per ampliare e completare una formazione professionale.
Si tratta di una full immersion di due giorni dedicata agli impasti gourmet sia di pizza napoletana che di pizza in pala, con l’unicità che, ogni partecipante è protagonista della consulenza, poiché ha una postazione personale dotata d’impastatrice professionale MecnoSud azienda di Flumeri leader nel settore delle attrezzature per pizzerie, panificazione e pasticceria, inoltre al proprio banco ci sono utensili, farine Linea Professional Molini Pizzuti e quanto necessario per realizzare gli impasti, in tal modo mette letteralmente le mani in pasta, in contemporanea con l’intero gruppo mentre segue la lezione e interagisce con il relatore.
Il primo giorno alterna teoria e pratica, dove ogni corsista realizza il suo impasto pizza napoletana 3.0 e pizza in pala 3.0 che a temperatura controllata affrontano una lievitazione di 24 ore. Il secondo giorno è dedicato ad approfondimenti teorici e alla stesura dei panetti lievitati, quindi alla cottura della pizza napoletana 3.0 e pizza in pala 3.0 con impasti gourmet, personalizzate dai prodotti tipici del territorio di provenienza dei partecipanti.
La prima tappa di formazione ”Consulenza 3.0 Impasti Gourmet” ha visto realizzare da ogni corsista due impasti gourmet:
-Impasto Pizza Napoletana 3.0 con idratazione minima del 70 % H2o
-Impasto Pizza in Pala 3.0 con idratazione minima del 80 % H2o
I pizzaioli professionisti che hanno partecipato sono stati:
Pietro Zannini pizzaiolo e patron della pizzeria Pucci e Manella di Formia; la pizza che ha realizzato è stata la “Pucci”
-Mozzarella di bufala dop, all’uscita capocollo artigianale di Maranola, provolone Recco e pomodorino confit, olio evo e basilico.
Giuliano Bucci dall’Abruzzo, patron di ben tre pizzerie: Pizzeria La Fattoria a Roccaraso, La Lanterna a Castel di Sangro e Kilometro Zero a Tenerife. La pizza che ha realizzato è stata la “Poker”
-Crema di pecorino, ventricina spalmabile, fior di latte, tartufo nero estivo a scaglie, olio evo.
Cesare Tassone dalla Calabria, pizzaiolo presso la pizzeria Il Castello di Stilo; la pizza che ha realizzato è stata “L’improvvisata”
-Base pomodorino giallo, fior di latte. All’uscita capocollo, pomodorini rossi, olio evo e basilico.
Attilio Ferrante patron della pizzeria Pizza e Babbà di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta, la pizza che ha realizzato è stata la “Vesuviana”
-Passata di pomodorino giallo del Vesuvio, fior di latte, salame di maialino nero casertano, cipolla croccante, olio evo.
Luciano Passeggio pizzaiolo di Spicchi d’Autore a Napoli;la pizza che ha realizzato è stata “La speziata”
-Vellutata di zucca, carote, zenzero, sale, pepe e burro, mousse di patata viola, mandorle tostate e rosmarino in foglie, fior di latte di Agerola e olio evo.
Guido Tartaglia da Napoli pizzaiolo presso la pizzeria Spicchi d’Autore a Napoli, la pizza che ha realizzato è stata la ”Campagnola”
-Base di fior di latte di Agerola. All’uscita, crema di topinambur e funghi porcini, radicchio fritto e topinambur in chips, olio evo e basilico.
Michele Casertano da Curti, pizzaiolo presso la pizzeria Pizza e Babbà di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta; la pizza che ha realizzato è stata “La donna in viola”
-Vellutata di patate viola, salsiccia di maialino nero casertano, mozzarella di bufala dop, olio evo e basilico.
Carlo De Angelis pizzaiolo presso la pizzeria Panidà 2.0 di Aversa;la pizza che ha realizzato è stata la “Casertana”
-Crema di melanzana e peperoni artigianale, salsiccia di maialino nero casertano, olive nere denocciolate Caiazzane, fior di latte di Agerola, olio evo e basilico.
Dino Daniele – Wael El Sayed pizzaiolo proveniente da Passo di Mirabella; la pizza che ha realizzato è stata la “Filù”
-Vellutata di zucchine e datterino giallo in succo, fior di latte, fiori di zucca ripieni di ricotta, provola e pesto di basilico, olio evo e basilico.
Taddeo De Luca pizzaiolo presso la pizzeria Luigi Gallo pizza e fritti a Casamarciano; la pizza che ha realizzato è stata la Pizza “Bizzarra”
-Crema pomodorino giallo del piennolo, pomodorino giallo semi dry, olive nere di Gaeta. All’uscita pomodorino rosso semi dry e acciughe di Cetara, origano di montagna , olio evo.
Lo staff di supporto alla prima tappa di Consulenza 3.0 ha visto in sala:
Luigi Gallo pizzaiolo e patron della pizzeria Luigi Gallo pizza e fritti a Casamarciano che ha realizzato la sua “Pizza Scarulella”
-Provola di Agerola, salsiccia di maialino nero casertano. In uscita scarola riccia saltata in padella, acciughe e guanciale.
Nunzio Ieppariello maestro pizzaiolo presso la Pizzeria Le Quattro Esse di Avellino. La pizza che ha realizzato è stata la “Zuccona”
-Crema di zucca, provola, porcini, scaglie di patate viola. All’uscita scaglie di caciocavallo stagionato, basilico e olio evo.
Antonella Salvatore Hostess
La seconda tappa della Consulenza 3.0 Impasti Gourmet è in programma per il mese di Novembre 2020 in Campania e sarà riservata esclusivamente ad un numero di 10 partecipanti.
Per info e prenotazioni consultare il sito www.consultingstanco.it
Contatti: Consulente Tecnico Maurizio Stanco Mobile 320.3118869
info@consultingstanco.it

Partner:
MecnoSud
Dott. Raffaele Ingrisano
Molini Pizzuti
Dott.ssa Mariella Pizzuti
Martino Nardone
Marcello Nardone
Antonella Salvatore
Nunzio Ieppariello
Luigi Gallo

Angela Merolla
Wine-Food Communication and Images

info@angelamerolla.it
angelamerolla@pec.it

mobile: 320 861 9820

Elisabetta Rogai fra i filari del Sagrantino un abbinamento DOC Gualdo Cattaneo (Pg)

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Gualdo Cattaneo (Pg)

Una serie di percorsi, organizzati dalla Tenuta di Saragano e promossi dal Consorzio Tutela Vini di Montefalco, dove il primo abbinamento, in settembre, è stato con l’EnoArte di Elisabetta Rogai, l’artista fiorentina che usa anche il vino per dipingere al posto dei colori.
Un luogo incantato, la Tenuta di Saragano, una due giorni per scoprire una terrazza naturale sulla vallata guardando Montefalco, colline di ulivi d’argento, un borgo dove la vita sembra si sia fermata, una torre medioevale, filari di viti cariche di uva, un bosco intatto e un lago dove praticare la pesca, e su tutto un gioiello, l’agriturismo di charme ricavato dalla villa padronale La Ghirlanda della Tenuta nella terra di Montefalco DOC.
La terra del Rosso di Montefalco e del Sagrantino oltre a celebrare la grande cultura 119968507_10224860420364397_7404805939063826155_nvitivinicola locale con un omaggio anche al tartufo e ai sapori del territorio, ha ospitato, come primo abbinamento/evento, le opere dell’artista toscana Elisabetta Rogai, famosa anche all’estero, che già in passato ha unito la sua arte ad eventi legati al vino.
Sulla terrazza naturale della Tenuta di Saragano, i visitatori sono stati ospitati per un aperitivo al tramonto dopo un tour tra filari, cantina, borgo, senza tralasciare nessuna delle particolarità naturalistiche e paesaggistiche di un territorio che comprende interamente il comune di Montefalco, e in parte quelli di Bevagna, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo e Castel Ritaldi.
“E’ stata un’esperienza straordinaria perché finalmente abbiamo avuto l’opportunità di portare per mano le persone per far conoscere le tipicità di questo territorio e i motivi perché se questa produzione è unica, non avviene per caso” ha dichiarato Guglielmo Pongelli Benedettoni, socio-proprietario di Tenuta di Saragano, un’azienda di 220 ettari con vigneti DOC e DOCG del Comprensorio del Sagrantino e oliveti con cultivar di Frantoiano, Moraiolo, Leccino e seminativi con produzioni di cereali e leguminose di alta qualità.
119972213_10224860419284370_5962179298223353645_n“Abbinamenti e Aperitivo in cantina al tramonto è stato anche un’occasione per presentare tutte le migliorie che abbiamo apportato con una ristrutturazione alla cantina che ha ospitato, durante il week end, centinaia di persone”. Ha continuato Ivan Vincareti, socio  della Cantina Tenuta di Saragano, “ripeteremo presto questo evento anche perché abbiamo registrato un sold-out praticamente immediato e siamo stati obbligati a non accettare per via delle regole anti-covid, molte persone”.
Il primo step del percorso è stata la mostra dei quadri dipinti da Elisabetta Rogai nella grande cantina della Tenuta, dove l’Artista ha raccontato ai tanti visitatori come è nata, nel 2011, la sua tecnica EnoArte, la sua curiosità che l’ha fatta avvicinare al mondo del vino e i successi di questa tecnica unica che l’hanno portata ad effettuare delle performance live nel mondo, in Cina, Usa, Grecia, Giappone.
Vivo nel Chianti e sicuramente la natura che ho intorno mi ispira ogni giorno, ha affermato l’Artista Rogai, ma anche questo paradiso mi ha preso il cuore, con il suo magico silenzio, gli ulivi, i fiori, un mondo dove il tempo si è fermato.
E dopo l’arte un tuffo nel verde, a bordo di fuoristrada, tra le viti cariche di uva, il tour approda alla terrazza naturale “Palmyra” che domina la valle, guardando Montefalco, per l’aperitivo al tramonto. Infine nella sala della Barricaia, gli ospiti hanno avuto la possibilità di abbinare il Rosso di Montefalco Doc e il Montacchiello Grechetto Doc della Tenuta di Saragano con i piatti della tradizione culinaria locale.
L’evento si è svolto rispettando tutte le normative Covid con il massimo rigore.
Tenuta di Saragano – Soc. Agricola Saragano di Riccardo Pongelli Benedettoni & C. s.a.s, Saragano di Gualdo Cattaneo – 06035 (PG)
Tel. +39 0742 98453 / 98731
www.elisabettarogai.it